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Due voci femminili: a cura di Cristina Di Pietro

  • Category: Recensioni
  • Martedì 01 Ottobre 2013 09:53

Erminia Dell'Oro
Asmara Addio
Baldini&Castoldi
1997
a cura di Cristina Di Pietro

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Erminia Dell'Oro, nata nel 1938, è l'autrice pioniera del percorso di rinnovamento della letteratura italiana in senso postcoloniale. Nei suoi romanzi propone una consapevole riscrittura delle rappresentazioni letterarie da un doppio punto di vista, in quanto migrante perché trasferitasi in Italia all'età di venti anni e in quanto coloniale perché proveniente da una famiglia italiana insediatasi in Eritrea alla fine del'800.
L'esordio letterario Asmara Addio, prima edizione nel 1988, denuncia l'esistenza del rimosso storico coloniale nella cultura italiana e lo stereotipo dell'italiano come portatore di civiltà in un momento in cui ancora in Italia i crimini di guerra perpetrati nelle colonie erano argomento tabù. La storia si intreccia alla memoria e dà forma a una scrittura fortemente etica.
Asmara Addio è un'autobiografia romanzata, costruita retrospettivamente intersecando memorie e avvenimenti storici. La protagonista, nonché voce narrante del romanzo, è Milena, figlia di italo-eritrei e di madre ebrea fuggita dalle leggi razziali fasciste, che ci racconta la sua storia giustapponendola a quella delle persone che la circondano e che l'hanno preceduta. Gli eventi descritti coprono un periodo storico che parte dagli inizi del colonialismo italiano e arriva agli anni Settanta del Novecento.
Anche se il punto di vista è prevalentemente soggettivo, la trama è complicata dall'utilizzo alternato della terza e della prima persona, dall'uso dell'inversione e del flusso di coscienza, da digressioni dedicate alla ricostruzione delle vicende dei personaggi e corrispondenti ad avvenimenti storici importanti, che forniscono quindi un contesto preciso e determinato: il fascismo, la conquista dell'Etiopia, l'arrivo degli inglesi, gli sciftà, la federazione e poi annessione dell'Eritrea all'Etiopia, la guerra civile.
Asmara Addio si focalizza principalmente sul rapporto personale della scrittrice con la propria memoria individuale e con la storia eritrea. Un rapporto vissuto da un soggetto privilegiato in quanto appartenente alla classe dirigente coloniale e, nello stesso tempo, sensibile alle ingiustizie di una storia in cui si riconosce l'esistenza di una relazione gerarchicamente sbilanciata tra occupanti, vecchi e nuovi, ed eritrei.
La volontà dell'autrice è quella raccontare una storia inclusiva dei diversi punti di vista ed evitare rappresentazioni dicotomiche. La comprensione della condizione coloniale e postcoloniale, avviene tramite una rappresentazione fluida, in cui gli individui attraversano continuamente i confini spaziali, sociali e culturali.
Lo spazio reale della narrazione, definito tramite il nome dei monti, dei fiumi, delle contrade, delle regioni e delle isole, è lo sfondo all'interno del quale si muovono i protagonisti africani che abitano prevalentemente la città. La narrazione nasce e vive di spostamenti. La vita è fatta di partenze e arrivi, il mondo è collegato in modo tale che ogni luogo può diventare una caput mundi personale. Emerge così una rappresentazione dello spazio definito da movimenti migratori di singoli o gruppi che attraversano i confini. Questa realtà viene presentata come la condizione umana più comune, quella in cui ci si può ritrovare per banalità, per i casi della storia o della vita e non solo per scelta consapevole o d'avventura. L'Eritrea descritta per mezzo dei suoi attraversamenti non corre il rischio di diventare esotica.


Gabriella Ghermandi

Regina di fiori e di perle

Donzelli

2007

a cura di Cristina Di Pietro

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Gabriella Ghermandi, di origini italo-etiopi, è nata ad Addis Abeba nel 1965 e si è trasferita in Italia nel 1979, a Bologna, città originaria del padre. Nel 2007 pubblica il suo primo romanzo: Regina di fiori e di perle. Un romanzo suggestivo ambientato nell'Etiopia contemporanea che ha per protagonista una bambina di nome Mahlet, incaricata  dagli anziani di fare da tramite con l'Italia, per portare nella terra di Pietro e Paolo la voce dimenticata di un popolo che ha subito la colonizzazione italiana a seguito della feroce conquista che ha visto l'utilizzo anche di armi proibite dalle convenzioni internazionali.

Mahlet cresce in un contesto familiare allargato, dove l’anziano non è un problema da risolvere, ma una risorsa e un rifugio. L’importanza del ruolo degli adulti come guida si rivela con forza fin dalle prime pagine. Mahlet da grande, sebbene per altri motivi, approda nella terra degli italiani, e riscopre sé stessa nei loro commenti. Così come la maggior parte degli italiani ignora la storia dell’occupazione etiope o l’ammanta di vanagloria umanitaria, Mahlet dimentica la storia del suo Abba Yacob e avrà bisogno dell’Altro-Occidentale, della guida degli adulti per riscoprirla.

Il personaggio di Mahlet, veicolo principale della storia, del messaggio e delle voci che nel suo racconto si incrociano, rappresenta l'alter-ego dell'autrice non solo per certi aspetti in senso autobiografico, ma soprattutto nel suo essere rappresentante della funzione 'pedagogica' del romanzo. Mahlet è una ragazzina curiosa di storie e paziente ascoltatrice. L’ascolto è fondamentale, cruciale e non a caso frequenti appelli all’ascolto costellano l’inizio di molti racconti.  In questo senso l’atteggiamento postcoloniale di Gabriella Ghermandi individua una possibilità di comprensione dell'altro legata alla narrazione in prima persona come mezzo per scoprirsi, farsi accogliere e finalmente comprendersi.

Se la tipicità della letteratura postcoloniale consiste, tra le altre cose, nell'appropriazione del canone della cultura colonizzatrice da parte dei 'nuovi' scrittori, Gabriella Ghermandi dichiara di aver tratto ispirazione Tempo di uccidere di Ennio Flaiano. Costruisce un romanzo a più voci che narra la storia dal punto di vista del subalterno. Un subalterno che non vuole il conflitto, ma che racconta la personale esperienza di un evento storico, per essere elemento di unione e non di divisione. La storia che ha visto protagonista l'Italia e gli italiani in Africa è a tutti gli effetti unica e appartiene ad entrambe le culture. I destinatari espliciti di Regina di fiori e di perle sono gli italiani che hanno dimenticato il loro passato e necessitano di riscoprirlo nelle storie di Etiopia, per riscoprire sé stessi.