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Ngugi wa Thiong'o - Il Mago dei corvi - a cura di Rosella Clavari

  • Category: Recensioni
  • Lunedì 30 Novembre 2020 20:02

 

 

 

 

 

 

 

 Ngugi wa Thiong'o

 Il Mago dei corvi

 La nave di Teseo, 2019

 traduzione di Andrea Silvestri 

 

Il testo ruota a 360 gradi sulle vite di tante persone, sugli intrecci più o meno illeciti della politica e della società ma alla fine arriva alla radice, all'inizio e alla fine del tutto: a quell'amore che muove il mondo, l'unica forza gratuita che consente di cambiare le relazioni tra le persone e di svelare la disumanità cui stiamo andando incontro . Una storia d'amore dentro una storia politica e sociale di una immaginaria e metaforica terra africana, Aburiria. Sembra l'abituale trama di molti romanzi storici di grande mole ( 911 pp.), in realtà qui tradizione e modernità si intrecciano e lasciano aperti molti interrogativi sulla coppia, sulla politica, sulla tutela ambientale, sul significato profondo di tutti questi aspetti.

Non siamo dentro le pieghe autobiografiche di “Sogni in tempo di guerra” o de “Nella casa dell' interprete”, memoriali della famiglia dell'autore e della sua stessa vita, tormentata sì, ma sempre dominata dalla sete di sapere e dall'amore per la cultura. Siamo in un mondo dove lo stile del racconto realistico o surreale cede a volte il passo alla favola o dove si mescolano, secondo un genere africano  frequentato da tempo,  realtà e fantasia.

I capitoli del libro recano nel titolo la parola demoni: i demoni del potere e delle code, i demoni maschili e femminili, i demoni ribelli e quelli barbuti (questi ultimi segno delle metamorfosi da umani a subumani o sovrumani), un modo per stigmatizzare ma anche per velare l'analisi di una realtà fatiscente dominata dall'idolo del potere, dell'avidità, della violenza.

La parte preponderante è sempre quella delle credenze africane, non a caso il protagonista è un mago. Il modo in cui viene condotto il racconto, con le numerose trasformazioni della realtà o surreali spostamenti da uno stadio all'altro, ricorda molto lo stile di Amos Tutuola, con espliciti riferimenti nel contesto del romanzo ( cita a pag. 250, il gentiluomo che restituisce le membra prese in prestito ne “Il bevitore di vino di palma” ).  Ma non solo a questo grande classico della narrativa africana sembra fare riferimento Ngugi. C'è anche l'eco della  grande allegoria del potere narrata da Sony Labou Tansi, la sua carnalità, soprattutto lì dove si parla della paradossale crescita a dismisura del Presidente fino a diventare una palla sospesa a mezz'aria, della sua malattia definita dai medici “espansione autoindotta”.  Oppure quando la parola “gravido” usata per parlare del paese, viene fraintesa per la gravidanza del presidente che si sta espandendo sempre di più. In realtà il paese è “gravido di problemi” e il Presidente quando si sgonfierà darà alla luce Baby D. la presunta neonata democrazia. Qui è fortemente presente il linguaggio del corpo di cui la cultura africana è naturalmente imbevuta per diffondersi nella letteratura e innestarsi in un discorso universale dove l’unione di  corpo e  anima possa manifestarsi a dispetto dell'alienazione umana dove corpo, mente e cuore viaggiano ognuno per conto proprio.

Venendo alla trama del libro, in una possibile ricostruzione lineare, i personaggi  che vivono  nella immaginaria Repubblica Libera africana di Aburiria,  non sono membri di un'unica famiglia o padri e figli,  ma coppie: coppie di sposi, coppie di poliziotti, di fedeli ministri a fianco del Presidente. Tutti interagiscono e verranno a conoscersi; qualcuno di loro spesso non è mai solo quello che appare. Fuori la lunga coda del popolo silente che li osserva, una massa senza parola.

La prima coppia protagonista del romanzo è quella di Kamiti, il mago dei corvi appunto, e Nyawira, una giovane segretaria che scopriamo anche attivista politica clandestina. Kamiti prima di rivelarsi un essere dotato di poteri soprannaturali, si presenta come un clochard che vaga per le strade e finisce morto in una discarica per poi risorgere con grande sgomento degli spazzini lì presenti. Nyawira la vediamo all'inizio come la segretaria dell'arrampicatore politico corrotto, dopo scopriamo che non solo può esercitare la magia come l'uomo di cui si è innamorata, ma fa parte del Movimento del popolo contro la dittatura del presidente. Il mancato impegno sociale  politico del mago che preferisce ritirarsi come un eremita nella foresta tra i luoghi che conosce e dove può meditare, lo allontana in un primo momento dalla donna; dopo si riavvicineranno mettendo al servizio del bene comune entrambi i loro doni. 

Queste poche note già ci introducono nella vivace storia ricca di particolari che Ngugi svolge, a partire dal primo capitolo dove parla del Presidente. Nella sua brama di potere vorrebbe far costruire una scala che arrivi fino in cielo. Vorrebbe dominare il tempo e per la moglie che aveva osato criticare la sua dissipatezza fa costruire una prigione dorata dove gli orologi segnano sempre la stessa ora e si sente sempre la stessa musica di quando è stata estromessa. Il delirio e l'orrore viaggiano insieme nel suo programma autoreferenziale: una democrazia multipartitica dove lui è a capo di tutti i partiti e per assurdo viene definita “nuova democrazia”.

La prima violenza- ci fa riflettere l'autore-  è quella sul linguaggio, sui significati delle parole, sulla mistificazione dei significati. Poi gradualmente insieme alla mistificazione delle parole avviene la trasformazione da uomini a mostri: il Presidente ormai sgonfiato, guarito dalla espansione autoindotta, si presenterà alto e dinoccolato al pubblico ma con una strana lingua biforcuta che lo fa somigliare a un serpente. Le persone sue affiliate diverranno orchi con gli occhi anche dietro la testa che nascondono con i capelli e il berretto messo a contrario.

I demoni cui sono intitolati i vari capitoli sono le forze infernali nel mondo corrotto contemporaneo e si presentano sotto varie forme: quelli del potere sono espressi dal Presidente e dai suoi accoliti come incapacità di elaborare un pensiero che non sia quello occidentale di sfruttamento e corruzione per dominare il mondo.  C'è il particolare comico-diabolico dei tre ministri del Presidente: il Ministro degli Esteri Machokali (occhi acuti) cosiddetto perché ha degli occhi enormi che si è fatto ingrandire con un intervento di chirurgia plastica. Il Ministro degli Interni Sikiokuu (grandi orecchie) e il Ministro dell'Informazione Big Ben Mambo (con una grande lingua) che sono ricorsi anche loro a un intervento plastico. Tutti tesi a un “accrescimento” del loro potere.

Poi ci sono i demoni delle code. Le code sono quelle che si formano da parte dei disoccupati che il giovane arrampicatore sociale Tajirika accoglie in piccola parte. Favorisce invece largamente i clienti che si presentano a lui con mazzette di denaro per garantirsi i loro appalti. La coda di persone è quella che vorrebbe vedere il Presidente, in una visionaria e surreale immagine di ascesa al Paradiso attraverso una scala infinitamente alta. Le code si formeranno anche davanti all'abitazione del mago Kamiti, un luogo dove si era rifugiato con Nyawira. e su cui avevano innalzato un cartello, per allontanare le persone pericolose. “Questa casa è del mago dei corvi”. Molti si rivolgeranno al guaritore dell'occulto che aveva ricevuto questi poteri dal nonno, mai esercitati a causa dell'ostracismo del padre. Ma noi leggiamo in queste code un messaggio implicito: code sono anche quelle che vengono create apposta dai lestofanti politici per ottenere favori dal governo, favori che ai poveri in fila non arriveranno mai; questi soggetti hanno interesse a mantenere la disoccupazione come strategia del potere per ottenere i fondi dalle banche, truffando la popolazione.

Altra metafora usata da Ngugi per denunciare i soprusi che risalgono alla tratta dei neri, è quella di Tajirika. che va dal mago perché ha perso l'uso della parola, ripetendo solo “se ….se“ “ se...solo”. Mettendogli uno specchio davanti, riesce a tirargli fuori tutta la frase: “se solo la mia pelle non fosse nera, se solo la mia pelle fosse bianca come quella di un bianco” la diagnosi del mago è: “soffre di una grave forma di smania di bianchezza”. Il mago gli dice che può diventare bianco togliendosi il nome e prendendo un nuovo nome; prendendo una nuova lingua, l'inglese e sposando una bianca.

Vedremo poi la bizzarra soluzione finale di Tajirika. che girerà con un braccio e una gamba bianca e tutto il resto nero, ma bisogna arrivarci seguendo le sue numerose peripezie: la punizione da parte delle donne vendicatrici ( i demoni femminili) della violenza che lui ha esercitato su sua moglie e il carcere dove saprà difendersi a modo suo.

Nel terzo capitolo Kamiti sparisce e Nyawira mette un cartello fuori dalla casa dove è scritto che il mago non riceve perché la casa deve essere purificata. La donna si incammina nella foresta per cercare il rifugio di Kamiti che era andato a finire tra la fine della savana e i piedi delle colline. 

Qui avviene, in armonia con la bellezza della natura, la loro unione d'amore e Kamiti, dopo l'amore, le propone di vivere con lui da eremita, nella foresta, “nel segreto del colore del sole e della luce di milioni di stelle”. Lei in un primo momento  non accetta “ tu ti occupi delle anime ferite, io dei corpi feriti” ma sarà Kamiti a uscire dalla foresta e a seguirla dopo averle insegnato la conoscenza della natura. Egli ha anche il potere di uscire dal proprio corpo ed entrare in quello di altre creature, è un poeta, un veggente, un consolatore di anime, un esperto di erbe, un protettore della foresta dove i mercanti di carta, carbone e legna si recano per abbattere gli alberi. C'è bisogno dell'unione delle due forze, quella di Njawira e di Kamiti per guarire il mondo. In realtà anche la donna mostrerà i suoi poteri occulti in una scena esilarante: travestita da strega minaccerà di maledizione e morte  i poliziotti venuti a prelevare Kamiti, se oseranno fargli dal male; sono giunti lì per condurlo dal presidente che vuole una consulenza in merito alla sua malattia. 

Kamiti aveva già guarito a suo tempo  Tajirika; la prima volta che lo aveva avvicinato, aveva sentito  un odore nauseante: era la puzza dei soldi, l'odore del male. Si parla di soldi nascosti in grossi sacchi, delle mazzette delle varie corruzioni operate da Tajirika  che Kamiti seppellisce nella foresta; da lì cresceranno banconote sugli alberi ma quando i corrotti andranno a cercarle le troveranno divorate dalle termiti.

Questo mago- dice Sikiokuu , ministro ”grandi orecchie”, è un pericoloso intreccio di politica e magia.  “Uno stregone postcoloniale” invece si autodefinisce il mago.

Prima di ricongiungersi alla sua amata Nyawira, Kamiti per sfuggire al Presidente dopo averlo curato con il metodo degli specchi, vagherà come un barbone nei bar del quartiere Santalucia e racconterà le sue storie alla sua combriccola di bevitori: di quando diventò un uccello e visitò l'intera Africa e i Caraibi, di quando si trovò morto in una discarica...

Suggestivo il racconto del mago quando dice di viaggiare in forma d'uccello e di vedere negli specchi ciò che è nascosto agli occhi dei comuni mortali.

Il racconto nei bar del luogo, viene svolto su di lui anche da A.G. il  poliziotto che lo aveva trovato un fatidico giorno in una discarica, apparentemente morto. Kamiti aveva abbandonato in quella discarica il suo corpo per volare come un  uccello fuori dal suo corpo, attraversando il tempo e lo spazio. Il saluto finale di Nywira e Kamiti ad A.G. con cui si conclude il romanzo sembra il saluto di due personaggi da favola che ringraziano il loro cantastorie e si chiude con questa sospensione tra realtà e magia.

La personalità di sapiente e di guaritore di Kamiti trova il suo complemento sul versante dell'attivismo politico nella figura della donna amata. Nyawira che milita nel  Movimento clandestino per la Voce del Popolo, raccoglie dalla voce della gente una domanda e una risposta: “Quante tribù ci sono qui?” “Due, produttori e parassiti”. Spiegando la sua posizione a Kamiti afferma che in Aburiria ci sono quelli che raccolgono dove non hanno mai seminato e quelli che piantano senza quasi mai cogliere il frutto di ciò che hanno seminato. Il primo gruppo domina il secondo. Noi non chiediamo alla gente - afferma la giovane donna - a quale tribù appartenga, ma quale posizione prenda davanti agli interessi conflittuali dei due gruppi.

Concludendo, constatiamo che in questa indagine complessa di uno stato immaginario che conduce  a un’analisi veritiera della situazione di molti stati africani, proprio come un grande guaritore, Ngugi porta alla luce la sua fede cristiana unita a un grande  bagaglio sapienziale delle credenze e delle oralità africane e alla critica verso le “chiese dello spirito” che ostacolano quella sapienza; svolge inoltre quella riflessione filosofica che ha fatto sempre parte della sua indagine sulle sorti dell'umanità. E poi la lettura in chiave biblica degli eventi, a partire dalla torre di Babele qui sotto la specie della magnifica scala che il Presidente vuole costruire inaugurando la marcia verso il Paradiso, la lettura dell'Apocalisse e dei Vangeli, sono ben evidenti. Una frase però riesce a stigmatizzare bene questi vari aspetti, pronunciata dal suo mago: “Forse la saggezza non era altro che l'arte di guardare quanto già conosciamo con occhi diversi, e di porre domande diverse [...]. La saggezza è la scoperta della magia che si nasconde nell'ordinario”.