scrittidafrica

Template Joomla scaricato da Joomlashow

Kaouther Adimi- La libreria della rue Charras- recensione di Giulia De Martino

  • Category: Recensioni
  • Domenica 23 Dicembre 2018 00:15

 

 

 

Kaouther Adimi

La libreria della rue Charras

L'Orma, 2018

traduzione di Francesca Bononi

 

"Un uomo che legge ne vale due": questa scritta in francese e in arabo campeggia in una piccola libreria di Algeri, quella del titolo, il cui nome"Les vraies richesses"è tratto da un romanzo di Jean Jono.

Ryad, un ragazzo algerino trapiantato ormai a Parigi, vi si reca con l'incarico di impacchettare libri, mobili e cimeli vari, buttando e sgombrando, per fare posto ad una nuova destinazione d'uso. La libreria, ormai da tempo divenuta piccola succursale di prestito della Biblioteca nazionale di Algeri, nel 2017 viene dismessa e venduta dallo stato ad un pasticcere, per farne un negozio di ciambelle, mostrando di non avere in nessun conto un bene importante come la cultura.

Al ragazzo, studente di ingegneria, questa attività, compresa la tinteggiatura dei muri, vale come tirocinio per raggiungere un adeguato punteggio nel suo curriculum universitario; vuole perciò sbrigarsela il prima possibile  per tornare alla sua vita parigina e alla ragazza francese che l'aspetta.

Ma - c'è sempre un ma nelle storie- con sua grande sorpresa scopre l'ostilità degli abitanti del quartiere e soprattutto di uno strano individuo, l'antico bibliotecario e custode Abdallah, sempre appostato vicino alla libreria, con qualsiasi tempo, indossando sulle spalle un inquietante lenzuolo bianco che si rivelerà essere il suo futuro sudario. Nessuno lì vuole la scomparsa della libreria: troppa storia e troppe memorie sono passate in quei locali, vicende di un tempo che sembra ormai scomparso.

La narrazione comincia da qui e mostra uno straordinario e sapiente intreccio di tempi narrativi e un continuo scambio di protagonisti come io narrante. Dunque la vicenda si snoda sul tempo presente del 2017 e riguarda essenzialmente Ryad e le scoperte che a poco a poco fa sul libraio editore Edmond Charlot e sull'incredibile vivaio di scrittori, intellettuali e artisti francesi e algerini che vi fecero riferimento. L'io narrante è qui in terza persona.

Tuttavia i fatti del periodo della colonizzazione, della seconda guerra mondiale, della guerra di  liberazione e del terrorismo successivo, emergenti dalle conversazioni e dai ricordi degli abitanti del quartiere che parlano con il giovane,  sono condotti con un 'noi' plurale, protagonisti cioè gli stessi algerini che si rivolgono ai lettori stessi con un 'tu'.

Un terzo io è rappresentato dal diario di Edmond Charlot, di cui viene a conoscenza Ryad, nel quale l'editore testimonia la sua attività intrapresa ad appena vent'anni, dal '35 al '61,  di tessitore di legami  profondi anche con autori distanti culturalmente. Apprendiamo che è l'inventore della quarta di copertina e il propositore di autori in traduzione come la Stein, Rilke, Moravia e tanti altri che poi diverranno bestseller mondiali.

Il tutto viene condotto con garbo e leggerezza e non c'è ombra di noia nella lettura, soprattutto se il lettore scopre che il romanzo presenta una storia di fiction su fatti reali e sulla vita di questo straordinario agitatore intellettuale, che ebbe per compagno di scuola e  collaboratore Albert Camus, per amici Gide e Saint Exupery, Mouloud Feraoun, lo scrittore algerino ucciso dall'OAS, e tanti altri assai meno noti ai lettori italiani. Lo scopo comune “sarà una biblioteca, una  libreria, una casa editrice, ma sarà innanzitutto un luogo per gli amici che amano la letteratura e il Mediterraneo".

Parole chiave: amicizia e ponte interculturale tra due popoli destinati ieri ad essere dichiaratamente nemici e oggi a guardarsi in lontananza con sospetto. I francesi non hanno mai veramente elaborato il lutto per la perdita dell'Algeria e con difficoltà parlano delle nefandezze commesse ; gli algerini stentano ad accettare l'importanza della francofonia e l'influenza della letteratura francese nella loro cultura, perché il ricordo degli eccidi di Setif nel '45 e la strage di Parigi nel'61, crudamente rievocata dall'autrice, sono un ingombrante fardello per entrambe le parti.

Il diario, totalmente inventato, ma che non potrebbe essere più vero, reca le tracce di questo e anche dei problemi pratici che deve affrontare un piccolo editore come la mancanza della carta e dell'inchiostro durante la guerra e nell'immediato dopoguerra, la concorrenza della grande editoria, il distacco doloroso da chi considera chiusa questa esperienza esaltante ma faticosa, la difficoltà di avere una vita privata.

Come in una sorta di romanzo di formazione Ryad chiuderà la libreria con sentimenti diversi da quelli iniziali: un giovane algerino che non ama i libri e la storia è costretto a cambiare atteggiamento mentale e lascia aperto uno spiraglio sull'amore per la letteratura e il rispetto per la storia, sia nel suo cuore che in azioni concrete.

Una giovane autrice, diventata un caso letterario in Francia, vincendo numerosi premi, tra cui il Goncourt, ci mostra, insieme a molti altri,  la vivacità intellettuale e artistica degli algerini francofoni e la volontà di parlare finalmente di ciò che finora è stato rimosso in Francia e in Algeria.