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Patrice Nganang-La stagione delle prugne- recensione a cura di Giulia De Martino

  • Category: Recensioni
  • Mercoledì 09 Gennaio 2019 18:28

 

 

 

 

 

 

  Patrice Nganang

  La stagione delle prugne

  66thand2nd, 2018

  Traduzione di Marco Lapenna

 

Secondo libro di una trilogia che tra poco si concluderà con la traduzione in italiano dell’ultimo testo “ Empreintes de crabe” ( il I ,“Mont Plaisant” è stato edito in italiano nel 2017), reca impresso l’interesse dello scrittore camerunense  per una riscrittura della storia dalla parte di quelli che dalla Storia ufficiale sono stati dimenticati o cancellati: i cosiddetti ‘fusilliers senegalais’, che erano anche del Camerun, del Mali, del Ciad e altro ancora. Giudica doveroso indagare a fondo il ruolo della Francia nel colonialismo di ieri e di oggi, smascherando le posizioni politiche che la indicano  come la principale protettrice di interessi africani principalmente nell’Africa del nord e centro-ovest.

L’autore entra nella storia del novecento, richiamando l’attenzione sul ruolo svolto dalle truppe africane nella liberazione della Francia e dell’Europa dalla barbarie nazifascista, instaurando una vera e propria narrazione delle fonti, citando nel testo addirittura la pagina precisa dell’affermazione riportata. Dunque un raffinato gioco storico in cui le fonti sono nel testo, poi in fondo al romanzo come bibliografia e in qualche caso come fonte implicita che, a qualche recensore più avvertito storicamente, non è sfuggita. Cerca di chiarire soprattutto cosa vuole dire lo ‘sbiancamento’ dell’armata nera cui fu sottoposto l’esercito francese di liberazione a danno degli africani, ai quali non fu neanche concesso di sfilare sotto l’arco di trionfo, durante i festeggiamenti per la fine della guerra.

Il destinatario di queste informazioni è il lettore con cui l’autore dialoga incessantemente, andando su e giù con la cronologia degli eventi, servendosi genialmente di un punto di vista molto particolare: quello degli umori del  paese di Edéa , situato tra Yaoundé e Douala, e di una piccola comunità formata da contadini, pescatori e boscaioli; in pratica la Storia che irrompe nella quotidianità di un piccolo centro periferico, lontano migliaia di chilometri da dove si prendono decisioni importanti per tutto il mondo.

La vicenda ha inizio con l’arrivo al villaggio- siamo nel 1942 e la Francia è divisa in due dall’occupazione nazista - di Pouka, uno scrivano al servizio dell’amministrazione francese, in fama di poeta e agitatore culturale, intenzionato a fondare nel paese un circolo poetico per diffondere l’amore per la poesia, la letteratura, il gusto per le conversazioni ‘alte’ dal punto di vista artistico ed etico.

Certo, come farlo con dei compaesani incolti e analfabeti, questo è il problema che si trova ad affrontare questo giovane ambizioso e un po’ egocentrico. Tuttavia una risposta dei suoi compaesani c’è, anche se fondata su molti equivoci da parte dei partecipanti, e Pouka si  trova a dover fare le riunioni in un caffè-bordello, con il permesso della tenutaria, unica disposta ad accettare queste stravaganze, suscitando la curiosità delle ‘signorine’.

Il bello è che questo signore è un personaggio realmente esistito, forse non un eccelso poeta, oggi quasi dimenticato, a cui tuttavia l’autore vuole riconoscere il merito di aver introdotto i suoi connazionali all’arte e alla letteratura moderna e a quel rapporto di odio-amore che hanno tutti gli ex-colonizzati nei confronti della lingua e della cultura francese. Così come intende valorizzare i cosiddetti scrivani dei francesi che in realtà formarono l’ossatura di coloro che si prodigarono per la libertà e l’indipendenza del Camerun . Perché la Francia è madre e matrigna e ha allevato coloro che l’hanno estromessa.

Ma non sarà la Parigi letteraria che dovranno affrontare i suoi accoliti, bensì quella di Leclerc , il tuttofare di De Gaulle, esule a Londra, con la formazione del governo di Vichy. Leclerc avrà l’incarico di rimpolpare l’armata francese, arruolando con la propaganda e la forza abitanti di villaggi, traendoli dalle foreste, dai campi e dalle barchette con cui pescano nei fiumi e nelle paludi, per gettarli, scalzi e armati solo delle loro armi tradizionali e di qualche fucile della prima guerra mondiale, nei deserti dove si attestano gli eserciti tedeschi e italiani.  Autentica carne da cannone che dimostra un coraggio, una forza e una determinazione atti a raggiungere qualche vittoria : De Gaulle le saprà  ben vendere a Churchill e agli americani, allo scopo di ricevere aiuti e interventi.

La guerra il lettore la segue, appassionandosi alle vicende di alcuni seguaci di Pouka: Bilong un adolescente, per il quale l’ardore della guerra si confonde con quello dell’erotismo provato nel corpo a corpo con Nguet, una giovane prostituta di cui si innamora perdutamente; Hebga, un taglialegna, con ambizioni pugilistiche, che quasi impazzisce alla notizia della madre violata e assassinata nella foresta e alla cui aggressività la guerra francese dà uno scopo e un indirizzo: lottare per De Gaulle con la sua fedele ascia; Philothée, un balbuziente che sa ovviamente almeno ascoltare e che forse nasconde un segreto, di cui - ma non è certo - si libererà in punto di morte; Aloga, un barbuto cantore delle epopee ‘bassa’, l’etnia prevalente in quella zona, che diventa la voce dell’amico balbuziente, sollevandolo da penose situazioni e rievocando il duo Eurialo e Niso.

Ancora personaggi reali contornano il giovane Pouka come Um Nyobè, amico d’infanzia destinato a diventare uno dei primi indipendentisti in Camerun e che fu assassinato nel 1958 ; sindacalisti e comunisti fuggiti dalla Francia di Petain, giornalisti, nati rivoluzionari e finiti in seguito tutti gollisti. La figura dell’amico Fritz, figlio di un collaboratore dell’amministrazione tedesca dà modo all’autore di parlare del mandato inglese e tedesco, successivo alla prima guerra mondiale, con cui fu spartito il territorio e che ha lasciato diverse minoranze linguistiche, causa di conflitti attuali. Anzi è a causa di un suo intervento a favore della minoranza anglofona che Patrice Nganang è stato incarcerato, espulso e privato dei suoi diritti politici.

Ma non è soltanto al coraggio dei camerunensi in guerra che lo scrittore vuole rendere omaggio, bensì anche alle loro donne. Il villaggio, sottoposto ad un regime di  privazioni, a causa del conflitto bellico e alla lontananza degli uomini mostra la sua faccia migliore attraverso le donne, che s’ingegnano, continuano la vita e la preservano per chi tornerà: memorabili le figure della Madre del mercato, di Sita prima e di Ngo Bikai dopo, di Nguet e di tutte quelle che rompono i tabù, per esempio andando a pesca nella palude, attività interdetta alle donne o accogliendo l’amica Ngo Bikai, oggetto di una violenza sessuale nei giorni in cui l’eterogeneo esercito francese girava liberamente per i dintorni.

Il tutto in un linguaggio fortemente ironico verso le illusioni stesse dell’autore sull’utilità della letteratura per superare i conflitti, sul ruolo dell’intellettuale, sui colonialisti di ieri, sui neo colonialisti di oggi e sui tic dei camerunensi. I personaggi costruiti sulle caratteristiche dei suoi connazionali hanno qualcosa di tragicamente buffo, perfino quando muoiono eroicamente.

Ciò nonostante è un libro fortemente militante, nel senso migliore del termine, di un intellettuale che non si arrende e che cerca di risvegliare i suoi dall’incantesimo di Paul Biya, da trentasei anni presidente ininterrottamente al potere: come può questo chiamarsi libertà e democrazia?

E le prugne, vi chiederete, che c’entrano le prugne? Ricordano all’autore il profumo penetrante di questi frutti, di cui la regione è grande produttrice,  spandendosi nell’aria : nella memoria collettiva  si lega in modo indelebile al periodo in cui molti uomini si gettarono nell’avventura di una guerra che non li riguardava e dai cui esiti di libertà non furono toccati e, in gran parte, non sono toccati neanche ora.