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Emmanuel Iduma- Lo sguardo di uno sconosciuto- a cura di Habté Weldemariam

  • Category: Recensioni
  • Venerdì 31 Luglio 2020 15:39

 

 

 

 Emmanuel Iduma

 Lo sguardo di uno sconosciuto

 Francesco Brioschi Editore, 2020

 

 

 

Lo sguardo di uno sconosciuto”, dello scrittore e critico d'arte nigeriano Emmanuel Iduma, con cui Francesco Brioschi Editore inaugura una nuova collana dedicata alla letteratura africana è innanzitutto una narrativa di viaggio, in parte memoir, in parte poesia e in parte saggio fotografico di un giovane che si fa strada attraverso l'Africa da osservatore partecipe, e non da turista distaccato. Viaggiando da solo o in gruppo (il suo viaggio è anche introspettivo) attraversa città e Paesi, permettendo così lo svolgimento di una narrazione che  non è solo  osservazione e ricordo, ma anche un   insieme di esperienze.

I segmenti narrativi che compongono i vari incontri, rivisitano ricordi d'infanzia, immaginano storie: Iduma scrive note per alcuni dei suoi compagni di viaggio, guardando indietro ai loro momenti condivisi. Altre volte descrive semplicemente una foto che, come un inciso, ha un ruolo a sé stante. Leggendo il libro, è impossibile non sentirsi in contatto con le introspezioni di Iduma, con l'impatto con le persone, i  luoghi e la cultura che ha visitato.

Nel secondo capitolo, lungo circa i tre quarti di una pagina, incontriamo un parente che, dopo aver ascoltato i racconti e le storie di viaggi di Iduma, chiede: “portami con te nei tuoi viaggi”.

In sostanza, questo è esattamente ciò che l’Autore fa con “Lo sguardo di uno sconosciuto”; attraverso una scrittura poetica Iduma ci accompagna nel viaggio facendoci sentire come se fossimo lì, nei suoi diversi itinerari, ad ogni passo. Una mappa al centro del libro ci aiuta a collocare i diversi paesi e città africane che egli ha visitato durante la sua peregrinazione. Le città sono posizionate in modo non uniforme, collegate da linee tratteggiate curve. Una geografia dei sogni. E i ricordi che collegano queste città lontane precipitano senza una connessione cronologica o spaziale: da Rabat in alto a Dakar a sinistra, giù per Yaoundé in basso ad Addis Abeba a destra, i nomi chiariscono le città e i Paesi: 22 in tutto. Guardando questa specie di collana non diresti che le città appartengono ad 11 paesi diversi, per non parlare dei confini artificiali che li attraversano….

Eppure, nella pagina successiva, affronta una barriera, un confine linguistico e geografico. Questi confini, relativamente “colabrodo” lasciano spazio a quelli più difficili nelle sezioni successive, come quando donne, uomini e bambini che tentano di migrare verso l'Europa incontrano "muri di mattoni burocratici, rigide politiche di immigrazione imposte dai governi dei paesi nordafricani in collaborazione con l'Europa Unione".

L’Autore descrive queste e molte altre contraddizioni che i confini generano. Una persona con denaro e passaporto, può trattare tranquillamente per passare i confini. Altri, invece, non possono avvicinarsi alle frontiere senza essere sottoposti a umiliazioni e violenze varie.

Essenza della fotografia come memoria e come meditazione

È estremamente interessante leggere gli scritti sui viaggi nel Continente africano da parte di un africano, che si aggiunge ad altri autori contemporanei come Teju Cole nel riportare in auge un genere - memorie/libri di viaggio corredati da foto- lontano dallo sguardo stereotipato occidentale.

Oggi è il primo giorno di ‘Aid al-Fitr. Gli uomini tornano dalle moschee con passo fermo e aria festosa, donne e bambini al seguito. Li osservo con il naso schiacciato sul finestrino. Gli uomini indossano lunghe tuniche abbondanti, quasi tutte bianche, alcune azzurre. Li guardo e penso alla parola ‘avventuriero’. Sono colpito da quei corpi spavaldi, avvolti nei vestiti migliori, diretti verso case che sembrano alte solo un paio di metri. Invidio l'ardore nel loro passo, senza fretta, come se camminando conquistassero un pezzo di terra. Voglio essere quegli uomini “(p.17).

Il primo capitolo è di mezza pagina, sufficiente per avere una idea chiara, per suggerirci come leggere “Lo sguardo di uno sconosciuto”. Una chiave di lettura insomma. Notiamo innanzitutto la scrittura: veramente aggraziata, cosi come le foto che accompagnano la narrazione. L’abbinamento foto/narrazione in questa scrittura ci obbliga spontaneamente a fare molte domande: come e perché le fotografie sono state selezionate? Le vignette/storie sono nate per prime e le foto sono arrivate dopo? O le fotografie sono lo sfondo su cui Iduma è stato poi costretto a scrivere? Gran parte della forza narrativa di “Lo sguardo di uno sconosciuto”, deriva dall'interazione di buona prosa e fotografie abilmente abbinate. Le parole in inchiostro nero su carta beige e le austere fotografie in bianco e nero aggiungono profondità all’opera.

Possiamo dire che “Lo sguardo di uno sconosciuto” è anche un libro sulle fotografie e sul loro significato. Una fotografia come documentazione e memoria della memoria perché, come chiarisce l’Autore, ogni fotografia è, sia documentazione che meditazione.

Lungo i suoi viaggi Iduma cerca di catturare questa vera essenza della fotografia come memoria della memoria e come meditazione sulla temporalità e la permanenza: “Mi metto vicino alla porta dell'ufficio visti, con gli occhi socchiusi. Ma quando più tardi osservo la foto si vede che sono consapevole della mia posa” (p.34). In tutta la narrazione, Iduma considera le immagini con i suoi significati nascosti, per lo spazio prima e dopo il momento dello scatto.

La fotografia non mostra la realtà, mostra l'idea che se ne ha. Può registrare volti, avvenimenti, oppure narrare una storia. Può sorprendere, divertire ed educare. Può cogliere e comunicare emozioni e qualsiasi dettaglio con una rapidità sorprendente. L'immagine di copertina, che appare anche all'interno del testo, raffigura una figura in canotta bianca, involucro e sandali il cui volto è oscurato da una fotografia incorniciata che mostra i bambini vicino a un muro di blocchi di cemento. Da sola, quest'ultima scena potrebbe essere considerata come prova della povertà infantile e nello stesso tempo  della resilienza umana.

Lo sguardo di uno sconosciuto”, può essere quell’atteggiamento che lo scrittore assume nei confronti di coloro che incontra sulla sua strada, la posizione dei suoi soggetti, come i giovani di Nouakchott che insistono per essere fotografati con un cartellone del presidente e che, al momento della posa, si trasformano nelle persone che vogliono essere. Iduma verso la fine del viaggio scrive qualcosa che riflette la sua ricerca di indagine non solo sulla posa ma sullo sguardo di chi ha davanti: lo sguardo di uno sconosciuto è il suo ma è anche dell’altro… e piano piano la sua arte ce lo svela.