Scelta di testi integrali o brani di poetesse del Nord Africa

  

Iman Mersal (Egitto)

 

Ho un nome musicale

Forse la finestra alla quale mi sedevo
preannunciava una gloria straordinaria.
sui miei quaderni scrivevo:
Iman…
Iscritta alla scuola elementare “Iman Mersal”
né la lunga bacchetta dell’insegnante
né le risate provenienti dai banchi in fondo potevano
farmi dimenticare la questione.

Pensavo di intitolarmi la nostra via
 a condizione che le nostre case venissero ampliate
e  che venissero costruite stanze segrete
affinché i miei amici potessero fumare a letto
senza essere visti dai fratelli maggiori.
Dopo aver abbattuto i soffitti per alleggerire le pareti
e avere tolto le scarpe delle nonne defunte, i vasi
e le scatole vuote che le madri hanno estratto dalla vita
dopo avere a lungo servito in altre strade.
 E’ anche possibile colorare le porte d’arancione
come simbolo di gioia…
e aprire dei fori affinché ciascuno
possa osservare le famiglie numerose
cosicché nessuno possa sentirsi più solo nella nostra strada.
“Gli esperimenti storici
sono frutto di grandi menti”
Così mi descriverebbero i passanti
mentre passeggiano sul bianco marciapiede
della strada che reca il mio nome.
[…]

Hai perso la saggezza
 
Raccolgo i capelli all’indietro
tanto da sembrare una bambina che un tempo hai amato,
per anni,
mi sciacquo la bocca con la birra dei miei amici
prima di tornare a casa,
come se non dovessi aspettare Dio in tua presenza.
Non c’è nulla che meriti il tuo perdono quindi,tu sei buono, ma hai perso la saggezza
quando mi hai fatto credere che il mondo è simile a un istituto
femminile
e che io devo annullare i miei desideri
per continuare a essere la prima della classe.
 
Esercizi di solitudine
[…]
Ho minacciato tutti coloro che mi hanno amato
che mi sarei uccisa
qualora mi avessero lasciato. Non credo che morirò mai per qualcuno.
I suicidi - non v’è dubbio -
si fidavano della vita molto più del dovuto
e credevano che li aspettasse altrove.
Non me ne andrò prima che egli muoia innanzi a me.
Appoggerò l’orecchio sul suo petto dove il silenzio è più forte
di ogni tentativo di farmene dubitare, neppure
un gatto ha gli artigli di una donna delusa
che cerca di rovesciare il cestino della spazzatura colmo
degli avanzi
della nostra giornata insieme.
Metto il cestino fuori dalla porta
per dimostrare ai vicini che ho una famiglia tranquilla.
Prenderò le tue dita
osserverò la precisione di un chirurgo
che non ha bisogno di bisturi
per rimuovere  piaghe in un corpo che si divora.
Metterò la tua mano in un contenitore per il ghiaccio in cui
Non vi sono brividi
e me andrò da qui
avvolta nella perdita e nella luce.
[…]
 


Fatima Na’ut (Egitto)

 
Un fiore sulla mano di una donna

[…]
Ogni volta che muore un uomo
sboccia un fiore
sulla mano di una donna.
[…]
La tua assenza
giunge sempre a testa bassa
vaga come al solito per le stanze
prima di chiedere la cena e il caffè
si accerta che i piccoli siano dentro di me
e il perdono
dietro le mie orecchie
poi si affaccia al balcone
e caccia gli angeli che si sono accalcati dietro le finestre
ogni volta
solleva il soffitto di qualche centimetro
e non fa nulla.
Ho forse detto che viene a testa bassa?
Forse ho esagerato un po’
la tua assenza non viene
è qui.
[…]
Il tuo corpo è stato consumato dalle donne.
Il mio corpo
È stato consumato dalla ruggine.
[…]

Angelo

Mi stupisco di non essere morta oggi
nonostante questa mattina abbia deciso di stringere la mano
a tutti coloro che hanno gettato terra nel mio bicchiere
a tutti coloro che hanno liberato cavallette
per mangiarsi il mio polso fratturato,
quindi
non è stato l’angelo della morte a sollevare il velo all’alba.
E’ stato l’angelo della poesia.
 


Wafaa Lamrani ( Marocco)

 
Forma di probabilità

Dissemino le stelle intorno al mio corpo
comunicando con ogni fibra sensibile, con ogni cellula:
che cosa sono il nome, il verbo, l’identità?
Né il divieto mi annulla
né l’imperativo mi plasma
né il nome mi contiene.
 
L’ottavo giorno
                                                                   Ed egli mi disse:
                                                                                                    il giorno della morte
                                                                                                    è il giorno del matrimonio
                                                                                                   e il giorno della solitudine
                                                                                                    è il giorno della felicità.
                                                                                                                          Al Niffari
Radice
Sono nata da un sentimento che non assomiglia né all’amore
né all’odio:spesso assomiglia all’orgoglio
non mi volevano, ma sono arrivata.
Con forza sono spuntata nel momento che volevo.
Prima di iniziare ho chiarito con tono di sfida
ho annunciato che io e l’età siamo sempre state separate sull’orlo
dell’alienazione
che io e il tempo siamo stati per sempre due volte…
Genesi
Dall’intuito avvio
la mia genesi
mi estendo su uno spazio più angusto della cruna dell’ago,
fingo di essere permeabile nella mia stessa sostanza.
Il vento del vuoto non proviene né dall’est né dall’ovest.
E io parto:
la partenza non potrebbe portarmi via
né il transito sfuggirmi
né l’arrivo sotterrarmi.
Corpo
Ogni volta in cui la voce del corpo entra in estasi
la femminilità della saggezza fiorisce
e di rose riveste le sue parti
che restano sognanti nella loro ritrosia.
Sello i passi per il desiderio cocente…
Amore
Il mio libero tenero cuore
ho inviato sulla cima più elevata dei monti dell’Atlante
perché le fetide iene
e le alture spesso fanno venir loro
vertigini e nausea…
Il mio cuore è un fiore minato di fragranza
ma chi lo raccoglie è un freddo cronico ordinario.
[…]
 


Fatima Mahmud (Libia)

 
Quel che non era concepibile

In armonia
siamo entrati nel clima dell’acqua
in armonia con la legge
dell’albero.
In armonia
abbiamo pronunciato, erba, recitato
Siepi.
In armonia -un orizzonte
di garofani.
Un mazzo di lavanda.
Abbiamo bussato al silenzio
di giardini abbandonati.
Camminato-
mentre la strada gli massaggiava la schiena
con l’unguento del sole
e fissava i marciapiedi
soffocati.
Il poliziotto
abita
la prima fila,
succhia il sangue del linguaggio,
priva l’alfabeto dei punti diacritici
e strappa
le piume del discorso.
Confisca gli stami del narciso.
avvolge le corolle dei fiori,
seppellisce vivo il gelsomino che spunta
dai giardini del nostro sguardo.
[…]
 
Ferite che mi assomigliano

Voglio
appendere questa serata
calpestata
al camion del kerosene diretto
verso un’esplosione
dai nervi saldi.
Questa sera
che ha l’aspetto di un pomeriggio
geriatrico.
Voglio appendere
questa sera
in un poster, e andare avanti…
L’anima di uno schiavo rinnegato
vaga
nella galassia
lasciando-
questa sabbia
queste città
questa noia…per un altro lavoro
per emergere dall’orrore dei miti.
Voglio
 Appendere questa sera
Sulle
Mattonelle di una finestra chiusa
e passare
-infilata
nella manica arrotolata di un iris-
invitando
Il mattino ad affiorare
dal guscio
della notte precedente…
Un bambino
sfrega una bianca sorpresa
dai suoi occhi.
Apre le finestre
su città
variopinte,
e avvia una festa selvaggia.
Voglio
assistere
alla sua festa
per impedire ai poeti
di gambizzarne
la sorpresa.
Voglio
appendere questa
sera
al balcone e passare su
forbici e tappeti-
lacero questo
orizzonte chiuso-
e il sangue del suo orgoglio
zampilla in una nera
emorragia.
Voglio
indossare
ferite
che mi assomigliano.
[…]
Voglio
appendere questa sera
a domande
e andare avanti…
più ali
più luce
più
libertà
più
più
me stessa.
 
 

Rabia Djelti (Algeria)

 
[…]
Perché apparteniamo alla razza dei cavalli antichi
i nostri uomini non sono dei molluschi
e le nostre donne
hanno la pazienza della palma imponente e gloriosa.
Non essere triste, figliolo mio
c’è ancora l’invidia del mondo, all’orizzonte
ci sono ancora delle case nel mucchio delle rose
e Yassin che striglia la sua Nejma.
 
Un corvo sulla città

Cittadini, nascondetevi!
Betulle dispiegate i vostri rami e proteggetevi!
Stelle tranquille!
Non svelatevi questa sera
perché la luce è un peccato
quando la morte dispiega le sue ali.
Villaggio, ti chiedo dove sono i miei fratelli.
Erano cinque
l’alba il sesto
e la fame viscida e ripugnante grava sulla porta!
Villaggio, ti chiedo dov’è il mio fiore.
Era bello e adorato dalle nuvole
ho paura di entrare
c’è del sangue sulla soglia
e il corno dell’esodo è suonato!
[…]
 


AMAL Musa (Tunisia)

 
Cingo i miei fianchi
per essere una tela che si allarghi nell’ora dell’ira
e che si ritiri quando mi acquieto.
Chiesi al fuoco che divampa dentro di me:
quale uomo può sopportarmi
quale donna trovarmi amica
quale bambino che il mio stupore non possa uccidere
quale padre dare alla luce una simile a me
o quale nome contenere il mio aspetto
e quale verbo domarmi.
O fuoco
cosa ti spegne?
Una goccia sgorga da me
oppure una fiamma che dentro mi brucia?
 
Amami

Mi trasporto in punta di piedi
Mi trasporto nel galoppo della mia vista.
Mi avvolgo nelle fasce della mia pelle.
Mi abbraccio desiderandomi.
Benedico il mio flusso, lo zampillare che da me proviene.
Mi cullo sul mio seno.
Alle mani germoglianti infilo i guanti della mia poesia.
[…]
 
Donna d’acqua

L’acqua non è scivolata verso di noi
Ardendo con la violenza della sete.
Perché l’acqua segue le mie tracce
dimentica dei suoi canali
e delle pianure alluvionali?
Perché non poggio il mio viso
sull’orlo dell’acqua
per sapere
come ha potuto nasconderci il suo colore,
come le abbiamo fatto perdere l’odore?
Perché non divento il segreto dell’acqua?
Perché non divento femmina per il suo maschio,
e lo aspetto nella caraffa
fino al sopraggiungere dell’estate?
 
Un sogno che abita il sogno

Sogno un uomo che ha raccolto i suoi resti in un bacio
un uomo che mi invade l’anima
che mi indossa come un vestito di seta.
che vive nell’esilio
e quando mi dissolvo
mi trattiene nel borgo dell’anima
senza abluzioni e senza sepoltura.