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Domani sorgerà il sole, di Ishmael Beah (a cura di Rosella Clavari )

  • Category: Recensioni
  • Martedì 26 Agosto 2014 09:46

Sierra Leone

 

Ishmael  Beah

Domani sorgerà il sole

Neri Pozza editore, Vicenza 2014

traduzione di Laura Prandino

 

“Ossa inaridite, infonderò in voi il mio spirito e rivivrete” ( Ezechiele 37,1-14) così recita il passo biblico e sorprendente è l'analogia con un passo del primo capitolo del libro dove si cammina tra le ossa dei morti ritornando nel luogo natale, dopo la distruzione operata dalla guerra.

Se il “Diario di un soldato bambino” era la descrizione della guerra con i suoi soprusi, le sue atrocità , le sue violenze sui bambini-soldato perpetuate da loro sugli altri, qui siamo nel momento della ricostruzione dopo la tregua, ma non ancora la pace.

La guerra, la violenza purtroppo è sempre lì dietro l'angolo, difficile evitarla, difficile sperare nel domani. Tuttavia qui uno dei personaggi  ( non c'è un protagonista principale, tutti sono ben caratterizzati) ritorna, ritorna tra le ossa dei suoi morti cercando insieme ad altri penosamente e  assurdamente di ricostruire un'identità, un'appartenenza, nella ricerca impossibile delle sembianze dei propri cari, scrutando le ossa dei morti non sepolti. 

 

Il romanzo inizia e finisce allo stesso modo:

 “E' la fine o forse l'inizio di un'altra storia. Ogni storia inizia e finisce con una donna, una madre una nonna, una ragazza, una figlia. Ogni storia è una nascita...” Il primo personaggio che appare è proprio una donna, Mama Kadie, è lei che si aggira tra le rovine della città, tra le ossa dei morti, incontrando Pa Moiwa, un altro anziano che ha perduto anche lui i sui cari.

Dopo sette anni lontano dalla città di Imperi, arrivano anche Sila, con i due figli Hawa e Maada, vittime delle mutilazioni; la giovane madre Mahawa ( si intuisce ingravidata in seguito a uno strupro)  che Mama Kadie prende sotto la sua materna protezione; è tornato anche l'insegnante Bockarie con la moglie Kula e i gemelli Oumu e Thomas, nati durante la guerra, e in quel panorama desolante ha ritrovato suo padre Pa Kainesi, faticando a riconoscerlo poiché ha il volto sfigurato da un colpo di machete; ci sono anche il Colonnello e il suo seguito di giovani ex guerriglieri tra cui  Ernest, conosciuto un tempo come Sergente Machete, che si trova a vivere vicino alle sue vittime: era stato costretto durante la guerra  a tagliare le mani dei membri della famiglia  di Sila e ora vuole riscattarsi per quelle passate atrocità occupandosi personalmente di loro nel momento del bisogno.

 

Ma come si può ricostruire un mondo perduto? si chiede spesso l'autore, memore della sua personale vicenda di bambino-soldato cui qualcuno ha rubato per sempre l'infanzia sporcandola di sangue.   E' bello assistere a come si intrecciano le relazioni tra anziani e adulti e bambini; Mama Kadie, per esempio, è colei che ha una storia per ogni giornata.  Per gli anziani essere senza Dio, senza storie e tradizioni, è come essere dei gusci vuoti. Quando le macchine per l'estrazione del rutilo e la collegata società mineraria vengono a sconvolgere  l'equilibrio della città ( i primi segni sono il fiume inquinato e  un ragazzo che muore inciampando in un cavo elettrico scoperto) un anziano grida “che tre cose devono soddisfare il cuore prima di scegliere la posizione per un villaggio: una buona fonte d' acqua, buona terra da coltivare, un buon posto per seppellire i morti” e conclude che stavano perdendo le prime due cose.

Nonostante ciò, c'è ancora chi ha una notte piena di sogni ... L'insegnante Bockarie spera di migliorare il suo tenore di vita così come il collega di lavoro Benjamin che stanco di essere sottopagato decide di andare a lavorare in miniera.

La miniera stessa sarà un'altra aspettativa delusa con il suo carico di volenza e morte che si porta dentro.  Gli anziani hanno i cuori che piangono, vedono il contesto sociale rovinato dai bar dove i lavoratori della miniera, ubriacandosi, vanno a sfogare la loro rabbia  sui poveri abitanti della città.

 

Si alternano nella scrittura di Beah momenti crudi e realistici descrittivi del quotidiano a squarci lirici soprattutto nel ritrarre la natura, traducendo letteralmente dal mende, la sua lingua nativa; 

alcune immagini antropomorfiche meritano di essere ricordate:

“mentre il calore del sole faceva stiracchiare le ossa ancora fredde del mattino”; e seguendo i vari momenti delle giornate a Imperi : “partirono la mattina presto, quando ancora la notte stava consegnando al giorno la fatica di vivere” ;“persino le nuvole erano immobili in cielo. Il vento non aveva niente da dire” ; “la notte arrivò con un passo sconfitto”. Contrappunti lirici epici, per cui tutta la storia sembra essere narrata con la lontananza di una favola, eppure è drammaticamente attuale.

 

Epico e quotidiano sono i due poli tra cui si muove la narrazione di Beah e in qualche modo anche di altri scrittori africani contemporanei di solito residenti fuori dall'Africa, in Europa o in America.

La ricostruzione della città viene vissuta nell'assistere alla contemporanea trasformazione della classe al potere, nella cattiva amministrazione per cui l'istruzione mancata e la malnutrizione la fanno ancora da padrone.  I momenti di tregua alle angherie della vita sono rappresentati dai racconti intorno al fuoco e dal ballo collettivo all'aperto. Pa Kainesi tuttavia è di quelli che pensano  che si deve vivere nello splendore del domani e vuole restare a Imperi perché “questa è la mia terra e devo restare a vedere che cosa ne sarà”.   Bockarie e Kula invece sono la coppia innamorata che decide di andare in città, a Freetown, con figli al seguito e anche lì troveranno ostacoli e amerezze non al punto però di dimenticare l'amore che li unisce tra loro, e così il romanzo finisce con una storia raccontata dalla madre, Kula, ai propri figli... affacciandoci sull'eterna circolarità del racconto.