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Ibrahim al-Koni, Polvere d'oro (recensione di M. Teresa Palazzolo)

  • Category: Recensioni
  • Lunedì 08 Marzo 2010 21:46

POLVERE D'ORO di IBRAHIM AL-KONI (Libia)

Traduzione dall'arabo di Maria Avino
Edizioni Ilisso, 2005

Premessa al primo capitolo una citazione da Qoelet: "...la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c'è un solo soffio vitale per tutti...."
E' l' introduzione al racconto dell' amicizia tra un bambino e un cucciolo di cammello, un cammello pezzato intelligente e bellissimo, ultimo esemplare di una razza ormai estinta. Cresceranno insieme, affrontando insieme le numerose difficoltà che la vita pone a entrambi, in un rapporto talmente esclusivo da costituire per Ukhayyad il legame più forte mai stabilito.
In realtà di questo romanzo, come di tutti gli altri di al-Koni, vero protagonista è il deserto, anche nella sua valenza metafisica. "L' infinito dello spazio e l' infinito nel cuore. Il silenzio nelle orecchie e il silenzio del cuore. La quiete del deserto e quella del cuore... solo il deserto purifica lo spirito. Monda, libera, svuota. Qui è facile librarsi per congiungersi con la solitudine eterna......Qui e soltanto qui, nelle vaste pianure sconfinate, nel deserto nudo dove si incontrano tre estremi: la terra desolata, l'orizzonte, lo spazio, per dare vita al cosmo che fluttua instancabile per connettersi con l' eternità, con l' altra vita."
Il deserto ha leggi durissime e per potervi sopravvivere uomini e animali devono possedere un talismano: la pazienza, da esercitare costantemente. "La pazienza è fede, la pazienza è preghiera, la pazienza è vita." E Ukhayyad non si stanca di raccomandare pazienza al pezzato, suo unico compagno nel
cammino iniziatico verso l' Assoluto. Ha stretto con lui un patto di sangue quando, per salvarlo dalla pazzia, si è lasciato trascinare, appeso alla sua coda, tra le rocce delle montagne e gli sterpi spinosi delle vallate che, lacerandone la carne, ne avevano mischiato il sangue.
"Una fratellanza di sangue è più indissolubile di un legame di parentela." La separazione tra i due amici fraterni avverrà forse per la maledizione del padre di Ukhayyad, contrario al suo matrimonio con una ragazza straniera proveniente dall'Air piuttosto che con una cugina? O non piuttosto per un
tradimento perpetrato da Ukhayyad? Quale? La dimenticanza dell'offerta promessa a Tanit, la dea antenata mitica dei Tuareg, in cambio della guarigione del pezzato? O l'avere impegnato il pezzato presso un mercante in cambio dei mezzi di sussistenza per la moglie e il figlio, durante la carestia sopravvenuta all' invasione della Libia da parte degli italiani che avevano sospinto i Tuareg verso il deserto sterile del Sud? Oppure l' aver dato al mercante, che avanzava pretese sulla donna essendone cugino, la moglie e il figlio pur di riavere l'amico di una vita che stava soffrendo orribilmente per la separazione?
Ma insieme al pezzato Ukhayyad aveva accettato dal mercante della polvere d' oro..."Un pugno d' oro. Una manciata di terra. Dio maledica l' oro!" portatore di disonore e di morte.


Maria Teresa Palazzolo
© Scritti d’Africa 2007