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In Koli Jean Bofane - Matematica congolese (a cura di Giulia De Martino)

  • Category: Recensioni
  • Martedì 17 Giugno 2014 14:06

CONGO

In Koli Jean Bofane, Matematica congolese

Edizione,  66THAND2ND, 2014
 

E’ un esordiente per l’Italia, ma non è un giovanotto questo narratore congolese che sin dalla fine degli anni ’90  vive in Belgio: il testo vede la luce nel 2008 e finalmente ne abbiamo la traduzione italiana. Romanzo originale a metà tra il polar e la fantapolitica alla Orwell riesce a presentarci la storia di un paese, delle sue continue lotte intestine e non, dei suoi dittatori e della voglia di pane e democrazia  del suo popolo in un modo insolito e con un humour nero che ormai contraddistingue buona parte della produzione letteraria africana odierna.
Ma che c’entra la matematica, direte voi?Un giorno, un bambino rimasto orfano e uscito vivo da un eccidio, in cui muore tutta la sua famiglia e il villaggio intero, durante una delle tante lotte fratricide, ha come unico ricordo del padre istitutore un libro di matematica in uso nelle scuole superiori, a cui si afferra fisicamente e psicologicamente, per non impazzire. Salvato dalla Crocerossa  viene avviato in un orfanotrofio dove incontra  padre Lolos, professore di matematica, a cui si lega con profondo affetto. Padre Lolos svolge, chiaramente,  un ruolo paterno vicario nei confronti di un ragazzo che cresce sorretto dalla sua fiducia come un novello Candide.
L’antefatto, di cui il lettore viene a conoscenza un po’ per volta, ci spiega come il giovane Célio Matemona diventa per gli amici Célio Matematik: il suo interesse per la matematica si sviluppa in una filosofia di vita, il libro del padre in una sorta di Bibbia, in cui tra formule, equazioni, teoremi ed assiomi, il giovane trae ispirazione per  impiantare  equazioni pratiche, atte a risolvere il problema della fame in primis e poi tutti gli altri ostacoli della vita quotidiana. E non solo per se stesso: il servizio è offerto a tutti quanti  dei suoi amici e vicini ne facciano richiesta. Così dalle partite a dama, che vince sempre perché adotta criteri scientifici, passa a interpretare leggi e disposizioni governative, a risolvere difficoltà psicologiche o a sbrogliare intricate questioni di usi e costumi tradizionali. Un po’ avvocato, un po’ professore, un po’ stregone.

Lo studio effettuato in collegio, la frequentazione clandestina della facoltà di matematica e fisica ( non può fare sul serio, poiché gli mancano i mezzi) gli donano un comportamento borghesemente presentabile, nonostante l’abito superliso e le scarpe tenute su soprattutto dal continuo strato di grasso con cui le lucida. Il suo eloquio incanta con le espressioni forbite che sa sfoderare ad arte , i ragionamenti logici e stringenti e certe ardite sfide di pensiero tratte dal  manuale matematico- magico-divinatorio in suo possesso. Célio ha una eccellente opinione di se stesso ed è convinto che tutto il suo sapere e le qualità di cui è dotato serviranno a tirarlo fuori dalla miseria e dalla fame. E’ questo suo incrollabile ottimismo che lo contraddistingue dagli altri, è questa serena certezza che lo spingono a cambiare vita, tramite l’incontro casuale con un pezzo grosso, Gonzague Tshilombo, braccio destro del presidente dittatore. Oscuro figuro, anima nera del presidente, assetato di potere, tessitore di trame occulte in una apparenza raffinata  e aristocratica, a differenza dei suoi rozzi e ignoranti scagnozzi.
  Célio accetta di entrare in un fantomatico ministero dell’informazione, che non è altro che il luogo dove tutto viene manipolato a beneficio del presidente: in un primo momento non vede, in ciò, altro che un giusto riconoscimento della sua persona, la possibilità di sottrarsi a una casa  che, in realtà, è un ex hangar, condiviso con altre decine di famiglie e anche di possedere mezzi per aiutare chi è rimasto indietro. Non è attirato dal potere e dalla ricchezza ma dalla voglia di dimostrare che le sue teorie sono giuste e applicabili alla politica e che lui non è da meno dei cervelloni presenti tra gli alti papaveri.
Viene trascinato in una sarabanda di finti complotti, vere uccisioni, presunti tradimenti,mazzette colossali, servizi deviati e costruzioni di prove totalmente false: conquista il suo capo e dimostra come la applicazione delle teorie matematiche e fisiche possa controllare il popolo, l’opposizione, la crescente insofferenza internazionale nei confronti del paese. Finché, finché… la sua coscienza si risveglia.
 Il tentativo di vendicare la morte di un suo caro amico, appositamente voluta dal regime e dai finti partiti d’opposizione collusi con esso, richiamano alla mente e al cuore  i valori entro i quali si è formato e la solidarietà verso i diseredati, quel popolo che incrollabilmente crede che sia possibile cambiare e rovesciare le sorti dell’oppressione. Prova una sorta di pena anche contro la amara sorte dei killer di regime, intrappolati come lui dentro un sogno di miglioramento della propria vita e anche contro l’ingiusto e indecoroso processo nei confronti di Makanda Rachidi, il finto oppositore, anche se questi è colpevole di centinaia di malefatte.
Su tutto regna una stupefacente rappresentazione di Kinshasa, vista negli uffici e negli appartamenti  luminosi, freschi  e soft e nelle sordide case del popolino, colta in carriere vertiginose e in vite miserabili, in tresche coniugali borghesi e nella saggezza tradizionale degli anziani e nell’allegria dei ragazzi che cercano di ingannare la Fame. Non è per retorica che mettiamo la maiuscola, l’autore ne fa una sorta di personificazione astuta e malvagia che spunta qua e là nella storia e che gode delle malefatte e dei disastri politici perché sa che vanno tutti a suo beneficio. Una rappresentazione crudele e potente ai limiti dell’espressionismo.
 Compare anche nelle ultime pagine  questa Ignobile Signora, quando per i nostri eroi le cose, pare, si apprestano a cambiare. Un monito per tutti : vincerà sempre, perpetuando una città di colori e di miasmi, di suoni e silenzi mortuari, se non si sta insieme, se non si lotta uniti avendo la giustizia come fine e come mezzo, se ci si lascia abbattere da un occidente che ti vuole sempre sotto, se si cede ad  una sfiducia parente della miseria e della violenza quotidiana.
Apparentemente letteratura ‘leggera’ come molti romanzi attuali africani ,espressa in un linguaggio rapido ed accattivante. Eppure bisognerebbe leggerli questi testi narrativi prima di una visita turistica in un paese africano o prima di un progetto cosiddetto ‘di aiuto’: sono più convincenti di un saggio o di un rapporto delle Nazioni Unite.