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Dongala, Emmanuel (scheda autore)

  • Category: Schede autori e interviste
  • Martedì 03 Novembre 2009 18:27

Scheda biografica

Nato nel 1941 nella Repubblica Popolare del Congo, Emmanuel Dongala ha studiato prima nel proprio paese, poi negli Stati Uniti e in Francia. Nel 1979 torna in Congo, dove insegna chimica all'Università di Brazzaville fino agli eventi sanguinosi degli anni Novanta che lo costringono a lasciare precipitosamente il paese.
Trasferitosi negli Stati Uniti nel 1997, divide il suo tempo tra la scrittura e l'insegnamento presso il Bard College dell'Università di New York e il Simon's Rock College nel Massachussets.
È autore di alcuni lavori teatrali e di una raccolta di racconti (Jazz et vin de palme, 1982), che sono diventati un classico della letteratura africana e sono stati tradotti in Italia dalle Edizioni Lavoro (2005).
Inoltre, tra il 1979 e il 2002, ha pubblicato quattro romanzi di successo, l'ultimo dei quali (Johnny chien méchant), dedicato ai bambini soldato africani, è stato pubblicato in Italia dalle Edizioni Epoché.

 

E. Dongala, "Dimmi, a che cosa serve uno scrittore in Africa?" (Traduzione di M.-J. Hoyet)

Vengo dall'Africa, il continente primigenio, da cui emersero i primi esseri umani che partirono poi alla conquista del resto della Terra. Potrei vantarmi di essere figlio di quella terra originaria, madre di tutta l'umanità.
Purtroppo, vengo anche dalla terra di Yaguine Koïta e Fodé Tounkara, i due adolescenti guineiani trovati morti nel carrello di un aereo in una capitale europea. Due ragazzi che hanno sacrificato la loro vita sulla strada dell'Europa perché, hanno scritto, "si soffre troppo in Africa".
Si soffre troppo in Africa. Posso tradurre in statistiche ciò che intuitivamente i due ragazzi hanno capito: l'Africa è il continente che annovera il maggior numero di conflitti armati e anche il maggior numero di rifugiati al mondo, l'Africa è il continente in cui vive il 95 per cento degli orfani di Aids, l'Africa è un continente che si sta descolarizzando, l'Africa è il continente che racchiude 18 fra i 20 paesi più poveri del mondo.
Fermiamoci qui. Sì. Yaguine e Fodé, avete ragione: "soffriamo enormemente in Africa".
Davanti a questo caleidoscopio di dolori, alcuni diranno allora che i paesi africani hanno urgente bisogno di competenze di ogni tipo, vale a dire di quelle di economisti, uomini politici, ingegneri, gestori della sanità e che so io ancora, ma certo non di scrittori: perché per ora l'Africa non ha bisogno né di sognatori né di utopisti.
Alt, andiamoci piano! È importante sapere che non sono né gli scrittori né i poeti che hanno condotto l'Africa a questo stato di catastrofe avanzata; i responsabili sono gli economisti, i politici, gli ingegneri, i gestori della sanità e gli altri, cioè gli "uomini pratici", quelli che non sognano.
Sarebbe solo giustizia chiedere loro di rifare ciò che hanno disfatto. Ma stiamo attenti, molto attenti, non si dovrebbe lasciare il futuro del mondo tra le loro sole mani.
In un continente martoriato e disperato, abbiamo il dovere di far sognare i Yaguine e i Fodé, di fare in modo che la gioventù tradita dalla politica, non perda la speranza e sappia che la vita non è soltanto fame, malattia, povertà, guerra e uomini politici che si comportano da capi delle milizie.
Abbiamo il dovere di far sapere loro che la vita può essere vissuta diversamente, che può essere migliore, che i fiori esistono e che ci sono delle stelle nel cielo, che il vino di palma non si beve solo durante le veglie funebri ma anche per i matrimoni e le nascite.
E quando questi giovani avranno qualcosa da dire o da chiedere, non si rivolgeranno più "alle loro Eccellenze, signori responsabili d'Europa", ma si rivolgeranno a noi, i fratelli maggiori, i genitori, gli amici.
Chi può svolgere questo compito meglio di noi scrittori?
Quando nell'esercizio del nostro mestiere riusciamo a strappare un sorriso a un uomo o a una donna al colmo della disperazione, è una vita umana che abbiamo salvato perché quel sorriso è un'apertura alla speranza, una scommessa per la vita.
Quindi niente paura. Scriviamo! Non dobbiamo "scusarci, scusarci infinitamente di scrivere". Viviamo nel e con il popolo per testimoniare, mettiamoci accanto alla sofferenza per parlarne, alziamoci di fronte agli irresponsabili uomini politici per meglio denunciarli. Infine, scendiamo nel profondo di noi stessi per far sorgere la gioia e la speranza che portiamo in noi.
Scrittori, apparteniamo alla stessa razza di coloro che erano presenti agli albori del mondo. Abbiamo il dovere di essere sempre presenti finché esso esisterà.