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Waberi, Abdourahman A. (scheda autore)

  • Category: Schede autori e interviste
  • Martedì 03 Novembre 2009 18:34


Nato nel 1965 a Gibuti da una famiglia modesta Abdourahman A. Waberi ha lasciato il suo paese nel 1985 per proseguire gli studi in Francia, a Caen. Scrittore e professore di inglese al liceo, ammiratore dello scrittore somalo Nuruddin Farah, a cui ha consacrato una tesi, a partire dal 1994 ha pubblicato per le edizioni Le Serpent à Plumes due raccolte di racconti e un romanzo che costituiscono una trilogia su Gibuti.

Costituito da testi brevi, "Le Pays sans Ombre" (1994) riceve il “Grand Prix de la nouvelle francophone” dalla Académie Royale de Langue et Littérature Française de Belgique e traccia il ritratto caleidoscopico di un paese prostrato dalle siccità, le febbri e le guerre. Racconti, leggende, pezzi documentari ed estratti di giornali compongono e sovrappongono, lungo i 17 testi, un paese immaginario, mitico e un paese reale, in stretto rapporto con l’attualità politica.

"Cahier nomade", la seconda raccolta (1996), si iscrive in una prospettiva ambiziosa: scrivere l’abbandono di un paese, una storia a margine della Storia dai tempi della decolonizzazione.

L’ultima parte della trilogia su Gibuti, "Balbala", appare nel 1997 e ritrae un paese in preda alla corruzione e agli intrighi; nel romanzo le voci di Waïs, Dilleyta, Yonis e Anab si alzano per reclamare pace, libertà e giustizia, ma pagheranno cara la loro sfida al potere.

Più recentemente Waberi ha scritto "Moisson de crânes" (2000), consacrato al genocidio del Ruanda, e una nuova raccolta, "Rift routes rails" (2001), segnata dall’esilio e dalla deriva di un continente che ha perduto il proprio passato e le proprie tradizioni. In entrambi, l'autore sottolinea le lacerazioni e le erranze dell’Africa nera: "Moisson de crânes" si presenta come una testimonianza e tenta di esprimere l’indicibile orrore dei massacri; "Rift routes rails" illustra la tentazione del viaggio perpetuo che è sottesa a tutto il lavoro di Waberi.

Co-autore di "L'OEil nomade, voyage à travers le pays Djibouti" (1997), l'autore ha raccolto le sue poesie in “Les nomades, mes frères, vont boire à la grande ourse” (Pierron, 2000).

Caratterizzata da una scrittura molto libera e ricca di metafore, dove la componente mitica va di pari passo con una critica politica virulenta, la narrativa di Waberi si pone in continuità con una produzione poetica immersa nell’atmosfera e nei paesaggi del Corno d’Africa.

Nel 2003 appare per Gallimard il suo secondo romanzo "Transit" sul doppio tema della guerra civile e dell’esilio (vd. la recensione a cura di Maria Teresa Palazzolo pubblicata su questo sito).

La sua ultima opera, "Aux Etats-Unis d'Afrique" (Editions Jean-Claude Lattès, 2006), conosce un notevole successo di critica e di pubblico. Il romanzo mette in scena un mondo in cui la povertà e la miseria hanno cambiato campo: gli “Stati Uniti d’Africa” prosperano con le loro opulente megalopoli e i loro dinamici centri d’affari; l’Africa è il continente all’avanguardia nelle arti, la cultura, la moda e le nuove tecnologie; inonda il mondo di apparecchi made in USAf, hamburgers Mac Diop e Africola, riso iper-proteico e sorgo OGM.

L’Europa è invece terra di miseria, calamità, massacri, guerre inter-etniche, epidemie, pandemie, AIDS e malnutrizione. Un continente incapace di produrre altro che milioni di affamati, candidati all’emigrazione verso le coste meridionali del Mediterraneo, verso la terra promessa della ricca Africa, impaurita dall’invadente “pericolo bianco”.
La protagonista – Maya – è arrivata nella terra promessa quando, ancora bambina, è stata strappata alla miseria della sua terra (la Normandia) da un medico africano in missione umanitaria per conto di una ONG panafricana, che l’ha adottata e condotta con sé ad Asmara. Ma Maya - ormai adulta - desidera tornare in Europa per scoprire le sue radici, ritrovare la sua terra e le sue origini, riavvicinarsi alla sua gente. Un lungo e doloroso viaggio all’indietro che la porterà verso le terre cupe e misere della Normandia, paese in cui l’unica ambizione umana è quella di cercare di sopravvivere giorno per giorno.


“Aux États-Unis d’Afrique” è un pamphlet che rovescia il mondo e che – utilizzando abilmente i peggiori stereotipi – fa vacillare i nostri pregiudizi e ci mette di fronte alla loro brutalità. Mette a nudo la nostra paura irrazionale dell’Altro, per farci prendere coscienza che l’Umanità è una e che nessun popolo può ormai salvarsi da solo, senza pensare all’Altro che, in fondo, non è altro che noi stessi.

I racconti e gli articoli di Waberi sono stati pubblicati da giornali e riviste sia africani che internazionali (Libération, Le Monde, Le Monde diplomatique, La Nation, Il Manifesto, Jeune Afrique, Lo Straniero, Lettre International, Grand Street, The Mail & Guardian  etc) e in una ventina di antologie. La sua opera è stata tradotta in otto lingue.

Sito dell’autore: http://waberi.free.fr/