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Occasione d'amore, Nadine Gordimer (a cura di Rosella Clavari)

  • Category: I grandi classici
  • Venerdì 26 Ottobre 2012 11:01

Sud Africa

Nadine Gordimer

Occasione d'amore

Editore Feltrinelli, 1984

Traduzione di Pierfrancesco Paolini

 

Parlare di Nadine Gordimer significa non solo ricordare un Premio Nobel (1991) ma anche ricordare la complessità straordinaria del paese dove ha sempre vissuto, il Sudafrica, una complessità che si riflette nella sua sapiente scrittura : sembra di addentrarsi in un'intricata foresta senza soluzione d'uscita e di luce se non a tratti il sole che filtra tra i rami.

Proveniente da una ricca famiglia di ebrei di lingua inglese, la Gordimer mantiene nei suoi scritti soprattutto nella prima parte della sua produzione, un'aristocratica passione che si esplica in ambito linguistico e letterario, pur non smentendo la sua partecipazione politica alle vicende tormentate del suo paese. Non è distacco, nè asetticità, bensì un modo lucido di fotografare una situazione difficile da districare o descrivere in modo piano e rettilineo. Si intravede nella sua opera la profonda conoscenza dei classici e di alcuni autori inglesi, in particolare il testo in esame è stato giudicato il più "woolfiano" tra i suoi, per una particolare introspezione analitica dei sentimenti. Oltre che nel campo lettterario, l'autrice è stata sempre impegnata politicamente a favore dell'abolizione dell'apartheid e in altre cause sociali e, tranne un breve periodo in America, non lascerà mai il suo paese.  Autodefinitasi un' africana bianca, non subirà il carcere come Mandela, ma pagherà il suo impegno politico con la messa al bando di tre suoi libri in Sudafrica. Scrittrice fin dalla tenera età di nove anni, troverà il grande successo molti anni dopo, nel 1971 con "Ospite d'onore" dove racconta le vite di molti personaggi che si incontrano sullo sfondo di un'Africa confusa tra nuovo e antico. Tuttavia, già con "Occasione d'amore", dà prova della sua statura intellettuale.  

 Uscito nel 1963, il testo ci fa riflettere su un periodo particolarmente difficile nella storia del Sudafrica, infatti negli anni '60 si continua a vivere con il regime dell'apartheid istituito nel 1948 dal partito nazionalista di Daniel Malan; nel 1961 assistiamo all'uscita del Sudafrica dal Commonwealth e alla dichiarazione d'indipendenza, nel contempo l' ANC (African National Congress) il più importante partito politico sudafricano, entra in clandestinità e fonda un movimento di guerriglia (Mk) con a capo Nelson Mandela che verrà imprigionato a Robben Island nel 1964. Solo 26 anni dopo verrà scarcerato. Nel 1966 l'Onu dichiara l'apartheid un crimine contro l'umanità.

 La struttura del testo che alterna il presente al flashback con una divisione in quattro parti, consente progressivamente  un'introspezione psicologica nelle vite dei personaggi cardine del romanzo. Si tratta di due coppie e di un terzo uomo:  Jessie e Tom Stilwell, quarantenni,  rappresentanti di una classe intellettuale medio borghese bianca ed  Ann, 22 anni,  sposata con il musicologo ebreo Boaz Davis, invaghitasi del pittore sudafricano nero Gideon Shibalo. E' proprio la relazione tra la donna bianca e il nero che fotografa una precisa situazione storica del paese in quel momento: il disagio che diventa sofferenza causato dall'apartheid in una coppia mista, specchio della divisione tra bianchi e neri ma anche la sofferenza interiore dei sudafricani liberali divisi tra il retaggio familiare, fatto di antichi privilegi di classe e il desiderio di riscatto della segregazione dei neri. C'è poi un'ulteriore divisione tra i rappresentanti  della servitù dei neri ( vedi Jason) e la nuova generazione che lotta.  Questa è la complessità del problema sudafricano ( o meglio una sua parte), questi sono i nodi inestricabili nei quali si trova immersa la vita della Gordimer come donna e come scrittrice.

 Nella prima parte viene messa a fuoco la personalità di Jessie, una donna quarantenne emancipata che dopo un breve matrimonio e un figlio, trova nell'unione coniugale con Tom, insegnante di storia, la fase certa della sua vita , avendo rimosso il passato composto da una madre e un patrigno molto distanti dalla sua visione delle cose. Jessie si ritiene sufficientemente libera e aperta mentalmente, è impiegata presso un'associazione di musicisti e attori africani, si dedica al volontariato presso l'ospizio della sua città e inoltre ospita spesso coppie di amici, un po' per necessità economica, un po' come abitudine di vita. La presenza del figlio Morgan- con Tom ha avuto altre tre figlie- la costringe ad aggirarsi nel passato e a confrontarsi con se stessa oltre che con i nuovi ospiti. Il giorno in cui si reca   nel locale Lucky Star, l'unico che accettava bianchi e neri al suo interno,  incontra casualmente il pittore nero Gideon  al tavolo con Ann e lì capisce da alcuni particolari  che i due sono amanti. Così si conclude la prima parte introducendo la nuova coppia.

 Ann era arrivata in casa di Jessie e Tom con il temporale, un elemento che sottolinea teatralmente la sua presenza sovversiva. E' la giovane sposa di Boaz, l'amico ebreo arrivato lì prima di lei. Rispondendo a Jessie che le aveva  chiesto cosa le piaceva fare nella vita si era presentata in poche parole " Oh, mi piace trovare cose nuove. Cose ignote. Gente diversa da quelli che conosco[...] Mi interesserò di quel che succede a Johannesburg. Quando vado in un posto nuovo mi piace affondarci fino al collo".  Si era lasciata alle spalle il rischio di una vita monotona in un appartamento a Chelsea scegliendo di viaggiare, sposando così un ebreo che tornava in patria solo di tanto in tanto. Per Boaz andare in Sudafrica significava soprattutto studiare la musica negra là, per lei era un'occasione importante sul piano mondano e sociale poiché non si occupava di politica. E' una persona curiosa, che passa lievemente da una novità all'altra. Il presente è l'unica dimensione del tempo a lei nota.  Gideon, l'artista africano che le capiterà di incontrare e verso cui si sentirà irresistibilmente attratta ha un percorso esistenziale più tortuoso del suo. E' un artista, un pittore  che ha vinto una borsa di studio per l' Italia, tuttavia non potrà andarci  perchè privo di lasciapassare. Gideon è coinvolto in attività politiche nel movimento nazionalista africano. Vive nella borgata nera di Alexandra però ha accesso anche presso un appartamento di alcuni suoi amici a Hillbrow, nel quartiere bianco. Anche lui vive soltanto nel presente ma per un'amara constatazione: "...quando noi accettammo il presente dell'uomo bianco, industrializzazione e vita meccanica, ci accollammo anche il suo futuro, al tempo stesso......e il nostro passato è reciso, scisso da noi".

I discorsi che Gideon fa alla presenza di Boaz , confermano al marito di Ann la sua vulnerabilità ma anche la sua vita segreta al riparo dell'attività esteriore, non ritiene così di affrontarlo duramente per difendere il suo rapporto con Ann.  La Gordimer analizza la vita di ciascun personaggio, in particolare di Ann e Gideon non solo nel loro rapporto personale ma anche in relazione agli altri più vicini e alla società che li circonda. Interessante è il momento in cui Ann segue Gideon nella borgata dove è nato. Lì cade ogni ambiguità. Lei si rende conto della diversa ambientazione rispetto ai luoghi che abitualmente frequenta , quale siano, in quel posto, i  rapporti degli amici neri con Gideon e come trattino diversamente lei. Eppure Ann si era trovata bene tra i neri, ma Gideon sottolinea che quella era gente di tribù, questa è gente di missione, "più simile a noi e quindi più lontana" . Cercheranno riparo nella loro fuga d'amore nella casa di Jessie al mare, da lei considerata un tranquillo rifugio almeno fino a che non vede arrivarli senza preavviso. Jessie è turbata in un certo senso dalla loro presenza anche per una sorta di invidia del loro amore. Sorge in lei, che tende a smorzare tutte le passioni violente, un desiderio d'amore che non sia quello vissuto nella routine quotidiana, tuttavia dà loro ospitalità avvertendoli del pericolo di farsi vedere in giro insieme. Vedendo Gideon accanto a loro pensa  a quante figure incarna nella sua memoria: "il cafro, il picannin e l'indigeno e ilnig della sua infanzia. L'Africano della sua vita adulta, del suo giro di amicizie. L'uomo. L'amante. Lui era costoro. E nessuno di loro." Si preoccupa di Jason, il boy, l'inserviente negro  della sua casa al mare, che potrebbe fare la spia sulla presenza degli amanti clandestini, e li invita perciò ad allontanarsi ma senza risultato.  Boaz , il marito tradito, dal canto suo aveva detto a Jessie, e questo l'aveva indignata, che si preoccupava solo che Ann venisse arrestata.

Dunque un articolo di legge in quel paese ha maggiore autorità delle esigenze dell'amore? Sia di chi ama che di chi è tradito?

I due amanti si rendono conto che fuori dalla fascia protettiva dell'anonimato della città c'era la difficoltà: quella di chiedere una camera d'albergo, quella di girare sulla spiaggia da soli.

La pioggia degli ultimi giorni al mare sottolinea l'imminente fine della storia d'amore come il temporale aveva sottolineato l'irruzione in scena di Ann.  Dal suo canto, Jessie si rende conto del fascino di Gideon quando vede in lui e in quelli come lui la dignità dei poveri e  nel contempo la mondanità di coloro che erano stati padroni. E non si stupisce più di tanto che Ann abbia scelto lui, voltando le spalle a tutti loro: "a Boaz con i suoi tamburi e flauti, a Tom con le sue cause storiche, a lei stessa con i suoi lavori 'utili'".  Ma alla fine la storia d'amore finirà, i coniugi Ann e Boaz torneranno insieme, in viaggio per il mondo tra porti e saloni d'aeroporti "dove si sarebbero trovati ancora soli".

 L'elemento che accomuna Jessie e la coppia di amanti sembre essere il rifiuto del passato e la necessità di vivere soprattutto il presente, di "esserci" ; in particolare Jessie sente di aver perso qualcosa, come se le ordinarie faccende domestiche le impediscano di vivere e trovare il tempo per amare come si deve. Il marito Tom che a modo suo la ama, invece si nutre del passato poiché è uno storico che raccoglie appunti per una storia dell' Africa meridionale vista come un territorio dei neri invaso dai bianchi, e Boaz il marito tradito di Ann si rifugia nel suo interesse per la musica negra. Nei due uomini è più evidente lo scollamento tra l'umanità delle relazioni umane e l'impegno intellettuale.

La natura con i suoi umori e i suoi elementi, in particolare il mare -"era l'immortalità, era sempre stato là"- e una variegata vegetazione che sembra una giungla ma non lo è perché non crea oscurità, entra in empatia con gli stati d'animo di Jessie e della coppia clandestina. Occasione d'amore in che senso? Sarebbe stata un'occasione per sfidare i pregiudizi, la storia di Ann e Gideon portata fino in fondo, ma si rivela l'occasione  di un rapporto affrontato istintivamente e avventurosamente.

I pregiudizi e le distorsioni della società sono un prezzo troppo alto da pagare per una coppia come la loro. Ciò che impedisce a Boaz di sfidare il suo rivale trattandolo come un qualsiasi altro uomo, a detta di Jessie, è il fatto che Gideon non è un uomo e non può esserlo finché non sarà libero. Infatti sarà Gideon a uscire distrutto dalla fine di questa storia perché il più oppresso e confuso. 

 Nadine Gordimer in questo romanzo ha il pregio di farci conoscere meglio quello che passa dentro l'anima di un uomo e di una donna scandagliando impietosamente fin nelle pieghe più oscure, senza concessioni al sentimentalismo e arrivando a svelare i pregiudizi di coloro che esercitano il potere. Anche nei romanzi successivi ( "Il mondo tardoborghese", "Il conservatore", "Luglio", "Il salto",per citarne solo alcuni)  metterà a nudo il finto liberalismo della middle-class borghese bianca, le difficoltà relazionali, la violenza che giace nell'intimo dell'uomo, con una particolare abilità nel descrivere la singolare esistenza nel mondo sudafricano; tutto ciò senza mai disgiungere il suo impegno di scrittrice dal suo impegno civile e politico. 

Il periodo di tempo intercorso tra l'uscita del libro in oggetto, nel 1963 e la sua pubblicazione in Italia nel 1984 ci conduce a seguire l'evoluzione della lotta politica in Sudafrica negli anni seguenti fino ai giorni nostri,con eventi che hanno avuto risonanza mondiale ; nel 1974 assistiamo alla sospensione del  Sudafrica dall'Onu e da tutti gli organismi internazionali impedendo la sua partecipazione alle Olimpiadi, (alla luce del passato, si comprende l'importanza della locazione in Sudafrica dei recenti mondiali di calcio). Durante gli anni '70 il boicottaggio politico, culturale e sportivo isola il paese e si arriverà alla tristemente nota rivolta nel ghetto politico di Soweto dove la repressione dell'esercito è durissima. Steve Biko, il leader del South African Students'Organization (Saso), verrà arrestato e ucciso in carcere nel 1977. Si arriva faticosamente nel 1983 a una modifica della Costituzione da parte del premier Botha che di fatto però esclude i neri dalla partecipazione politica. L'anno dopo, l'arcivescovo nero Desmond Tutu, della chiesa anglicana sudafricana, che si è tanto adoperato per il suo paese, riceve  il premio Nobel per la pace. Proprio in quegli anni, tra il 1984 e il 1986, la resistenza antiapartheid si diffonde nel paese e il governo dichiara lo stato di emergenza mandando l'esercito a presidiare le township. Con Frederik de Klerk che sostituisce Botha nella leadership del National Party, è la svolta verso la transizione al postapartheid, poiché verranno legalizzati i movimenti di liberazione,  revocato lo stato d'emergenza e  liberati i prigionieri politici tra cui Nelson Mandela: grazie alla grandezza morale di  questo grande capo carismatico, possiamo dire che la storia del Sudafrica si riassuma in un "prima" e in un "dopo Mandela". 

Nadine Gordimer è grande amica di Nelson Mandela che ha esercitato il suo mandato presidenziale dal 1994 al 1999, cui seguirà  Thabo Mbeki e nel 2010  Jacob Zuma, due personalità agli antipodi, pur con un vissuto di lotta comune, e discutibili per certi aspetti. Un elemento importante da ricordare è che con Mandela viene istituita la "Commissione per la verità e la  riconciliazione" presieduta da Desmond Tutu,  preposta a indagare sui crimini avvenuti durante l'apartheid. Tuttavia il processo di pacificazione e coesione della nazione, da lui fortemente voluto, ancora non può dirsi ultimato. Sono troppi i nodi da districare e le cose da sistemare; tra queste, per citarne solo una piccola parte: il divario enorme tra ricchi e poveri, la forte disoccupazione, l'aggravarsi della criminalità e il diffondersi della piaga dell'Aids; si assiste inoltre nelle township al dilagare di sentimenti xenofobi nei confronti dei migranti, soprattutto dello Zimbabwe e del Mozambico.

Di fronte a questo stato di cose, il legame degli scrittori e scrittrici con l'impegno politico è ineludibile e sempre molto presente in questa terra. L'ebreo Boaz nel romanzo in questione a un certo punto dice a Jessie: "non mi intendo di politica"  e lei risponde "ma la politica entra dentro da tutte le fessure...".

La Gordimer ha posto l'accento sul legame tra letteratura e impegno politico proprio in occasione del conferimento del Nobel per la Letteratura nel 1991: "ci sono stati scrittori condannati dai regimi repressivi perchè hanno servito la società scrivendo al loro meglio: la nostra 'avventura estetica' diventa sovversiva quando i segreti vergognosi dei nostri tempi vengono esplorati nel profondo". Conoscendo le sue opere , questa dichiarazione ci conferma che veramente la  sua scrittura è stata fino ad oggi, per quasi 60 anni, il suo strumento di denuncia e di resistenza.