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Akwaeke Emezi - Acquadolce - recensione a cura di Rosella Clavari

  • Category: Recensioni
  • Mercoled√¨ 22 Maggio 2019 19:38

 

 

 

 

  Akwaeke Emezi

  Acquadolce

  ed. il Saggiatore, 2019

  traduzione di Benedetta Dazzi

 

Il romanzo della giovane scrittrice nigeriana che ha avuto numerosi riconoscimenti per la sua abilità narrativa, è sconcertante nel suo lato autobiografico poiché descrive la vita di una donna attraverso lo spirito o meglio gli spiriti che la dominano fin dalla nascita.

Akwaeke Emezi, lo leggiamo anche in una asserzione della famosa scrittrice Chimamanda Ngozie Adichie, sua amica e conterranea, è una ogbanje, uno spirito incarnato in un corpo secondo la cultura della popolazione africana igbo. Lei dice di non appartenere né a uno né all'altro genere sessuale e per questo motivo si è sottoposta all'asportazione dell'utero e alla riduzione dei seni ( lo stesso intervento descritto dalla protagonista del romanzo) .

L'originalità del testo consiste nel fatto che le voci narranti, a parte qualche intervento della protagonista definita “quella Ada” sono gli stessi spiriti che la abitano. Raccontano della prima nascita, quando sono venuti alla luce, poi della seconda nascita, quando Ada li disegnò dando loro un nome : Smoke di un grigio composito, Shadow di un nero intenso. La terza nascita avviene in Virginia dopo il trasferimento di Ada in America; qui afferma la sua presenza lo spirito di Asughara che dirige le relazioni sessuali e sentimentali di Ada  “dovevo usare io il suo corpo, prima che lo facessero loro”, avviandola  prima verso i ragazzi poi, dopo numerose delusioni e l'intervento di azzeramento del genere  sessuale, verso una ragazza, Donyen.

Asughara si vanta di proteggere quella Ada, gestendo le relazioni sessuali al posto suo e a volte Ada discute con  lei a voce alta , rivelando a chi le sta intorno, lo sdoppiamento e il disturbo di personalità di cui soffre.

La categoria degli spiriti è alquanto articolata: al primo posto vi è Ala, la dea madre che ha la forma carnale di un pitone. Tutta l' “Acqua dolce” (che esce dalla bocca del pitone) è il primo nome di Ada e significa anche “preziosa”; Ala è la madre della coppia di spiritelli ; poi c'è Ashugara e il suo gemello Saint Vincent, la parte maschile di Ada  che abita i suoi sogni; i trikster, figli della cosiddetta prima madre, che compaiono ad Ashugara ; infine un personaggio maschile seducente, che raffigura Cristo, Yshwa . “Prima di Soren ( il ragazzo con cui aveva avuto la prima delusione sentimentale) Ada era stata ossessionata dal suo cristo, quell' Yshwa”- afferma Asughara - “Gli insegnamenti di Yshwa prevedevano un sacco di pentimento e perdono e biancore da agnello candeggiato; venendo al sodo si poteva mandare tutto a puttane e ricominciare, e Ada ci aveva creduto finché non ero nata io e poi non ci aveva creduto più”.

Yshwa che tenta più volte di salvare Ada, in un dialogo a tratti ironico ed esilarante con Ashugara, rivela in realtà la serietà delle loro rispettive  verità : il Risorto salvatore e lo spirito maligno.

Ada è il ponte tra il mondo reale e quello degli dei descritto con dovizia di particolari. 

Più volte si fa riferimento “alla stanza marmorea della sua mente” che ha un che di sepolcrale, dove impazzano loro, gli spiriti malvagi che le suggeriscono forme di autolesionismo. Ada, usando il bisturi delle sue lezioni di anatomia o con un normale rasoio si procurerà spesso tagli sul corpo, facendo felici, con l'offerta sacrificale di sangue, gli dei che la abitano.  Ashugara, invece, ha come obiettivo primario quello di condurla al suicidio. Gli spiriti che accompagnano il percorso esistenziale di Ada hanno non solo una funzione disturbante (loro invece la ritengono una protezione dagli umani) ma anche di messa in ridicolo delle azioni umane, di certo nella loro tiepidezza, non inferiori come cattiveria a quelle degli spiriti stessi.

Ada che fa irruzione in tempo reale solo nel capitolo 9, rivela di averli scelti lei, per non stare sola  “è tutto un segreto che ho dovuto mantenere, ma ora non più, non da che voi state qui a leggere”.   Altro momento in cui Ada parla ( su 22 capitoli, solo 4 sono occupati da lei, gli altri sono divisi tra il “Noi” degli spiriti e l'azione di Ashugara ) è uno stasimo lirico che rivela il trauma subito dalla lontananza della madre i cui primi versi dicono: “Di notte mia madre non dorme./ Si preoccupa. Così vanno le cose/quando i freddi dèi ti danno una figlia./Io dormo come oppio gonfio”

Nella descrizione ambientale emergono Londra, la città dove la madre di Ada, Saachi, di origine indiana, ha conosciuto il padre Saul, nigeriano; dopo, la  Nigeria con il luogo della sua nascita,Umuahia: a differenza del fratello maggiore e della sorellina più piccola Anuli, nati entrambi ad Aba, Ada è nata nel luogo dove erano nati tutti i suoi antenati paterni e proprio questo deve avere determinato l'insediarsi degli spiriti nel suo feto. Il terzo luogo è l'America dove Ada a diciotto anni, si trasferisce per studiare. Il distacco dalla madre che va a lavorare in Arabia saudita e poi a Londra , per sostenere le cure mediche della sorella Anuli, determina un doloroso trauma in Ada. La sua ricerca di affetto sarà ricambiata con molte delusioni, sottacendo le molestie sessuali subite da piccola.

Il romanzo si presenta, soprattutto a persone di cultura occidentale, come una specie di seduta terapeutica psicanalitica dove i testimoni, presunti curatori, sono gli stessi spiriti dentro Ada. In realtà la vera terapia è rappresentata  dalla scrittura stessa  che l'autrice usa con somma padronanza e stile; così l'aspetto animistico della sua esistenza, anche senza una pur necessaria informazione sulla cultura igbo, si offre ai nostri occhi e ci coinvolge nel ritmo  della sua narrazione. Nel suo rifiuto di essere incasellata in un qualche genere sessuale, la scrittrice rivela però un legame imprescindibile, quello con gli spiriti ancestrali della sua terra che descrive così minuziosamente e da cui si sente dominata, affermando attraverso di loro la sua identità africana. 

Il finale, dove affiora il significato del titolo del romanzo stesso, è affidato al lettore che si potrà avventurare in questa storia. Possiamo anticiparlo nelle parole che aprono il primo capitolo ( a mo' di inclusione) :Ho vissuto molte vite dentro questo corpo. Ho vissuto molte vite prima che mi mettessero in questo corpo. Vivrò molte vite quando me ne tireranno fuori”.

Il testo, privo di indice, presenta alla fine una serie di ringraziamenti pieni di affetto, da cui possiamo intuire una solida rete di amicizie della scrittrice.