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Cairo Automobile Club di Ala al-Aswani (a cura di Giulia De Martino)

  • Category: Recensioni
  • Venerdì 12 Dicembre 2014 11:04

Egitto

Ala al-Aswani
Cairo Automobile Club
Feltrinelli, 2014
Traduzione di Elisabetta Bartuli e Cristina Dozio

Credo che questo autore egiziano non abbia bisogno di presentazioni, dato il grande successo che ha avuto non solo presso il pubblico egiziano ma anche presso quello occidentale per il romanzo Palazzo Yacoubian che seguiva, nel tempo, le trasformazioni e le crisi della società egiziana attraverso le storie dei personaggi  che si avvicendano  in un immobile di un quartiere storico della capitale.
Questa volta il romanzo si ambienta in un luogo mitico del Cairo, tuttora esistente: l’elegante e raffinato Automobile Club, fondato nel ’24 da occidentali e da turchi, durante il protettorato inglese del paese e reso celebre dalle frequentazioni notturne del giovane e vizioso re Faruk, interamente dedito al gioco e alle donne.
Nel Club passava tutta la élite coloniale internazionale, principi e pascià, aristocrazia militare britannica e locale , la grande borghesia degli affari egiziana, compresa quella ebraica. Un ambiente cosmopolita, ma sostanzialmente razzista nei confronti degli arabi che costituiscono tutta la servitù, proveniente dall’Alto Egitto e dalla Nubia, ossia dalla parte più povera del paese, emigrata nella capitale in cerca di fortuna .Non a caso i temi dominanti del testo sono il razzismo dei colonialisti, ma anche quello delle arroganti classi dominanti, disposte ai cambiamenti sul piano tecnologico, ma non su quello sociale e politico.
L’autore, durante un’intervista alla presentazione del suo libro, ha rivelato la sua conoscenza diretta del luogo, dove veniva portato da bambino da suo padre, dato che era l’avvocato di cui si serviva il club. Lui si incantava ai racconti dei lavoratori del locale: parlavano dei villaggi d’origine,  delle vicende delle loro famiglie immigrate, di antiche casate nobiliari del sud immiserite, degli stravizi che avvenivano sotto i loro occhi da parte di clienti danarosi e aristocratici, di donne favolose ed emancipate, mescolando pettegolezzi e detti tradizionali, sofferenze e scherzi. Sicuramente nel romanzo c’è l’eco di queste confidenze raccolte senza volerlo.
Ma al-Aswani ci introduce a questo mondo partendo da lontano, con un doppio incipit. Il primo, di sapore pirandelliano, vede l’autore in ritiro in una casetta al mare, in pieno inverno, e dunque in totale tranquillità, per portare a compimento il testo a cui sta lavorando da tempo : due personaggi del libro gli fanno visita e gli consegnano un cd con tutti i particolari della loro storia. Esilarante inizio che nel secondo incipit si completa. Per parlare di Cairo Automobile Club e di macchine in generale  scomoda addirittura Karl Benz e sua moglie Bertha, colti nel momento dell’invenzione del primo prototipo di autovettura con motore a scoppio, a Mannheim, in Germania.
Soltanto a questo punto prende avvio la storia vera e propria, in cui, alla voce narrante effettiva,  si avvicendano i diversi punti di vista di una ragazza ,Saliha, e di suo fratello Kamel, membri della famiglia Hamam, in gran parte protagonista del romanzo.
 Diciamo in gran parte, perché sono decine e decine i rivoli in cui si dispiega la storia, attraverso tantissimi personaggi, secondo una tecnica narrativa già collaudata dall’autore in precedenza: la famiglia Hamam, ma anche i loro vicini e parenti, i lavoratori del club e  tutti quelli che assicurano agi e privilegi al re Faruk, compreso il direttore inglese del club, dotato di una imprevedibile figlia che vuole essere assimilata agli egiziani e non condivide gli atteggiamenti razzisti del padre, i patrioti e cospiratori contro il trono, i nascenti nazionalisti, donne fantastiche e libere che lottano per un Egitto indipendente o borghesi che accedono a comportamenti trasgressivi fino ad allora inosabili.
 Su tutti si eleva dispoticamente e con ferocia il Kao,il potente camerlengo del re, in realtà a lui più intimo di qualsiasi altro membro del suo governo, anche per gli affari di stato. Dotato di straordinaria intelligenza e capacità, governa tutti i dipendenti dei palazzi reali e anche del Automobile Club, attraverso le punizioni corporali  e le umiliazioni, allo scopo di mantenerli in una dipendenza servile sociale e psicologica, per evitare ribellioni, sindacalizzazioni, difesa dei propri diritti.
Il Kao sa di Mubarak molto più del debole e debosciato re Faruk, è il prototipo del dittatore che schiaccia chi si oppone e premia chi gli si accoda,mantenendo tutti sulla corda: dal più potente al più umile nessuno è sicuro della sua posizione e dei diritti acquisiti. Sicuramente gli anni di Mubarak sono presenti in questo romanzo  e attraverso il periodo  del declino della monarchia si leggono in trasparenza le trasformazioni e le aspirazioni dell’Egitto moderno.
Ma la realtà supera i sogni e le aspirazioni di questo autore, impegnato in prima persona politicamente e in modo estremamente indipendente. Nel bel mezzo della scrittura di questo testo il 25 gennaio 2011 avvengono le prime manifestazioni di rivolta a piazza Tahrir che porteranno in seguito alla caduta di Hosni Mubarak: il romanzo dovrà attendere più di un anno per essere ripreso, perché al-Aswani è in mezzo ai giovani in piazza e sostiene tutti i cambiamenti.La lotta contro la monarchia corrotta e gli occupanti inglesi diventa ora, dopo la fine di Mubarak, nella testa del nostro autore ,quella contro i Fratelli Musulmani, fascisti islamici, come lui efficacemente li bolla in molte interviste.
 Quando torna al romanzo, a suo dire, sente che l’attualità un po’ gli prende la mano e colora dell’oggi l’idealismo e la freschezza dei giovani in lotta contro Faruk, le richieste dei diritti dei lavoratori e la grande voglia di rinnovamento totale, lo si nota soprattutto sulla fine del testo.
L’Egitto pre-nasseriano ci invade con i suoi dubbi, sul senso della prospettiva che deve assumere il cambiamento, sulle difficoltà del rapporto con l’occidente: sono gli stessi nodi che il paese sta attraversando in questo momento e ci vorrà ancora molto tempo, ma l’autore è sicuro che gli egiziani non torneranno indietro e sapranno convincere i più riottosi  sulla strada per la democrazia che questo popolo si merita.
Al-Aswani è uno di quegli scrittori in cui la maestria narrativa, veramente erede del nobel Naguib Mahfouz,si unisce alla passione civile: il risultato è un testo straordinario che si legge facilmente, nonostante le sue circa 500 pagine.