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Ta-Nehisi Coates - Il danzatore dell'acqua - a cura di Giulia De Martino

  • Category: Recensioni
  • Giovedì 28 Gennaio 2021 17:33

 

 

 

 

 

 Ta-Nehisi Coates

 Il danzatore dell'acqua

 Einaudi, 2020

 traduzione di Norman Gobetti

 

 

 

Ta-Nehisi Coates, giornalista prestigioso, da sempre prezioso interlocutore di chi volesse dibattere sulle questioni razziali negli Usa di ieri e di oggi, è passato con questo suo primo romanzo alla narrativa, dopo una precedente incursione, nel 2016, nella fumettistica della Marvel per la serie di Black Panther, il primo eroe nero a fumetti. E’ un intellettuale molto amato e anche molto discusso ed è considerato un po’ il teorico del movimento Black lives matter. Negli Stati Uniti c’è un revival delle cosiddette slave’s stories, nate fin dall’ '800 come memorie di schiavi che avevano imparato a leggere e scrivere o come fiction che rievocano vite di schiavi o ex-schiavi. L’autore sembra collocarsi tra James Baldwin e Toni Morrison, con un occhio al recentissimo successo narrativo di Colson Whitehead , “La ferrovia sotterranea”, edito in italiano da Sur nel 2017.

La storia si svolge nella prima metà dell' '800 e il protagonista è Hiram Walker, figlio di una schiava e del padrone della piantagione di Lockless, in Virginia. Ma anche l’intera comunità di schiavi che ruota intorno ai campi di tabacco e alla casa padronale del proprietario occupa un posto rilevante nella narrazione. L’autore ci regala una nutrita e vivace galleria di ritratti, così come del mondo finto e dorato della ‘bella gente’ bianca. Hiram è stato separato da sua madre da piccolo, perché venduta e mai più rivista: pur essendo provvisto di una prodigiosa memoria fotografica, della donna ha solo vaghi ricordi molto sfocati, che non gli consentono di consolarsi con il ricordo di lei.

La vicenda si svolge durante la fine della sua adolescenza e l’ingresso nella maturità del giovane uomo. Il testo è in prima persona e si configura come una riflessione del giovane sulla sua vita personale, sulla condizione servile e sugli eventi eccezionali di cui si è reso protagonista. Hiram, in un frangente di pericolo e di rabbia, alla guida di un calesse che dovrebbe riportare a casa il suo inetto fratellastro bianco, di cui, in realtà , è stato reso valletto e cane da guardia, scopre un qualcosa di miracoloso, la cui portata gli si rivelerà un po’ per volta. Traversando un ponte il calesse viene inghiottito dal fiume Goose: suo fratello muore e lui si trova sbalzato dall’acqua in un prato molto distante ma vicino al monumento dei suoi antenati bianchi che hanno reso grande e ricca la Virginia. Anche nella sua infanzia erano accaduti  episodi misteriosi simili di cui non era riuscito a darsi una spiegazione. Il lettore comincia ad apprendere che Hiram è dotato del potere della Conduzione, cioè della capacità di teletrasporto per sé e per gli altri.

Anche Colson Whitehead era ricorso ad uno stratagemma fantastico per narrare la fuga di centinaia di schiavi attraverso una rete di protezione di un’associazione segreta di abolizionisti bianchi e neri liberati, con tanto di sentieri nascosti, stazioni di riposo e ristoro, per raggiungere il Nord non schiavista o il Canada: aveva trasformato la rete di persone in una ferrovia sotterranea reale che traversava l’America, nascosta nelle viscere della terra : il cammino verso la libertà.

Coates resta da un lato più aderente alla realtà storica, infatti troviamo uomini e donne che agendo in incognito e segretamente sono alla base del trasferimento di schiavi da Sud a Nord , ma anche lui ha aggiunto un pizzico di surreale magico attraverso l’invenzione della Conduzione. Si rifà senz’altro a quelle leggende e miti creati dagli schiavi per far sopravvivere un po’ di speranza e sogno di libertà, di cui c’è traccia nei blues, nelle canzoni da lavoro, nelle storie raccontate intorno al fuoco, durante le scarse pause dalla fatica. Storie che narrano di africani deportati in viaggio sugli oceani che riescono a tornare a casa sani e salvi, che si sottraggono alla schiavitù danzando sulle acque o volando.

Questo è quello che il protagonista vede confusamente nel fiume dentro una nebbia azzurrina: la silhouette di sua madre che si esibisce in una danza tradizionale con una brocca di acqua in testa. Lui non ricorda, ma è ciò che gli raccontano tutti quelli che l’hanno conosciuta e amata. Hiram, chiamato Hi con un nomignolo brevissimo che sa di supereroe  ( ah...La Marvel…) ci metterà del tempo per capire e governare a comando questa specie di trasporto magico. Dopo la morte del fratello e le acute osservazioni su come stia accelerando la vendita di schiavi, in seguito ad un preoccupante calo di profitti nella piantagione, Hiram decide di collaborare come agente con la Sotterranea.

Fondamentale, per comprendere il fenomeno da cui è sopraffatto, è l’incontro con un persona realmente esistita e che è stata alla base della nascita della Sotterranea: Harriet Tubman, una coraggiosissima attivista nera abolizionista e promotrice del diritto di voto alle donne, nota con il nome di ‘Mosé’, di cui si vociferava fosse dotata del potere della Conduzione. A questa persona dai tratti salvifici e messianici l’autore fa spiegare  al giovane cosa sia necessario per attivare il potere: la presenza dell’acqua , un ricordo indelebile bello o doloroso che sia e  un oggetto emotivamente significativo per il Conduttore. Quindi, ricordare con forza, narrare la reminiscenza, far venire a galla il rimosso doloroso che pure ha permesso di sopravvivere , trasporta,  muove, cambia. E’ il potere della storia la base per agire. Bisogna riappropriarsi di tutte le storie per salvarsi non solo individualmente ma come collettività. E con l’aiuto dei morti che non bisogna mai dimenticare. Come vediamo, Coates richiama in modo forte il legame con alcune credenze africane circa i morti e gli antenati. Questo è l’aggancio più diretto alla situazione in cui si trovano i bianchi oggi di fronte agli afroamericani : aver voltato le spalle ad un tratto della storia americana che ha permesso lo sviluppo della ricchezza degli Stati Uniti e non avere davvero fatto i conti con questo passato che ha defraudato l’identità originaria dei neri, imponendone una posticcia, attraverso soprusi e umiliazioni.

Forse i tratti carbonari e settari  della Sotterranea di Coates sono eccessivi e descritti in molti episodi, spesso, a nostro parere, non sempre necessari all’economia del racconto,  ma era difficile darne un ritratto univoco: c’erano di mezzo quaccheri e metodisti, bianchi liberali abolizionisti, donne che eguagliavano la schiavitù degli afroamericani a quella delle donne, avventurieri amanti del rischio. Fondamentale, a questo riguardo, la figura di Corrine Quinn, ricca ereditiera di Elm County, che ha una interpretazione tutta sua, ai limiti del losco, del modo di agire dei membri della Sotterranea.

Nel romanzo non abbondano le solite scene di frustate, stupri, di sopraffazione fisica che spesso si vedono in questo tipo di rievocazione storica, tipo il film “12 anni schiavo”. L’autore ci restituisce, senza le nostalgie o ipocrisie alla “Via col vento”, la quotidianità della schiavitù, la sua normalità: vediamo che oltre al lavoro nei campi e i servizi necessari a far esistere tutto ciò di cui ha bisogno la casa del padrone, gli schiavi amano, fanno baruffe, si invidiano, festeggiano il Natale e le altre feste comandate, si ubriacano, subiscono lutti e perdite, hanno tutti la sensazione che si preparano tempi ancora più bui: la terra della Virginia, quella dei Padri fondatori, con la cultura intensiva del tabacco non è più fertile come un tempo e presto padron Walker venderà sempre più schiavi, separando famiglie e vicini, comprando con la cessione dei loro corpi un altro po’ di parvenza di benessere o andando a cercare fortuna ad ovest, come stavano facendo tutti. I villaggi  di capanne si stanno spopolando, come anche la parte di quei pochi schiavi che hanno comprato la loro libertà e  condividono le case con i bianchi straccioni della Feccia, dediti a fare il lavoro sporco nei confronti degli schiavi che i signori delle ville non fanno di persona.

Per rappresentare tutto ciò l'autore adopera parole nuove, rendendo i loro significati assoluti : -gli schiavi sono la Servitù, i padroni la Qualità, distinti dalla Feccia, cioè i bianchi poveri che insieme fanno funzionare il Servizio, vale a dire il sistema, Sepolcro è il profondo Sud in cui tutti i neri hanno terrore di essere venduti.- Sono le parole messe in bocca a Hiram che, come in tutti i romanzi di formazione (e anche questo lo è),  passa attraverso varie fasi: da piccolo sognava  di essere chiamato da Padre Owell e avrebbe accettato qualsiasi umiliazione pur di abitare nella grande villa. Quando finalmente viene ammesso in casa per fare da schiavetto al fratello, ne condivide l’istruzione, superando in intelligenza e capacità il tonto Maynard, ma deve dormire e mangiare nei sotterranei in cui vivono gli schiavi. Solo attraverso le esperienze della Ferrovia Sotterranea, l'affetto per una donna anziana che gli ha fatto da madre e l'amore per una  ragazza bella e  indipendente, dopo imprigionamenti e violenze da parte dei cacciatori di taglie, capisce che i suoi erano sogni falsi. Diventare il padrone e sostituirsi al padre nella fattoria, perpetuando comunque il sistema, attraverso la sua soddisfazione come individuo, non è paragonabile alla libertà che ha sperimentato nelle città del Nord, libertà di essere se stesso e credere nei propri sogni, di gioire della compagnia di persone di cui ci si sente pari, di respirare pienamente e costruire il proprio futuro. Perciò questo diventa l’imperativo della sua vita: permettere anche ad altri di raggiungere questi livelli, sapendo che la lotta sarà lunga e pericolosa. Ché anche nelle città la stratificazione della società permane, tra ricchi e poveri, oltre che tra bianchi e neri.

Infine il protagonista deve affrontare un altro ostacolo mentale: nessuno può essere il padrone di nessuno, neanche un uomo della sua donna, bianca o nera che sia, coprendo con il manto dell’amore il desiderio di possesso.

Un personaggio azzeccato un po’ Spiderman e un po’ Frederick Douglass, scrittore e politico riformatore, autore dell'autobiografia ”Narrazione della vita di Frederik Douglass, uno schiavo americano”, a cui è sembrato ispirarsi l’autore per alcuni tratti del carattere di Hiram.

Aggiungiamo questo autore alla nutrita schiera di questa nuova era di scrittori afroamericani che speriamo abbia una qualche influenza sugli attuali scenari degli Usa...