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Segnalazioni 2010 - Archivio

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  • Venerdì 26 Marzo 2010 20:57

Marie Reine Toe

Il mio nome è Regina

Editore Sonzogno, 2010

 

"MI CHIAMO MARIE REINE JOSIANE MAANDINIMA TOE.
JOSIANE, PER MIA MADRE.
MAANDINIMA, PER MIA NONNA.
REINE, SOLO REINE, PER MIO PADRE.
MARIE, PER TUTTI GLI ALTRI.
DA SEMPRE SONO STATA TANTE PERSONE.
TANTE QUANTE I NOMI CHE AVEVO.
Ma è del mio nome africano Maandinima che voglio parlare."

Se un colpo di stato cambia all’improvviso la vita di un Paese, può succedere che una bambina di nove anni debba fare i conti con la Storia. È quello che accade alla piccola Marie Reine Toe quando Thomas Sankara prende il potere in Alto Volta, l’attuale Burkina Faso. Il padre, André Toe, è un importante funzionario del vecchio regime di Saye Zerbo e sarà vittima degli eccessi della Rivoluzione. È la fine dell’infanzia dolce e dorata di Marie Reine, ma anche l’inizio dell’appassionante avventura che dai sobborghi di Ouagadougou la porterà in Italia. Le scoperte si susseguono a un ritmo frenetico, che pulsa come quello della musica assordante delle discoteche in cui la bellissima Marie Reine lavora come cubista. Amicizie, amori, eccessi le faranno conoscere le pieghe più nascoste di questo nuovo mondo, fino a quando l’orgoglio di riprendersi in mano la propria vita le esploderà dentro per farla ricominciare.
Vera e toccante, ricca di svolte improvvise, ecco la sua storia


Pap Khouma

Noi italiani neri

Baldini Castoldi Dalai, 2010

Quali sono, oggi, le aspirazioni e i disagi quotidiani di chi indossa la pelle nera in Italia? Come vivono i nuovi italiani neri, figli di coppie miste, o adottati, o nati da genitori africani residenti da decenni nel nostro Paese? E soprattutto, esiste un problema razzismo in Italia? Come va concepita la nozione di cittadinanza nella nostra società, destinata a essere sempre più multietnica?
Mescolando sapientemente l’inchiesta giornalistica con la finzione narrativa, il piano del presente e del passato, Noi italiani neri si muove tra i campi di calcio – infestati dal razzismo degli ultrà, in Italia, Francia e Inghilterra, a volte con la connivenza di certa politica – e i campi di battaglia della seconda guerra mondiale, raccontando il sacrificio di migliaia di soldati neri che combatterono contro le armate hitleriane, contribuirono alla vittoria ma non poterono, per il razzismo dei vertici militari americani, partecipare alla parata per la liberazione di Parigi e furono dimenticati dalla storiografia europea. Dal calcio alle banlieue, modello di integrazione fallita da cui trarre utili lezioni per le nostre periferie, attraverso le parole di figli delle migrazioni africane nati o cresciuti tra Parigi e Milano, giovani che amano la terra dove sono nati, ma cui viene negata la piena cittadinanza, anche dopo diverse generazioni. Casi di italiani neri perfettamente integrati, come il calciatore Mario Balotelli, ospite obbligato per le polemiche nate dalle accuse di alcune frange di tifosi secondo cui «Un negro non deve giocare nella Nazionale italiana di calcio! Un negro non può essere italiano!»
Un libro di denuncia ma anche di speranza, che se da un lato ritrae un’Italia vittima di pregiudizi arcaici che nega a se stessa l’irreversibilità delle sue trasformazioni culturali e sociali, dall’altro stupisce per la serena lungimiranza dei nuovi italiani di colore, che non fanno le vittime ma sanno che la storia darà loro ragione e contribuiranno a costruire un Paese migliore.

Pap Khouma, senegalese di nascita e cittadino italiano, è direttore della rivista on-line di letteratura della migrazione «El-Ghibli». Vive a Milano e lavora in libreria. Dopo il grande successo del suo primo romanzo Io, venditore di elefanti, ripubblicato per B.C.Dalai editore, nel 2005, sempre per BCDe, è uscito Nonno Dio e gli spiriti danzanti.


Amara Lakhous

Divorzio all'islamica a Viale Marconi

Edizioni e/o, 2010

 

alt2005. I servizi segreti italiani ricevono un’informativa: un gruppo di immigrati musulmani, che opera a Roma nella zona di viale Marconi, sta preparando un attentato. Per scoprire chi siano i componenti della cellula viene infiltrato Christian Mazzari, un giovane siciliano che parla perfettamente l’arabo. Christian inizia la sua indagine.............

 Amara Lakhous è nato ad Algeri nel 1970 e vive a Roma dal 1995. Dopo la fuga dal suo paese, si è stabilito a Roma, dove vive e lavora. Si è laureato in Filosofia presso l’Università di Algeri e in Antropologia Culturale presso l’Università La Sapienza di Roma. Nel nostro paese ha pubblicato il suo primo Le cimici e il pirata (Arlem, 1999, in arabo con traduzione in italiano), e in Algeria il secondo: ambientato a Roma, Come farsi allattare dalla lupa senza essere morso, è stato riscritto da lui in italiano con il titolo Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio.


sul libro di Amara Lakhous vedi anche la recensione di Marie-José Hoyet


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Igiaba Scego, La mia casa è dove sono

Editore Rizzoli, 2010

 

Quando è scoppiata la guerra in Somalia Igiaba non se n'è accorta. Aveva sedici anni, stava a Roma, e quella sera sperava solo di baciare il ragazzo che le piaceva. Non sapeva che per due anni non avrebbe più avuto notizie di sua madre. Non sapeva che la guerra si porta via tutto, anche l'anima. Igiaba è nata a Roma perché suo padre, ex ministro degli Esteri somalo, ci veniva a "studiare la democrazia" negli anni Cinquanta. E al Sistina era rimasto stregato dalla voce di Nat King Cole e dalla sensazione che in quella città si potesse ricominciare a sognare. Se ne ricordò tanti anni dopo, quando il colpo di stato di Siad Barre costrinse lui e la famiglia all'esilio in un altro paese. Per questo Igiaba per lungo tempo ha sentito parlare della sua terra solo attraverso le fiabe della madre e i racconti nostalgici dei fratelli, che ricordavano i fasti passati. Lei della sua infanzia romana ricorda bene invece gli insulti dei compagni di classe per il colore della sua pelle e le incursioni a Trastevere con la madre, nel cuore della notte, per avere un po' di pasta e qualche vestito dalle associazioni del quartiere. Ora è diventata la voce ironica e intensa della seconda generazione, sospesa tra il fascino per le proprie radici e l'amore per la terra in cui è cresciuta. Questo è il racconto di cosa significa portarsi dietro la propria casa in un paese nuovo, delle difficoltà di essere accolta, accettata, amata. È la storia di Igiaba ma, in fondo, parla di noi.
 


altEgitto

Magdi El Shafee, Metro-Graphic novel

Traduzione di Ernesto Pagano

Edizione Il Sirente, 2010 

Romanzo a fumetti, ambientato nella Cairo contemporanea, nel bel mezzo dell’insicurezza che investe la sfera finanziaria, ma non risparmia neanche quella sociale. Il protagonista è il signor Shihab, un software designer che non riuscendo a pagare il debito contratto con uno strozzino, organizza una rapina in banca per risolvere definitivamente i problemi finanziari. Per realizzare l’impresa si avvarrà della complicità dell’amico Mustafà il quale, però, lo lascerà a bocca asciutta e fuggirà con la refurtiva.
Nei disegni del talentuoso El Shafee si srotolano gli avvenimenti egiziani degli ultimi anni, cadenzati dalle fermate della metro che portano il nome dei dirigenti egiziani: Saad Zaaghloul, Nasser, Sadat e Mubarak. Metro è un triller, una storia d’amore e un romanzo politico metropolitano che si anima dietro le facciate e nei sotteranei dell’affascinante e decadente Cairo. Censurato per alcune immagini considerate porno, al Cairo ormai non si trova più neanche una copia, l’autore e l’editore, famoso blogger e militante del movimento Kifayya sono stati processati lo scorso luglio.


Nigeria

altKen Saro-Wiwa, Un mese e un giorno. Storia del mio assassinio

Traduzione di Marta Codignola

Baldini e Castoldi editore, 2010

"Dio prenda la mia anima, ma la lotta continui."
ultime parole di Ken Saro-Wiwa prima di essere impiccato

Questa è la storia di un uomo che si è battuto per i diritti del suo popolo: gli Ogoni. L’arma principale della lotta di Ken Saro-Wiwa è stata la parola, che quando è capace di mandare messaggi forti e chiari sa unire le persone e smascherare le ipocrisie. I suoi discorsi, la straordinaria capacità di mobilitare le masse, la notorietà presso la gente lo hanno reso il bersaglio principale del governo militare nigeriano, che ha reagito decretando il suo assassinio.
In occasione del decimo anniversario della sua esecuzione, avvenuta il 10 novembre 1995 per impiccagione insieme ad altri otto militanti del Mosop (il Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni), è stata pubblicata una nuova edizione di questo libro – con la prefazione del premio Nobel Wole Soyinka – che contiene il suo diario del mese e un giorno di detenzione nel 1993 – vera e propria autobiografia politica – il suo straziante testamento, rivolto al giudice del tribunale militare che lo aveva condannato a morte, alcune lettere della corrispondenza con gli amici, quelle di cordoglio inviate alla famiglia da personaggi illustri come Nelson Mandela, Ethel Kennedy, Chinua Achebe, Ben Okri, Harold Pinter, Salman Rushdie, Arthur Miller, Susan Sontag, Alice Walker, Fay Weldon, Nadine Gordimer, e le commoventi lettere scritte dal figlio al padre dopo la sua morte.

 


Angola

altJosé Eduardo Agualusa, Le donne di mio padre

Traduzione dal portoghese di Giorgio de Marchis

Edizioni, La Nuova Frontiera, 2010

Chi era mio padre? Per trovare una risposta a questa domanda, Laurentina si mette in viaggio alla ricerca delle proprie radici. Da Luanda fino alla Zambesia, passando per le ferite ancora aperte del Sudafrica, un viaggio scandito dalle rivelazioni delle tante donne amate da Faustino Manso e da incontri indimenticabili : pianisti senza mani e vendicatori insonni, contrabbandieri di diamanti ed eroi dimenticati, un contrabbasso stregato e il più bel film della storia del cinema.
Un romanzo straordinario che attraversa l'Africa come un oceano notturno alla ricerca di una risposta, pur sapendo che la verità, in fondo, è solo l'unica risorsa di chi non ha immaginazione.

José Eduardo Agualusa è nato nel 1960 a Huambo, in Angola e oggi vive tra Lisbona, Rio de Janeiro e Luanda. Giornalista ed editore, è soprattutto l'autore di alcuni tra i romanzi più apprezzati negli ultimi anni dai lettori portoghesi e brasiliani. Le sue opere, alcune delle quali saranno presto adattate per il cinema, sono state tradotte nelle principali lingue europee. In Italia, la Nuovafrontiera ha già pubblicato i romanzi Quando Zumbi prese Rio (2003) e Il venditore di passati (2008), vincitore dell'Independent Foreign Fiction Prize, prestigioso riconoscimento attribuito ogni anno al miglior romanzo straniero tradotto in inglese.


sul libro Le donne di mio padre di José Eduardo Agualusa, vedi la recensione di Rosella Clavari


altSudafrica

Marlene Van Niekerk, La via delle donne

Neri Pozza editore, 2010

La via delle donne, il secondo libro della scrittrice sudafricana Marlene van Niekerk, esplora con capacità il rapporto esistente tra due donne, una “padrona” e la sua “serva”, nel lungo arco di cinquanta anni. In controluce, però, è la storia del loro Paese, il tormentato Sudafrica, che scorre tra le righe degli avvenimenti che cambiano il volto della fattoria di Grootmoedersdrift . Ora diario, ora romanzo della memoria , ora monologo -flusso di coscienza, sottile gioco di specchi tra gli errori di una protagonista e le vicissitudini dell’altra, scrupolosa attenzione ai dettagli e alla comunicazione non verbale: il libro di Marlene Van Niekerk ha fatto dire ai critici del Times Literary Suplement che ci troviamo di fronte a: «Il più importante romanzo sudafricano dai tempi di Vergogna di Coetzee».

Marlene van Niekerk è nata nel 1954 in una fattoria di Caledon, nella Provincia del Capo Occidentale, in Sudafrica. Dopo gli studi in psicologia, lingue e letteratura, ha ottenuto una cattedra prima all'università di Witwatersrand e poi di Stellenbosch, dove insegna Letteratura Afrikaans e Olandese


Sudafrica

altBreyten Breytenbach. Le confessioni di un terrorista albino

Traduzione di Maria Teresa Carbone

Alet edizioni, 2010

Breyten Breytenbach racconta la storia del proprio arresto in Sudafrica, nel novembre del 1975. Arrivato a Johannesburg per battersi contro il regime dell’apartheid, Breytenbach viene accusato di essere un agente del KGB e sbattuto in prigione, dove resterà per 7 lunghi anni. Lo scrittore rievoca le angherie subite, la vita dei detenuti, ma anche l’importanza della scrittura, come strumento di evasione e di libertà. Una denuncia atemporale di ogni forma di razzismo, schiavitù, odio, apartheid.

"Nessuno di noi può prescindere da questa straordinaria testimonianza"

Nadine Gordimer, Premio Nobel per la Letteratura

 


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Etiopia

Maaza Mengiste, Lo sguardo del leone

Traduzione di Massimo Ortelio

Neri Pozza, 2010

vd. anche la recensione a cura di Giulia De Martino

In un giorno del 1974, la vita di Hailu e di milioni di etiopi muta di colpo. Dal cielo terso e acceso dal sole di Addis Abeba, gli elicotteri dell'esercito imperiale lasciano cadere migliaia di volantini. Adagiandosi al suolo con la grazia di piume strappate, i fogli annunciano alla popolazione l'impensabile: la ribellione dell'arma a una «monarchia vetusta e decadente», incapace di assicurare alla giustizia i corrotti e i responsabili della carestia che flagella l'Etiopia.
Nei mesi seguenti l'imperatore Hailè Selassiè, subito dopo aver firmato l'ordinanza di scioglimento del governo e del consiglio della corona, viene arrestato e trasportato in una modesta casa sulla collina che sovrasta la capitale.
Nella notte fra il 26 e il 27 agosto del 1975, l'eletto del Signore, il monarca con nelle vene il sangue di re Salomone, il Leone di Giuda che ha combattuto Mussolini, viene soffocato con un cuscino e sepolto sotto il pavimento di una latrina, di fronte alla finestra dell'ufficio del nuovo tiranno, Menghistu.
Nei trent'anni trascorsi come medico del Prince Mekonnen Hospital, ribattezzato dal nuovo regime Black Lion Hospital, Hailu non ha mai visto una città così sconvolta come ora. Jeep e uniformi, marce militari e assemblee obbligatorie, una continua parata di manifesti propagandistici, stelle, falci e martelli, operai dall'aria fiera e con i pugni alzati e, soprattutto, incessanti arresti ed esecuzioni di intellettuali, notabili, aristocratici e funzionari imperiali finiti, inermi, nelle mani del Derg, il consiglio della rivoluzione, dopo essersi fidati della sua falsa promessa di non ricorrere a un bagno di sangue.
Il Derg ha trasformato persino l'ospedale in un luogo desolato, pieno di dottorini russi e pazienti etiopi mal assistiti e afflitto da una perenne scarsità di medicinali.
Hailu tuttavia, non si ribella. Continua la sua vita segnata dalla solitudine seguita alla morte della moglie per un male incurabile, anche quando scopre che il figlio più giovane, Dawit, non frequenta affatto i corsi universitari, ma le riunioni clandestine della resistenza studentesca contro il Derg.
Un giorno, però, al Black Lion Hospital viene trasportato il corpo di una ragazza avvolto in un foglio di plastica trasparente. Un corpo orrendamente torturato, i jeans e la camicetta a fiori letteralmente zuppi di sangue, i piedi che sporgono gonfi dall'estremità della barella. Un'oscenità inaudita, che costringe Hailu a drammatiche e inevitabili decisioni.
Opera strabiliante sulla tragedia di una rivoluzione e sull'insopprimibile bisogno di libertà degli esseri umani, Lo sguardo del leone svela, sulla scena letteraria mondiale, l'originalità e la potenza del nuovo romanzo africano.

 

altAngola

José Luandino Vieira, Di fiumi anziani e guerriglieri - I. Il libro dei fiumi
Gruppo Albatros, 2010

Prefazione di Roberto Francavilla, docente di Lingua e Letteratura Portoghese presso l’Università degli Studi di Siena

Lo chiamano Kapapa, “Razza”, perché ha i piedi come razze. È giovane, va a pesca con la sua barca a vela su un antico fiume della propria terra, l’Angola, umiliata dai colonizzatori portoghesi. Due soldati lo vedono, a loro Kapapa sembra un tipo sospetto, lo vogliono prendere, arrestare, umiliare. Ma Kapapa sfugge loro di mano come le anguille che pesca dal fiume, e scappa, scappa nella giungla e lì trova i guerriglieri cui si unisce, lì trova la storia degli antichi fiumi della propria terra, fiumi in cui scorre il sangue degli africani che da sempre resistono e lottano per la libertà e l’indipendenza.
In questo suo capolavoro, primo capitolo di una trilogia, José Luandino Vieira ci conduce attraverso i fiumi che delimitano la memoria di un popolo, di una nazione, di un intero continente, sfociando in una narrativa densa, sconcertante, favolosa.
 
“Ho visto fiumi. Fiumi primevi, primigeni, ante-nati del mondo, limacciosi torrenti di sangue disumano nelle vene degli uomini. L’anima mia scorre profonda come le acque di questi fiumi. Ma nella guerra civile della mia vita, io, nero, mi misi a pensare: troppi fiumi – alcuni li ho visti, altri sentiti, mi sono bagnato almeno due volte in quelle stesse acque.”
 
José Luandino Vieira, nato in Portogallo, ha acquisito la cittadinanza angolana per la sua partecipazione al movimento di liberazione nazionale e il suo contributo alla nascita della Repubblica Popolare dell’Angola. Arrestato dalla polizia portoghese, è stato lungamente detenuto per il suo impegno politico. A partire dal 1972 inizia la pubblicazione della sua opera, scritta
quasi interamente durante la prigionia. Tra i maggiori esponenti della cultura e della società angolana e africana, è stato insignito di prestigiosi riconoscimenti come il Premio Castelo Branco, per il suo libro d’esordio Luuanda, e il Premio Camões, il più prestigioso riconoscimento letterario portoghese, che tuttavia ha rifiutato.



Mozambico
Paulina Chiziane, L'allegro canto della pernice
Traduzione dal portoghese di Giorgio de Marchis
Edizioni La Nuova Frontiera, 2010 

Su questo romanzo, vd. anche la recensione a cura di Giulia De Martino

L'amore è una trappola per topi. Serafina lo ha sempre detto, Delfina ne è convinta, Maria das Dores lo scoprirà presto. Tre generazioni di donne per raccontare storie di amanti, madri, figlie, sorelle, puttane e mogli che hanno dovuto scegliere tra la libertà e il dolore, tra la fame e l'ipocrisia, per dimostrare al mondo che il paradiso è sempre tra le braccia di una madre.
Paulina Chiziane ci porta di nuovo in Zambesia, nel Mozambico degli anni Cinquanta, durante il regime coloniale portoghese e, ancora una volta, svela ai suoi lettori tutta la magia e la forza di una terra sconosciuta e affascinante.
L'allegro canto della pernice è un indimenticabile romanzo sull'amore, ma anche una spietata requisitoria sul razzismo che non potrà che scuotere le nostre rassicuranti certezze, puntando con coraggio il dito sulle responsabilità individuali di tutti: vittime e carnefici.

Paulina Chiziane è nata a Manjacaze, nel sud del Mozambico, nel 1955. Durante la guerra civile ha collaborato con la Croce Rossa Internazionale in alcune delle zone più colpite dal conflitto e attualmente è impegnata in Zambesia, dove coordina programmi di sviluppo per conto di organizzazioni internazionali. Nel 1990, ha pubblicato Balada de amor ao vento, diventando la prima donna mozambicana ad aver scritto un romanzo. Oggi, dopo Il settimo giuramento e Niketche. Una storia di poligamia, romanzi che l'hanno definitivamente consacrata come una delle voci più intense e originali della nuova letteratura africana, continua a definirsi una raccontarice di storie che recupera la ricca tradizione orale del suo paese. Le sue opere sono tradotte in molte lingue, tra le quali il francese, l'inglese, il tedesco e lo spagnolo. L'allegro canto della pernice è il suo quinto romanzo.

 


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Guinea Equatoriale

Donato Ndongo, Il metrò

Cura, traduzione e prefazione di Valeria Magnani

Edizioni Gorée, 2010


Obama Ondo vive in un villaggio rurale nel cuore dell’Africa nera. dove emergono tutte le contraddizioni del colonialismo.
Nella sua fuga verso la città, il protagonista prende coscienza dell’assenza di prospettive in un paese governato da una classe politica arrogante e corrotta, e comincia a sognare l’Europa. Lo attende una drammatica odissea per mare, fino all’incontro-scontro con la società dei «bianchi», tra alienazione e speranze di integrazione.


Un affresco vivo e coinvolgente dell’Africa post-coloniale e contemporanea, l’epopea personale di un uomo che è disposto a inseguire i propri sogni anche a costo della vita.

Una scrittura appassionante che trascina il lettore in un vortice di incontri ed emozioni forti.
Un racconto a più voci che non rinuncia al ritmo narrativo dei cantastorie africani, e che rivela il talento di uno degli autori africani più interessanti di questi ultimi anni.
«L’autore utilizza con arte la storia di Lambert Obama Ondo per guidarci a esplorare l’universo Africa in tutte le sue componenti: l’evoluzione della donna nel contesto sociale, la poligamia, la spiritualità, l’ottimismo, lo smantellamento delle strutture sociali e culturali tradizionali. E ancora, ci parla dei responsabili del divario nord-sud del mondo, dei manipolatori, della stregoneria e della medicina, di tutte quelle sfaccettature che nel nostro immaginario fanno dell’Africa un mito o una condanna». (Valeria Magnani)
 

Annotazioni:
«Nonostante avesse perso la sfacciataggine e l’insolenza dei suoi avi, Lambert Obama Ondo, membro del clan degli yendjok, si sforzava di affermare e mantenere viva la sua africanità in ogni luogo e circostanza».


su questo romanzo vedi anche la recensione a cura di Giulia De Martino


 

altCiad 

Nimrod, Le gambe di Alice
Traduzione  di Cinzia Poli
Edizioni Nottetempo, 2010
Numero di pagine: 112
Prezzo: € 14,00


Dalla cattedra avevo occhi solo per il piede di Alice," racconta il giovane insegnante protagonista del romanzo. Quando ritrova la sua allieva nel furore della guerra civile che devasta il Ciad, l'uomo decide di portarla con sé nella fuga che lo allontana dalla capitale per avvicinarlo al villaggio dell'interno dove vive la sua famiglia. I piedi, le gambe, la verginità della ragazza sono un sortilegio che lo tiene avvinto per tutto il viaggio. L'incontro con Alice diventa una diversione nella fuga dalla guerra, dalla moglie, dalle regole. Diviso fra il desiderio di costruire con la ragazza un'illusione amorosa, e la consapevolezza della sua meta, l'uomo si dibatte fra l'ossessione erotica e l'ansia di arrivare a casa.

Nimrod (1959), pseudonimo di Nimrod Bena Djangrang, é romanziere, poeta e saggista. Nato in Ciad, vive attualmente in Francia dove ha ricevuto vari premi per le sue raccolte poetiche. Nel 2001 ha pubblicato il suo primo romanzo "Le gambe di Alice".

Egitto
 
Youssef Ziedan, Azazel
Traduzione di Lorenzo Declich e Daniele Mascitelli
Neri Pozza editore, 2010
€ 18,00
 
altUna cella di due metri per lato. Una fragile porta di legno sconnessa. Una tavola, con sopra tre pezze di lana e lino, e un tavolino con un calamaio e una vecchia lampada con lo stoppino logoro e la fiamma danzante. A Ipa, il monaco egiziano, non serve altro per vivere nel monastero sulla vecchia strada che collega Aleppo e Antiochia, due città la cui storia ha inizio nella notte dei tempi.
È il V secolo, un momento decisivo nella storia della Cristianità. Sono anni di violenza religiosa, di lotte e contrasti feroci, e la fede nel Cristo vuol dire scegliere una fazione, abbattere i propri nemici, e così decidere del proprio stesso destino.
Nestorio, l'abba che ha preso Ipa sotto la sua protezione, il venerabile padre con cui a Gerusalemme e Antiochia il monaco ha discusso liberamente dei libri proibiti di Plotino, Ario e degli gnostici, è nella tempesta. Nel 428 d.C. è stato ordinato Vescovo di Costantinopoli e ora, due anni dopo, è accusato di apostasia, la più terribile delle accuse, l'abbandono e il tradimento della fede nel Cristo. Il Patriarca Cirillo, l'Arcivescovo di Alessandria, ha scritto dodici anatemi contro l'«apostata», colpevole ai suoi occhi di non riconoscere che «il Cristo è Dio nella sostanza e che la Vergine è Madre di Dio».
Che Chiesa è mai quella che scomunica un saggio dal volto radioso, un uomo santo e illuminato che ha il solo torto di ritenere assurdo che «Dio sia stato generato da una donna»? Che Chiesa è quella rappresentata dal Patriarca Cirillo, capo di una diocesi dove i cristiani al grido di «Gloria a Gesù Cristo, morte ai nemici del Signore!» hanno scorticata la pelle e lacerate le membra della filosofa Ipazia, «la maestra di tutti i tempi»?
È un tempo infausto per il monaco Ipa, poiché a tremare non sono soltanto i pilastri della religione, ma anche quelli del suo cuore. Da quando il sole cocente della bella Marta è spuntato per lui ad Aleppo, Ipa ha conosciuto i sussulti dell'angoscia e i fremiti della passione. E gli orrori si sono impadroniti a tal punto della sua anima che gli sembra a volte di parlare con Azazel, il diavolo in persona.
Affascinante racconto delle peripezie umane, sentimentali e religiose di un monaco, sullo sfondo degli appassionanti conflitti dottrinali tra i Padri della Chiesa e dello scontro tra i nuovi credenti e i tradizionali sostenitori del paganesimo, Azazel è una di quelle rare opere letterarie capaci di gettare uno sguardo profondo e originale sulla Cristianità e l'Occidente, e di raccontare un'epoca in cui le pagine della storia avrebbero potuto essere scritte diversamente.

Angola
 
Pepetela, Il desiderio di Kianda
a cura di Vincenzo Barca e Serena Magi
Edizioni lavoro, 2010
Prezzo € 13
 
altNella Luanda dei primi anni Novanta un gruppo di governanti corrotti banchetta su un paese in miseria, mentre imperversa la guerra civile. A questa "casta" appartiene Carmina, la protagonista del romanzo. Votata alla carriera e moglie dispotica dell’inetto Joao Evangelista, la donna, in una rapidissima ascesa politica, accumula potere e denaro, sotto lo sguardo ingenuo del marito. 
 
Ma si verifica d’improvviso uno strano fenomeno: i palazzi della zona di Kinaxixi cominciano a collassare uno dopo l’altro, senza ragione apparente e senza provocare danni a persone o cose. Qual è la causa misteriosa di questi crolli? Cosa li lega a Kianda, lo spirito delle acque che abitava l’antico lago, scomparso per far posto ai nuovi edifici?
Con amara ironia Pepetela ci invita a ricostruire la pianta di una città, nel desiderio di restituire dignità e speranza agli abitanti. Un augurio e un atto di fiducia disincantato nel suo paese.
 
Pepetela, pseudonimo di Artur Carlos Mauricio Pestana dos Santos, è nato in Angola nel 1941. Nel 1969 aderisce al Movimento popolare per la liberazione dell’Angola (Mpla) per combattere nella guerra d’indipendenza angolana e contemporaneamente inizia l’attività di romanziere. Nel 1997 vince il premio Camoes a riconoscimento del suo lavoro.

Mali
 
Moussa Konaté, La maledizione del dio fiume
Traduzione di Valeria Malatesta
Edizioni e/o, 2010
Prezzo € 16,50
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Un noir in terra africana, dove al mistero del delitto si mescolano gli arcani che avvolgono una cultura ricca di miti e leggende.  
 
In Mali nel villaggio di Kokri, lungo le rive del fiume Niger, vivono i pescatori di etnia bozo, profondi conoscitori del mondo acquatico e dei suoi misteri. Un giorno, durante la stagione secca, una tempesta sconvolge la loro vita lasciandosi dietro, al mattino, i corpi senza vita del capovillaggio e della sua sposa. Il commissario Habib e il suo fedele ispettore Sosso vengono incaricati di scoprire la causa di quelle morti inquietanti. Per i bozo, legati alle antichissime tradizioni della loro terra, la spiegazione è priva di misteri: Maa il Lamantino, il dio delle acque, si è vendicato. Figlio del continente nero, formatosi alla scuola dei bianchi, il commissario Habib dovrà condurre l’inchiesta destreggiandosi fra antiche credenze e incalzanti sospetti, l’Islam e l’animismo, la necessità di ascoltare gli anziani del villaggio e il bisogno di trovare le prove per giungere alla soluzione del caso. L’indagine però non sarà soltanto la ricerca della verità, ma una vera e propria avventura, affascinante e coinvolgente, scandita dal ritmo epico di concezioni ancestrali.
 
Nato in Mali nel 1951, Moussa Konaté è considerato il miglior rappresentante della letteratura del suo paese. Nei suoi romanzi esplora l’Africa contemporanea al fianco del commissario Habib, rivelandoci un continente diviso fra modernità e rispetto della tradizione. Si dedica alla scrittura dal 1981 e ha al suo attivo numerosi romanzi.

altMali

Moussa Konaté, L'assassino di Banconi

Trduzione di Ondina Granato

Edizioni Del Vecchio, 2010

 

L’importanza dell’ambientazione, evidente già dal titolo, è il vero punto di forza di questo avvincente noir. Bamako è il palcoscenico vivido e affascinante delle indagini del commissario Habib e del suo fedele aiutante Sosso. Qui, i due indagano su tre omicidi. Causa della morte: il cianuro. Luogo: il quartiere povero di Banconi. Habib e Sosso affrontano, come tutti gli investigatori, il crimine, la miseria e le speculazioni, ma a Bamako la gerarchia sociale e l’influenza delle caste e dei rapporti familiari complicano e arricchiscono il meccanismo narrativo.


altGhana

Kwei Quartey, Omicidio nella foresta

Traduzione di Delfina Vezzoli

Edizioni Feltrinelli, 2010

Nella foresta che circonda il villaggio di Ketanu, Gladys Mensah, una promettente studentessa di Medicina, viene trovata morta in circostanze misteriose. L’indagine è delicata, superiore alle forze della scalcinata polizia locale. L’ispettore Darko Dawson, di Accra, è la persona giusta per occuparsi del caso, anche se detesta l’idea di allontanarsi dall’amata moglie e dal figlio, un bambino con il cuore difettoso, ma soprattutto lo spaventa ritornare a Ketanu. Per Dawson questo angolo addormentato del Ghana è un campo minato emotivo, legato al doloroso ricordo dell’improvvisa e inspiegabile scomparsa di sua madre, venticinque anni prima. Darko Dawson è armato di un notevole intuito e di una sana dose di scetticismo ma il suo talento, a volte oscurato dal temperamento mercuriale, forse non basterà per risolvere questo inquietante mistero.Lirico e accattivante, il romanzo d’esordio di Kwei Quartey ci immerge nella maestà e nel fascino del Ghana, dalla capitale Accra fino a un piccolo villaggio del Nord, dove segreti sepolti da anni stanno per riaffiorare in superficie.


altSudafrica

Chuck Korr e Marvin Close, Molto più di un gioco. Il calcio contro l'apartheid

Traduzione di V. Iacoponi

Prefazione di Gianni Rivera

Edizione Iacobelli, 2010

Il racconto dei detenuti politici di Robben Island, il terribile carcere del regime razzista sudafricano, con il loro amore per il pallone, é arrivato in Italia, a pochi mesi dai primi campionati mondali di calcio nel continente africano. Il regime instaurato dal Partito nazionalista sudafricano ha appena aperto il fuoco su una folla di manifestanti neri dichiarando guerra a qualsiasi opposizione politica. È in questi anni di lotta e repressione che prende le mosse questo volume, la vera storia di chi per aver combattuto contro l'apartheid, si è trovato scaraventato su un'isoletta piatta e brulla in mezzo alla baia di Cape Town: l'isola-carcere di Robben Island. Circondati dall'oceano e isolati dal mondo, spogliati di ogni diritto, i detenuti di Robben Island hanno imparato non solo a convivere col carcere duro e col lavoro forzato, ma anche a riappropriarsi della propria dignità e a proseguire la battaglia contro il sistema: grazie a un pallone e all'amore per il calcio. Un libro per credere ancora nella magia e nel valore dello sport.


altMalawi

William Kamkwamba, Il ragazzo che catturò il vento

Edizioni Rizzoli, 2010

L’intelligenza e la tenacia
di un solo giovane
possono illuminare
l’intero villaggio.

 
“Prima che scoprissi i miracoli della scienza, era la magia a governare il mondo.” A sei anni William scampa a una maledizione, a quindici vuole diventare ingegnere: gli piace studiare, quasi quanto andare a caccia e in giro per la foresta con l’amico Gilbert. Ma nel Malawi, dove è nato, l’istruzione e` un lusso, la tecnologia è una forma inaffidabile di stregoneria, e comunque prima viene il lavoro nei campi, la lotta quotidiana per sopravvivere. Quando il villaggio viene colpito dall’ennesima carestia, William conosce la fame più nera; e mentre lottano per sfamare le bocche di casa, i genitori non possono più permettersi una retta di 80 dollari all’anno né un figlio improduttivo. Il ragazzo sa che per tornare sui libri deve risolvere nientemeno che l’emergenza principale del Paese: la siccità. Ebbene, le uniche cose che non mancano mai nel Malawi sono il vento e i rifiuti. Armato di un mucchietto di vecchi manuali, di una mezza bicicletta, ingranaggi di trattore e pezzi di metallo raccolti in una discarica, William si impegnerà per realizzare la sua personale magia: imbrigliare la forza del vento e trasformarla in luce, acqua, vita. Da un’infanzia ancora intrisa di leggende alla promessa di un brillante futuro nella tecnologia, la storia di William e del suo piccolo sferragliante miracolo ha conquistato il mondo diventando un simbolo di riscatto. I libri di fisica, le difficoltà economiche e lo sconforto, il sostegno degli amici, l’incredulità dei compaesani e la fiducia dei familiari: fino a quella prima lampadina tremolante che si accende tra le mani del giovane inventore. Il ragazzo che tutti chiamavano misala, “pazzo”, ha catturato il suo sogno e incarnato le speranze di un intero continente.

William Kamkwamba è nato a Dowa, nel Malawi, nel 1987. Ha cominciato a interessarsi all’energia eolica a quattordici anni. Riportata da un giornale locale, la sua storia e` stata ripresa dal “Wall Street Journal” che gli ha dedicato un profi lo, e nel 2008 William e` stato invitato a parlare al World Economic Forum dedicato all’Africa. Grazie a una borsa di studio ora è allievo della prestigiosa African Leadership Academy di Johannesburg.


altCongo

Alain Mabanckou, Black Bazar

Edizioni 66THAND2ND, 2010

Le mille anime afro di Parigi in un romanzo che parla di amore, di amicizia e di identità, ma anche di moda, di musica e di tecniche di abbordaggio alle feste

Amante degli abiti firmati, appassionato cultore del lato b delle donne e fine teorico del nodo alla cravatta, il protagonista e narratore di questo romanzo, soprannominato non a caso “il Sederologo”, vive da solo in un vivacissimo quartiere di emigrazione nera nella periferia di Parigi dopo che la compagna lo ha abbandonato per fuggire con l’Ibrido, “un primate” dal discutibile talento musicale. Nella galleria di personaggi che animano la sua vita spiccano figure spassose: il martinicano Ippocrate, razzista militante che ha dimenticato di essere nero; il franco-ivoriano Roger, logorroico e importuno; Paul del grande Congo, acceso sostenitore dell’importanza dell’”altro lato” delle donne. Con una lingua ricca ed eclettica, Mabanckou ci parla di identità e alienazione, mettendo in evidenza gli eccessi e le debolezze degli immigrati urbanizzati e ridicolizzando il razzismo provinciale dei parigini, senza perdere la vena satirica che rende i suoi personaggi così veri.

 Alain Mabanckou nasce nel 1966 nel Congo Brazzaville. Trascorre la sua infanzia à Pointe-Noire, capitale economica del Congo dove ottiene una laurea in Lettere e Filosofia. In seguito comincia a studiare diritto a Brazzaville per continuare i suoi studi in Francia presso l’Universita’ Paris-Dauphine. Negli stessi anni pubblica una raccolta di poesie che gli fa vincere il Gran Premio Letterario dell’ Africa nera. Nel 2001 è negli Stati Uniti quando l’Università del Michigan gli propone la cattedra di Letteratura Francofona che accetterà l’anno successivo; vi insegnerà 4 anni per poi accettare l’offerta della prestigiosa Università della California a Los Angeles, dove attualmente insegna presso il Dipartimento di Studi francofoni e di letteratura comparata.


 altSudAfrica

Deon Meyer, Tredici ore

Edizioni  e/o, 2010

È l’alba e una ragazza corre a perdifiato su per la montagna che domina la splendida baia di Città del Capo. Cerca di sfuggire a un misterioso gruppo di inseguitori che durante la notte hanno brutalmente ucciso la sua amica, ma non sa dove andare né a chi chiedere aiuto.

A qualche ora di distanza viene scoperto l’omicidio di un noto discografico, trovato morto in casa sua accanto alla moglie ubriaca. L’ispettore Bennie Griessel viene chiamato a coordinare entrambe le indagini, portate avanti da una generazione nuova di tutori dell’ordine che rispecchia la mescolanza di etnie del paese.
Ma l’impresa è ardua per il navigato poliziotto, combattuto fra alcolismo, guai in famiglia, conflitti professionali, imperativi politici e l’impellenza di trovare la ragazza prima che sia troppo tardi. Il tempo fugge e Griessel ha solo tredici ore…
 
Deon Meyer è nato nel 1958 nella città sudafricana di Paarl nel Winelands del Capo Occidentale ed è cresciuto a Klerksdorp, nella regione delle miniere d’oro della Provincia del Nord-Ovest. Dopo il servizio militare e gli studi presso l’Università Potchefstroom, è entrato a far parte come reporter della redazione del Die Volksblad, un quotidiano di Bloemfontein. Da allora ha lavorato come addetto stampa, copywriter pubblicitario, direttore creativo, web manager, stratega Internet e consulente del giornale.

altSudAfrica

Deon Meyer, Safari di sangue

Edizioni e/o, 2010

Nell'anno del Sudafrica che ospiterà a giugno i mondiali di calcio, questo romanzo mozzafiato vi farà scoprire un paese misterioso e affascinante. Per scoprire il mistero della scomparsa, avvenuta vent'anni prima, del fratello e di recenti aggressioni contro di lei, Emma le Roux ingaggia una guardia del corpo, il taciturno Lemmer, un uomo d'azione dal passato indecifrabile che l'accompagna attraverso il Sudafrica in un viaggio irto di pericoli inattesi. Il fratello di Emma lavorava per la difesa della natura e degli animali al parco nazionale Kruger quando scomparve nel corso di misteriose manovre militari ai tempi dell' apartheid. Per ritrovarlo, sua sorella e il suo bodyguard Lemmer si addentrano in una fitta rete di segreti militari, scontri razziali, interessi turistici, bracconieri di elefanti e altri animali selvatici. Un'avventura mozzafiato in un Sudafrica bellissimo e misterioso, condotta con mano da maestro dal “re del thriller sudafricano”.

 


altSudAfrica

Kgebetli Moele, Tocca a te

Traduzione di Monica Martignoni

Edizioni Epoché, 2010

Khutso è riuscito a conquistare la vita che desiderava: ha una carriera di successo, è diventato ricco, ha sposato la donna dei suoi sogni e insieme hanno avuto un figlio, un bambino che è il suo orgoglio, a cui lo lega un rapporto speciale di complicità maschile, tanto che la mamma inizia a sentirsi un po'esclusa... Ma un giorno, all'improvviso, tutto crolla. Cos'è quella voce che si è insinuata nella sua testa e gli chiede di riempire di nomi uno strano libro nero? Il nuovo romanzo di Kgebetli Moele affronta con agghiacciante lucidità uno dei maggiori problemi mondiali, l'Aids, e lo fa utilizzando il virus come voce narrante, una presenza incombente, cinica e determinata, che non fa differenze nella scelta delle sue vittime.

Kgebetli Moele è nato nel 1978 a Polokwane (Sudafrica). Attualmente lavora nell'industria dello spettacolo e vive a Pretoria. Camera 207, il suo romanzo d'esordio, ha vinto il Noma Award, il Charles Bosman Prize e lo University of Johannesburg Debut Fiction Prize. Tocca a te è stato inserito dall'autorevole "Sunday Independent" tra i migliori libri del 2009.

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altNigeria

Chris Abani, Canzone per la notte

Edizioni Fanucci, 2010

My Luck, quindicenne soldato igbo, è stato addestrato come sminatore nell’Africa orientale. Al risveglio dopo un’esplosione si ritrova solo, separato dalla sua unità e nel mezzo della foresta, territorio inospitale che però, dopo anni di giungla e guerra, conosce bene. E la mente di My Luck ritorna ai ricordi e alle visioni della violenza di cui è stato attore o testimone. L’addestramento lo ha reso capace di individuare una mina e disinnescarla con un coltello stando in equilibrio su un solo piede, ma ha anche reso necessario recidere le sue corde vocali: urlare in guerra rappresenta un rischio per i compagni. Ma nelle teste dei sopravvissuti le grida di coloro che muoiono sono ancora più laceranti, proprio perché non emettono alcun suono. Nel silenzio sconcertante della solitudine, si fa strada in My Luck la consapevolezza che esista una mappa nella sua coscienza che lo aiuterà a risalire dall’oscuro precipizio della follia della guerra.

Nato in Nigeria, Chris Abani ha pubblicato a sedici anni il suo primo romanzo, per il quale è stato perseguitato politicamente nel suo paese, finendo in carcere per ben due volte. È autore dei romanzi GraceLand (uscito in Italia per Terre di Mezzo Editore nel 2006), L’ambigua follia di Mr Black (2007), Abigail - Una storia vera (2008), Canzone per la notte (2010). Questi ultimi 3 sono stati editi da Fanucci. Oggi è professore associato all’Università della California e ha vinto diversi premi letterari, tra cui il prestigioso Hemingway Foundation/Pen Award, il Freedom-To-Write Award, il Prince Claus Award e il California Book Award.

 

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Segnalazioni 2008 - Archivio

  • - Archivio anni precedenti
  • Martedì 09 Marzo 2010 20:27

Congo
MABANCKOU ALAIN, VERRE CASSE'

Editore Morellini, 2008
Pagine: 163, Prezzo: € 17,90
Scheda dell'editore
Verre cassé è un habitué del 'Credito è in viaggio', un bar come tanti: è qui che, tra un bicchiere e l'altro, ha imparato a osservare la gente, ad ascoltarne le incredibili vicende. Un giorno il Mollusco ostinato, proprietario del bar, gli chiede di scrivere qualcosa sul suo locale perché, dice, la pagina scritta "è l'unica cosa che resta" mentre la parola è "fumo negli occhi, piscio di gatto selvatico", e poi è stufo di sentir dire che in Africa, "quando muore un vecchio, brucia un'intera biblioteca". Verre cassé comincia allora ad annotare su un quaderno tutto quello che sente, e presto sono gli avventori del bar, desiderosi di entrare a far parte del suo libro, a cercarlo e a farsi sempre più insistenti. Ognuno ha una storia da raccontare, ognuno è convinto che la sua sia la più strabiliante di tutte le storie. Verre cassé l'ubriacone, l'ultimo a lasciare il bar e il primo a tornarvi, è però anche uno scrittore. Meglio quindi non lasciarsi ingannare dall'immediatezza e ingenuità della voce narrante, perché il romanzo è in realtà intessuto di rimandi e citazioni nascoste, e il lettore è invitato a partecipare a una vera e propria caccia al tesoro: dal nome del bar, che evoca i due grandi romanzi di Louis-Ferdinand Celine, allo stralunato Holden, tanto simile al personaggio di Salinger, sul quale si chiude il quaderno di Verre cassé, passando per un'infinità di allusioni a romanzi più o meno noti della letteratura mondiale.

Etiopia
Dinaw Mengestu, Le cose che porta il cielo

Illustrazioni, cura e traduzione di Luisa Piussi
Edizioni Piemme, 2008
Pagine 256, Prezzo €14,50
Scheda dell'editore
Da quando ha lasciato l'Etiopia dopo che i ribelli hanno ucciso suo padre a pochi metri da lui, la vita di Sepha è sempre stata tranquilla e prevedibile. Certo, non è riuscito a realizzare il suo sogno di aprire un ristorante, ma ha comprato una piccola drogheria in un quartiere povero di Washington e le cose non vanno così male. I clienti sono sempre gli stessi, di giorno studenti di ritorno da scuola, di notte delinquenti e prostitute. Ogni martedì vengono a fargli visita i suoi due unici amici, Joseph e Kenneth, che come lui sono emigrati dall'Africa, e con loro si scola una bottiglia di whisky e fa a gara a chi ricorda più nomi di dittatori. Questa vita isolata non è esattamente ciò che immaginava quando ancora viveva con la sua famiglia. Ma un giorno le cose per lui cominciano a cambiare: in un palazzo disabitato ormai da anni compaiono Judith, una giovane donna bianca, e Naomi, la fi glia undicenne. Per Sepha il loro arrivo rappresenta un nuovo inizio, la ragazzina infatti passa tutti i pomeriggi con lui, leggendo seduta sul bancone del negozio il "Washington Post" e "I fratelli Karamazov". Tra i due non vi sono saluti, parole superflue, solo una complicità segreta e silenziosa, e la volontà di colmare quel vuoto che prende alla gola e che a volte non fa dormire. Una sera poi Judith lo invita a cena a casa e gli chiede di restare, e qualcosa si riaccende nel cuore di Sepha. Ma quando, dopo l'ennesimo atto di intolleranza, la donna è costretta a trasferirsi, Sepha comprende che la libertà è un diritto per cui dovrà continuare a lottare sempre, anche lontano dalle mine e dai mortai del suo paese.  
 
Sudan
Wek Alek, La ragazza del villaggio dinka

Edizioni Rizzoli, 2008
Pagine: 231, Prezzo: € 17,00
Scheda dell'editore
Alek Wek ha conosciuto la guerra all'età di otto anni, quando il Sudan meridionale ha vissuto una delle tante ricadute di un'eterna guerra civile. Costretta ad abbandonare la sua terra e a rifugiarsi con la famiglia in un villaggio lontano, arriva in maniera rocambolesca a Khartoum, la capitale, dove vive fino alla morte del padre. La madre allora la manda a studiare a Londra, dalla sorella maggiore. Qui comincia la seconda vita di Alek: l'integrazione in un mondo del tutto diverso (senza però mai rinunciare all'orgoglio di essere una Dinka); la fama conquistata nel campo della moda; l'impegno per portare aiuto alla sua Africa, ancora e sempre martoriata. In questo libro Alek Wek racconta la sua storia e il desiderio di tornare nella sua terra.
 
Rwanda
Mukagasana Yolande, Kazinierakis Alain, Le ferite del silenzio. Testimonianze sul genocidio del Rwanda

Editore La Meridiana, 2008
Pagine: 216
Scheda dell'editore
Dietro il silenzio delle vittime si nasconde la paura. Dietro i loro sguardi si nasconde la sofferenza quotidiana. Dietro questo silenzio si nasconde il dolore di ogni singola persona. Dietro il silenzio dei carnefici si nasconde la paura, diversa da quella che provano le vittime, poiché dietro il loro silenzio si nasconde il timore per la verità e la giustizia. Ho visto i traumi dei carnefici. Al solo pensiero, ne provo vergogna. Come vittima, non so se ho il diritto di commuovermi per la loro sofferenza, di cui sono gli unici responsabili 

Algeria
Mohammed Dib, La casa grande

Editore Feltrinelli, 2008
Pagine: 134 - Prezzo: euro 6,50
Scheda dell'editore
Algeria, fine degli anni trenta. Il paese e' ancora occupato dai francesi e guarda a Hitler come a un possibile salvatore. E' un'Algeria di miseria, dove tutto ruota attorno alla ricerca di un cibo introvabile. Qui, nella casa grande, Dar-Sbitar (in arabo, l'ospedale), i poveri inquilini vivono in una condizione di estrema indigenza e sono preda di rabbia e paura.
E qui incontriamo un bambino, Ornar, con la sua famiglia: ha dieci anni, e' cresciuto nella consapevolezza dell'infelicita' e, educato alla rassegnazione, non conosce autocommiserazione; conosce pero' anche lui, come tutti, una fame implacabile.
Diversamente dagli altri tuttavia si domanda il perche' di questa miserabile esistenza, come fa anche Hamid Saraj, l'agitatore, il solo che legge libri in quel luogo, quello che un giorno la polizia viene a cercare per arrestarlo.
 
Algeria
Mohammed Dib, Il telaio

Traduzione di Gaia Amaducci
Editore Feltrinelli, 2008
Pagine: 128 - Prezzo:  6,50
Scheda dell'editore
"Il telaio" e' il terzo e ultimo volume della trilogia di Dib dedicata all'Algeria prerivoluzionaria. Omar ora ha tredici anni ed e' giunto per lui il momento di aiutare la famiglia nella dura lotta per la sopravvivenza lavorando. La madre lo accompagna percio' da un tessitore della citta' di Tlemcen presso il quale svolgera' un apprendistato professionale e umano.
I tessitori, che lavorano quattordici ore al giorno in cantine buie, umide e malsane, discutono all'infinito, sognano e imprecano, cercando di capire la causa di tanta fatica e di tanto dolore. Sono uomini vinti, stanchi, fiaccati da fatica e fame, che finiscono per sfogare la propria frustrazione sul giovane Omar, che diventa il loro zimbello. Dai discorsi e dalle chiacchiere dei personaggi emergono le fisionomie dei diversi caratteri, mentre per Omar si fa strada una lenta presa di coscienza della propria condizione, foriera di una nuova possibilita' di riscatto per il popolo algerino. Fuori della cantina intanto poveracci e mendicanti riempiono le strade.
 
Algeria
Mohammed Dib, L'incendio

Traduzione di Gaia Amaducci
Editore Feltrinelli, 2008
Pagine: 159, Prezzo: 6,50
Scheda dell'editore
"L'incendio" si svolge nell'estate del 1939, nel villaggio algerino di Bni Boublen. Ornar, il protagonista de "La casa grande", ha undici anni, ha abbandonato la cittadina di Dar Sbitar per sfuggire alla fame ed e' andato a vivere in campagna, insieme alla poco piu' grande Zhor, da Marna, la sorella maggiore della ragazza che si e' sposata con un contadino reazionario e colluso con le autorita', Kara Ali. Qui il vecchio Comandar introduce Ornar alla vita di campagna, con la sua poesia e le sue asperita', e gli spiega anche la difficolta' di vivere in un paese dove i pochi coloni possiedono la quasi totalita' della terra. Ornar incontra la gran massa dei pastori e contadini senza terra, i fellah, poveri ma dignitosi, per i quali la sola possibilita' di sopravvivere passa attraverso la ribellione e lo sciopero contro l'oppressione. Ma l'unica risposta dei padroni consistera' nella repressione, finche' divampa un enorme incendio che distrugge le capanne degli operai agricoli. Ne vengono incolpati gli scioperanti e i loro capi vengono arrestati, compreso l'ideologo di citta', il comunista Hamid Saraj, che viene torturato. Intanto scoppia la seconda guerra mondiale e i giovani algerini, come carne da macello, sono spediti sui campi di battaglia, a difendere la patria francese. Ornar fa ritorno a casa, dove riprende la consueta lotta contro la fame, forte pero' di una nuova consapevolezza e nel ricordo dell'eroismo della resistenza contadina.
 
Egitto
Nagib Mahfuz, Karnak Cafe'

Traduzione di C. Vatteroni
NEWTON & COMPTON Editore, 2008
Pagine 126 - Prezzo:  9,90
Scheda dell'editore
II Karnak Cafe' e' un delizioso locale del Cairo, gestito dalla graziosa Qurunfula, un tempo famosa danzatrice del ventre. Tra i tavoli si rinnovano vivaci discussioni sui temi piu' disparati: giovani e vecchi, poveri e ricchi, tutti si trovano a loro agio. Di colpo, pero', tre giovani clienti abituali non si presentano piu': sono stati arrestati e torturati, scopriranno gli amici, perche' sospettati di aver preso parte ad attivita' antigovernative. Cosi' mentre l'Egitto intero scivola verso i disordini che sfoceranno nell'assassinio di Sadat, anche nel microcosmo del Karnak Cafe' la gioia della condivisione sara' sostituita dal timore delle denunce e la fiducia e l'amicizia lasceranno il posto al sospetto e alla paura.
 
Zimbabwe
Peter Godwin, Quando un coccodrillo mangia il sole

Traduzione di Marco Rossari
Baldini Castoldi Dalai editore, 2008
Pagine 392, prezzo 19.00
Scheda dell'editore
Peter Godwin, scrittore di successo, e' in Zululand per un importante incarico quando la madre gli chiede di tornare con urgenza in Zimbabwe, dove e' nato. Il padre e' gravemente malato e la donna teme che stia per morire. Godwin ritrova la sua terra, un tempo florido Stato post-coloniale, travolta da una crisi senza fine, un vortice di violenza e odio razziale istigati da un dittatore in guerra contro il suo stesso Paese. Il padre guarisce ma, negli anni successivi, lo scrittore continua a viaggiare tra Manhattan e il caos folle dello Zimbabwe, in cui l'inflazione corre cosi' forte che il denaro circolante non basta piu', in cui la carestia comincia a essere una ipotesi probabile e da cui i suoi genitori, emigrati dall'Inghilterra post-bellica, rifiutano di fuggire nonostante il pericolo. E' a quel punto che Godwin scopre un segreto di famiglia custodito per cinquant'anni e destinato a cambiare tutta la sua vita, tutto quello che ha sempre pensato di se' e di suo padre. "Quando un coccodrillo mangia il sole" e' il detto che alcune tribu' dello Zimbabwe utilizzano per spiegare l'eclissi di sole, un coccodrillo celeste che in pochi istanti divora e consuma la stella della vita per dimostrare il proprio disprezzo nei confronti degli uomini. In una terra in cui le forze del bene cadono e precipitano e il male trionfa, sembra un'immagine perfetta. Godwin combina un vivido reportage a uno straordinario e commovente ritratto di famiglia, attraverso un secolo e tre continenti.
"Quasi ognuno di noi lotta per coltivare l'illusione di poter tenere tutto sotto controllo: in Africa questa illusione e' quasi impossibile da realizzare. Ho capito che non esiste equilibrio, che tutto oscilla perpetuamente sull'orlo di un cambiamento radicale, che la societa' e' sospesa nell'attesa di uno scossone, uno tsunami contro cui non puoi fare niente a parte sperare di riaffiorare e non essere risucchiato in un gorgo oscuro e famelico. Il mio continuo stato di disagio e i miei brutti presentimenti sono dovuti al fatto che ho attraversato proprio questo cambiamento, l'improvviso e violento sovvertimento di un sistema di valori."


Angola
José Eduardo Agualusa, Il venditore di passati

Traduzione di Giorgio de Marchis
Ediz. La Nuova Frontiera, 2008
Pagine 144, Euro 15,00
Scheda dell'editore
Come è possibile resistere all'invito che si legge sul biglietto da visita: Assicuri ai suoi figli un passato migliore? Félix Ventura è uno strano individuo, è un albino nero che ogni sera, sfogliando il giornale, cena con una tazza di brodo vegetale e fette di papaia, ha gesti malinconici, e vive in una casa da cui si possono ammirare tramonti di spettacolare bellezza.
Ma, soprattutto, svolge un lavoro insolito: vende passati falsi, confezionati su misura, per coloro che sono disposti a pagarlo profumatamente pur di ricostruirsi una diversa storia personale. Sono in parecchi ad avere bisogno di lui: ex torturatori, contrabbandieri arricchitisi troppo velocemente durante la guerra, i politici dal passato affatto immacolato, i petrolieri e gli imprenditori venuti dal nulla... Félix sa come soddisfare la clientela: traccia l'albero genealogico, fornisce le fotografie dei nonni e dei bisnonni, insomma procura tutto quello che occorre per sfoggiare un passato nuovo di zecca.
Un giorno, però, si presenta a casa sua uno straniero che gli chiede un passato angolano e da quel momento verità e finzione inizieranno a confondersi con sorprendenti conseguenze. Lo straniero, infatti, finisce per credere così profondamente al proprio falso passato da mettersi alla ricerca della sua famiglia "inventata". Il passato irrompe bruscamente nel presente per saldare dei conti rimasti in sospeso e l'esito non può che essere spiazzante.
L'autore
José Eduardo Agualusa è nato, nel 1960, a Huambo in Angola e oggi vive tra Lisbona, Rio de Janeiro e Luanda. Giornalista ed editore, è soprattutto l'autore di alcuni tra i romanzi più apprezzati negli ultimi anni dai lettori portoghesi e brasiliani. Le sue opere, alcune delle quali saranno presto adattate per il cinema, sono state tradotte nelle principali lingue europee. In Italia, La Nuova Frontiera ha già pubblicato il romanzo Quando Zumbi prese Rio.

Pedro Miguel, Anangola Kolenu- Letterature africane di espressione portoghese (1845 - 1980)
Edizioni Associate, 2008
Pagine 280, Prezzo : 15,00
A seconda delle circostanze, Anangola Kolenu significa: Figli di Angola, gridate, cantate, fatevi sentire, gioite, piangete ecc. Spesso, durante una performace musicale, il solista lancia ritmicamente l’Anangola Kolenu per ravvivare una cadenza. È insomma un invito a esserci e a farsi una sola cosa con la musica stessa che nasce dalla compagine delle autonomie diverse. Il titolo più adatto per questo lavoro che propone un approccio alla letteratura africana di lingua portoghese di tipo necessariamente meta-letterario oltre che letterario. Lo scopo è di fornire agli studenti di Letterature Africane dei Paesi di Lingua Portoghese, al loro primo approccio con questa disciplina, una panoramica della letteratura scritta di questi paesi, a partire dalla sua nascita fino al tempo dell’indipendenza dal dominio coloniale. Anangola Kolenu intende offrire la base storica e socio-antropologica della realtà africana che si esprime letterariamente in lingua portoghese: indispensabile primo passo per un successivo approfondimento sui singoli autori delle varie espressioni culturali, nonché alla comprensione del fatto che queste letterature scritte ne presumono altrettante non scritte, quelle della tradizione orale africana, antica almeno quanto la stessa storia umana.

Nigeria
Bandele Biyi, Ali Banana e la guerra

Edizioni Bompiani, 2008
Prezzo: € 16,00
Durante la seconda guerra mondiale, nel marzo 1944, il generale Orde Winsgate organizza un'offensiva contro le forze giapponesi stanziate nella Birmania del Nord. Per realizzare la campagna di infiltrazione prepara una nuova unità di guerriglia, il reparto dei Chindits. È in questo reparto che si inserisce Ali Banana, un quattordicenne nigeriano, nipote della regina, arruolatosi per imitare gli amici, mentendo sulla propria età. Entrato nella sezione comandata da Damisa (un gigante poliglotta in cui Ali riconosce un padre-eroe) e ricevuto il battesimo di fuoco, Ali si trova subito ad affrontare una realtà ben più drammatica di quanto forse, nella sua fantasia adolescenziale, avesse immaginato. Dopo una dura marcia, caduti in molti, i Chindits a White City e qui, pur consapevoli delle basse probabilità di scampo, devono attaccare i giapponesi, apparentemente incuranti della morte e disposti a qualunque cosa. Ad Ali non resta che maturare molto in fretta, imparando a non fermarsi di fronte a nulla..

Nigeria
Chris Abani, Abigail. Una storia vera

Editore Fanucci, 2008
Prezzo € 13, pag. 144
La madre di Abigail è morta dandola alla luce, lasciandole un senso di colpa che l'accompagna da tutta la vita. Ha soltanto quindici anni, e la sua esistenza è afflitta da un dolore insostenibile: subisce ripetutamente violenze sessuali da parte dei familiari, e deve occuparsi del padre, affetto da una depressione cronica, tentando inoltre disperatamente di incarnare l'immagine idealizzata che ha della madre scomparsa. Un giorno il padre decide di mandarla a vivere a Londra, da un cugino acquisito. Sembra un'opportunità per cambiare vita, ma non appena arrivata Abigail si rende conto che l'incubo è solo iniziato: l'uomo cui è affidata si rivela un mostro, e la giovane verrà sottoposta a uno spietato processo di deumanizzazione, nel quale sarà privata di ogni controllo sulla sua stessa vita e sul suo corpo.

Nigeria
Chimamanda Ngozi Adichie, Metà di un sole giallo

Traduzione di Susanna Basso
Einaudi, 2008
Pp. 456, prezzo 19,50
Quando entra a servizio dal bizzarro professore di matematica Odenigbo, Ugwu è un ragazzino dei villaggi che non ha mai visto un lavandino. L'acqua, dove vive lui, scorre solo alla fontana pubblica, il cibo si prepara in cucine fumose e affollate e non si conserva in grosse scatole fredde dai ripiani colmi, le notizie passano di bocca in bocca anziché uscire da quel coso prezioso che Padrone chiama radiogrammofono. La geografia, là da lui, ha i confini minuscoli delle terre visitate, e la storia, quelli dei ricordi familiari. Ma in quei primi anni Sessanta del Novecento, nella fetta di territorio igbo del sudest nigeriano che per breve tempo andrà sotto il nome di Biafra, già si agitano i fermenti secessionisti e di lì a poco la distanza pur siderale fra un salotto borghese di Nsukka e un umile villaggio del bush sarà spazzata via da uno dei conflitti più devastanti che l'Africa ricordi - la Guerra Civile Nigeriana - che, confondendo le demarcazioni sociali ed economiche, inciderà il confine fra la vita e la morte lungo nuove linee etniche. Non conteranno più i beni e i saperi di un tempo, conterà essere hausa e non igbo, avere fattezze che consentano di sfuggire alla persecuzione, trovare cibo a sufficienza per strappare i propri figli al kwashiorkor. Odenigbo, già campione del rinnovamento, scoprirà allora di non saper reggere il peso del proprio zelo rivoluzionario; la fragilità di Olanna, la «bruna sirena» che lo ama dall'alveo protetto della sua bellezza e del suo inglese impeccabile, si tramuterà al contrario in una forza straordinaria di conservazione degli affetti; la stessa che dimostrerà la sua gemella Kainene, la beffarda, la sfuggente, ancora una volta tradita e delusa, ma capace di sciogliere il suo dolore in quello di un intero popolo, perché «ci sono cose talmente imperdonabili da rendere perdonabile tutto il resto»; e all'uomo che l'ama, Richard, giunto dall'Inghilterra per studiare l'arte di Igbo-Ukwu, il suo esempio servirà da monito e stimolo per interrogarsi sulle responsabilità del colonialismo bianco e sull'onda lunga delle sue conseguenze. Quanto a Ugwu, imparerà a conoscere le cose e, inevitabilmente, a desiderare di non averle mai conosciute. Pur nella frammentazione del punto di vista narrante con cui Adichie restituisce le sfaccettature della vicenda, è al ragazzino dei villaggi che si riconosce la prospettiva più autorevole. Sua è la prima parola, e sua sarà anche l'ultima.
Metà di un sole giallo è la storia di molte Afriche: quella sensuale della splendida Olanna, che rinuncia ai privilegi per amare il professore idealista Odenigbo, e quella concreta della sua gemella Kainene, che affronta il mondo con l'arma del sarcasmo; l'Africa superstiziosa di Mama e Amala e quella colta ed emancipata del circolo di Odenigbo, l'Africa naïf del giovane servitore Ugwu e quella archetipica inseguita dall'uomo di Kainene, Richard. Tutti questi mondi, con il loro bagaglio di felicità e dolore, di generosità e crudeltà, di amore e gelosia, vengono travolti dalla piena della storia quando nel 1967 la proclamazione d'indipendenza dalla Nigeria della Repubblica del Biafra sfocia in una tragica guerra civile.
Metà di un sole giallo ha vinto l'Orange Broadband Prize 2007.

Sudafrica
De Kok Ingrid, Mappe del corpo

A cura di Paola Splendore
Editore Donzelli, Collana Poesia, 2008
Pagine: 153,Prezzo: € 14,00

L'inganno di un'infanzia all'ombra dell'apartheid, la presa di coscienza, lo strappo dell'esilio, il ritorno a casa: questa la topografia dei sentimenti delineata dalla poesia di Ingrid De Kok. Tappe di un percorso che non è solo privato, perché la storia del Sudafrica la incalza da vicino, si infila nei versi, reclama uno spazio: in tutto il suo percorso sono fitti i rimandi a eventi, luoghi e persone, del passato recente dell'estremo lembo del continente africano. Una storia violenta, fatta di dolore e morte, ma anche di lotta e speranza. Cresciuta in una famiglia borghese, anglofona, che la tiene al riparo dalla brutale realtà dell'apartheid, decide alla fine degli anni Settanta, dopo aver lavorato attivamente nel movimento anti-apartheid, di emigrare in Nord America: l'unica possibilità di fronte all'alternativa rifiutata di entrare in clandestinità prendendo parte alla lotta armata. Il periodo canadese si rivela cruciale per la sua formazione artistica, ma il ritorno in Sudafrica si fa a un certo punto irrinunciabile. Se il Canada le ha dato consapevolezza di sé come poeta, il Sudafrica è l'unico posto dove sente di poter scrivere. Quella di De Kok è, nell'attenzione costante al dolore degli altri, una poesia che si elegge a testimonianza lirica di un paese tormentato. La poesia serve a non dimenticare, a riparare in qualche modo l'amnesia del passato, ad aiutare a ricostruire ciò che resta dell'identità, della memoria e del trauma.


Sudafrica
J. M. Coetzee, Diario di un anno difficile

Traduzione di Maria Baiocchi
Editore Einaudi, 2008
pp. 234, euro 18
Impegnato nella stesura di una serie di saggi, l'anziano scrittore John C. ne affida la trascrizione a una giovane e attraente vicina di casa. Il rapporto fra i due, giocato sul precario equilibrio fra seduzione e attrazione, avrà non poche conseguenze sulle loro vite: l'immediatezza e l'ingenuità di Anya indurranno lo scrittore a ripensare e ammorbidire le proprie posizioni, la capacità di analisi di John C. porterà la donna a osservare con occhio più attento e critico la realtà, anche quella privata.
Se siete interessati alla letteratura, alle idee e al potere che l'arte esercita nel cuore degli uomini, dovete leggere questo libro.
«The Indipendent»

Il famoso e ormai anziano scrittore John C. - che vive in Australia ma è originario del Sud-Africa - è stato invitato a collaborare a un volume di saggi dal titolo Opinioni forti. I suoi contributi toccano i grandi e/o controversi temi che più gli stanno a cuore: l'origine dello Stato, Machiavelli, l'anarchismo, la guerra in Irak, Guantanamo, al-Qaeda, la vecchiaia, il suicidio, la morte, l'evolversi e impoverirsi delle lingue, la musica, la letteratura, la pedofilia... Un giorno, nella lavanderia del palazzo in cui abita, incontra Anya, una donna giovane e attraente che vive nel suo stesso stabile. Quando viene a sapere che è senza lavoro, le chiede di aiutarlo a trascrivere a computer i saggi che sta redigendo: una malattia - forse il morbo di Parkinson - gli rende ormai difficile la scrittura. Dopo qualche giustificata titubanza, Anya accetta. Si instaura così un rapporto sottilmente ambiguo e contraddittorio in cui si mescolano attrazione erotica, diversità di cultura, di estrazione sociale, di età, differenti modi di intendere l'esistenza. La relazione non mancherà di incidere sulla vita di entrambi ma soprattutto sulle riflessioni di John C. e prenderà una piega inaspettata a causa delle presenza di Alan, il compagno della donna, un consulente finanziario convinto assertore del neo-liberismo. Proseguendo nel suo percorso di ricerca di nuove forme narrative, J. M. Coetzee articola - anche graficamente - il romanzo su tre livelli: il diario dello scrittore che rende conto del divenire della relazione e dei progressi nella stesura dei saggi, le corrispondenti annotazioni di Anya che colloca gli avvenimenti in una luce molto diversa e infine l'esito stesso del lavoro di John C., i 55 contributi di Opinioni forti.

Senegal
Ken Bugul, La moneta d'oro

Traduzione di O. Marchetti
Editore Baldini Castoldi Dalai, 2008
Pagine: 333
Dopo l'iniziale euforia portata dall'indipendenza, la popolazione ridotta in miseria dagli abusi dei padroni vecchi e nuovi, abbandona le proprie case per tentare la fortuna nella capitale Yankar. Anche Ba'Mosè, padre di Mosè, deve prepararsi al grande esodo. Ha con sé un'antica moneta d'oro, appartenuta a Condorong, creatura straordinaria giunta da un altro pianeta. Secondo un'antica credenza essa può conferire potere e ricchezza a chi la possiede, a patto di non venderla mai. Ma le sue aspettative incontreranno solo delusioni. Le luci di Yankar non sono che un miraggio: sotto il cielo aperto orde di mendicanti scivolano nell'inerzia rovistando ai piedi della Montagna Sacra, in realtà mostruoso cumulo di plastica e rifiuti. Fino a quando, perduta ogni traccia della moneta, spetterà a suo figlio Mosè ritrovarla. Tra lirismo e spaccati di cruda realtà, Ken Bugul tesse la trama dell'allegoria di un paese ignaro della propria ricchezza. Ogni capitolo è intitolato con il nome di un artista, poeta, politico o pensatore contemporaneo. Denuncia il fallimento della democrazia in Africa, le turpitudini del potere, la corruzione della religione, ma soprattutto parla di un'Africa in cui donne e uomini continuano a coltivare un messaggio di speranza e di pace.

Senegal
T.T: Fons, Goorgoorlou (COMICS)

Edizioni Lai-momo, Bologna 2008
32 pp., euro 10.00, in italiano
Goorgoorlou rek! Arrangiarsi, sbrogliarsela, arrabattarsi, questo è il mestiere di Goorgoorlou, il disoccupato senegalese creato dalla matita di Alphonse Mendy, in arte T.T. Fons. Goorgoorlou è l’uomo comune che solca tutti i giorni i marciapiedi di Dakar alla ricerca della famosa “S.Q.”, la “spesa quotidiana” necessaria a mettere qualcosa in pentola. Nelle sue giornate in giro per Dakar, Goorgoorlou incontra infatti differenti personaggi che di volta in volta riflettono diversi aspetti della società africana, delle sue difficoltà e dei suoi problemi, a volte locali e specifici altre volte collegati a un mondo più vasto, quello dell’emigrazione, dei grandi piani economici di intervento sui paesi in via di sviluppo, della diplomazia internazionale. Le grandi speranze di diventare finalmente ricco finiscono sempre deluse, perché essere ricco non è il suo destino, e quando trova una soluzione positiva è sempre per l’oggi, sempre per un giorno...
L'autore
Alphonse Mendy, in arte T.T. Fons, è nato a Dakar, in Senegal, nel 1957. Dopo gli studi in legge, ha vinto nel 1982 un concorso come caricaturista per un quotidiano senegalese oggi chiuso, Le Politicien, e ha potuto così seguire uno stage presso il settimanale satirico francese Le canard enchaîné. Nel 1987 ha fondato con altri colleghi il primo periodico satirico senegalese, Le cafard libéré. È in questo periodico “irriverente e indipendente” che nasce il popolarissimo Goorgoorlou, personaggio esemplare di una nuova razza di uomini: quella dei senegalesi sottoposti al Piano di Aggiustamento Strutturale. Dal 1991, T.T. Fons ha pubblicato in proprio 8 album di crescente successo con le avventure di Goorgoorlou, e uno di sensibilizzazione in materia sanitaria. Goorgoorlou, la moglie Diek, il figlio Modou e l’espressione “Goorgoorlou rek!” sono divenuti familiari al grande pubblico senegalese, e lo saranno ancora di più visto il recente passaggio alla televisione senegalese, in una serie diffusa dall’ottobre 2001.

Sudafrica
Nadine Gordimer, Beethoven era per un sedicesimo nero

Traduzione di Grazia Gatti
Pagine 192, Prezzo Euro 16
Tredici racconti. Tredici frammenti di vite. Storie d’amore. Gli incontri veri o immaginati dell’autrice con alcuni grandi scrittori del ventesimo secolo, il Sudafrica, il Medio Oriente, l’Europa dell’Est. E un goccio di surrealismo. Una raccolta che apre con lucidità lo sguardo sul mondo.
La storia che dà il titolo alla raccolta, vede un professore di biologia di Johannesburg ripercorrere la propria storia familiare. Al centro un tema paradossale e significativo: se un tempo tutti desideravano avere almeno una goccia di sangue bianco nelle vene, oggi vale l’esatto contrario, e avere almeno un sedicesimo di sangue di colore è raccomandato quasi si trattasse di un indizio di “nobiltà sociale”. Con mano sicura Gordimer indaga fra le pieghe dei sentimenti e del rapporto di coppia: attraverso i sensi (udito, olfatto) i diversi protagonisti scoprono di essere stati traditi dal partner. Formidabile il racconto dell’incontro tra Edward Said, Susan Sontag e Anthony Sampson, in un ristorante cinese di New York, dove Gordimer discute dei problemi del Medio Oriente, dell’Europa dell’Est, della condizione della donna: sono tredici brevi capolavori.

Sudan
Hari Daoud - McKenna Megan - Burke Dennis, Il traduttore del silenzio

Editore Piemme, 2008
Pag. 218, prezzo euro14,50
Daoud è nato in un piccolo villaggio nel Darfur. Capanne rotonde, spaziose, con il tetto di erba che quando piove profuma di buono. Sebbene sia stato lontano anni, Daoud l’ha sempre portato nel cuore. Tanto che, dopo molte tormentate vicissitudini, ha deciso di tornare a casa, facendo il percorso inverso a quello di milioni di profughi. Ha ritrovato la sua gente, suo padre e i suoi fratelli, in particolare l’amato Ahmed, appena prima di perdere tutto. Perché un giorno il villaggio è stato attaccato, le capanne bruciate e Ahmed è stato ucciso. L’ha sepolto Daoud con le sue mani, nella sabbia, prima di incamminarsi nel deserto con i sopravvissuti. Alle loro spalle, le colonne di fumo disperdono nell’aria le ceneri di case, di alberi, dei corpi di chi non ha voluto o potuto andarsene. Lontane dalla ribalta del mondo, scene come questa accadono quotidianamente in Darfur. In questa regione del Sudan tanto povera in superficie quanto ricca nel sottosuolo, si consuma da troppi anni una strage indisturbata. Nel deserto, a capo della sua gente dispersa, Daoud si imbatte nel suo destino: un’organizzazione incaricata di raccogliere le prove per dimostrare al mondo che ciò che accade è un genocidio. Facendo tesoro dell’inglese imparato a scuola, Daoud si offre come interprete e guida. Dovrà riversare in orecchi troppo abituati al silenzio del mondo le testimonianze di centinaia di profughi e sopravvissuti. Sono storie di un dolore quotidiano, tanto spaventose che a volte non riesce nemmeno a tradurle. Ma anche storie di coraggio e di umanità che illuminano di speranza la notte dell’odio. Quella è diventata la sua missione. Perché nessuno possa dire di non aver saputo.

Costa d'Avorio
Véronique Tadjo, Regina Poku

Edizioni Le Nuove Muse, 2008
Traduzione dal francese di Liliana Bottero
Prefazione di Federica Cane
96 pp. - 12,00 Euro
La leggenda della regina Pokou che sacrifica il figlio gettandolo nel fiume Comoé per salvare il suo popolo, conosciuta da tutti i ragazzi della Costa d'Avorio, viene rivisitata da V. Tadjo. L'autrice scatena la sua immaginazione per ritrovare il senso di questa epopea mitica nella molteplicità dei suoi significati. Chi è davvero la regina Pokou che generazioni dopo generazioni continua a sopravvivere? Qual è la storia che si profila dietro il mito?
"La leggenda di Abraha Pokou mi è stata raccontata per la prima volta quando avevo circa dieci anni. Mi ricordo che la storia di questa donna che sacrifica il figlio per salvare il suo popolo aveva colpito la mia immaginazione di ragazzina di Abidjan. Mi figuravo Pokou come una Madonna nera. In seguito, al liceo, la violenza e la guerra fecero irruzione nella nostra vita, rendendo bruscamente il futuro incerto. Pokou mi apparve allora sotto un aspetto ben più funesto, quella di una regina assetata di potere..."

Camerun
Calixthe Beyala, La Piantagione

Edizioni Epochè, 208
Traduzione di Gaia Amaducci
400 pagg. 16,50€
Zimbabwe, anno 2000. I latifondisti bianchi, discendenti dai coloni fondatori dell'ex Rhodesia, vivono nell'agio e nel lusso di splendide tenute, attorniati da domestici tuttofare e contadini neri. La loro comoda esistenza viene sconvolta dalle riforme agrarie del "Presidente eletto democraticamente a vita", dittatore megalomane e sanguinario che vuole espropriarli, apparentemente a beneficio del popolo nero. In questo scenario si muove Blues, la protagonista del romanzo, bellissima figlia diciottenne di un grande possidente, forte e determinata. Travolta dall'amore, saprà metterlo in secondo piano e lottare per quello che considera più importante: conservare la sua terra e riportare la Piantagione allo splendore di un tempo. L'autrice dà prova di grande finezza psicologica nel ritrarre donne e uomini di razze, classi sociali ed età diverse, creando immagini e situazioni di grande impatto con lo stile che l'ha resa famosa nel mondo: folgorante, rigoglioso e ironico, degno di un'Africa seducente e ammaliante.

Camerun/Francia
Tchoungui Elizabeth, La pioggia sia con voi

Traduzione di G. Parenzan
Editore Castelvecchi, 2008
Pagine 219, Prezzo € 16.00
Ngazan è nata povera e fiera in una bidonville del Carnerun. Ngazan possiede il più bel fondoschiena del quartiere Essos, ma non vuole dedicarsi alla bordellologia, la filiera più produttiva per chi è nata in una bidonville in Africa. Per amore di un giovane francese, accetta di trasferirsi a Parigi. Ma la Ville Lumière non è l'Eldorado. Quando arriva nella capitale, scopre che le signorine nevrotiche e sofisticate degli Champs Élysées e di Saint Germain des Prés hanno fatto della "filiera produttiva" una ragione di vita e che la condizione della donna africana e virtuosa è la stessa ovunque, nella foresta equatoriale o nella giungla urbana occidentale. Ngazan ha con sé la fierezza dei "Signori della Foresta" e le parole di Baudelaire, Flaubert e Zola che ha rubato dai libri della sua amica Principessa. Cosa se ne farà nell'età del contante, del culo e del niente? Il bisogno di autogovernarsi e di decidere il proprio destino muove Ngazan e tanti come lei, a dispetto dei limiti delle realtà tribali e di quelli assurdi delle nostre metropoli.
 
M. Paola Guarducci, Dopo l'interregno. Il romanzo sudafricano e la transizione (SAGGIO)
Editore Aracne, 2008 Pagine 220
Una rappresentazione complessa del processo di costruzione dell'identità sudafricana sia individuale che collettiva, dalla fine dell'apartheid al nuovo secolo.

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Segnalazioni 2007 - Archivio

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  • Martedì 09 Marzo 2010 20:23

Repubblica democratica del Congo
Sony Labou Tansi, Nemico del popolo

Traduzione di Egi Volterrani
Edizioni Epoché, Milano, 2007
185 pagg. 12,00€
Scheda libro
La vicenda di "Nemico del popolo" nasce da una storia vera raccolta dall'Autore: il protagonista Nitu Dadou, cittadino modello e padre di famiglia, è direttore di una scuola femminile. La bellissima studentessa Yavelde si invaghisce di lui e questa passione sconvolgerà completamente la vita dell'uomo, fino a portarlo a far parte delle forze clandestine rivoluzionarie con l'incarico di giustiziare il "nemico del popolo", il dittatore in carica. Il romanzo passa dai riferimenti a una realtà crudele, come i regimi autoritari e corrotti che hanno fatto scempio dell'Africa, all'eredità di culture ancestrali e misteriose, con uno stile estremamente incisivo, di grande forza e bellezza.
L'autore
Sony Labou Tansi (nato a Kinshasa, ex Congo Belga, ora Repubblica democratica del Congo, nel 1947), autore di opere teatrali e poetiche, nel 1979 ha scritto il suo primo romanzo, La vie et demie, che gli è valso un premio al Festival Internazionale della Francofonia. Ne sono seguiti con successo altri cinque; l'ultimo, Le commencement des douleurs, è uscito nel 1995, anno della sua prematura scomparsa. Con Nemico del popolo è entrato nella storia letteraria del XX secolo come riconosciuto capofila del nuovo romanzo africano. Tra i suoi libri tradotti in italiano, si segnalano Le sette solitudini di Lorsa Lopez (Einaudi, 1988) e Turpe Stato. Lo Stato scandaloso (Le Nuove Muse, 2007).

Camerun
Calixthe Beyala, Gli alberi ne parlano ancora

Traduzione di Rosa Penna e Monica Martignoni
Edizioni Epoché, Milano, 2007
368 pagg. 15,00€
Scheda libro
Il testo racconta una pagina di storia africana, di cui Calixthe Beyala resuscita la memoria con umorismo e poesia, trascinando il lettore in una saga appassionante, in un mondo affascinante abitato da una moltitudine di personaggi unici.Una lettura originale dell'Africa e del colonialismo attraverso lo sguardo di una donna che, come sempre, l'autrice sa rendere con grande maestria.
L'autrice
Calixthe Beyala è nata a Douala, nel Camerun. È stata segnata da un’infanzia separata da entrambi i genitori, originari della regione di Yaoundé. Di temperamento solitario, come si definisce, è cresciuta da sola con un sorella maggiore di quattro anni. Calixthe Beyala ha frequentato il primo ciclo di studi in Camerun, da dove è partita a 17 anni per ottenere un diploma in Francia, dove ha seguito studi gestionali e letterari. Ora vive a Parigi. Ha vissuto anche a Malaga e in Corsica. Ha viaggiato molto in Africa, in Europa e nel resto del mondo. Oltre al francese, parla lo spagnolo e numerose lingue africane. Grazie al suo impegno civile e alla sua opera letteraria, Calixthe Beyala è stata insignita di numerose onorificenze. Dell’Autrice, le edizioni Epoché hanno pubblicato Gli onori perduti (2003), Come cucinarsi il marito all’africana (2004), A bruciarmi è stato il sole (2005) e Gli alberi ne parlano ancora (2007).

Algeria
Mohammed Dib, Il telaio

Traduzione di Gaia Amaducci
Edizioni Epoché, Milano, 2007
224 pagg. 13,00€
Siamo nel 1940. Omar, il protagonista, è diventato un adolescente. Iniziato al mestiere di tessitore in uno scantinato buio e malsano, assiste giorno dopo giorno alle discussioni degli operai che lo circondano, che cercano di trovare la speranza nella miseria e nella fame che li assediano. Gli uomini, in condizioni disperate, cercano di ritrovare grazie alle parole una fratellanza che li unisca e che risvegli la coscienza dell’Algeria.
Il telaio conclude la trilogia di Dib iniziata con La casa grande e L’incendio (pubblicati entrambi da Epoché nel 2004), che è stata già tradotta in più di venti lingue.
Considerato uno dei capostipiti della letteratura algerina di lingua francese, Mohammed Dib (Tlemcen 1920-Parigi 2003), poeta – Prix Stéphane Mallarmé –, romanziere – Grand prix du Roman de la Ville de Paris –, saggista, autore di racconti e drammaturgo, grazie alla sua opera vasta e intensa ha ottenuto il Grand prix de la Francophonie de l’Académie française.

Ruanda
Souâd Belhaddad e Esther Mujawayo, Il fiore di Stéphanie

Traduzione: Barbara Ferri
Edizioni e/o, Roma, 2007
Pagine: 209 - Euro 17,00
Scheda libro
Dodici anni dopo il genocidio in Ruanda, Esther Mujawayo, la cui famiglia è stata in gran parte sterminata durante i massacri del 1994, scrive una testimonianza eccezionale sulla sua vita e sulla grande politica di “riconciliazione nazionale” che il governo ruandese cerca di mettere in atto.
Racconta i momenti spietati e quasi irreali del confronto tra le vittime e gli assassini durante i gacaca, tribunali tradizionali rimessi in funzione per affrontare lo spinoso problema della giustizia del dopo genocidio. In cambio di riduzioni di pena, viene chiesto agli assassini di rivelare la verità sugli ultimi momenti di vita delle loro vittime così come sui luoghi dove i corpi sono stati abbandonati. Nella seconda parte del libro Esther Mujawayo e Souâd Belhaddad danno la parola ai sopravvissuti che lavorano ogni giorno con gli autori del genocidio per cercare di sensibilizzarli alla pace e alla ricostruzione di una nazione ruandese.
Le autrici
Souâd Belhaddad è nata in Algeria e cresciuta in Francia. Giornalista e reporter è autrice di numerosi libri tra cui SurVivantes, Rwanda dix ans après le génocide, scritto con Esther Mujawayo (L'Aube, 2004).
Esther Mujawayo è nata nel 1958 in Ruanda. Sopravvissuta al genocidio del 1994, ha fondato nel luglio dello stesso anno un’associazione di donne vedove, Avega, che ha come scopo di aiutare le donne sopravvissute, in particolare quelle che sono state vittime degli stupri. Sociologa e psicoterapeuta in un centro psicologico per rifugiati a Düsseldorf, si occupa principalmente del trauma psichico post bellico.

Libia
Ibrahim al-Koni, La patria delle visioni celesti

Edizioni e/o, Roma, 2007
Pagine: 264 - Euro 14,00
Scheda libro
Al centro della narrativa di al-Koni c’è il deserto, il Sahara, un universo favoloso, d’inattesa varietà, pieno di storie, di personaggi, di leggende, di pericoli e di visioni. Nessuno scrittore al mondo aveva mai raccontato il deserto con altrettanta passione e meraviglia. Non solo le storie dello scrittore libico sono avvincenti, ma ci rivelano un mondo di cui è difficile immaginare l’esistenza, il mondo del deserto dove avvengono le cose più sorprendenti: fughe, conversioni, allucinazioni, amori, pericoli, gioie inaudite, esperienze mistiche. La sua narrativa è colta, ricca di riferimenti alla Bibbia, al Corano, alle leggende dei Tuareg, ma anche alla letteratura occidentale contemporanea, perché al-Koni, cresciuto tra i Tuareg nelle sabbie del Sahara, ha vissuto e studiato successivamente a Mosca e in vari paesi occidentali. In alcuni racconti c’è la storia della resistenza delle popolazioni del deserto al colonialismo italiano, una storia spesso nascosta da noi e che qui viene raccontata con coraggio e sincerità. Ma il tema più forte di questo libro è l’esperienza mistica, intesa nel senso più ampio, che la vita nel deserto evoca e stimola.
L'autore
Ibrahim al-Koni, nato nel 1948 nell'oasi libica di Ghadames, é considerato uno dei massimi scrittori della narrativa araba contemporanea. Le sue opere sono tradotte in molte lingue. In Italia è stato pubblicato il romanzo Pietra di Sangue (Jouvence 1999) e Polvere d’oro (Ilisso 2005). Il deserto e le tradizioni dei tuareg sono elementi costanti della sua opera narrativa. Dopo aver trascorso l'infanzia e l'adolescenza nel deserto, al-Koni ha studiato a Mosca e a Varsavia. Attualmente vive tra la Svizzera e la Libia.

Angola
Ondjaki, Le aurore della notte

Introduzione e traduzione dal portoghese di Vincenzo Barca
Edizione originale Quantas madrugadas tem a noite, 2004
Edizioni Lavoro, Roma, 2007
pp. XII + 180 , Prezzo € 12,00
Scheda libro
Siamo a Luanda, negli anni piuttosto recenti della fine della guerra civile. Seduto al tavolino di un bar, aspettando l’alba, un uomo racconta. Racconta di strani personaggi: un morto dal nome impudente (AdolfoTuto... provate a ripeterlo di seguito), un morto che non trova pace, sballottato da un posto all’altro in una città sommersa da una pioggia che pare non voler finire; le sue due mogli, in gara fra loro per diventarne ufficialmente le vedove, e i suoi amici: un «professore trendy» albino, un nano vanesio proprietario dei taxi più avveniristici della città, e una Signora con la maiuscola che, soppressa col ddt l’ape regina del suo alveare, ne ha preso il posto, comandando lo sciame per ottenerne sofisticate produzioni. Romanzo urbano, pieno di invenzioni linguistiche, Le aurore della notte rende omaggio ai padri della letteratura angolana. Un canto d’amore a una città percorsa da un’ondata di vitalità che sembra, malgrado tutto, inarrestabile.
L'autore
Ondjaki è nato a Luanda (Angola) nel 1977. È poeta e narratore pluripremiato. Oltre a Il Fischiatore (2002) ha pubblicato due raccolte poetiche, due volumi di racconti e tre romanzi. La sua opera più recente è E se amanhã o medo (racconti, 2005). Coltiva numerosi interessi in campo artistico (pittura, teatro, sceneggiatura cinematografica e realizzazione di documentari).

Mozambico
Honwana Luis Bernardo, Abbiamo ucciso il cane rognoso

Edizioni Gorée, 2007

Mozambico
Ungulani Ba Ka Khosa, La gabbia vuota. L’oscura notte dei bambini-soldato in Mozambico

Introduzione e traduzione dal portoghese di Vincenzo Barca
Edizione originale Os Sobreviventes da Noite, 2005
Edizioni Lavoro, Roma, 2007
pp. XVIII + 174 - Prezzo € 14,00
Scheda libro
La vita quotidiana di quattro ragazzi, poco più che bambini, in un campo mobile allestito nel cuore della foresta. Siamo in Mozambico, all’inizio di quella devastante guerra «civile» (1975-1990) che oppose tra loro i mozambicani subito dopo l’indipendenza dal Portogallo, raggiunta a sua volta dopo un lungo conflitto. Uno scontro fratricida il cui senso sfugge agli stessi protagonisti. Tanto più in quanto bambini, reclutati a forza, e costretti, attraverso riti di iniziazione brutali, a trasformarsi in predatori e assassini. In questo «Impero del Caos», l’unico ricordo di un’infanzia mutilata è una gabbia di fil di ferro, inseparabile compagna di uno dei ragazzi, che gli uccellini si rifiutano di abitare, ma che si popola man mano di immagini, di personaggi, di memorie, fino a ricreare il legame con un passato dichiarato inesistente dalla violenza delle armi. Con i toni dell’epica africana, rispettosa della Parola, Khosa alza coraggiosamente il velo su una pagina nera della recente storia mozambicana, rifuggendo da soluzioni semplicistiche e da retoriche di parte e cercando, tra le macerie di un paese, quel che resta della sua Umanità.
L'autore
Ungulani Ba Ka Khosa è nato a Inhaminga (Mozambico) nel 1957. È autore di racconti e romanzi, tra cui Ualalapi (San Marino 2004), sulla disfatta dell’impero africano di Ngungunhane, travolto dall’esercito portoghese alla fine dell’Ottocento. Con La gabbia vuota, in originale Os Sobreviventes da Noite (2005), ha vinto il prestigioso premio «José Craveirinha», assegnato annualmente al miglior romanzo mozambicano.

Nigeria
Biyi Bandele, Nudo al mercato

Cura e prefazione di Pietro Deandrea
Traduzione di Barbara Del Mercato
Edizioni Gorée, 2007
Prezzo: € 15,00 - Pagine: 320
Scheda libro
Cosa può aver portato Rayo, giovane nigeriano ribelle ed eccentrico, a gironzolare nudo per il mercato della città? È questa la domanda che rimbomba nella mente di suo fratello che, alla notizia, esce con la madre alla sua ricerca.Partendo proprio da questa domanda il narratore inizia a ricordare aneddoti della vita di Rayo – dalla circoncisione ad episodi legati alla scuola, al loro rapporto con Tere, una ragazza che per pagarsi gli studi vende il proprio corpo ad uomini adulti. All’interno del racconto s’inseriscono poi altre storie, in particolare le allucinazioni tratte dal diario di Rayo (una di queste, è un vero e proprio racconto nel racconto, una sorta di allegoria della situazione politica della Nigeria) e la storia di Sosoman. Il romanzo si chiude con un ritorno al presente narrativo, con l’io narrante e la madre che, accompagnati da Sosoman, vanno in cerca di Rayo… Il finale spiazza il lettore, rivelando che tutto il racconto era in realtà frutto di una mente malata, un’unica lunga allucinazione, o forse un incubo.Nudo al mercato è il secondo romanzo di Biyi Bandele e fu pubblicato in Inghilterra nel 1991. Come ha notato Derek Wright, il racconto sembra implicitamente dirci che “in una società paranoica, in cui la corruzione è endemica, le armi condizionano la legge e gli onesti vengono considerati matti, allora ogni differenza fra sano e folle, la voce narrante ed il suo pazzo alter ego, non ha alcun senso”.
L'autore
Romanziere, autore teatrale, poeta, critico letterario, giornalista, Biyi Bandele è uno dei più prolifici autori nigeriani ed oggi vive e lavora in Inghilterra. Le sue numerose opere spaziano dal genere letterario a quello semiletterario: prosa, teatro, poesia, critica letteraria e teatrale, giornalismo, televisione e radio. Le opere teatrali di Bandele sono state rappresentate nei maggiori teatri e dalle maggiori compagnie britannici, fra cui il Royal Court Theatre e la Royal Shakespeare Company. Ha ricevuto numerosi premi letterari e il suo dramma Two Horsemen è stato premiato come la migliore opera al London New Play Festival nel 1994. Il famoso critico letterario inglese Robert Fraser l’ha definito “un genio letterario in tutti i generi”.Biyi Bandele è nato a Yoruba nella Nigeria settentrionale nel 1967, dove ha passato i primi diciotto anni della sua vita dove si è imbevuto della tradizione culturale del suo paese. Successivamente si è trasferito a Lagos, dove ha studiato drammaturgia alla Obafemi Awolowo University, ed infine si è stabilito a Londra nel 1990. I suoi inizi letterari comprendono la raccolta di poesie inedite Waiting for Others (1989), molte composizioni poetiche pubblicate in un antologia dal titolo The Fate of Vultures (1989), e l’opera teatrale Rain (1989).Nel 1991 ha debuttato come romanziere pubblicando The Man Who Came in from the Back of Beyond, stria del rapporto di un adolescente con il suo eccentrico insegnante, in cui sullo sfondo emergono problemi forti presenti nel suo paese come la corruzione, il nepotismo, la violenza domestica, l’incesto, l’abotro, l’assassinio, la droga ed il traffico d’armi.

Sudafrica
Sindiwe Magona, Questo è il mio corpo!

Traduzione di Maria Scaglione e Claudia Menichella
Prefazione di Maria Paola Guarducci
Edizioni Gorée, 2007
Prezzo: € 17,00 - Pagine: 320
Scheda libro
L’evento scatenante del romanzo è una morte per AIDS. In questo modo il lettore viene trascinato sin dall’inizio nell’analisi di una delle piaghe sociali più diffuse in Sudafrica attraverso le vicende e soprattutto le riflessioni delle protagoniste. Il problema dell’epidemia viene affrontato in modo diretto: nella vita di chiunque può succedere di entrare in contatto con il virus senza sospettarlo minimamente. La pericolosità di comportamenti sessuali sconsiderati e dell’omertà, e l’ingiustizia di sottoporre le persone amate al rischio di morte sembra rivestire particolare importanza e viene continuamente ribadita. Il messaggio è affidato a due diversi espedienti narrativi. Da una parte l’autrice lascia che gli eventi parlino da sé in modo che il lettore si renda conto di quanto facilmente la malattia possa insinuarsi nella vita di chiunque; dall’altra parte affida alle parole dei protagonisti le considerazioni e le riflessioni sugli avvenimenti e il dolore che l’epidemia di AIDS comporta.È proprio l’acquisizione di una coscienza propria che muove le protagoniste del libro. L’emancipazione femminile, analizzata da angolazioni diverse, tante quante sono le donne raccontate nel libro, è un altro tema chiave. Perché l’epidemia di AIDS sia finalmente bloccata è necessario che le donne rivendichino il loro diritto alla vita. Seppure con gradi diversi di consapevolezza, tutte e cinque le FFF, dalle più miti Edith e Beauty alla combattiva Cordelia, faranno esperienze che le porteranno a valorizzare la propria vita in quanto donne e non solo in funzione della famiglia. Questo implica imparare ad amarsi e rispettarsi per prime e si estende a sfere tanto intime come la sessualità. A questo si lega la ferma condanna dell’autrice contro lo stupro e la rivendicazione del diritto di dire no, ma anche la necessità di ricercare una propria soddisfazione sessuale ed affettiva, come quella che persegue Cordelia.L’autrice descrive questa tensione verso la consapevolezza come un cammino comunitario e non solo individuale. Le protagoniste sono inserite in un solido gruppo tenuto insieme da un’amicizia forte e sincera, per quanto a tratti difficoltosa. Può darsi che quest’immagine voglia essere metafora della solidarietà sociale, e soprattutto femminile, necessaria a raggiungere cambiamenti reali.L’amicizia e la solidarietà fra donne è tanto più necessaria quanto più latitante diventa invece la figura maschile, causa principale della frammentazione della famiglia sudafricana. Il ruolo maschile all’interno della società è un tema centrale ma controverso del libro. È chiaro che l’autrice auspichi il recupero di un uomo presente e responsabile, ma il problema di chi debba occuparsi di tale recupero è una questione ancora aperta. I punti di vista sull’argomento sono diversi e divergenti. L’uomo deve prendersi le sue responsabilità, sembra pensare Amanda, e crescere i figli, oltre che generarli. Cordelia invece ritiene che la situazione sia ormai senza speranza e suggerisce di lasciare gli uomini nell’inferno che si sono creati e di salvarsi la vita, e godersela senza di loro. Edith crede che la società non possa fare a meno degli uomini e che a “rammendarli” debbano essere proprio le donne. Comunque la si guardi, ciò che conta è che il recupero dell’uomo avvenga al più presto, nella consapevolezza che il cammino sarà lungo e faticoso.
L'autrice
Sindiwe Magona, nata nel Transkei, è cresciuta nei duri sobborghi di Città del Capo. I suoi scritti ricordano la difficile giovinezza in Sud Africa e le sue lotte, personali e politiche, di donna nera sudafricana vissuta sotto la segregazione, cercando di realizzare l’armonia razziale e sessuale nel suo Paese.Questa donna straordinaria ha svolto i suoi studi per corrispondenza, dovendo occuparsi da single dei tre figli, senza disporre di una residenza fissa e lavorando come domestica. Si è quindi laureata all’Università del Sud Africa e ha svolto un master in Scienze dell’Organizzazione Sociale del Lavoro presso la Columbia University. Nel 1993 l’Hartwick College le ha assegnato un dottorato in Human Letters e nel 1997 è stata accolta nella Foundation of Arts Fellow nella categoria non-fiction.L’impegno politico della Magona è stato finalmente riconosciuto nel 1976, quando è stata chiamata a Bruxelles a far parte del Tribunale Internazionale per i crimini contro le donne, e nel 1977, quando fu fra le dieci finaliste per il Woman of the Year Award. Al culmine del suo impegno politico ha deciso che la penna può fare di più della spada; così attraverso la sua scrittura cerca di sfidare e influenzare l'opinione pubblica del suo paese, spingendo i giovani neri, soprattutto le donne, a svolgere un ruolo attivo nella crescita del nuovo Sud Africa. Recentemente ha lasciato il suo incarico presso l’ONU, svolto per molti anni, ed è tornata a vivere a Città del Capo.
In Italia: vincitrice del Premio Grinzane Terra d'Otranto 2007 sezione letteraria.

Sudafrica
Patricia Schonstein Pinnock, Il tempo degli angeli

Editore Pisani, Isola del Liri, 2007
Traduzione di Flavia e Costanza Rodotà
Pagine: 206, Prezzo: € 14,00
Scheda libro
Primo Verona, mago e indovino di professione presso una comunità di italiani ed ebrei a Cape Town, è dotato di un potere di chiaroveggenza molto potente. Cresciuto con il padre orologiaio e la zia, entrambi sopravvissuti a Auschwitz, è stato allevato a base di astronomia, filosofia e fiabe. Il suo migliore amico è proprietario di un rinnomato locale dove prepara straordinarie pietanze che sono la sua fortuna e l'eredità ricevuta dal padre. Quando la moglie di Primo decide di lasciarlo per andare a vivere con l'amico, l'uomo cade in una profonda disperazione e decide di lanciare un maleficio per rovinargli i cibi e riavere la donna che ama, ma inavvertitamente evoca sulla scena un visitatore inaspettato...

Sudafrica
Gillian Slovo, Polvere rossa

Traduzione di Fenisia Iacono Giannini
Baldini e Castaldi editore, novembre 2007
pp. 326, 14,40 euro
Scheda libro
La polvere rossa del veld, la pianura africana penetra in ogni dove nella piccola città di Smitsrivier in Sud Africa.Nella cittadina sta per riunirsi la Truth Commission istituita nel 1995 dal neopresidente Nelson Mandela per riportare la giustizia e sanare i torti commessi durante la dominazione bianca. Compito della Commissione è di vagliare la domanda di amnistia di Dirk Hendricks, un ex poliziotto accusato di aver torturato selvaggiamente una ribelle, Alex Mpondo, al fine di estorcergli delle informazioni sul luogo dove erano state nascoste delle armi e sui nomi dei suoi compagni di lotta. Alex ha davvero tradito o è stato ingannato dal suo seviziatore' Si potrà mai cancellare il rapporto unico e strettissimo che lega la vittima al suo aggressore'Riportando sulla scena gli avvenimenti ormai lontani, altre verità e altre trame vengono alla luce, non sarà facile dirimere in modo netto colpe e complicità, e riportare una parvenza di pace tra uomini che hanno sofferto su fronti opposti di una situazione storicamente data e ben più forte di loro.Muovendosi con consumata abilità tra verità storica e fantasia, Gillian Slovo comunica un messaggio di grande umanità, in cui la pietà e la comprensione hanno la meglio nella ricostruzione del terribile destino di una terra martoriata.
«Polvere. Saturava l'aria e continuava a entrare: nuvole di polvere rossa che s'infiltravano dalle fessure nella portiera posteriore del camioncino. Non che a Hendricks importasse. Anzi. Nella cella della prigione a Pretoria, la nauseante miscela di sudore rancido, di acre candeggina e di appiccicosa cera per pavimenti gli ricordava di continuo la sua condizione di detenuto, ma ora, mentre fissava le pareti senza vetri del furgone, la sensazione di quelle particelle ruvide sulla pelle e il loro odore l'aiutavano a immaginare la sconfinata vastità di un paesaggio che si estendeva al di là delle pareti del veicolo.»
L'autrice
Gillian Slovo, nata nel `52, vive a Londra, è sudafricana bianca di ascendenza israelita, figlia di Joe, esponente comunista amico di Mandela, militante perseguitato e incarcerato con la moglie, ha affrontato un tema di fondo nel Sudafrica del dopo apartheid, la Truth and Reconciliation Commission.

Zimbabwe
Tsitsi Dangarembga, La nuova me

Traduzione di Claudia Di Vittorio
Prefazione di Kwame Anthony Appiah
Edizioni Gorée, 2007
Prezzo: € 15,00 - Pagine: 288
Scheda libro
Romanzo al femminile, La nuova me è la storia di una giovane ragazza Shona (Zimbabwe) e della sua volontà di trovare il suo posto nel mondo. È la storia del percorso che la porterà a combattere per ricevere un’istruzione adeguata, per essere rispettata in quanto donna e per essere fiera del suo essere nera. Un libro allo stesso tempo leggero e profondo, raccontato in prima persona dalla fresca voce di Tambu, la giovane protagonista capace di incantare il lettore immergendolo nei riti e nelle tradizioni Shona, ma anche di stimolare in lui una riflessione sulle varie sfaccettature che compongono la condizione di donna – una giovane donna nera che ha deciso di combattere per la propria dignità in prima persona, senza rinnegare le proprie origini, la propria cultura, lapropria identità.
A proposito di La nuova me Doris lessing ha scritto: "Molti bei romanzi scritti da uomini sono venuti fuori dall’Africa, ma pochi scritti da donne nere. Questo è il romanzo che aspettavamo… diventerà un classico". E tale è diventato, tanto da essere inserito fra i dodici più importanti libri africani del XX secolo e d’aver venduto oltre 3.000.000 di copie in tutto il Mondo. Con La nuova me Tsitsi Dangarembga ha vinto il Commonwealth Writers’ Prize nel 1989.
L'autrice
Nata in Rhodesia (ora Zimbabwe) nel 1959, Tzitzi Dangarembga ha iniziato i suoi studi in Inghilterra, dove era emigrata con la famiglia. Tornata nel suo paese, vi ha concluso gli studi superiori per poi laurearsi alla Cambridge University in medicina. E’ poi ritornata definitivamente nel suo paese, dove si è laureata in psicologia. Nel suo paese ha fatto parte di una compagnia teatrale universitaria e nel 1983 ha diretto una commedia dal titolo The Lost of the Soil ed è divenuta una dei componenti più attivi del gruppo teatrale Zambuko, diretto da Robert McLaren ed ha partecipato alla produzione di due opere intitolate Katshaa! e Mavambo. In questo periodo ha anche iniziato la sua attività di scrittrice, pubblicando nel 1985 in Svezia una raccolta di racconti dal titolo The letter. Nel 1987 ha invece debuttato con un testo teatrale, She no longer weeps scritto nella sua lingua madre. Questo lavoro le procurò un enorme successo e la sua notorietà era già internazionale quando nel 1989 pubblicò il suo primo romanzo Nervous conditions (L’altra me) con il quale vinse la sezione africana del Commonwealth Writers Prize. Successivamente ha svolto studi da regista in Germania presso la Deutsche Film und Fernseh Akademie. In quel periodo ha prodotto numerosi film e documentari per la televisione tedesca e ultimamente è stata autrice e regista di Everyone's Child con il quale ha preso parte a numerosi festival internazionali e che è stato premiato al Dublin Film Festival.

Camerun
Werewere Liking, Le cento vite dell'amore

Cura e traduzione di Sara Tagliacozzo
Edizioni Gorée, 2007
Prezzo: € 16,00 - Pagine: 300
Scheda libro
Alcuni destini sono particolarmente segnati. Le persone che li hanno in sorte non sanno cosa sia la banalità. Codarde o coraggiose, forti o deboli che siano, i loro difetti e le loro qualità risultano sempre eccezionali. Così è stato per mio fratello, Lem Liam Mianga...Il suo nome da solo era tutto un programma: “costruttore di ponti”.
Oggi è un artista di successo, un marito e un padre, ma ha amato ed amerà sempre una sola donna: nostra nonna Madjo! Sua moglie lo sa, se n'è fatta una ragione: dopotutto, un essere così bizzarro non poteva che avere sentimenti strani... Di quelli così innominabili, invisi e tenaci che ti fanno finire diritto sul lettino di uno psicanalista, o peggio in manicomio, in prigione, al cimitero, per violazione di tabù, immoralità, anormalità, sovversione dell'ordine pubblico.
La storia straordinaria di chi ha fortemente creduto nell’indipendenza del proprio paese e le cui speranze di cambiamento, schiacciate dalla violenza, dalla sopraffazione e dalla corruzione, trovano nuovo nutrimento nel sapere delle donne e nella potenza rigeneratrice dell’arte.
L'autrice
Werewere Liking è nata a Bondé (Camerun) nel 1950 ed ha seguito il difficile cammino verso l’indipendenza del suo paese. È una personalità eclettica, e si occupa di pittura, musica, teatro, cinema. Ha pubblicato libri di generi diversi, e si è occupata anche di teatro, critica e poesia. La sua scrittura riflette le tensioni culturali fra l’Africa e l’Occidente, fra la filosofia, i saperi tradizionali africani e l’irruzione della modernità occidentale. Fra le sue numerose pubblicazioni di teatro: La puissance de Um; Une nouvelle terre, théâtre rituel; Parlare cantando (L’Harmattan-Italia, 2003); Medea, o i rischi di una certa reputazione (Stampatori, 2007); e di narrativa: Contes d’initiation féminines; Orfeo africano (L’Harmattan-Italia, 1996); Elle sera de jaspe et de corail, journal d'une misovire. In Italia è uscito recentemente La memoria amputata (Baldini Castoldi Dalai, 2006) che ha ottenuto il prestigioso Noma Award 2005 per la letteratura.

 

Camerun
Liking Werewere, Médée. Les risques d'une réputation-Medea. I rischi di una certa reputazione

Editore Stampatori Libreria, 2007
Cura di A.P. Mossetto
Traduzione di N. Raschi

Mozambico
Suleiman Cassamo, C'era una donna nel mezzo del destino

Introduzione di Livia Apa
Traduzione di Giulia Brunello
Edizioni Spartaco, 2007
Scheda libro
A novembre arriva nelle migliori librerie italiane il primo romanzo di Suleiman Cassamo, considerato tra i maggiori scrittori contemporanei del Mozambico. "C'era una donna nel mezzo del destino" ha un'introduzione di Livia Apa, docente universitaria a Napoli, ed è tradotto da Giulia Brunello (che ha già curato la versione italiana del primo volume di Cassamo pubblicato in Italia, Nigeria campione del mondo, una raccolta di racconti e cronache). Cassamo, nella sua scrittura, esprime le contraddizioni della società africana post-coloniale e - come sottolinea Livia Apa nell'introduzione - «più di ogni altro è capace di portare dentro il testo letterario quel mosaico di culture di cui si compone il Mozambico».
L'autore
Suleiman Cassamo (1962) è considerato uno dei maggiori scrittori della giovane letteratura africana. Laureato in ingegneria e professore universitario, è stato segretario generale dell'Associazione degli scrittori mozambicani (Aemo). Un suo racconto è stato pubblicato nel 1999 da Feltrinelli nella raccolta Africana. La traduttrice Giulia Brunello, laureata a Venezia, ha gia curato Amatevi e non moltiplicatevi di Maria Lacerda.
 


Etiopia

Gabriella Ghermandi, Regina di fiori e di perle

Donzelli, 2007

Scheda del libro

Debre Zeit, cinquanta chilometri da Addis Abeba, 1987: una grande famiglia patriarcale; un legame speciale tra il vecchio Yacob e Mahlet, la più piccola di casa. Lui la conosce meglio di chiunque altro: la guarda negli occhi, mentre lei divora le storie che lui le narra. Così, un giorno si mette a raccontarle del tempo degli italiani, venuti ad occupare quella terra, e degli arbegnà, i fieri guerrieri che li hanno combattuti.
Quel giorno, Mahlet fa una promessa: da grande andrà nella terra degli italiani e si metterà a raccontare... Un lungo viaggio nel tempo e nello spazio, in cui scorrono la vita e le vicissitudini di una famiglia etiope nel periodo della dittatura di Mengistu Hailè Mariam, e nel decennio successivo dell'emigrazione. Un romanzo che percorre oltre cento anni di storia, dal tempo di Menelik ai giorni nostri. Una narrazione che, come scrive Cristina Lombardi-Diop nella postfazione, «non riguarda solo la dimensione del passato etiopico, ma è anche un modo di interrogarsi sull'Idendità della memoria coloniale italiana».
A cavallo tra lingue ed etnie, tra nazioni e continenti, tra occupazioni militari e guerre fratricide, si dipanano le mille storie di questa Shahrazade dei nostri tempi, fiera delle sue origini etiopi ed eritree, e insieme capace di usare la lingua italiana con l'intensità e la precisione di un bisturi.



Somalia
Cristina Ali Farah, Madre piccola

Frassinelli, Milano, 2007
Pagine 271 - Prezzo: Euro 17.00
Scheda libro
Sullo sfondo della storia recente della Somalia, Cristina Ali Farah dà voce appassionata a tre personaggi di straordinario spessore e autenticità, attraverso le quali riecheggia il dramma della diaspora. E l'identità in gioco non è solo quella di chi migra.
"Barni mia, io voglio che mio figlio nasca qui, terra mia madre di cui conosco risvolti della memoria, segreti della parola." Così dice Domenica Axad rivolta all'amatissima cugina Barni nel momento della loro desiderata riunione dopo un lungo e doloroso distacco. Legate da un filo invisibile e resistentissimo, Barni e Domenica Axad, cugine da parte di padre, sono cresciute insieme a Mogadiscio, bambine spensierate e felici in un mondo compatto di affetti familiari e radici comuni. Fino a quando Domenica è partita con la madre per l'Italia. Quando torna a Mogadiscio il momento è fatale: inizia la guerra civile e, mentre lo scoppio dei disordini coincide con il trasferimento di Barni a Roma, per Domenica segna un decennio di smarrimento. Lo sfondo della Somalia contemporanea restituisce uno spaccato sociale e umano ad opera di una autrice alla sua prima nelle vesti di romanziere, sottoposta essa stessa all'esperienza della migrazione a seguito della guerra civile, giunta a Roma e ora donna di successo.
L'autrice
Cristina Ali Farah è nata a Verona nel 1973 da padre somalo e da madre italiana. È vissuta a Mogadiscio dal 1976 al 1991 quando è stata costretta a fuggire, con il suo primo figlio, a causa della guerra civile scoppiata nel paese. Dal 1996 vive stabilmente a Roma dove si è laureata in Lettere. A Roma sono nati i suoi altri due figli. È tra le fondatrici della rivista di letteratura della migrazione El- Ghibli, collabora con numerosi periodici e testate ed è presidentessa dell'associazione Migranews. Ha pubblicato racconti e poesie in diverse antologie e nel 2006 ha vinto il "Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre". Madre piccola è il suo primo romanzo.

Mauritius
Nathacha Appanah-Mouriquand, Le nozze di Anna

Traduzione di Cinzia Poli
Edizioni e/o, Roma, 2007
Pagine: 160, Prezzo: Euro 14,50
Scheda dell'editore
Due personalità femminili antitetiche si confrontano. Nella semplice unità di tempo di un giorno, quello del matrimonio di Anna, sua madre Sonia, voce narrante del romanzo, in un bilancio della propria vita, ripercorre il filo del suo rapporto con la figlia, fatto di un amore totalizzante ma segnato anche da profonde incomprensioni, maturando la consapevolezza, dapprima velata di inquietudine e infine serena, che un nuovo futuro si dischiude per entrambe. Sonia è una scrittrice, originaria dell'isola Mauritius da cui è partita adolescente; ha cresciuto da sola la figlia Anna, tra Parigi e Lione, in una tensione irrisolta tra le sue radici e l'adesione alla cultura del paese adottivo. Quanto Sonia ha una personalità libera e anticonformista e spesso vive la scrittura come un rifugio, tanto Anna, francese a tutti gli effetti, pare l'esatto contrario: ha studiato economia, non ama la letteratura, critica sempre, con "aria da borghese esasperata", ciò che non rientra nei suoi schemi. E oggi sposa Alain, un ufficiale giudiziario, un "uomo tristemente perfetto". Sonia vorrebbe distogliere sua figlia, consigliarle di inseguire un futuro avventuroso, gettarsi nella vita con entusiasmo o almeno sposarsi con l'abito rosso, i capelli al vento e i piedi nudi... ma oggi è il giorno di Anna e Sonia si sforzerà di attenersi alla lunga lista di raccomandazioni di questa figlia tanto saggia da sembrare lei la madre. La sua giornata, tuttavia, sarà segnata anche da un incontro conturbante.Senza cadere mai in facili sentimentalismi e anzi tingendo la narrazione di ironia e toccante lucidità, la donna si racconta, dando libero sfogo ai suoi pensieri e ricordi, confrontandosi con la figlia Anna, facendo emergere le divergenze che esistono tra loro, fino a una inattesa riconciliazione.
L'autrice
Nathacha Appanah-Mouriquand è nata nell'isola Maurizio nel 1973. Giornalista, vive in Francia dal 1999. Le nozze di Anna sono il suo terzo romanzo; anche i primi due, Blue Bay Palace e Le rocce di Poudre d'Or (premio RFO du Livre nel 2003), sono pubblicati dalle Edizioni e/o. Vincitrice di numerosi premi, Nathacha Appanah-Mouriquand è diventata ormai una delle scrittrici francofone più amate.
L'estratto
Oh, sì, l'indifferenza l'ho provata. A tal punto, peraltro, che non sono mai più tornata all'isola Mauritius. Spesso me n'è venuta voglia, sono stata molto vicino, alla Réunion, per esempio, e la sera mi dicevo che il mio paese era proprio lì accanto e che forse, sollevandomi sulla punta dei piedi in una notte buia e tipicamente isolana, avrei visto le luci del Sudovest. Del Morne, per esempio. Quando i miei genitori sono morti, non mi sono nemmeno mossa, mi sembrava incoerente, non volevo trovarmi di fronte alla mia famiglia, io, la ragazza madre, e sono fuggita, sono rimasta rinchiusa nel mio nuovo paese, un paese ricco, un paese sviluppato dove potevo avere figli da sola e camminare a testa alta. A un tratto mi viene un moto di rabbia, mi viene un moto di rabbia contro me stessa. Ma so per certo che non è un rigurgito d'amore filiale, un rimpianto sopraggiunto dopo anni, quanto piuttosto la paura che Anna faccia lo stesso con me, quasi in risposta a quel che ho fatto io (pp. 68-69).

Sudafrica
Noluthando Mabandla, Lindiwe Madikwa, Sindiwe Magona, Sindiswa Merile, Nomonde Qotole, Thokozile Sayedwa, Nomsa Somdaka
Guguletu Blues. Racconti di donne della township

A cura e con prefazione di Sindiwe Magona
Traduzione di Maria Paola Guarducci e Maria Scaglione
Edizioni Gorée, Monticiano (SI), 2007
Prezzo: € 14,00, Pp. 200
Scheda dell'editore
Guguletu Blues è il frutto di un progetto ideato e curato da Sindiwe: promuovere la scrittura per tante donne, giovani e meno giovani, della township sudafricana di Guguletu, uno dei maggiori sobborghi intorno a Capetown. L'autrice ha infatti raccolto intorno a sé donne desiderose di raccontare la loro storia di vita, liberandosi e curandosi da esperienze dure o negative, attraverso la scrittura, creando una sorta di laboratorio di scrittura dal valore 'terapeutico'. Parte integrante del progetto è l'idea di scrivere in lingua Xhosa, tra i maggiori dialetti sudafricani originari, per salvare una lingua ancora viva, patrimonio culturale e indice di una precisa identità, coltivandone l'uso sia scritto che parlato.
Dalla prefazione di Sindiwe Magona
Questo è il frutto del mio lavoro per come concepisco il mio ruolo di scrittrice. Una "chiamata alle armi!" indirizzata ai miei compagni africani. Nessun paese ha mai trionfato voltando le spalle alla sua lingua e nessuna civiltà, per ottenere qualche tipo di successo o di eccellenza al suo interno, chiede di diventare meno di ciò che in realtà si è. Si è verificato un fenomeno molto triste negli Stati uniti di recente. I discendenti degli schiavi, gente che era stata portata via con la forza dall'Africa e resa schiava nelle piantagioni di zucchero di quel paese, cercarono di creare una loro lingua - l'ebonico. Tra le tante cose che vennero strappate, rubate a queste persone, c'era la loro lingua madre. Quelli che venivano dalla stessa regione, o che si sospettava appartenessero allo stesso o ad un simile gruppo linguistico, furono deliberatamente separati. Unico obiettivo di tanta fatica, uccidere la lingua che parlavano [è impossibile far sopravvivere una lingua nell'isolamento]. Naturalmente, ci riuscirono. Oggi, gli africano-americani non hanno una lingua madre; nessun'altra lingua eccetto quella di coloro che li resero schiavi.Gli africani con il nome di un clan in Sud Africa sono eccezionalmente fortunati. Sebbene siamo appena emersi dall'oppressivo sistema dell'apartheid, le nostre lingue sono ancora intatte. Tristemente, andiamo ora incontro ad un destino simile a quello che toccò agli schiavi - venire privati della lingua. Ancor più triste è il fatto che accadrà grazie al nostro stesso operato. Oggi, il genitore africano si dà tanta pena per far sì che il figlio o la figlia parlino solo inglese. Stiamo sacrificando le nostre lingue sull'altare del "progresso". Ma chi saranno questi individui, senza una lingua madre? Perché stiamo facendo loro peggio di quanto persino l'apartheid è riuscito a fare a noi? Ho messo insieme un gruppo di persone che vorrebbero scrivere, chiamato il Gruppo di Scrittrici di Gugulethu (GSG). Non si paga niente; all'aspirante scrittrice si chiede solo di venire, di partecipare a questa associazione in cui usiamo il xhosa, la nostra ricchezza come popolo, la nostra eredità. Ho detto che le scrittrici di questo libro sono esordienti. È vero; ma quanto ad esperienze personali ne hanno da vendere! Gli argomenti con cui si misurano lo dimostrano chiaramente. Ascoltate Somdaka (Preziosa) sull'importanza dei bambini e su come andrebbero tirati su. Sayedwa, ancora molto giovane, ci offre un assaggio di alcune delle esperienze che devono affrontare i giovani oggi, nella vita di ogni giorno. Due racconti ci mostrano cosa può significare l'eredità. Mgumane-Qotole (Un uomo non è solo il suo cappello), ci fa vedere cosa provoca tra dei fratelli, uno dei quali è ricco; mentre Mabandla (Ogni albero ha la sua resina - così si intitola il racconto) ci avverte dei pericoli che derivano dal credere di amare i propri figli mentre li stiamo solo viziando. In "This is some place" - Merile ci ricorda il passato e le rimozioni coatte che crearono così tanto turbamento tra quanti vennero portati via con la forza dalle proprie case e spediti in posti come Gugulethu. Madikwa (Come Nowinile andò a Cape Town) parla di una donna - con due figli piccoli e affamati al seguito - che lascia il villaggio e va a Cape Town alla ricerca del marito, "inghiottito" da quella città.Qui, dunque, ci sono sei racconti delle mie iniziate. Come qualunque madre, ce ne ho messo anche uno mio, "La sposa di Modi" ad accompagnarli. Adesso, un appello alla Casa dei xhosa: scrivere è una totale perdita di tempo se i libri che si scrivono non vengono letti. Leggete, perché leggendo, aiuterete il paese a non soccombere.
Sindiwe Magona
Sindiwe Magona, nata nel Transkei, è cresciuta nei duri sobborghi di Città del Capo. I suoi racconti ricordano la difficile giovinezza in Sud Africa e le sue lotte, personali e politiche, di donna nera sudafricana vissuta sotto la segregazione, cercando di realizzare l'armonia razziale e sessuale nel suo Paese. Lo stile di Sindiwe Magona si disegna sulle tecniche delle favole tradizionali di Xhosa di cui si è imbevuta fin dalla prima infanzia. È uno stile di scrittura particolare che The Washington Post Book World, riferendosi ad una sua recente opera, ha così descritto: To My Children's Children è una storia deliziosa, intensa, piena di vita ed edificante che racconta in maniera fresca ed autentica cosa significhi per una donna crescere in una società dove patriarcato e segregazione hanno spesso cospirato per degradare ed asservire le donne".
Donna straordinaria, Magona ha svolto i suoi studi per corrispondenza, dovendo occuparsi da single dei tre figli, senza disporre di una residenza fissa e lavorando come domestica. Si è quindi laureata all'Università del Sud Africa e ha svolto un master in Scienze dell'Organizzazione Sociale del Lavoro presso la Columbia University. Nel 1993 l'Hartwick College le ha assegnato un dottorato in Human Letters e nel 1997 è stata accolta nella Foundation of Arts Fellow nella categoria non-fiction.
L'impegno politico della Magona è stato finalmente riconosciuto nel 1976, quando è entrata a far parte del Tribunale Internazionale per i crimini contro le donne a Bruxelles e nel 1977 quando fu fra le dieci finaliste per il Woman of the Year Award. Al culmine del suo impegno politico ha deciso che la penna può fare di più della spada; così attraverso la sua scrittura cerca di sfidare e influenzare l'opinione pubblica del suo paese, spingendo i giovani neri, soprattutto le donne, a svolgere un ruolo attivo nella crescita del nuovo Sud Africa. Recentemente ha lasciato il suo incarico presso l'ONU svolto per molti anni, ed è tornata a vivere a Città del Capo.

Camerun
Léonora Miano, Notte dentro

Traduzione di Monica Martignoni
Edizioni Epoché; Milano, 2007
Pag. 250
Scheda dell'editore
Trasferitasi in Francia per studiare, Ayané torna a Eku, il suo villaggio natale nel cuore dell'Africa. Trova un luogo desolato, consumato dalla miseria e abitato solo da donne, vecchi e bambini.Una guerra civile sta devastando il paese e una sera alcuni miliziani invadono il villaggio in cerca di nuove giovani reclute.Ma soprattutto, dicendo di voler restituire all'Africa la sua anima autentica, infrangono uno dei maggiori tabù sacrificano un bambino.
Una lunga notte ha inizio.
L'autrice
Léonora Miano è nata in Camerun, a Douala, e vive in Francia dal 1991.Notte dentro, il suo primo romanzo, che ha riscosso un grande successo presso il pubblico francese, è stato lodato dalla critica e insignito di numerosi premi.

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Segnalazioni 2006 - Archivio

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  • Martedì 09 Marzo 2010 20:16

 

 

Costa d'Avorio
Ahmadou Kourouma, Aspettando il voto delle bestie selvagge

Traduzione di Barbara Ferri
Edizioni e/o, Roma, 2006
Pagine: 432 - Euro 9,50
Scheda dell'editore
Il viaggio iniziatico di Koyaga, dittatore africano della Repubblica del Golfo, come tutta la sua vita è una galleria di orrori e meraviglie dell’Africa contemporanea: le prigioni più atroci, le feste più stravaganti, gli eccessi erotici, le più aberranti filosofie del potere, incroci inauditi di credenze magiche, cinismo e saggezza ancestrale…Ne viene fuori un capolavoro della letteratura africana e mondiale, un inedito impasto di epica e di ironia, una delle più straordinarie satire del potere che mai siano state scritte, in cui non si salvano né i militari, etnologi e missionari mobilitati dal colonialismo per trasformare il negro selvaggio in uomo “civilizzato”; né i sanguinari dittatori della decolonizzazione, gli eroi guerrieri, i saggi, crudeli, folli padroni per conto terzi del Africa di oggi. In questa storia romanzata del continente nero, tanto istruttiva quanto divertente, la magia ha un ruolo importante almeno quanto quello delle armi, delle strategie neocolonialiste, della corruzione. 


Sudafrica
Il vestito di velluto rosso. Racconti di donne sudafricane
Racconti di: Elleke Boehmer - Finuala Dowling - Nadine Gordimer - Bessie Head - Maureen Isaacson - Rayda Jacobs - Farida Karodia - Sindiwe Magona - Gcina Mhlophe - Zoë Wicomb

Cura, prefazione e traduzione di Maria Paola Guarducci
Edizioni Gorée, Collana Diritti & Rovesci, Monticiano (SI), 2006
Prezzo: € 15,00 Pagine: 256
Scheda dell'editore
La narrativa breve è assai popolare in Sudafrica e quasi tutti gli scrittori e le scrittrici del paese ci si sono misurati almeno una volta. Si tratta di un genere molto diffuso soprattutto tra i neri ai tempi dell’apartheid (1948-1994), in virtù della capacità del singolo racconto di costituirsi, all’occorrenza, come forma espressiva ‘d’emergenza’: più veloce da elaborare in clandestinità o negli sporadici momenti di calma che il regime concedeva, più facile da far circolare (su riviste, ad esempio) e da nascondere, sicuramente più a basso costo di un romanzo sia per chi lo produce sia per chi ne fruisce. La struttura della raccolta di racconti, inoltre, si addice in modo particolare ad esprimere il tessuto frammentato, composito, diversificato che caratterizza il paese. Questa antologia rappresenta, dunque, il tentativo di restituire un’idea di quel quadro plurimo, diviso per etnie, lingue, religioni, culture, radici, livelli sociali e via dicendo, oggi alla ricerca di un’omogeneità seppure nelle differenze.
Per quanto riguarda la categoria della "scrittura femminile" va detto che in Sudafrica si tratta di un universo molto articolato. Le donne sudafricane hanno scritto molto. A tutte le forme di coercizione, e ai tentativi di cancellazione rappresentati dalla censura delle opere nonché dai numerosi esili delle autrici, la loro scrittura ha saputo resistere, non senza difficoltà – maggiori rispetto a quelle della controparte maschile, favorita da più opportunità di pubblicazione, nel paese e all’estero – e si è sviluppata pur senza poter fare riferimento ad una tradizione letteraria locale femminile che fosse facilmente visibile. Nella scelta che presentiamo vengono accostate autrici di fama diversa. Il premio Nobel Nadine Gordimer non ha bisogno di presentazioni; tra le altre, i lettori italiani conosceranno Bessie Head, Zoë Wicomb e Sindiwe Magona. Alcune scrittrici sono molto popolari in Sudafrica, è il caso, ad esempio, di Miriam Tlali, ma restano sconosciute al pubblico italiano; altre sono abbastanza note in ambiente anglofono, ma non hanno risonanza nel nostro paese. Vi sono infine autrici poco note, se si escludono gli ambienti accademici, nello stesso Sudafrica.

Mauritius
Natacha Appanah-Mouriquand, Le rocce di Poudre d’or

Traduzione di Emanuelle Caillat e Cinzia Poli
Edizioni e/o, Roma, 2006
Pagine: 160, Prezzo: Euro 14,00
Scheda dell'editore
1892. Nell’India coloniale britannica centinaia di indiani sono reclutati dagli inglesi con l’inganno e spinti a raggiungere l’isola Mauritius, al di là dell’oceano, nella speranza di trovare un lavoro e condizioni di vita migliori. Storie di fuga molto diverse tra loro si intrecciano: quella dell’ingenuo giocatore di carte Badri, illuso di trovare scintillanti monete d’oro sotto le rocce; quella del giovane Vythee, alla ricerca del fratello partito anni prima; quella del contadino Chotty, sfruttato dal proprietario terriero del suo villaggio, di cui è debitore; quella della vedova di sangue reale Ganga che fugge il rogo. Dopo settimane in mare, ammassati nella stiva di una nave, costretti a fronteggiare la fame, le malattie e la morte, approderanno nella tanto agognata isola Mauritius. Ma al loro arrivo non troveranno né la terra verde e fertile né i facili guadagni che erano stati loro promessi, bensì un duro lavoro nelle piantagioni di canna da zucchero, agli ordini degli avidi proprietari terrieri francesi e dei loro spietati aguzzini. Questo è il drammatico esito della traversata sul “kala pani”, “l’acqua nera” dell’oceano: divenire la nuova razza di schiavi, quella che dopo l’abolizione ufficiale della schiavitù ha sostituito i neri. Nel villaggio di Poudre d’Or, sotto le cui rocce dure e sterili certo non giace l’oro, le vite degli indiani restano intrappolate fra il blu del cielo e il verde della canna da zucchero. Il romanzo porta alla luce un passato tragico e poco noto della storia coloniale e, rifiutando facili manicheismi, dà voce sia agli sfruttati che agli sfruttatori. Le rocce di Poudre d’Or è la sentita testimonianza di eventi storici che hanno segnato anche le origini familiari della scrittrice.
L'autrice
Nathacha Appanah-Mouriquand è nata nell’isola Maurizio nel 1973. Giornalista, vive in Francia dal 1999. E’ autrice di due romanzi pubblicati nella collana Continents noirs di Gallimard. Il suo romanzo d’esordio ha vinto il premio RFO du Livre nel 2003.

Camerun
Werewere Liking, La memoria amputata. Madri Naja e Zie Roz. Canto-romanzo

Traduzione di L. Colombo
Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, 2006
Pagine: 526, Prezzo: € 18.00
Scheda dell'editore
All'incrocio tra poesia, saggio, autobiografia e racconto storico, questo libro intreccia il destino del popolo africano a quello della protagonista Halla Njockè, una donna di ottantacinque anni che, dopo essersi affermata come cantante e artista, decide di immergersi nel suo violento passato. Lo fa scrivendo la biografia della zia Roz, un atto che diviene ad un tempo riscoperta dei legami femminili familiari e risveglio di silenzi e cancellazioni dentro di sé. La sua memoria è stata come amputata: dopo essere stata vittima della faida fra i genitori, protrattasi anche in tribunale, il padre, che si vanta di essere un Lôs - secondo lo schema del vudù, un essere di straordinaria potenza spirituale - la strappa alla famiglia della moglie e la porta a vivere con sé. L'innocenza infantile non salva Halla dallo stupro che le infligge l'uomo, e la sua precoce bellezza fa di lei un conteso oggetto di compravendita. È questo il contesto in cui la giovane matura la sua consapevolezza femminile e umana, tra violenze e misfatti, amori e delusioni, che la portano ad affermare la propria capacità di resistere e imporsi agli altri, creandosi una vita su misura. L'oblio è il prezzo da pagare, un oblio da cui la sua memoria cerca di riemergere in queste pagine, elevandosi al tempo stesso a canto e celebrazione di tutte le donne africane che come lei hanno taciuto.
L'autrice
Werewere Liking è nata a Bondé (Camerun) nel 1950. é una personalità eclettica, e si occupa di pittura, musica, teatro, cinema. Ha pubblicato libri di generi diversi, e si è occupata anche di teatro, critica e poesia. Stabilitasi in Costa d’Avorio nel 1978, ha prima lavorato come ricercatrice all’Università di Abidjan e poi ha creato il “Villaggio Ki-Yi” che in lingua baassa vuol dire “sapere ultimo”. È un “foyer” di artisti di diverse nazionalità africane dove si tengono mostre, si offrono spettacoli teatrali, si fa ricerca. Nei suoi lavori troviamo l’Africa con le sue contraddizioni, le sue aspirazioni consce e inconsce, i suoi fallimenti e i suoi vizi. A chi le chiede se si sente più artista camerunese o ivoriana, risponde: “Africana, molto semplicemente”. Lavorare e vivere in Africa, arricchirsi della mescolanza delle culture e delle arti, questo il credo della “signora del teatro africano”.

Algeria
Hamid Skif, La paura

Traduzione di Gaia Amaducci
Barbera Editore, Siena, 2006
Pagine: 256, Prezzo: 16,50 euro
Scheda dell'editore
Tangeri. Un immigrato clandestino vive nascosto in una stanzetta nel sottotetto di un palazzo. Unica compagna, la paura. Tutto ciò che può fare è sbirciare dalla finestra lo scorrere delle vite altrui: il ciccione che vive di birra e tv, la coppia litigiosa, il ragazzo timido e misterioso, la conturbante miss Battimacchina. Ne immagina le vite, ripensa al proprio passato, alle circostanze che lo hannocondotto lì. Dagli spietati contrabbandieri all’uomo che si prostituisce per sopravvivere, dallo spacciatore all’informatore della polizia, dal torturatore al poliziotto corrotto, la galleria degli orrori che Hamid Skif dipinge ci sbalza con violenza inaudita in mezzo a quella parte di umanità terribile e patetica che un clandestino fatalmentetrova sulla sua strada e che non lascia nessuno spazio ai sogni.
L'autore
Hamid Skif è nato a Oran, Algeria, nel 1951. Ha partecipato alla creazione dell’associazione dei Giovani giornalisti nel 1992. Dopo essere scampato a diversiattentati, ha lasciato l’Algeria.Dal 1997 vive ad Amburgo, in Germania. Nel 2005 ha vinto l’Exil literatur preis. I suoi romanzi sono tradotti in Francia, Germania, Spagna, Siria. In Italia ha pubblicatoLa principessa del deserto di mezzo, Spartaco edizioni.
 

Mozambico
Suleiman Cassamo, Nigeria campione del mondo

Collana Dissensi, Edizioni Spartaco
Prezzo: euro 14,00
Scheda dell'editore
Le tradizioni, il ruolo della natura e della tecnologia nella società africana, la passione sfrenata per il calcio. Con uno stile agile e melodioso, "musicalmente" nuovo,questi racconti offrono un ritratto realistico e al tempo stesso fantastico della vita della gente comune in Monzambico.I personaggi sono spesso donne, donne umiliate, picchiate, offese, il cui destino è scelto per tradizione dal padre. Esse testimoniano la condizione di povertà, disfruttamento, di lotta, ma anche il desiderio di un riscatto sociale e culturale.Grazie all'uso di uno stile originale, legato alla tradizione orale e che risente dell'influenza del portoghese sulle lingue indigene, questa raccolta (che propone in italiano due libri pubblicati con grande successo dall'editore Caminho di Lisbona) mostra le contraddizioni della società africana post-coloniale.
L'autore
Suleiman Cassamo (1962) è considerato uno dei maggiori scrittori della giovane letteratura africana. Laureato in ingegneria e professore universitario, è stato segretario generale dell'Associazione degli scrittori mozambicani (Aemo). Un suo racconto è stato pubblicato nel 1999 da Feltrinelli nella raccolta Africana.La traduttrice Giulia Brunello, laureata a Venezia, ha gia curato Amatevi e non moltiplicatevi di Maria Lacerda.
"... questi racconti pongono il loro autore al medesimo rango di Mia Couto per la scrittura che sa armonizzare lingua popolare, poesia e drammatizzazione". (Africultures)
L'incipit
Il Segretario di Quartiere mi dà la notizia: Faftine si è suicidato. L'orologiaio? Sì, proprio lui. Ne concosci altri tu? Se era l'unico, non lo era tanto per il nome. Era per la bravura. Non c'era orologio che Faftine non sistemasse. I conteggi svizzeri, nelle sue mani, diventavano più precisi di quanto non lo fossero da nuovi. Non poteva morire chi si aspettava di arrivare, un giorno, ad aggiustare persino i morti. [...]Attraverso le fessure della porta del negozio lo videro appeso. Siccome il soffitto era basso, aveva dovuto raccogliere le gambe per avere risposta dalla corda. E perché si è ucciso? Affari di cuore? O il tipo si è ucciso per farci sentire la sua mancanza?

Egitto
Albert Cossery, Ambizione nel deserto

Edizioni Spartaco, 2006
traduzione di Alessandro Bresolin
Collana Dissensi/5
Pagine: 200, Prezzo: euro 15,00 
Scheda dell'editore
A Dofa, piccolo e povero emirato della penisola arabica, la pace che regna sovrana grazie alla sua stessa miseria è in pericolo da quando è entrato in azione un fantomatico gruppo terrorista. In un luogo in cui tutti si conoscono, gli attentatori rimangono nell’ombra: non si capisce quali ricchezze vogliano spartirsi i rivoltosi; la potenza imperialista che controlla gli Stati vicini si disinteressa alla sorte dell’emirato, privo di petrolio. Chi manovra gli attentatori? Chi li protegge? Il protagonista decide di vederci chiaro, girando tra vicoli, bar e alcove per svelare il senso di quella misteriosa cospirazione.
L'autore
Albert Cossery (1913) è nato al Cairo, ma si è trasferito in Francia giovanissimo. Amico di Albert Camus, ha vinto numerosi premi letterari, tra cui il Gran Prix de la Francophonie per l’insieme delle sue opere, il Gran Prix Audiberti e nel 2000 il Prix Méditerranée.

Eritrea
Hamid Barole Abdu, Seppellite la mia pelle in Africa

Poesie e brevi racconti con versione inglese a fronte
Edizione ArteStampa, Modena, 2006
Pagine: 224 - Prezzo: euro 12,00
Scheda dell'editore
Ora ironica e impertinente, ora lirica ed evocativa, Seppellite la mia pelle in Africa, l'ultima opera dell'autore eritreo Hamid Barole Abdu immerge il lettore nella realtà quotidiana dell'immigrato, nell'Italia del ventunesimo secolo. I racconti, serrati monologhi interiori che si presentano a volte in guisa di istruzioni per, a volte come memoriali di presunti "ingenui" sbarcati sulle coste italiane dal sud e dall'est del mondo, si accaniscono con occhio clinico sullo spazio d'intersezione particolarmente psicologico tra immigrati e autoctoni.
Nelle poesie, la sinteticità della forma lirica si presta invece meglio ad aprire squarci su temi universali quali l'identità, la morte, lo sradicamento, il bisogno di appartenenza.
La vasta gamma espressiva dell'autore offre un prezioso strumento per avviare un dialogo critico e costruttivo, che vada oltre false retoriche e finti buonismi e che veramente getti le basi per affrontare insieme il mondo complesso, travagliato, pieno di insidie e possibilità in cui ci troviamo a vivere.
Il ricavato della vendita del libro verrà devoluto a favore dei ragazzi eritrei in età scolare che vivono nei campi profughi in Sudan.
L'idea di questo progetto nasce in seguito ad un viaggio effettuato dall'autore alla fine del 2004 in Sudan, lungo la fascia del confine con l'Eritrea. In occasione di tale visita in diversi campi profughi, dove i bambini, le donne e gli anziani versano in condizioni di assoluta povertà a causa della sottoalimentazione, della mancanza di cure sanitarie e della scarsità dei mezzi per l'istruzione. I campi sono una trentina, dislocati sul territorio sudanese, nei quali sopravvivono più di 300.000, secondo i dati dell'ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Uniti per i Rifugiati), anche se il numero è maggiore, in quanto molti preferiscono non farsi registrare per paura di ripercussioni da parte del regime contro i familiari rimasti nel Paese d'origine.La situazione, sempre più drammatica, rimane quella di coloro che, e sono più del 90%, non avendo nessun punto di riferimento, né familiare né tanto meno economico, non hanno altra scelta se non quella di rimanere nei campi profughi oppure di trasferirsi nelle grandi città del Sudan.
L'autore
Nato ad Asmara (Eritrea) nel 1953, vive stabilmente in Italia dal 1974. Ha maturato un'esperienza ventennale come operatore di settore della psichiatriaoccupandosi delle problematiche relative all'immigrazione. Collabora, come docente, alla preparazione dei mediatori culturali.
Nel 1996 ha pubblicato un libro di poesie dal titolo "Akhria. Io sradicato poeta per fame" con cui ha vinto la XIII Edizione del Premio letterario SATYAGRAHA. Dai testi di Akhriasono stati realizzati due spettacoli teatrali. 

Angola
Manuel Rui, Magari fossi un'onda

Traduzione di Letizia Grandi
La Nuova Frontiera, Roma, 2006
Collana: Liberamente
Prezzo: 11,00, Pagine: 96 
Scheda dell'editore
Nell'Angola comunista degli anni immediatamente successivi all'indipendenza, Diogo - stufo di mangiare solo pesce fritto e riso, gli unici alimenti disponibili a causa del rigido razionamento alimentare - decide di allevare clandestinamente un maiale nel suo appartamente al settimo piano di un edificio alla periferia di Luanda. Come ripete alla moglie, "la rivoluzione comincia dalla pancia" e i suini sono notoriamente "animali borghesi". I figli di Diogo, Zeca e Ruca, si affezionano subito all'animale e aiutano il padre a difendere il loro nuovo amico dai ripetuti tentativi di sequestro da parte del compagno amministratore di condominio e di tutti i vicini di casa. Quello che i bambini ignorano, però, è che anche il padre non vede l'ora di godersi una contro-rivoluzionaria grigliata.
Magari fossi un'onda è un'esilarante riflessione sui problemi dell'Africa e sull'assurda burocrazia dei suoi regimi. Manuel Rui riesce a ricostruire il dramma di uno dei più martoriati paesi africani attraverso lo sguardo ingenuo di due bambini, disposti a tutto pur di salvare il loro simpatico ed eroico maiale. Con una tenerezza straordinaria, Magari fossi un'onda dimostra che si può sorridere delle tragedie della storia, senza rinunciare per questo a denunciare i suoi orrori.
L'autore
Manuel Rui è nato nel 1941 in Angola, nella città di Huambo, all'epoca ancora chiamata Nova-Lisboa. Romanziere, poeta, critico letterario, saggista e cantautore, oltre ad aver scritto l'inno nazionale del suo Paese è stato anche il primo angolano a pubblicare un romanzo dopo la fine del regime coloniale (Sim Camarada, 1977).
Ha collaborato a numerosi programmi radiofonici e televisivi e, oggi, è certamente uno dei narratori in lingua portoghese più letti e apprezzati al mondo. Le sue opere sono state, infatti, tradotte in svariate lingue tra le quali l'inglese, il francese, lo spagnolo, il russo, il tedesco, lo svedese, l'arabo e l'ebraico. Magari fossi un'onda è la sua opera più nota, avendo venduto oltre 100.000 copie in tutto il mondo.
L'incipit del romanzo
Faustino aveva appena tolto il dito dal pulsante che l'ascensore arrivò.
"Cosa? Un maiale in ascensore?"
"Non è un maiale. E' un maialino, compagno Faustino."
"Fa lo stesso in termini di legge."
"Che legge?"
"La questione è quella su cui abbiamo deliberato nell'assemblea condominiale e lei compagno era presente. Votazione all'unanimità. In ascensore solo persone. Le cose solo nel montacarichi."
"E il maialino è una cosa?"
"Niente affatto. Quanto agli animali è stato stabilito cane, gatto o uccellino. Ora, se si trattasse di una gallina morta spennata, di un maialino o di un capretto già morto, pulito e incartato, passerebbe come carne, anche ciò è previsto. Ma un maialino vivo come questo non ha diritto, compagno Diogo, e cade nelle maglie della giustizia."

Togo
Kossi Efoui, La fabbrica di cerimonie

Traduzione di Martina Cardelli
Morellini Editore, Collana Griot, Milano, 2006
208 pagine, 18,00 euro
Scheda dell'editore
Ex studente africano in Unione Sovietica e traduttore a Parigi di fotoromanzi porno, Edgar Fall è diritorno in Togo, inviato dal direttore di una balorda rivista francese a cercare mete per un nuovo tipodi turismo, insolito, shock, hard, estremo e trash.Trova un paese allo sbando, con squadre di uomini-pantera che vanno a caccia di ragazzini-cavallette,e poi orge, combattimenti tra uomini, predicatori ambulanti, cani abbandonati e migliaia di statuetutte identiche che celebrano tra le rovine l'anno I della Pace.La televisione, colonna sonora ossessiva e invadente, continua a mandare in onda un'unica trasmissione,una sorta di reality show nel quale vittime e boia del passato regime raccontano sevizie ed esecuzioni,con la voce del presentatore che continua a promettere l'arrivo del grottesco e spaventosocapo dei boia, colui che ordinava chi e come doveva sparire: Ancora settantadue ore e faremo entrarel'uomo senza volto… L'uomo che tutti chiamavano Generale Tapioka.Romanzo satirico e carnevalesco, caratterizzato da un linguaggio visionario che procede al ritmodelle ripetizioni e dei rimandi, La fabbrica di cerimonie è una gigantesca farsa che non risparmianessuno: l'Africa smembrata e caotica che vende se stessa al miglior offerente; gli occidentali incerca di forti emozioni “fuori dalla porta di casa” per soddisfare il proprio immaginario perverso; imezzi d’informazione, che riducono tutto a un gigantesco spettacolo in cui il dolore vero e la suarappresentazione si confondono.
L'autore
Kossi Efoui è nato nel Togo nel 1962. Ha scritto molte pièces teatrali, rappresentate in Europa e inAfrica. La fabbrica di cerimonie è il suo secondo romanzo; il primo, La Polka, è stato pubblicato nel1998 sempre dalle Editions du Seuil.

Algeria
Yasmina Khadra, L'attentato

Traduzione di Marco Bellini
Mondadori, Collana Strade blu, Milano, 2006
Pagine: 240- Prezzo: 15 euro
Scheda dell'editore
Il dottor Amin Jaafari, cittadino israeliano di origine araba, lavora come chirurgo in un ospedale di Tel Aviv. Instancabile e scrupoloso, rispettato e ammirato da colleghi e conoscenti, rappresenta un esempio di integrazione più che riuscita. Come tanti altri, pensa ormai di avere trovato la sua maniera per convivere con la cieca violenza e il caos che tormentano la città in cui abita, facendo del suo mestiere una vocazione e una ragione di vita. Il giorno in cui un kamikaze si fa esplodere in un ristorante nel centro della città, Amin soccorre freneticamente per lunghe ore i feriti, sconvolti e devastati, che arrivano al pronto soccorso. Ma questa orribile giornata di morte e distruzione inaspettatamente prende per lui una piega molto personale.Il corpo di sua moglie, Sihem, viene trovato infatti nel ristorante e presenta le atroci ferite che dilaniano, in modo quasi inequivocabile, i corpi dei kamikaze fondamentalisti. Le prove che Sihem sia la responsabile dell'orribile attentato si accumulano. Amin si trova dunque a dover affrontare non solo la tragica fine della sua compagna ma anche una serie di strazianti interrogativi: chi era in realtà quella donna affascinante, intelligente e moderna che viveva al suo fianco? Perché non è stato in grado di cogliere alcun segno della catastrofe imminente? Cosa mai avrà fatto mancare alla donna che amava un marito tanto devoto?Per Amin è l'inizio di una discesa agli inferi. Sospeso tra disperazione e bisogno di capire, comincia una sua personale e dolorosissima investigazione alla ricerca della verità e delle ragioni che possono spingere una donna perfetta a diventare un mostro. Qual è il meccanismo che conduce una persona sul sanguinoso cammino dell'odio?Dalla terrificante scena iniziale dell'attentato fino all'epilogo disperato e dolente, L'attentatrice è un libro implacabile e serratissimo, capace di dipingere con lucidità e commozione la realtà del terrorismo e dei suoi incalcolabili costi spirituali e materiali. Intenso e del tutto privo di chiavi di lettura ideologiche preconfezionate, lontano dalle polemiche delle fazioni in lotta, questo indimenticabile romanzo scava nel mondo islamico e nell'animo umano tentando di spiegare ai lettori l'universo più misterioso e agghiacciante: l'orrore quotidiano del mondo di oggi.
L'autore
Yasmina Khadra, pseudonimo di Mohamed Moulessehoul, è nato in Algeria nel 1956. Reclutato alla scuola dei cadetti a nove anni, è stato ufficiale superiore dell'esercito algerino. Dopo aver suscitato la disapprovazione dei suoi superiori con i primi libri pubblicati, ha continuato usando come pseudonimo il nome della moglie, con il quale ha pubblicato in Francia alcuni romanzi di successo, poi tradotti in diversi paesi. In Italia si è conquistato un pubblico grazie a due "noir", Morituri e Doppio bianco. Ha inoltre pubblicato Cosa sognano i lupi (Feltrinelli), Le rondini di Kabul (Mondadori 2003) e La parte del morto (Mondadori 2005).

Angola
Pepetela, Jaime Bunda, agente segreto

Traduzione di Daniele Petruccioli
Edizioni e/o, Collana Dal Mondo, Sottocollana I Leoni, Roma, 2006
352 pagine, Euro 16,50
Scheda dell'editore
Luanda, Angola. Jaime Bunda, giovane agente tirocinante dei servizi segreti angolani, dall’enorme deretano che gli è valso il soprannome (bunda in portoghese significa “chiappe”), ha finalmente la grande occasione che aspettava per dimostrare a tutti di essere all’altezza del suo quasi omonimo eroe, James Bond: gli viene affidato il caso di una quattordicenne stuprata e uccisa in riva al mare. Bunda comincia le indagini, ma il suo fiuto sconclusionato lo porta presto a scoprire un complotto ai danni dello Stato ordito dall’orribile Signor T, eminenza grigia che manovra il paese da dietro le quinte tramando contro la legge e l’ordine. Tra inseguimenti rocamboleschi su spiagge tropicali, trafficanti libanesi, danzatrici del ventre dal fascino mediorientale e tronfi personaggi in auto blu, emerge il vero protagonista del romanzo: la Luanda di oggi e i suoi abitanti,con la loro enorme ricchezza culturale, la loro indomita forza vitale, il loro essere depositari di una quantità di esperienze tanto preziose quanto misconosciute, e soprattutto la loro immensa, inesauribile capacità di raccontare storie.Bunda, perfetto antieroe in questa globalizzazione del surreale, alla fine sventerà il complotto, ma “tutto è cambiato perché nulla cambi”.
L'autore
Pepetela, pseudonimo di Carlos Maurício Pestana dos Santos, nasce in Angola nel 1941. Prosegue gli studi in Portogallo, Francia e Algeria, dove si laurea in sociologia. Dal 1969 combatte nella guerra d’indipendenza angolana aderendo al Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola (MPLA), e contemporaneamente inizia l’attività di romanziere che, nel 1997, gli vale il Prémio Camões, già consegnato a scrittori del calibro di José Saramago e Jorge Amado. In Italia sono stati tradotti i Romanzi Mayombe (Edizioni Lavoro, 1989) e La parabola della vecchia tartaruga (Besa, 2000), oltre alla pièce teatrale La rivolta della casa degli idoli (Bulzoni, 1988).
Su Pepetela, vedi anche il testo dell' intervista all'autore realizzata da Anna Fresu (Scritti d'Africa) in occasione della Fiera del Libro di Torino 2005

Congo
Emmanuel Dongala, Johnny cane cattivo

Edizioni Epoché, Milano, 2006
Scheda dell'editore
Johnny ha sedici anni, è un miliziano armato fino ai denti, ed esegue senza esitazione i suoi compiti: ruba, violenta, uccide. Ma si sente diverso dagli altri, dal suo comandante e dai suoi compagni, si definisce un “intellettuale”, perché riflette e si pone delle domande sulle contraddizioni di quella guerra in cui si trova coinvolto. Anche Laokolé ha sedici anni, ma non combatte come altre ragazzine della sua età; sta scappando, e cerca di proteggere dall’immensa marea umana in fuga il suo fratellino Fofo e la carriola su cui trasporta sua madre, che ha perso l’uso delle gambe. Anche Laokolé è intelligente e il suo sogno è diventare ingegnere, ma per ora sta solo cercando disperatamente di resistere all’orrore che sfila davanti ai suoi occhi e di essere forte per la sua famiglia.Dongala ci descrive tutto l’orrore e l’insensatezza della condizione dei bambini-soldato tracciando il ritratto affettuoso e partecipe di due ragazzini che sanno lottare come adulti ma conservano tracce di dolcezza e di ingenuità che aprono squarci di commozione, umorismo e speranza nella cruda realtà della guerra.Johnny mad dog è stato inserito dal Los Angeles Times tra i 10 migliori romanzi del 2005.
L'autore
Nato nella Repubblica Centrafricana, Emmanuel Dongala ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza nel Congo Brazzaville. Laureatosi negli Stati Uniti, torna in Congo dove si impegna in ambito culturale e sociale. Dopo la guerra civile del 1997 è costretto a tornare in America, dove attualmente insegna chimica e letteratura africana francofona.
Su Dongala, vedere anche la scheda a cura di Scritti d'Africa

Sudafrica
Achmat Dangor, La maledizione di Kafka

Traduzione di Ettore Capriolo
Frassinelli Editore, 2006
Scheda dell'editore
Narra un'antica leggenda araba che un umile giardiniere un giorno s'innamorò della bellissima figlia del califfo. Come punizione per aver osato amare qualcuno al di fuori della sua cerchia sociale, l'uomo fu trasformato in albero. Calando questa storia nella turbolenta realtà del Sudafrica post apartheid, l'autore racconta la coinvolgente, tragica vicenda di Omar Khan e della sua fatale passione per Anna Wallace, di razza e religione diverse dalla sua. Pur di ottenere il suo amore, Omar diventa Oscar, rinnegando le proprie radici e la propria identità culturale. Tuttavia, come il giardiniere, incorrerà in un terribile destino...

Sudafrica
Zakes Mda, La Madonna di Excelsior

Edizioni e/o, Collana Dal Mondo, Sottocollana I Leoni
Traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini
320 Pagine, Euro 16,50
Scheda dell'editore
Nel 1971 diciannove cittadini di Excelsior, piccola comunità rurale del Libero Stato del Sudafrica dominato dai bianchi, furono accusati di aver violato l’Immorality Act dell’apartheid, che vietava i rapporti sessuali tra bianchi e neri. In attesa di giudizio le donne, tutte nere, furono trattenute in arresto mentre gli uomini bianchi con cui erano state sorprese vennero rilasciati dietro pagamento di cauzione.Prendendo spunto da questo caso di cronaca, Zakes Mda narra la storia di una delle famiglie al centro dello scandalo mettendo a nudo quella di un paese nel quale l’apartheid occultava rapporti interrazziali di ogni genere.Al centro del romanzo la storia di Niki, una delle “peccatrici” (la “Madonna” che ha posato per una serie di quadri di soggetto sacro) che trasgredisce la barriera del colore e lo rivendica come gesto di sfida. E poi le vicende del figlio nero di lei, Viliki, e di Popi, la figlia “bastarda”, che raggiungeranno l’età adulta nel Sudafrica post-apartheid, dove la libertà permette e anzi sollecita un riesame della turbolenta storia del paese alla luce dell’esperienza personale.Ancora una volta il genio affabulatorio di Zakes Mda si esercita sulla trama della storia per inserirvi l’ordito della sua verve letteraria. Il tema del colore, centrale nel cuore del romanzo come nella storia del Sudafrica, s’impone in queste pagine con la forza di un motivo dominante.“Mda ha risposto alla rapida trasformazione del Sudafrica e alle sue imprevedibili transizioni con un’opera che è a sua volta un nuovo genere di romanzo, che unisce il realismo magico e l’acume politico di Gabriel García Márquez con la satira, il realismo sociale e il riesame critico del passato del Sudafrica” The New York Times Review of Books.
L'autore
Zakes Mda è nato nel 1948 a Herschel in Sud Africa ed è oggi considerato uno degli esponenti più vivaci e noti della cultura sudafricana. Autore di romanzi e opere teatrali, poeta, giornalista, artista, e professore universitario, Zakes Mda vive tra gli Stati Uniti (dove insegna Creative Writing e Literary Theory alla Ohio University) e il Sud Africa, dove è coinvolto in vari progetti sociali e in workshops di teatro. Mda è inoltre fondatore del Southern African Multimedia AIDS Program dove insegna la scrittura agli infettati di HIV. Coinvolto dal 1985 nell’educazione sull’AIDS, Zakes Mda ha prodotto molte sceneggiature sull’argomento per il teatro e per la televisione. Dal 1996 è anche Direttore di Thapama Productions dove si occupa di numerose produzioni cinematografiche, locali e internazionali. Zakes Mda ha studiato e lavorato in Sud Africa, in Inghilterra e negli Stati Uniti, e ora si dedica interamente alla scrittura e all’insegnamento. Tra i vari premi che Mda ha ricevuto ricordiamo il prestigioso 2001 Commonwealth Writers Prize, Africa Region e il Sunday Times Fiction Prize 2001 per The Heart of Redness, e il Premio Olive Schreiner e il Premio M-Net Book per Ways of Dying che di seguito è stato trasformato in un’opera teatrale, una opera jazz, e una produzione Broadway.

Sudafrica
Sindiwe Magona, Ai figli dei miei figli

Traduzione di Paola Gaddi, postfazione e cura di Maria Antonietta Saracino
Nutrimenti Editore, Roma, 2006
Pagine 256, Euro 16
Scheda dell'editore
Scritta in forma di lettera indirizzata 'ai figli dei miei figli' da parte di una nonna Xhosa affinché non dimentichino la loro storia, questa autobiografia della scrittrice sudafricana Sindiwe Magona racconta i primi ventitrŽ anni di vita della sua autrice (nata nel 1943) nel Sud Africa dell'apartheid. Magona ricorda gli anni felici dell'infanzia e quelli progressivamente sempre pi grigi e difficili della adolescenza e della prima giovinezza, anni segnati da una situazione politica scandita dal progressivo inasprirsi di leggi che restringono e condizionano la vita degli africani, rendendo loro del tutto impossibili condizioni di vita appena dignitose. Eppure, a dispetto di tutto, e senza mai indulgere nell'autocommiserazione, Magona ci consegna il racconto di una vita fatta di studio e di lavoro, di maternitˆ fortemente volute e di una tenace determinazione che la porterˆ dalle baraccopoli di Cittˆ del Capo a ricoprire il ruolo di bibliotecaria presso le Nazioni Unite. Una vita difficile ma rischiarata da ampi sprazzi di ironia e allegria, da solidarietˆ femminili condivise e da una incrollabile fiducia nella vita e nel futuro.
L'autrice
Di origini poverissime, Sindiwe Magona trascorre l’adolescenza e la giovinezza nelle township di Città del Capo, dove si mantiene facendo la domestica per le famiglie bianche. L'impegno politico la porterà all’esilio in Inghilterra e poi negli Stati Uniti, dove studia e si laurea. Dopo aver vissuto per trent’anni a New York lavorando come bibliotecaria presso le Nazioni Unite, è ora tornata a vivere in Sud Africa, dove tiene un corso di scrittura creativa indirizzato alle donne. I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue. In italiano è già apparso Da madre a madre (2005). Questa autobiografia, articolata, intensa e toccante, costituisce la sua opera prima.

Sudafrica
Sindiwe Magona, Push-Push ed altre storie

Traduzione di Maria Rosa Contestabile
Gorée Editore, Iesa (SI), 2006
256 pagine, Euro 15,00
Scheda dell'editore
Sindiwe Magona stupisce ancora una volta con questi splendidi racconti che ci descrivono diversi aspetti della realtà sudafricana. Dai temi della segregazione razziale, in cui troviamo risvolti di straordinaria attualità anche nel nostro mondo occidentale – si pensi alle questioni sollevate dalle rivolte delle periferie – ad altri che prendono spunto dalla tradizione xhosa, l’autrice ci conduce a scoprire realtà più o meno note senza mai farci dimenticare che il principale scopo della sua scrittura è quello della riflessione sulla condizione di uomini e donne spesso dimenticati, ma non per questo assenti dalle vicende della Storia.In questo libro emergono tutte le qualità narrative della Magona ed in particolare la sua capacità di restituirci le atmosfere proprie della tradizione orale.

Mozambico
Paulina Chiziane, Niketche. Una storia di poligamia

Traduzione di Giorgio de Marchis
La Nuova Frontiera, Roma, 2006
320 pagine, Euro 16,50
Scheda dell'editore
Dopo più di venti anni di matrimonio, Rami scopre che suo marito Tony la tradisce con diverse amanti, con le quali ha costituito altre famiglie parallele. Sconvolta, la donna inizia una ricerca febbrile nel disperato tentativo di salvare il suo matrimonio, allontanando le amanti e legando a sé il marito. Comincia così un affascinante viaggio tra gli usi e i costumi sessuali del Mozambico, i misteri dei riti d’iniziazione, le danze erotiche (il ballo del Niketche) delle promesse spose dell’etnia Macua, gli incantesimi d’amore usati nella regione di Maputo e gli ancestrali e inviolabili tabù. Rami verrà a scoprire la condizione delle donne del suo Paese, accomunate tutte da un destino di sofferenza e discriminazione, che quotidianamente rinnova la tragedia della leggendaria principessa Vuyazi, pietrificata sulla luna per aver osato opporsi al volere di suo marito., e deciderà di trasformare lo scontro con le amanti in una temibile alleanza femminile, che costringerà il marito a trasformare i piaceri dell’adulterio negli obblighi imposti dalle regole della poligamia. Paulina Chiziane, ancora una volta, ci svela il rovescio della medaglia dell’Africa dei nostri giorni. In un labirinto di passioni, di contraddizioni e laceranti ambiguità, l’autrice de Il settimo giuramento rivela ai lettori italiani i segreti della femminilità africana.
L'autrice
Paulina Chiziane è nata nel 1955 a Manjacaze, Mozambico, in una famiglia ostile al regime coloniale dove anche l’uso della lingua portoghese veniva rifiutato. Dopo l’indipendenza dal Portogallo, collabora con la Croce Rossa Internazionale in una delle regioni maggiormente colpite dalla guerra civile. In seguito riprende gli studi iscrivendosi alla facoltà di linguistica dell’Università di Maputo. Nel 1990, pubblica Balada de Amor ao Vento, il primo romanzo scritto da una donna mozambicana. Successivamente scrive Ventos do Apocalipse e Il settimo giuramento (La Nuova Frontiera, 2003). Niketche, una storia di poligamia è il suo ultimo libro. Le sue opere sono state tradotte in diverse lingue, tra le quali il francese, lo spagnolo e il tedesco. Nel 2003, l’Associazione degli Scrittori Mozambicani le ha conferito il premio José Craveirinha, riconoscendola come una delle figure più importanti nel panorama letterario nazionale. Attualmente vive e lavora in Zambesia.

Senegal
Dono Ly Sangaré, Questi sono giorni che muoiono

Traduzione di Susanna Pero
Gorée Editore, Iesa (SI), 2006
Euro 15,00

Algeria
Amara Lakhous, Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio

Edizioni E/O, Collana Assolo, Roma, 2006
Euro 12,00 pp. 192
Scheda dell'editore
In questo romanzo di Amara Lakhous, scrittore algerino che vive a Roma, la sapiente e irresistibile miscela di satira di costume e romanzo giallo imperniato su una scoppiettante polifonia dialettale di gaddiana memoria (il Pasticciaccio sta sullo sfondo segreto della scena come un nume tutelare), la piccola folla multiculturale che anima le vicende di uno stabile a piazza Vittorio sorprende per la verità e la precisione dell’analisi antropologica, il brio e l’apparente leggerezza del racconto.A partire dall’omicidio di un losco personaggio soprannominato “il Gladiatore”, si snoda un’indagine che ci consente di penetrare nell’universo del più multietnico dei quartieri di Roma: piazza Vittorio. Forse basta mettere in scena frammenti di vita quotidiana intrecciati attorno all’ascensore, puntualmente all’origine di tante dispute condominiali, per comprendere il nodo focale del paventato, discusso, negato o invocato scontro di civiltà che assilla il nostro presente e il nostro futuro e infiamma il dibattito politico, sociale e religioso-culturale dei nostri giorni. Attraverso le voci dei vari protagonisti che di volta in volta salgono sulla scena per raccontare i loro drammi e i mille equivoci quotidiani - le paure e le incomprensioni di una vita costretta ai margini e schiacciata da simmetriche paure e diffidenze degli italiani con cui si trovano a contatto, dai luoghi comuni e dalla disattenzione emerge una realtà che tendiamo a rimuovere.
L'autore
Amara Lakhous è nato ad Algeri nel 1970, vive a Roma dal 1995. È laureato in filosofia all’Università di Algeri e in antropologia culturale alla Sapienza di Roma. Sta terminando una ricerca di dottorato nella stessa università dal titolo ”Vivere l’Islam in condizione di minoranza. Il caso della prima generazione degli immigrati musulmani arabi in Italia”. Ha iniziato il suo percorso professionale nel 1994 come giornalista della radio nazionale algerina. In Italia ha lavorato per tanti anni nel campo dell'immigrazione, svolgendo attività di mediatore culturale, interprete e traduttore. Attualmente lavora come giornalista professionista all’agenzia di stampa Adnkronos International a Roma. Ha pubblicato il suo primo romanzo Le cimici e il pirata, bilingue arabo/italiano (Arlem editore, Roma, 1999) con traduzione di Francesco Leggio e nel 2003 il secondo, ambientato a piazza Vittorio, Come farti allattare dalla lupa senza che ti morda (edizioni Al-ikhtilaf, Algeri) e la seconda edizione presso la casa editrice libanese (Dar Al-arabiya lil-ulum, 2006). Questo romanzo è stato ri-scritto in italiano con il titolo Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio.
“La ri-scrittura – spiega Lakhous - è un processo lungo che prevede diverse fasi. Prima scrivo il mio testo in arabo. Poi dico che lo riscrivo in italiano, perché non si tratta di una semplice auto-traduzione, non essendo obbligato a rispettare il testo originale, lo ricreo a mio piacimento. In tal senso godo di una libertà che il traduttore normalmente non ha. Una volta finita la prima stesura in italiano, ci sono un gruppo di amici che leggono il testo. Dalle letture nascono discussioni, suggerimenti, suggestioni e osservazioni che prendo in considerazione, in seguito opero delle scelte in piena autonomia".

Guinea
Aminata Fofana, La luna che mi seguiva

Einaudi, Torino, 2006
pp. 260 - 14,50 euro
Scheda dell'editore
Una bambina, il nonno sciamano, un villaggio africano fuori dal tempo. Un fiabesco libro-rivelazione su un mondo forse perduto per sempre, che porta per la prima volta al nostro cuore di occidentali l'eco delle leggende degli antichi cantastorie erranti da una tribú all'altra. Un romanzo di incanti e terrori dove la magia funziona sul serio, e piante e animali e uomini sono sacri. Un esordio in italiano, dall'Africa.
In questo romanzo la magia non è una trovata ma il modo di funzionare esatto e «tecnico», descritto con impressionante e suggestiva fedeltà, di un universo dove tutto è tessuto insieme e può tuttavia essere modificato dalla scelta di ciascuno per il male o il bene. Nel personaggio di Saduwa - una ragazzina, diremmo noi, di sette o otto anni, ma al villaggio non è questo il modo di misurare il tempo - l'autrice adulta fa rivivere in forma di romanzo le esperienze e il punto di vista di una bambina immersa totalmente nel mondo africano mandingo, animista e magico. Una bambina che si trova suo malgrado a sovvertire le tradizioni. Aiutata da N'bemba, il nonno sciamano molto amato, Saduwa scopre di essere «il prescelto dallo Stemma», che era sempre stato privilegio maschile. Da quel momento inizia una lotta senza esclusione di colpi, di portata vastissima, che riguarda la sorte dell'intera tribú. La luna che mi seguiva ci riporta la vita di un villaggio africano prima della luce elettrica e dei telefoni, attraverso una folla di figure indimenticabili, comiche buffe o drammatiche, nei sapori e colori vividi di un mondo dove ogni giorno si gioca l'avventura piú estrema e ogni gesto, anche il piú semplice, nasconde la salvezza o la perdizione. E dove ogni tramonto del sole è salutato dal canto dolce dello sciamano.
L'autrice
Aminata Fofana nasce in Guinea. Trascorre l'infanzia immersa nella vita tribale del suo piccolo villaggio fatto di capanne di fango fra numerosi fratelli, sorelle, matrigne e cugini, con guerrieri e pescatori, ascoltando i suoni dell'immensa foresta che la circonda. La sua vita è segnata profondamente dalla figura del nonno, grande uomo di ginnah bjè, magia bianca, designato morikè (sciamano) della tribú da una profezia. Appena adolescente, Aminata lascia con la sua famiglia la vita incontaminata del villaggio e si trasferisce a Kindia, una città alle porte della capitale Conakry. Qui, dopo aver affrontato i primi difficili adattamenti alla nuova vita, fa un salto ancora piú grande; lascia tutto indietro e si trasferisce da sola in Europa. A Roma inizia a fare la modella, lavoro che la porta a Parigi e a Londra. In quest'ultima città, accompagnando un amico in una sala di registrazione, scopre la sua voce e incide l'album internazionale The Greatest Dream con la casa discografica Mercury di Londra. Nella realizzazione di questo lavoro collaborano con lei musicisti come i Massive Attack e i Fugees di Wyclef Jean e Craig Armstrong. Da anni vive a Roma, città dai cui ritmi e usi si dice catturata, e che ha scelto per scrivere. La luna che mi seguiva è il suo primo libro ed è scritto direttamente in italiano, che è la lingua da lei adottata.

Algeria
Tahar Lamri, I sessanta nomi dell’amore

Fara Editore, Rimini, 2006
Scheda dell'editore
Questo libro è un gesto d’amore (anche per la nostra lingua) di un autore algerino che conosce bene il nostro paese (e non solo). Molte le declinazioni di questa forse abusata parola: amore per gli incontri, per la vita, per il mondo e i linguaggi (le culture) che lo interpretano;amore per la condivisione, lo scambio, il nuovo,il punto di vista spiazzante…Il dialogo che Lamri ci propone è una sorta di rapporto amoroso e la scrittura ne è un po’ il certificato: se il linguaggio non produce ascolto, se non viene accolto, introiettato, resta sterile, non porta più la voce da nessuna parte, il pellegrino è fermo (in senso positivo ciò può signifi care che è giunto alla meta, in senso negativo – da non intendersi in senso moralistico– che non ha più energie, oppure che ha bisogno di silenzio per ricaricarsi e continuare il suocammino).
L'autore
Tahar Lamri è nato ad Algeri nel 1958. Laureato in Legge all’Università di Benghazi (Libia), vive a Ravenna dal 1987. Ha letto brani all’incontro sul premio Nobel egiziano Nagib Mahfuz alla Biblioteca Delfi ni di Modena; è intervenuto al Convegno Internazionale “Migrazioni, interazioni e confl itti nella costruzione di una democraziaeuropea” con il paper “Mettere in scena l’alterità” (Università di Bologna), ha partecipato aconferenze al Master di Multiculturalità presso le Università di Padova e Venezia, a convegni sullaletteratura della migrazione a Ferrara, Padova, Madrid, Londra e Varsavia. Ha prodotto un videoraccontodal titolo La casa dei Tuareg, presentato al Teatro Rasi di Ravenna e il testo teatrale Wolf o le elucubrazioni di un kazoo per Ravenna Teatro. Ha vinto la sezione narrativa del concorso letterario Eks&Tra (opere raccolte nel volume Le voci dell’arcobaleno, Fara Editore, 1995) con il racconto “Solo allora sono certo potrò capire”, pubblicato (trad. di Gerry Russo) anche nell’antologia Mediterranean Crossroads (Fairleigh Dickinson University Press - Associated University Press, 1999). È stato membro della giuria del concorso Eks&Tra. Ha partecipato al CD musicale Metissage, con “I Metissage” e Teresa De Sio, con il pezzo La ballata di Riva (SOSRazzismo – Il Manifesto, 1997). Il pellegrinaggio dellavoce è stato presentato nel 2001 a Santarcangelo di Romagna nell’ambito della rassegna “Eirene”, a Malo ad AzioniInclementi, a Mantova, Ravenna, all’Arena del Sole Teatro Stabile di Bologna, a Cremona e altrove. Dal 2005 partecipa al progetto europeo “And The City Spoke”, assieme a scrittori e attori provenienti da diverse città europee. Lo spettacolo è stato rappresentato a Londra, a Varsavia e a Gdynia. Organizza a Ravenna, in collaborazione con l’Associazione culturale Insieme per l’Algeria, “Le vie dei venti” e il festival delle culture “L’essenza della presenza”.

Marocco
Rachid O., Il bambino incantato

Playground Edizioni, Roma, 2006
Scheda dell'editore
Dopo il successo in Italia di Cioccolata calda Playground pubblica Il bambino incantato, il libro con cui Rachid O. ha conquistato la critica e il pubblico francesi. Quando Rachid O., allora venticinquenne pubblicò, il suo libro d’esordio la critica francese gridò al miracolo. In breve tempo Rachid O. divenne un personaggio pubblico e alcune sue apparizioni sulla Tv nazionale francese restano ancora oggi memorabili. Molti temevano che dietro quella O. si nascondesse un intellettuale maturo e smaliziato, e invece si trovarono di fronte un giovane marocchino affascinante, delicatamente diretto, una figura di scrittore non riconducibile ai modelli di letterato occidentali.
Il bambino incantato è considerato il libro più incisivo e dirompente dell’opera di Rachid O. La sessualità e l’affettività vissute dal protagonista hanno un ruolo centrale. Il tono lirico della lingua di Rachid O, la sua sorprendente autenticità, sono messi al servizio di una delle più toccanti ma anche conturbanti descrizioni del quotidiano di un adolescente marocchino,l’infanzia, i rapporti con la famiglia, l’amore per il padre, la vita scolastica, le prime passioni per i compagni di classe, i rapporti con le altre famiglie che cominciano a spaccarsi e a dividersi per la montante conflittualità tra laici e religiosi, la sensualità e il significato dell’essere musulmano, le figure femminili che hanno segnato la sua vita.
Rachid O. presenta uno spaccato della vita marocchina degli anni settanta e ottanta. Il libro, autobiografico, è diviso in cinque capitoli e racconta la vita di Rachid O. dagli anni dell’infanzia fino al suo trasferimento in Francia all’inizio degli anni ’90 (a cui si accenna nel capitolo intitolato “Musulmano”). Grande attenzione, in alcuni casi sconcerto, ha suscitato il capitolo intitolato “Amori” in cui si raccontano prima la sua relazione di tredicenne con il professore di 29 anni, poi la sua storia di quindicenne con un uomo di 40 anni, un francese che lavorava a Rabat per un progetto di cooperazione.
L'autore
Rachid O. è nato a Rabat, Marocco, nel 1970 e oggi vive a Parigi. Ha esordito nel 1995 con Il bambino incantato . Tutti i suoi libri sono pubblicati da Gallimard, e in Italia saranno tradotti da Playground. Nel febbraio 2005 è già uscito Cioccolata calda . Per Il 2007 è prevista l'uscita di Plusieurs vies e Ce qui reste .

Capoverde
Germano Almeida, L'isola fantastica

Cavallo di Ferro Editore, Roma, 2006
Scheda dell'editore
Questo romanzo ritrae un popolo, quello di Capo Verde con le sue antiche credenze e tradizioni, la sua storia intrisa di magia e popolata di miti in cui vivi e morti convivono, dei e demoni consolano e tormentano l'uomo. Tributo personale dello scrittore alla sua terra natale, il volume si apre con la morte di un uomo che darà adito al racconto di tante altre storie che si intrecceranno tra di loro. Con questo romanzo, l'autore lancia il suo feroce atto di accusa contro ogni falsa morale, pubblica e privata.

Egitto
Gamal Ghitani, Schegge di fuoco. Racconti egiziani
Traduzione di Antonella Straface
Jouvence Editore, Roma, 2006
Scheda dell'editore
Una città racchiusa in una dimensione spazio-temporale dai contorni non sempre definiti, dove il presente si intreccia con il passato. Ghitani dipinge gli affollati quartieri del Cairo in questi brevi ma appassionati racconti egiziani.
Gamal Ghitani é il vincitore del premio Grinzane-Cavour per la Narrativa straniera

Algeria
Yasmina Khadra, Cugina K

Cura e traduzione di Marie José Hoyet
Edizioni Lavoro, Collana L'altra riva, Roma, 2006
Pagine: XIV¬80, Prezzo: 8 euro
Scheda dell'editore
Chiuso in una solitudine dolorosa e ossessionato dal passato, un uomo ricorda: l’infanzia segnata dalla brutale uccisione del padre, la madre fredda e tiranna e la cugina, del cui nome conosciamo solo la lettera iniziale, bellissima e inaccessibile. Attorno a questi elementi ruota il monologo – un alternarsi di ricordi, vaneggiamenti e soliloqui – dell’anonimo protagonista, che si interroga sul senso del bene e del male, su ciò che è giusto e sul desiderio, frustrato e frustrante, di «esistere» per l’Altro.Un breve romanzo intenso e coinvolgente, con un sapore quasi da tragedia greca, che approda, in un vorticoso crescendo narrativo, a un finale sorprendente. Yasmina Khadra, con una prosa aspra, tesissima, dove si aprono tuttavia improvvisi squarci lirici, esplora con maestria gli angoli più remoti dell’animo umano.
L'autore
Yasmina Khadra, pseudonimo di Mohamed Moulessehoul, nasce in Algeria nel 1955. Ex ufficiale superiore dello Stato maggiore algerino, vive oggi in Francia dedicandosi esclusivamente alla scrittura. Vincitore di prestigiosi premi letterari, apprezzato da critica e pubblico, tradotto in più lingue, è conosciuto anche in Italia, dove i suoi romanzi sono pubblicati dai maggiori editori.

Egitto
Magid Tobiya, Odissea nel paese del Nilo. Romanzo egiziano.

Traduzione di Concetta Ferial Barresi
Jouvence Editore, Roma, 2006
Scheda dell'editore
Romanzo storico che ci riporta ad una delle epoche più ricche di eventi e mutamenti nella storia dell’Egitto e del Mediterraneo: quella della spedizione di Napoleone, che sconvolse i normali ritmi di vita, anche per la famiglia di contadini di cui si narrano le avventure e disavventure.

Algeria
Mohamed Magani, Un tempo berlinese

Besa Editrice, Lecce, 2006.
Scheda dell'editore
Questo romanzo racconta la storia di un algerino, emigrato da circa 25 anni in Germania, che ritorna nella sua terra negli anni ’90, alla vigilia della discesa all’inferno del paese. Dopo che un amico di Berlino gli ha riferito gli echi di un dramma accaduto in Algeria al tempo in cui lui si trovava nella Legione Straniera, dramma che a priori avrebbe travolto tutti i componenti di una famiglia, l’emigrato, pur avendo rimosso ogni traccia della sua storia naturale, crede di ravvisare nei fatti riportati dall’amico la sorte della sua stessa famiglia, dimenticata per tutto il tempo dell’emigrazione.Deciso ad approfondire, egli vivrà quel suo ritorno sui binari, su e già dai treni, in perenne movimento per non raffrontarsi al suo passato e alla verità, o alla fantasia, raccontata dall’ex legionario. E, fra un treno e l’altro, registrerà e osserverà i primi segni dello sconvolgimento del paese.Finisce, così facendo, per lasciarsi raccontare la sua stessa biografia da un viaggiatore, un sedicente – o autentico – «amico d’infanzia», il quale, nella speranza di venire riconosciuto come tale, insegue e assilla la sua vittima nei vari spostamenti. A costui, però, il protagonista oppone il proprio passato ricostituito a Berlino, il proprio spazio-tempo della memoria.
L'autore
MOHAMED MAGANI è nato nel 1948 a El Attaf, Algeria. Per molti anni ha vissuto in esilio in Europa come scrittore perseguitato. Tra le sue opere ricordiamo i romanzi Le refuge des ruines (2002), Une guerre se meurt (2004), La faille du ciel (1983, vincitore del Grand Prix Littéraire International di Algeri), Esthétique de boucher (1990) e i volumi di racconti Please pardon our appearance (1995) e An Icelandic dream.


Ferhat Horciani e Danilo Zolo, Mediterraneo. Un dialogo fra le due sponde
Jouvence Editore, Roma, 2006
Scheda dell'editore
All'interno dei processi di integrazione globale oggi in corso, con i risvolti di ordine e disordine ad essi collegati, le radici mediterranee della cultura europea sono di vitale importanza. In questo volume vengono pensate come il possibile fondamento di una identità civile e politica dell'Europa unita che ne faccia un attore centrale nel quadro degli equilibri e delle strategie globali. Ma il recupero dello 'spazio mediterraneo' potrebbe produrre effetti identitari a vantaggio anche degli attori politici e sociali della sponda sud del Mediterrano, in particolare nell'area del Maghreb arabo-islamico. Il dialogo fra le due sponde potrebbe offrire la chiave per una alternativa all'universalismo 'oceanico' e cioè per un riscatto sia dell'Europa che del mondo islamico dall'attuale soggezione all'egemonia culturale, politica e militare dell'impero atlantico. E questo potrebbe avere effetti di pacificazione ben oltre le sponde mediterranee.

Senegal
Ken Bugul, La ventottesima moglie

Baldini Castoldi - Dalai Editore, 2006 
Scheda dell'editore
Un inatteso elogio della poligamia, scritto da una donna che, per sua esperienza, ha conosciuto la saggezza e i benefici di questa antica tradizione. Un romanzo per capire le culture diverse dalla nostra. In questo romanzo, Ken Bugul racconta di come, a trentadue anni, si sposò con un anziano capo spirituale della confraternita murid del Senegal, che aveva già ventotto mogli. Donna colta, laureata e occidentalizzata, dopo un lungo soggiorno in Belgio, ritorna alla casa materna, entrando a far parte, con il matrimonio, di un piccolo universo tradizionale: quello poligamico. Sebbene spesso obbligate a sposarsi ancora adolescenti e utilizzate come merce di scambio fra famiglie, nonché costrette a dividersi, tra tante, un unico marito, le donne conquistano nella corte del vecchio saggio, un equilibrio che ancora non conoscono. Come se questo tranquillo e anziano marito comprendesse le più intime esigenze delle sue mogli meglio di loro stesse. Distante anni luce dalla nostra idea di felicità e di amore coniugale, si snoda di fronte al lettore un racconto in cui alla fine scopriremo che la poligamia, arreca benefici non soltanto all’uomo, ma alle stesse donne. Lasciando spazio alla gelosia, ai desideri, alle frustrazioni, ai non detti e, nonostante tutto, all’amore. Raccontata attraverso la straordinaria voce e la prospettiva non di un uomo, ma di una donna, capace di farci entrare nel cuore di una tradizione e di leggere, al di là delle diversità e delle convenzioni, i suoi significati profondi.
L'autrice
Ken Bugul é nata nel 1948 in Senegal dove ha iniziato i suoi studi, poi terminati in Belgio. Ha operato come funzionaria internazionale in diversi Paesi africani (Congo, Togo, Kenya) occupandosi sopratutto della pianificazione familiare e della condizione femminile. Ha pubblicato diversi romanzi, accolti molto favorevolmente dalla critica:
Cendres et braises (1994); Riwan ou le chemin de sable (1999); Le folle et la mort (2000); l'autobiografia Le Baobab fou (1982)
Per saperne di più su Ken Bugul potete consultare il sito: www.arts.uwa.edu.au/AFLIT/KenBugul.html

Sudafrica
Antjie Krog, Terra del mio sangue

Prefazione di Walter Veltroni
Traduzione di Marina Rullo
Postfazione e cura di Maria Antonietta Saracino
Nutrimenti, Roma, 2006
Pagine: 528, Prezzo: 18 euro
Scheda dell'editore
Cinque anni dopo la fine dell'apartheid in Sud Africa, tra il dicembre 1995 e l'estate 1998, la Commissione per la Verità e la Riconciliazione, istituita da Nelson Mandela e presieduta da Desmond Tutu, mette i carnefici di fronte alle vittime sopravvissute. Ai primi chiede la verità sui crimini commessi, ai secondi l'autorizzazione al perdono. Con il suo operato la commissione solleva definitivamente ogni velo sulle atrocità che il regime dell'apartheid aveva perpetrato ai danni dei neri del Sud Africa per oltre cinquant'anni. Raccoglie i racconti di ventimila vittime e ottomila richieste di amnistia. Ma soprattutto permette a un intero paese di scongiurare il bagno di sangue su cui molti avrebbero giurato all'indomani del crollo del regime razzista. Per oltre due anni, davanti agli occhi del mondo, il Sud Africa mette in atto una gigantesca ricostruzione della verità, l'unica strada possibile per una effettiva riconciliazione. Antjie Krog, giornalista bianca di ceppo afrikaner, poetessa e scrittrice, è chiamata a guidare una squadra di giornalisti e tecnici radiofonici, ai quali spetta il compito di raccogliere i racconti di vittime e carnefici per i notiziari che trasmettono i lavori della commissione. È lei che racconta in prima persona, in questo libro doloroso, ma intenso e bellissimo, due anni di testimonianze crude, di confronti drammatici. Raccontando anche quanto sia difficile dare parole al dolore, quanto arduo sia restituire alle vittime la dignità calpestata. E infine, quanto tutto questo abbia cambiato lei, gli altri membri della commissione, e forse un intero popolo. "Passo il tempo seduta", racconta, "stordita dalla consapevolezza del prezzo che la gente ha dovuto pagare per le proprie parole. Se scrivo, sfrutto e tradisco. Se non lo faccio, muoio".
L'autrice
Antjie Krog è nata nel 1952 a Kroonstad, in Sud Africa. Ha pubblicato otto volumi di poesie in lingua afrikaans prima di diventare una figura nota a livello nazionale per la sua diffusione via radio dei lavori della Commissione per la Verità e la Riconciliazione, che come giornalista ha seguito e la cui storia è raccolta in questo libro. Già vincitrice del Pringle Award per l’eccellenza nel giornalismo, per Terra del mio sangue, suo primo libro scritto in inglese e poi tradotto in molti paesi, ha vinto numerosi premi, fra cui l’Hertzog Prize, il Dutch/Flemish Prize, il Reina Prinsen Geerling Award e l’Eugène Marais Prize.
Da questo libro il film "In My Country", di John Boorman, con Samuel L. Jackson e Juliette Binoche

Nigeria
'Biyi Bandele-Thomas, L'impresario delle pompe funebri ed altri sogni

Traduzione di Pietro Deandrea
Gorée editore, Iesa (SI), 2006

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Segnalazioni 2005 - Archivio

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  • Martedì 09 Marzo 2010 19:08

 

Isole Mauritius
Nathacha Appanah, Blue Bay Palace

Traduzione di Vilma Porro
Edizioni e/o, Roma, 2005
Pagine: 128, Euro 13,00
Scheda del libro
Maya ha sedici anni e vive su un’ isola tropicale, nel villaggio di Blue Bay. Maya abita nella parte misera, quella da cui non si vede il mare, fatta di vicoli squallidi e casupole. Sull’altro lato della strada, le grandi ville dei ricchi. Come tanti sull’isola, Maya sogna di partire, di realizzarsi altrove. Vorrebbe trovare un impiego in città, vorrebbe andare in Inghilterra, in Svizzera, vivere nel mondo dei turisti, depositari secondo lei di ricchezza e felicità. Lei, invece, è receptionist al Blue Bay Palace, hotel di lusso frequentato da occidentali. Un’astiosa solitudine interiore la sua, con un’unica passione e consolazione: il mare. I sogni sembrano realizzarsi quando incontra Dave Rajsing, il direttore dei ristoranti dell’hotel. È un colpo di fulmine che è per Maya l’inizio di una magica storia. I due si amano per due anni in segreto, e alla passione fisica in Maya si unisce la speranza di accedere allo scintillante mondo da cui si sente esclusa.Tutto crolla quando la ragazza scopre da un trafiletto su un giornale che Dave sposerà una ragazza del suo ambiente. E quello che all’inizio sembra un romanzo rosa diventa la storia di una discesa nell’abisso. Le frustrazioni si trasformano in un dolore sempre più profondo. Anche dopo aver appreso la verità, di fronte alle impacciate giustificazioni di Dave - un matrimonio combinato, un padre che morirebbe di dolore – Maya accetta di continuare la relazione, non più nelle suite eleganti ma in un sordido alberghetto di un quartiere popolare, tra rabbia e perdita di rispetto per se stessa. La mente della ragazza scivola nel caos, il suo odio si focalizza sull’altra, la moglie di Dave, che tutto le ha sottratto.La storia, attraverso un’escalation di confusione mentale, di incubi, di gesti incontrollati, non potrà che finire con un atto di tragica violenza. Dopo, sulla spiaggia, sperando di diventare un tutt’uno con il mare, Maya si sentirà finalmente libera. Una storia individuale e crudele che è insieme metafora di tutto quello che gli Occidentali non conoscono delle isole-paradiso.
L'autrice
Nathacha Appanah è nata nell'isola di Mauritius nel 1973. Giornalista, vive in Francia dal 1999. E’ autrice di tre romanzi pubblicati nella collana Continents noirs di Gallimard. Il suo romanzo d’esordio ha vinto il premio RFO du Livre nel 2003.

Togo
Sami Tchak, La festa delle maschere

Traduzione di Stefania Ricciardi
Morellini Editore, 2005
Scheda dell'editore
Vincitore nel 2004 (anno in cui è stato pubblicato questo libro) del "Grand prix de littérature d’Afrique noire" per l’insieme della sua opera, Sami Tchak, nato nel 1960, è il maggior autore del Togo di questi anni, anche se ha vissuto a lungo a Parigi, dove ha conseguito il dottorato in sociologia alla Sorbona.
Ha pubblicato il suo primo romanzo con Gallimard e una serie di saggi sulla sessualità femminile in Africa, sulla prostituzione e sull’Aids, per L’Harmattan.
La festa delle maschere è un romanzo viscerale, intenso, con molte citazioni letterarie e musicali, che mette in gioco sentimenti e sessualità dei personaggi con una serie di scoperte-confessioni. Definito un “malizioso e dolce requiem erotico per una società defunta”, il libro rappresenta una nuova strada per la letteratura africana, più matura e completa, finalmente autonoma.

 
Angola
Ondjaki, Il Fischiatore

Traduzione di Vincenzo Barca
Edizioni Lavoro, Roma, 2005
Scheda dell'editore
Un borgo perduto popolato di asini a cui si vota un bizzarro culto. Abitanti stralunati: una giovane donna che accumula sale, in omaggio nostalgico all’oceano al quale tornerà; un Commesso Viaggiatore che sa di alchimia; un Becchino che sta di guardia a un cimitero dove da anni non si scavano tombe; un Matto che raccoglie le voci del villaggio; una vecchia che a ogni estrema unzione raddoppia in vitalità; e un Parroco, amante del buon vino, che veglia su questa comunità con affettuosa partecipazione. Ma arriva «l’uomo che fischia», e scopre nella chiesa i sette corridoi di suono che ne fanno un luogo perfetto per esaltare la sua musica. Il suo «concerto per fischio», nella messa domenicale, scatena inattese reazioni collettive, trascinando gli abitanti in una sarabanda festosa, che coinvolge anche la natura, alberi e uccelli. Il paese risuscitato torna a essere bagnato dalla pioggia sottile di ottobre, quella che non fa rumore. Narrato con ritmo filmico, Il Fischiatore affascina per la scrittura poetica e trasognata. È un’invenzione, un sogno, un’allucinazione serena sulle potenzialità dei piccoli doni nascosti in ogni creatura.
L'autore
Ondjaki è nato a Luanda (Angola) nel 1977. È poeta e narratore pluripremiato. Oltre a Il Fischiatore (2002) ha pubblicato due raccolte poetiche, due volumi di racconti e tre romanzi. La sua opera più recente è E se amanhã o medo (racconti, 2005). Coltiva numerosi interessi in campo artistico (pittura, teatro, sceneggiatura cinematografica e realizzazione di documentari).
Recensione di Marco Repetti su Liberazione


Francia - Senegal
Marie Ndiaye, Rosie Carpe

Morellini, Milano, 2005
 
Scheda dell'editore

Rosie Carpe, giovane donna di colore, sbarca all'aeroporto di Pointe-à-Pitre, Guadalupa, in compagnia del figlio Titi, 6 anni. Ha lasciato la provincia francese, la sua casa, una vita di stenti e umiliazioni per raggiungere suo fratello maggiore, partito cinque anni prima. Inaspettatamente, ad attenderla all'aeroporto non c'è Lazare, ma un amico, Lagrand. A poco a poco Rosie scopre che il benessere dipinto e promesso dal fratello in realtà non esiste: Lazare è scomparso per sfuggire alla prigione, abbandonando una compagna e una figlia. In un'atmosfera di segreti sordidi, Rosie perde progressivamente il controllo di sé, entrando in un percorso fatto di alcol, una nuova gravidanza, uno sdoppiamento di personalità... Il romanzo ha vinto il "Prix Fémina 2001".


Algeria
Hamid Skif, La principessa del deserto di mezzo

Trad. Alessandro Bresolin, Edizioni Spartaco, Santa Maria Capua Vetere 2005
 
Scheda dell'editore
Uno stile serrato, paradossale e onirico; la descrizione di un dramma reale (gli eventi algerini contemporanei) con una fantasia surreale, partendo dalla convinzione che «i fanatici non sopportano che si rida di loro». Con il linguaggio poetico dei cantastorie, l'autore delinea personaggi simbolici, come il «dittatore Bazooka», forgiato su generazioni di dittatori, o come...il suo ufficiale disertore, pronto - da vero opportunista - a salire sul carro dei vincitori. Le storie del protagonista-narratore raccontano le vicende della principessa Selma, andata in sposa a un teologo fanatico che, asceso al trono, semina il terrore nel regno con l'aiuto di petrolieri e voltagabbana. Le sue «crociate» hanno come vittime le mosche, i cani e le donne, tutti ritenuti «espressione del demonio» e responsabili del declino dell'Islam.
L'autore
Hamid Skif (1951), poeta e giornalista. Incarcerato e censurato in Algeria per essersi opposto al regime, si è rifugiato ad Amburgo dove vive. È stato tra i fondatori dell'Associazione dei giornalisti algerini.Alessandro Bresolin ha già curato, per le Edizioni Spartaco, un'antologia di scritti di Ignazio Silone.


Nigeria
Ken Saro Wiwa, Sozaboy

Baldini Castoldi-Dalai Editore, 2005
Scheda dell'editore
Immaginate un villaggio ai confini del mondo, Dukana: una chiesa, i soliti vecchi che snocciolano storie, le donne che fanno i lavori pesanti. A Dukana vive il giovane Mene con la madre, vive dignitosamente e fa l'aspirante autista di pulmini. A Dukana nessuno sa niente di niente: tutti sentono alla radio di un governo che è cambiato e di cui conoscono solo funzionari e poliziotti, uomini corrotti che si pappano mazzette per ogni cosa. Tutto scorre lento e lieto. Mene conosce la giovane Agnes, con più tette che anima, e la vuole sposare, e tutto sembra andar bene finché non si comincia a parlare di nemico, di casini nella nazione, finché non arrivano sozasoldati a requisire cibo e reclutare gente. Per un giovane fare la guerra è una gran cosa, bisogna cacciare il nemico perché nel Paese manca il sale, e lui deve proteggere la giovane moglie. E così Mene diventa Sozaboy, veste l'uniforme, sinist-dest, prende ordini senza capire perché fa quello che fa, e va al fronte, in fossi e acquitrini. Ma la guerra è un brutto affare, ci sono sozacapitani che ti fanno bere la piscia, aerei che cagano bombe che uccidono. E così Mene scappa, conosce la prigionia, passa nelle file del nemico, lascia tutto per cercare la mamma e la sposa, per tornare a Dukana, perché ha capito che la guerra è una gran brutta cosa senza senso...
Questo è un assaggio del mondo fantastico che Saro-Wiwa tratteggia in questo suo capolavoro del 1985, ispirato alla guerra del Biafra che devastò la Nigeria dal 1967 al 1970. Al di là del contesto storico, però, la forza della scrittura e della narrazione trasforma ogni personaggio in archetipo (della corruzione e dei mali endemici che ancora oggi affliggono la Nigeria), e riveste i luoghi e le gesta dell'alone del mito. E se l'opera ha un fascino e una solennità che lasciano piacevolmente spaesati, non dipende certo da un esotismo dei suoi topoi letterari. L'idea geniale è raccontare la perdita di innocenza di un mondo e lo scardinamento di gerarchie e ordini naturali attraverso gli occhi e le parole di un ragazzo che crede che la follia che lo investe abbia un senso, fino a scoprire dolorosamente il contrario: la lingua perciò ricalca la logica elementare e lo stupore primigenio di Mene, ha formule di antica oralità piena di rispetto per il mondo e le cose. Non stupisca perciò se il nostro Sozaboy, che impara scappando, ci sembra vicino come una comica e lontano come una favola, se il sorriso per il suo ingenuo romanticismo diventa amaro di tragedia, perché questo antieroe ha molto da dire sui nostri tempi di barbarie, a ogni latitudine.


Nigeria
Wole Soyinka, Clima di paura

Traduzione di Andrea Bajani e Mariapaola Pierini
Codice Edizioni, Torino, 2005
Scheda dell'editore
Nel 1989 un DC 10 della compagnia UTA, in servizio da Parigi a Brazzaville, esplode sui cieli del Niger causando la morte di 170 persone. Comincia da qui, da questo attacco terroristico di poco precedente il disastro di Lockerbie, il nuovo clima di terrore che stringe in un’unica, inesorabile morsa, l’intera umanità. Questa è la teoria elaborata da Wole Soyinka in questo eccezionale testo, che traccia una geografia di inquietudini senza più frontiere, dal Niger a New York, dalla Scozia a Madrid e oltre. Il volto della paura è mutato, si è mascherato e reso irriconoscibile. Il tempo in cui il nemico era facilmente identificabile è lontano: ora i carnefici sono vittime, tutti siamo potenziali obiettivi e il potere, qualunque sembianze assuma, si insinua in queste dinamiche alimentandole, confondendole e confondendoci. Nel caos di questo “clima di paura” Soyinka cerca di tracciare una mappa esplorando, con la felicità della sua prosa, il fragile terreno su cui posano concetti come libertà, dignità umana, speranza, e restituendogli un valore ben oltre a quello effimero e propagandistico datogli chi, di questo orrore senza fine, non rappresenta che l’altro volto, quello più oscuro, nascosto, infido. In un tale panorama di tensioni, in cui tutto, come in uno specchio rovesciato, si risolve nel suo contrario, porsi delle domande è già il primo passo per trovare delle risposte: seguire Soyinka per questa strada accidentata è far propri questi interrogativi, per cominciare a guardare la paura negli occhi, e imparare a riconoscerne il profilo.
L'autore
Nato nel 1934 ad Abeokuta, in Nigeria, Wole Soyinka è considerato uno dei più grandi drammaturghi africani, autore di opere teatrali, romanzi, poesie e saggi letterari. Primo intellettuale del suo continente a venire insignito del Premio Nobel per la Letteratura, nel 1986, Soyinka ha pagato in prima persona la difesa delle proprie idee in una delle fasi storiche più drammatiche per la Nigeria: è stato incarcerato, esiliato e condannato a morte dalla dittatura militare di Sani Abacha. È Presidente Onorario dell’International Parliament of Writers, associazione con lo scopo di fornire un concreto supporto per gli autori vittime di persecuzioni. Il progetto più conosciuto è la creazione delle Città di Rifugio per gli scrittori e gli artisti perseguitati di tutto il mondo.Tra le traduzioni italiane delle sue opere: Gli interpreti (1979), Teatro 1 e 2 (rispettivamente 1979 e 1980), Stagione di anomìa (1981), L’uomo è morto (1986), La morte e il cavaliere del re (1993), Aké. Gli anni dell’infanzia (1995), Mito e letteratura nell’orizzonte culturale africano (1995), Isarà: intorno a mio padre (1996), La strada (1997).


Nigeria
Helon Habila, Angeli dannati

Traduzione di Valeria Raimondi, Sartorio Editore, Pavia, 2005 
Scheda dell'editore
Lomba è un giovane giornalista costretto a vivere sotto il regime militare di Lagos in Nigeria, una delle città più pericolose del pianeta. Ma nonostante questo il suo cuore e la sua testa sono pieni di musica soul, di belle ragazze e della trama del romanzo che sta scrivendo. Ma le cose precipitano: il suo compagno di stanza viene arrestato dalla polizia, il suo grande amore deve sposare un uomo che non ama, e i suoi vicini stanno organizzando una sommossa. Lomba non può più nascondere la testa sotto la sabbia, sente di dover raccontare, nel suo libro, la verità. Viene arrestato e chiuso in carcere, ma nessuno può togliergli la libertà più grande, quella della scrittura. E anche se in carcere scrivere è proibito, ottiene di poter tenere un diario. Il direttore che glielo confisca capisce che Lomba è un poeta e se ne serve come di un novello Cyrano, per scrivere romantiche lettere d'amore alla sua amata.
Una nuova, potente ed originale voce narrativa, insignita del prestigiosissimo premio Caine Prize for African Writing che segnala il migliore autore africano dell'anno.

Sudafrica
Damon Galgut, ll buon dottore

Traduzione di Valeria Raimondi, Edizioni Guanda, 2005 
Scheda dell'editore
Un avamposto in Sudafrica, un fatiscente centro ospedaliero, una terra desolata oppressa dalla miseria e dalle violenze di bande di ex miliziani in cerca di potere. In questo scenario si muovono due medici, amici nonostante le opposte visioni del mondo: uno, quarantenne, disincantato, insensibile e vile; l'altro, giovane, idealista, pieno di entusiasmo. Il giovane dottore riesce a infondere vigore nello staff, mentre nuove facce e vecchie conoscenze si aggirano nel piccolo centro, rinfocolando odi sopiti. I due medici vengono coinvolti negli eventi, in un clima di attesa dominato da un senso di minaccia e dalla fine prossima. E in un mondo dove il passato reclama un risarcimento nel presente, non c'è spazio per il sano moralismo del giovane dottore.
Damon Galgut, autore di libri e testi teatrali, vive a Cape Town. Nato nel 1963, ha scritto il suo primo romanzo nel 1984 (A Sinless Season).
Una recensione del libro a cura di Marilia Piccone sul sito Stradanove


Sudafrica
Achmat Dangor, Frutto amaro

Traduzione di Valeria Bastia, Ed. Frassinelli, 2005
Scheda dell'editore
Verità e riconciliazione sono le parole d'ordine nel Sudafrica del dopo apartheid. E speranza. Silas Ali, ex attivista dell'African National Congress e oggi importante funzionario ministeriale, sta lavorando perché quelle parole diventino una realtà nel suo Paese. Ma l'incontro casuale con un ex poliziotto e torturatore del passato regime, Du Boise, scatena antichi fantasmi e, irrompendo nel menage famigliare di Silas, ne fa crollare i fragili equilibri. Vent'anni prima, Lydia, la moglie di Silas, era stata stuprata da quell'uomo mentre il marito giaceva ammanettato lì accanto; il loro unico figlio, Mikey, giovane universitario introverso e sfuggente, è l'ignaro frutto di quella violenza. Con il trascorrere del tempo, un silenzio fatto di sofferenza e inconfessabili segreti aveva eretto una barriera sempre più impenetrabile fra i due coniugi, finché l'improvvisa ricomparsa di Du Boise, agendo da dirompente elemento catalizzatore, manda in frantumi il guscio di normalità che sembrava proteggerli. Alla fine, ciascuno andrà incontro alla propria sorte. In una narrazione vivida e intensa, che rivisita in toni sofferti i miti classici da Edipo a Medea, l'autore affronta attraverso le vicende dei protagonisti alcuni dei temi che lacerano il Paese e le profonde inquietudini che lo percorrono in questa nuova stagione della sua storia.
L'autore
Nato a Johannesburg nel 1948, Achmat Dangor dopo il diploma ha vissuto a Cape Town, Port Elizabeth, Grahamstown, Kimberley, Victoria West e in un piccolo paese chiamato Buurmansdrift e fu particolarmente influenzato dai soggiorni in quelle che descrive come "realtà marginali" delle piccole città rurali, tema che affiora costantemente nei suoi scritti.
Politicamente attivo sin dalla gioventù, fu esiliato dal Governo del Sudafrica per cinque anni, dal 1973 al 1978,periodo in cui si dedicò completamente alla scrittura.
Ha pubblicato tre romanzi, tre raccolte di poesie, racconti, lavori teatrali e sceneggiaturecinematografiche. Ha tenuto conferenze sulla letteratura sudafricana e sulla scrittura creativa alNew York’s City University (Harem Campus) e ha lavorato come specialista per lo sviluppo ruraleper la principale organizzazione non-governativa, la Indipendent Development Trust. Successivamente, ha fatto diretto il Nelson Mandela Children’s Fund, sino al 2001, quando si è trasferito a New York. E' attualmente direttore dell'agenzia Unaide dell'Onu per la lotta contro l'Aids.
Presentazione del libro alla Fiera del libro di Torino (maggio 2005)
Una recensione del libro a cura di Marilia Piccone sul sito Stradanove


Costa d'Avorio-Francia
Véronique Tadjo, L'ombra di Imana. Viaggio al termine del Ruanda

Ilisso, 2005
«Sì, ricordare. Testimoniare. È quanto ci resta per combattere il passato e ripristinare la nostra umanità».

Scheda dell'editore
L’invito a partecipare a una residenza di scrittura insieme ad altri scrittori africani è il pretesto che porta alla stesura di una narrazione poetica sul filo della memoria che ripercorre in due distinti viaggi i siti del massacro, le prigioni dei condannati a morte o all’ergastolo attraverso le testimonianze dei sopravvissuti.
La scrittrice franco-ivoriana, ricorrendo alla tradizione orale africana, riflette sulla violenza e sull’umanità, descrive vividamente il colpevole e l’innocente e promuove i valori della tolleranza, della pace e della riconciliazione.
Preziosa testimonianza fatta con discrezione, rispetto e dignità.
L'autore
Véronique Tadjo nasce a Parigi nel 1955 ma trascorre l’infanzia ad Abidjan dove si laurea in letteratura inglese. Vince un dottorato in studi afroamericani all’università della Sorbona di Parigi e per alcuni anni insegna all’Université Nationale de Côte d’Ivoire ad Abidjan. Attualmente vive in Sudafrica.
Ha pubblicato con Giannino Stoppani Tamburi parlanti.

 
Gabriella Kuruvilla, Ingy Mubiayi, Igiaba Scego, Laila Wadia, Pecore nere. Racconti
a cura di F. Capitani e E. Coen, Edizioni Laterza, 2005
"La prima generazione di figlie di immigrati, nata o cresciuta in Italia, racconta con leggerezza e ironia la propria identità divisa, a cavallo tra il nuovo e la tradizione, una identità obliqua, preziosa, su misura.
Quattro voci, otto storie. Molte culture. L'incrocio dei mondi e delle esperienze, tra integrazione e diversità, accoglienza e rifiuto. Tra noi e loro"
(da www.el-ghibli.provincia.bologna.it)
Sul sito di El Ghibli si possono trovare anche ulteriori notizie sulle autrici
 

Pap Khouma, Nonno Dio e gli Spiriti Danzanti
Baldini Castoldi, Dalai Editore, 2005
Scheda dell'editore
Un giovane uomo torna nella sua Africa a Taagh dopo sette anni di assenza. Ritrova una moglie dimenticata, un figlio mai conosciuto, una madre amatissima, i ricordi dell'infanzia. Ma anche un mondo di cui non conosce più i meccanismi. Ormai, né il senso religioso né la dimensione magica gli appartengono più, così come non si sente a suo agio negli abiti tradizionali. Come se tutto ciò non bastasse, gli viene mossa un'accusa gravissima che spinge l'autore a pizzicare con maestria le corde del giallo.
Sullo sfondo, le vicende politiche di un Paese africano sempre sull'orlo della guerra e dell'ennesima ribellione e accanto al protagonista un gruppo di giovani amici, anch'essi disorientati, l'anima divisa tra la necessità di rimanere mostrandosi forti, la possibilità di guadagnare qualcosa arruolandosi tra i ribelli e il desiderio di mollare tutto e andarsene via. Le donne, invece, madri, mogli, sorelle, sono animate da una grande energia che traggono dalla magia, dalla fede religiosa e dalla consapevolezza del loro antico potere femminino che dà loro una forza tale da spingerle a mettere in atto una insolita ribellione anti-maschio.
Un'Africa - reale o immaginata - raccontata dall'autore con i toni appassionati di un griot capace di farci partecipare con vivido realismo sia alla dolce atmosfera di una spiaggia al tramonto, sia al caos di un incrocio nell'ora di punta.

L'autore
Pap Khouma, di origine senegalese, vive a Milano, dove si è sempre occupato di cultura e di letteratura, attraverso numerose e svariate esperienze. E' il direttore di El Ghibli e lavora ora presso la libreria FNAC di Milano, dove si occupa in particolare del reparto libri in lingua originale.
Ha pubblicato "Io, venditore di elefanti" (insieme al giornalista e scrittore Oreste Pivetta, Garzanti, 1990), che è ormai giunto all'ottava edizione, è stato adottato da molte scuole come libro di testo, ed è stato curatore e coautore del libro "Nato in Senegal immigrato in Italia" (Ambiente, 1994).
Nonno Dio e gli spiriti danzanti è il suo secondo romanzo. (da www.el-ghibli.provincia.bologna.it)

Jorge Canifa Alves, Racconti in altalena
Edizioni dell'Arco, 2005
"Vivo nella città Caput Mundi non perché domini il mondo ma perché in essa si incontra il mondo. Da quando vivo nella capitale romana (dal novembre 1996), non ho fatto altro che incontrarmi con cittadini provenienti da ogni parte del globo. Con molti di loro sono cresciuto artisticamente parlando, con altri sono cresciuto come uomo. È una cosa meravigliosa avere amici con cui non condividi niente: si hanno più storie da raccontarsi, più voglia di ascoltarsi. È una cosa meravigliosa avere amici con cui puoi condividere il bel gioco dell'altalena: con una spinta sei lì, in una parte sconosciuta del mondo, poi torni indietro verso il tuo territorio di partenza, e un attimo dopo sei in un altro contesto culturale. Non avere una mentalità chiusa, non fermare l'altalena è il segreto per una pacifica convivenza, il segreto che permette di continuare il gioco dell'altalena."
Jorge Canifa Alves

L'autore
Nato nel 1972 nella città di Mindelo, isola di San Vicente, arcipelago di Capoverde, vive in Italia dal 1979 e cresce con un'anima culturale tutta italiana fin verso gli anni Novanta, quando ritrova il suo amore perduto: Capoverde. La tentazione di abbandonare l'influenza italiana è forte, ma lui resiste e sposa entrambe le culture: "due culture sono meglio di una, hai un orizzonte più ampio, più possibilità di scelta".
I suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste "Il giornale di Peter Pan", "Caffè" e nelle antologie "Memoria in valigia"(Fara Editore, 1997), "Capoverde: nove isole e un racconto disabitato" (Edizioni Le Lettere, 2000), "Libera o liberata" (Il Leccio Editore, 2002) e "Italiani per vocazione" (Cadmos Editore, 2005).
Socialmente impegnato, è vice presidente della consulta per il quinto municipio di Roma, direttore della Onlus "Tabanka" e socio fondatore di Scritti d'Africa. (da www.el-ghibli.provincia.bologna.it)

Garane Garane, Il latte è buono
Edizioni Cosmo Iannone, 2005
Dal sito dell'editore Cosmo Iannone (http://www.cosmoiannone.it):
Il latte è buono è un romanzo che si assapora senza moderazione. Anzi, vi porta lontano, molto lontano all’interno e al di fuori di voi.
Abdourahman Waberi
Sostengo che Il latte è buono di Garane Garane sia il primo romanzo postcoloniale italiano. Fino ad ora la nostra letteratura del 900 aveva un solo capolavoro, Tempo di uccidere, di Ennio Flaiano e una pletora di romanzi coloniali dimenticati e dimenticabili; ora abbiamo la prima voce decolonizzata africana che ci riguarda e racconta.
Armando Gnisci
L'autore
Discendente di una stirpe reale, Garane Garane è nato in Somalia. Ha frequentato le scuole, dalle elementari al liceo scientifico, a Mogadiscio quindi si è trasferito a Firenze dove ha studiato Scienze Politiche presso l'università della città. Si è laureato in Lingua e Letteratura italiana con un dottorato su Dante, Petrarca e Boccaccio presso l'università di Grenoble dove ha conseguito anche la laurea in Lingua e Letteratura francese.
Attualmente è direttore del Dipartimento di Umanistica della Allen University nella Carolina del Sud, USA.

Haiti
Lyonel Trouillot, Bicentenario, a cura di Marie-José Hoyet, Edizioni Lavoro, Roma, 2005
Lyonel Trouillot, Teresa in mille pezzi, a cura di Marie-José Hoyet, Epoché, Roma, 2005

Martinica
Patrick Chamoiseau, Il vecchio schiavo e il molosso, a cura di Paola Ghinelli, Edizioni Il Maestrale-Tascabili, 2005

Saggistica
Maria Chiaia (a cura di), Una porta sull'Africa
Sinnos Editore, 2005
"E' un volume che invita a conoscere l'Africa Centro-Occidentale, una delle aree più ricche di risorse umane e materiali. Offre notizie storiche, politiche e culturali sul Camerun, il Gabon, la Nigeria, la Repubblica popolare del Congo e quella democratica.Ogni capitolo é affidato a un pensatore africano che interpreta le speranze del Continente nero" (da "Le Monde Diplomatique", novembre 2005)

Società africane, Daniele Mezzana e Giancarlo Quaranta (a cura di), Zelig, 2005
Niccolò Rinaldi, L'invenzione dell'Africa. Un viaggio, un dizionario, pref. di Walter Veltroni, Edizioni La Meridiana, Molfetta (Ba), 2005

Enzo Barnabà, Dietro il Sahara. Africa nera tra mondo magico e modernità, Edizioni Philobiblon, Ventimiglia, 2005

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