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Amara Lakhous, Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario, (a cura di Giulia De Martino)

  • Category: Recensioni
  • Lunedì 24 Giugno 2013 10:01

Amara Lakhous

Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario

Edizioni e/o, 2013

E’ uscito il quarto libro di questo scrittore di origine algerina che porta in giro per il mondo la rappresentanza della letteratura italiana: l’ autore e i protagonisti dei suoi libri condividono la stessa molteplicità culturale, linguistica e identitaria. Sono dei ‘bastardi’ curiosi, pronti ad inseguire le tracce dei cambiamenti, in meglio o in peggio, dell’Italia della seconda repubblica, nella speranza (?) che ne esca fuori qualcosa.
Questa volta, il protagonista è un giornalista di cronaca nera che lavora, a Torino, per la testata locale di un grande quotidiano nazionale, alle prese con delitti multipli di albanesi e rumeni e la inquietante passeggiata di un maialino, con tanto di sciarpetta della Juve al collo, negli ambienti di una piccola moschea del quartiere di San Salvario. La vicenda si svolge nel 2006, tra l’eco e le ripercussioni dell’11 settembre, l’ingresso nella U.E della Romania e lo scandalo di ‘calciopoli’ che ha declassato in serie B la squadra della Juventus. Su tutto aleggia l’influenza del berlusconismo più bieco.
Nel testo immediatamente si srotolano gli eventi e i personaggi legati a queste due vicende, una legata a Torino in generale, l’altra al microcosmo di San Salvario, il quartiere multietnico per eccellenza della città, ma inaspettatamente il romanzo si apre con una panoramica bellissima su Marsiglia, vista dall’alto e dal Vieux Port, durante una vacanza rubata del giornalista in compagnia di una strafica finlandese. Un omaggio al genio di Jean Claude Izzo, bibbia degli scrittori che utilizzano il genere giallo per narrare le contraddizioni delle moderne città, in bilico tra mutamenti e arroccamenti su posizioni xenofobe e tradizionaliste, tra capitalismi rampanti e onnivori e resistenze tenaci di chi non vuole cedere e soccombere.
Amara Lakhous non ha inventato una figura di  detective, con i suoi tic e i suoi modi di dire, ma di volta in volta c’è un personaggio che indaga, che vuole capire, che utilizza , in questo testo più che mai, l’ironia per smontare stereotipi e pregiudizi e andare alle origini dei comportamenti razzisti di molti italiani. Marsiglia e la sua popolazione per metà di origine italiana lo riporta a Torino e i suoi abitanti a metà di origine meridionale. Il razzismo gli italiani lo hanno innanzitutto esercitato nei confronti dei propri connazionali del sud andati al lavorare nelle grandi fabbriche del nord, negli anni del boom economico.
Il giornalista Enzo Laganà è “un terrone di seconda generazione”, come si definisce, di origine calabrese, con tanto di padre lavoratore alla Fiat degli anni d’oro , di  mammona italica sudista, traboccante di un affetto impiccione,  e di zio implicato in una ‘ndrina’ cosentina. Quarantenne, scapolo e tendenzialmente misogino, a causa di quella madre e delle sue adepte torinesi ( come zia Giovanna quiz ) e colf ucraine che lo sorvegliano giorno e notte, riportando alla augusta genitrice, telefonicamente tutti i particolari della vita del figlio, compresi quelli amorosi, quanto paga di bollette e le scadenze dei cibi giacenti nel suo frigo.
Ma Laganà non è rinchiuso né nelle sue origini meridionali( a parte a tavola dove mostra un amore sconfinato per la mediterraneità, calabra o marsigliese che sia) né partecipa della smemoratezza dei torinesi, autoctoni e sudisti,  che in fretta, senza elaborare il significato di quanto è successo negli anni ’50-70 e crearsi strumenti per affrontare il futuro,  hanno messo da parte la ‘questione dei terroni’ per passare uniti alla lotta contro gli extracomunitari che degradano la città e ne minano la sicurezza: questo è lo slogan unitario che attraversa i partiti e che serve a portar voti alle elezioni.
Per questo Enzo Laganà ha amici nel quartiere della più varia provenienza: i musulmani, perlopiù arabi, della moschea di via Galliari, i venditori stranieri del mercato di Porta Palazzo, un musicista marocchino, il nigeriano Joseph, abitante nel suo stesso palazzo, con cui condivide le partite della squadra del cuore ( niente unisce o divide come il calcio!). Ma mantiene rapporti civili e prudenti con il padrone del bar dove prende abitualmente il suo caffè, anche se è uno schifoso del Toro e con il boss (leghista) locale, un pensionato deluso e rancoroso,  a capo di una svariata quantità di comitati che hanno tutti un comun denominatore: il ‘cacciamoli via a pedate questi extracomunitari di merda, sono tutti delinquenti, credono di fare i padroni a casa nostra’.
 La vicenda del maialino, filmato durante la sua passeggiata in moschea, dà la stura ad una esilarante satira di un certo tipo di giornalismo fomentatore di allarmismi e di una politica che sta appresso alle fobie della gente che nascono dalle incomprensioni e dalla incomunicabilità interculturale. Ma non è tenero neanche con la comunità islamica che si accende a volte per cause non sempre degne di attenzione e vede il fuscello nell’occhio dell’italiano e non si accorge della trave nel proprio, e difetta nell’avviare una seria discussione sulle contraddizioni dei musulmani nella realtà contemporanea.
La storia dei cadaveri di albanesi e rumeni attizza la fantasia e la creatività di Laganà. L’opinione pubblica vuole una faida tra comunità straniere delinquenziali? E lui gliela dà, inventandosi un Buscetta albanese e un Riina rumeno, una pacificatrice nigeriana, facendo giocare il suo caporedattore ai famosi giornalisti americani del Watergate e a Tutti gli uomini del presidente e assistendo ai vanitosi ed insulsi pavoneggiamenti del direttore Salvini nel maggior blabla televisivo La finestra sul cortile ( come non pensare all’impagabile talk show di Vespa?). Ne risulta una critica pungente sulle falsità dell’informazione e sulla sua manipolazione da parte di chi ha tutto l’interesse a mantenere gli italiani nell’ignoranza della verità e a solleticarne gli impulsi più oscuri.
 Ma ben presto il lettore apprende che esiste davvero un Gola profonda sulla faccenda che non ha nulla a che vedere con una presunta  faida albanesi-rumeni, che sposta l’attenzione sull’intreccio tra grande criminalità organizzata, il suo assalto ai poteri forti, con la connivenza di uomini d’affari del nord e di politici locali e nazionali. Ma quando il giornalista offre su un piatto d’argento al giornale un dossier esplosivo sulla questione passatogli da Gola profonda si sente rispondere che è meglio occuparsi del maialino Gino, italiano, anzi padano, a differenza degli stranieri che hanno invaso San Salvario,  che deve essere salvato da una morte islamica atroce, con tanto di intervento anche di associazioni di animalisti… quella sì che è una storia che potrà tenere incatenato il lettore italiano! La teoria del ‘chi inquina è lo stesso che bonifica’ è meglio lasciarla stare per non rompere i nuovi equilibri economico-politici che si sono ‘felicemente’ instaurati in città.
Non bastano le rivelazioni di preti coraggiosi che lavorano sul territorio o di sociologi urbani eterodossi per dare una soluzione all’enigma dei delitti. Solo la vicenda del maialino Gino e del suo stressantissimo padrone Joseph vedrà una conclusione. Enzo Laganà, ricevuto un avvertimento dalle cosche calabresi, nella persona di suo zio, di lasciar perdere tutta la faccenda e di schierarsi dalla parte vincente, può solo rispondere con la fedeltà ai suoi principi: ”zio, chine nàscia rutunnu non mora quadratu”.
Come negli altri romanzi si mescolano lingua e dialetti, registri linguistici, contenuti ‘alti ‘e contenuti ‘bassi’ e tanto, tanto cinema. Una scrittura che sa mescolare una informazione minuziosa su eventi e fatti drammatici di cui si parla con situazioni comicamente surreali, essendo l’autore provvisto di una grande capacità di saper dosare i diversi ingredienti. Le tematiche emergono dalle storie dei personaggi: si passa dalla mania dei quiz televisivi alle traversate del Sahara e del mare dei migranti, dalla migrazione di un nucleo di italiani in Romania allo sforzo dei volontari che intervengono nei quartieri  a rischio, dall’attenzione degli italiani per gli animali e l’indifferenza per la sorte dei migranti, dal mammismo dei maschi italici alla commistione mafia dei colletti bianchi - affari di riciclaggio - politica. Una scrittura leggera che ha il pregio di informare senza annoiare mai.