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Samir Toumi- Lo specchio vuoto-recensione a cura di Rosella Clavari

  • Category: Recensioni
  • Lunedì 19 Novembre 2018 18:24

 Samir Toumi

 Lo specchio vuoto

 Mesogea, 2018

 Traduzione dal francese di Daniela De Lorenzo

 

Dell’autore sappiamo che  ha vissuto in Francia e in Tunisia, per poi tornare nel 2004 stabilmente  ad Algeri, dove è nato, e che con  questo  secondo  romanzo, dopo “Alger, le cri”  del 2013,  ha già avuto numerosi riconoscimenti.  Potremmo definirlo un mini dramma psicologico, dramma soprattutto per la sua cifra teatrale e la concretezza del suo linguaggio pur quando  sembrerebbe svicolare verso l’onirico e il surreale.

Suddiviso in tre parti con una scansione degradante in 6, 5 e 3 capitoli , il romanzo parte dall’angosciosa scoperta della propria immagine non riflessa nello specchio: il protagonista è diviso tra la realtà e la cancellazione del suo volto, il dubbio sulla sua identità.   Decide di affidarsi alle cure di uno psicanalista ma ciò non cambia le sue abitudini e la voglia di evasione: si trova diviso tra la vivacità di Orano e la parassitaria quiete di Algeri dove vive abitualmente, in un’altalena dove alla fine ha la meglio Algeri. Se prima vorrebbe scegliere Orano e chiudere col passato, all’ultimo ritorna sui suoi passi, in una sorta di autopunizione: “ ho vomitato la vita, il suo corteo di risate e di speranze… Kada , il sole , la musica, …il pane caldo e la folla vivace dei mercati di Orano. Ho vomitato per fare spazio alla desolazione che mi avrebbe aspettato ad Algeri”.  Si coglie nella narrazione anche l’amore per un linguaggio poetico da anima bella di poeta “maledetto”.

Ha modo di incontrare uomini e donne ben caratterizzati: la madre anaffettiva, l’untuoso collega di lavoro Hamid, il vivace Kamid, suo accompagnatore per le  strade di Orano, la seduttiva vedova Houaria, Malika, la donna che lavorava alle dipendenze del padre ormai defunto, esempio di donna emancipata che lavora e vive a stretto contatto con gli uomini. Quest’ultima, a suo tempo giovane amante del padre, ha esercitato sul protagonista un forte potere di attrazione ; per questo la cerca di nuovo trovando consolazione e affetto tra le sue braccia così come avveniva da piccolo.

Questa fame di amore è sottolineata anche da una vera voracità  alimentare ,”una sensazione di fame perenne” occasione per ricordarci i gustosi cibi locali come la calentica  a base di farina di piselli, le mechonie, i burek , la meida.

La fidanzata  Djaouida che gli era stata in un certo senso proposta-imposta dalla famiglia viene, dopo una noiosa frequentazione,  da lui respinta, tuttavia ciò non lo fa sentire libero: “avrei dovuto sentirmi libero e leggero; e invece avvertivo dentro di me il brontolio sordo di qualcosa di indefinibile, come una bestia viva e vibrante pronta a uscire dal mio corpo da un momento all’altro”.   Ma la persona senza dubbio che ha esercitato maggior potere su di lui è il padre, colonnello temuto sia sul lavoro che in casa; vediamo che da presenza ingombrante quale era stato in vita, apparendogli in seguito come fantasma, è una figura con cui sembra in qualche modo riconciliarsi.

Lo stato fisico e psicologico del protagonista segue un percorso negativo  in crescendo : alle iniziali sparizioni del suo volto allo specchio  seguono le amnesie: non ricorda il male, la violenza subita e esercitata sugli altri; l’oblio cade come il vuoto che rimanda il suo specchio di fronte alla sua immagine….

Senza anticipare il finale, possiamo concludere che c’è un certo gusto teatrale nelle rappresentazione e nel racconto dell’io narrante e un’introspezione psicologica derivante in parte dal legame con la letteratura occidentale del ‘900. Ricordiamo tra l‘altro che Camus era cresciuto ad Orano, la città vivace a ammaliante di cui parla Samir Toumi.

Sa fondere tuttavia con il suo stile e una scrittura evocativa e immaginifica, quella cultura letteraria di cui è permeato; e dà voce, in ultima analisi,  a una metafora sul potere e la follia strettamente congiunti che esplodono  proprio lì dove sembrerebbero impensabili e insospettabili, dopo una lunga maturazione nel sonno dell’inerzia  e nella fame  di verità.

Che è anche la storia di un paese martoriato dagli eventi politici come l’Algeria.