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Segnalazioni 2011 - Archivio

  • Category: Archivio anni precedenti
  • Mercoledì 23 Febbraio 2011 15:25

 

 

altF. Didier Manga, Il tempo di un'estate 

Editrice BESA, 2011

Tra il Camerun e la Bretagna, una delicata storia di integrazione accarezza la vita di Mballa e Sabrina. Il primo è un giovane e studioso africano di talento che ha lasciato la sua terra per “cercare l’eccellenza” a Parigi. Sabrina è un’affascinante stilista francese che vive nella campagna della Bretagna.

I due si incontrano, si scrutano timidamente e si innamorano.

Proprio nei giorni in cui Mballa si appresta a sostenere un concorso per l’ammissione a una delle scuole più prestigiose della città, in Camerun suo padre muore per un’inspiegabile malattia della pelle. Il parentando decide di tenere momentaneamente all’oscuro Mballa per non distrarlo dall’obiettivo dell’esame, perché suo padre – che da sempre ha spinto il figlio affinché facesse carriera – avrebbe voluto così.

Una settimana dopo, il giovane scopre non solo di aver superato brillantemente il concorso, ma casualmente, attraverso una notizia lanciata nel web, viene a sapere anche della morte del padre.

Le certezze crollano, i valori della solidarietà famigliare si polverizzano, lasciando spazio alla rabbia e all’incredulità. Il raggiungimento dell’obiettivo su cui Mballa aveva basato la propria esistenza sembra non avere più tanta importanza di fronte alla possibilità che gli è stata negata di seppellire l’amato padre.

Un viaggio in Camerun insieme a Sabrina è l’occasione per fare chiarezza, per capire e per ricongiungersi alla famiglia. Ma diventa anche l’opportunità per i due giovani innamorati di scoprire e apprezzare le proprie differenze culturali ed etniche.

Fernand Didier Manga è nato a Yaoundé in Camerun nel 1970. Architetto, ha fondato e dirige la rivista “A2 Africa & Architettura”, bimestrale di architettura africana in Italia. Il tempo di un’estate è il suo primo romanzo, scritto direttamente in italiano.


altEtiopia

Dinaw Mengestu, Leggere il vento

Edtrice Piemme, 2011

Jonas ha trentacinque anni, la pelle scura, e ogni volta che gli chiedono da dove provenga risponde che è americano, suscitando perplessità, soprattutto nei suoi studenti, i bambini di una scuola per bianchi in cui insegna part-time. Ma Jonas non accetta compromessi: lui è nato nell’Illinois e poi si è trasferito a New York, non ha mai neppure messo piede nella terra dei suoi genitori, l’Etiopia. Suo padre, Yosef, era arrivato all’inizio degli anni Settanta dopo un estenuante viaggio in nave, nascosto in una cassa per animali. Mariam, sua madre, lo aveva raggiunto tre anni dopo, rendendosi subito conto che l’uomo con cui doveva convivere non era che la flebile ombra di quello che era stato suo marito: aveva provato ad amarlo e a conoscerlo da capo, ma ormai era un estraneo. Un uomo che spesso parlava da solo, che prima di rientrare in casa stava seduto in macchina per qualche minuto, quasi temesse di oltrepassare quella soglia. Un uomo che non riusciva più a condividere il letto con lei, e di nascosto dormiva sul divano emettendo gemiti e lamenti continui. Un uomo che aveva visto troppo e che non aveva la forza di ricominciare a essere felice. Attraverso la storia dei suoi genitori e del loro lungo viaggio verso la salvezza, attraverso il dolore e lo sconforto ma anche la speranza in un futuro migliore, Jonas riuscirà ad appropriarsi del suo presente, ad accettarsi e ad amare le proprie origini.

Dinaw Mengestu è nato ad Addis Abeba nel 1978. A due anni si è trasferito negli Stati Uniti con la madre e la sorella, per raggiungere il padre che aveva lasciato l’Etiopia durante gli anni del “Terrore rosso”. Dopo la laurea in scrittura creativa alla Columbia University, ha cominciato a scrivere per «Rolling Stone» e per altre riviste. Leggere il vento è il suo secondo romanzo. Il primo, Le cose che porta il cielo, ha riscosso un grande successo di critica ed è stato insignito di alcuni tra i premi letterari più prestigiosi degli Stati Uniti e del mondo.


Angola

Ondjaki, Buongiorno compagni!

Traduzione di Livia Apa

Editore Jacobelli, 2011

altLuanda, la capitale dell'Angola, anni Novanta. Dopo decenni di guerra civile la città cerca di tornare alla sua normalità. Il giovanissimo protagonista scopre il mondo attraverso le chiacchiere degli adulti: il padre che ha partecipato direttamente alla lotta per l'indipendenza, i vicini portoghesi "nostalgici" del colonialismo, gli amici. Racconta con affetto e soave ironia le sue esperienze scolastiche con i professori cubani, i contatti con le zie portoghesi, il rapporto con gli altri bambini del quartiere, osservando l'assurdità dei riti sociali imposti dal dogmatismo del partito unico, in una dimensione a tratti surreale in cui l'immaginazione del piccolo protagonista ci restituisce, in un sapiente mosaico, l'immagine dell'Angola prima dell'indipendenza. Un paese rimasto come sospeso tra il sogno rivoluzionario e la persistenza della guerra civile. Il libro è un sapiente affresco dell'Angola post-coloniale, scritto da una delle voci più interessanti e originali del panorama delle letterature africane di lingua portoghese.


altIsoke Aikpitanyi

500 storie vere sulla tratta delle ragazze africane in Italia

Presentazione di Susanna Camusso

Prefazione di Suor Eugenia Bonetti

Editore Ediesse, 2011

Il libro, basato sui risultati di un’indagine capillare svoltasi in tutta Italia e realizzata con il contributo del Ministero delle Pari Opportunità, racconta con forza e concretezza le storie di centinaia di ragazze nigeriane rese schiave e costrette con l’inganno a prostituirsi dall’alleanza fra mafia nigeriana e criminalità italiana. Sono tante le ragazze africane, soprattutto nigeriane, scomparse o uccise, ma questo non ferma il flusso illegale e ininterrotto di arrivi di migliaia di giovanissime, spesso minorenni, che da quasi vent’anni vengono condotte nel nostro paese. A tutte viene imposto un debito altissimo, fino a 80 mila euro, cui debbono far fronte nel tempo sotto la stretta e violenta sorveglianza della rete delle maman, diffuse capillarmente in tutto il territorio nazionale. Eppure sta crescendo il numero delle ragazze che, come l’autrice del libro, si ribellano al ricatto della mafia e, attraverso percorsi diversi, riescono a liberarsi dal suo dominio. Contributi significativi affiancano nel libro la denuncia della tratta: quelli dello scrittore Roberto Saviano, dei musicisti inglesi Michael Nyman e David McAlmont, dell’artista americana Martha Rosler, cui si accompagnano le riflessioni di Claudio Magnabosco e Gianguido Palumbo, due uomini italiani impegnati nelle reti e nelle associazioni contro la tratta per un cambiamento delle responsabilità maschili

Nata in Nigeria a Benin City, arriva in Italia nel 2000 per lavorare, ma viene ingannata e resa schiava dalle mafie nigeriana e italiana. Liberatasi dall’oppressione, si dedica interamente alle altre decine di migliaia di ragazze nigeriane schiavizzate in Italia avviando il Progetto «Le ragazze di Benin City» divenuto un’associazione. Coautrice del libro La ragazza di Benin City, ha ricevuto numerosi premi per il suo impegno.
 


altAmara Lakhous, Un pirata piccolo piccolo

Edizioni e/o, 2011

 

«Chi nasce il 29 febbraio vive il tempo in un modo davvero strano: salta da 4 a 8, da 8 a 12, e così via». Hassinu, il protagonista del romanzo, è un impiegato alle poste di Algeri. Ha 40 anni ma non lo sa, perché è nato il 29 febbraio: senza preavviso passa da 36 a 40 anni e si sente in qualche modo scippato della propria vita, come molti della sua generazione cui hanno rubato gli anni migliori. Amara Lakhous racconta una generazione, un paese che ha anticipato, in qualche modo, quello che sta succedendo oggi in tutto il mondo arabo. Hassinu vuole il pane e la libertà, come i giovani arabi di oggi che si stanno ribellando alle dittature.
 
 
NOTA SULL'AUTORE
Amara Lakhous è nato ad Algeri nel 1970 e vive a Roma dal 1995. Laureato in filosofia all'Università di Algeri e in antropologia culturale alla Sapienza di Roma dove ha conseguito il suo dottorato di ricerca con una tesi dal titolo "Vivere l'Islam in condizione di minoranza. Il caso della prima generazione degli immigrati musulmani arabi in Italia". Nel 2003 ha pubblicato in Algeria il suo secondo romanzo in arabo, Come farti allattare dalla lupa senza che ti morda, successivamente riscritto in italiano con il titolo Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio (Edizioni E/O 2006). Con questo romanzo, tradotto in varie lingue, ha vinto nel 2006 il premio Flaiano per la narrativa e il premio Racalmare – Leonardo Sciascia. Nel maggio 2010 è uscito l'omonimo film, diretto da Isotta Toso. Un pirata piccolo piccolo è uscito per la prima volta nel 1999 con il titolo Le cimici il pirata in edizione bilingue araba e italiana presso un piccolo editore di Roma in 1000 copie, ma non è mai stato distribuito.
 


altMoussa Konaté

L'onore dei Kéita

Editore Del Vecchio, 2011

Traduzione di Ondina Granato

Se nella prima indagine, L’assassino di Banconi, il razionale commissario Habib e il fedele ispettore Sosso avevano dovuto mettere a soqquadro un quartiere della capitale Bamako, questa volta le indagini seguono il corso del fiume Niger fino a giungere a Nagadji, un piccolo villaggio chiuso e ostile agli stranieri in cui ha un grande potere la nobile stirpe dei Kéita. E il morto è proprio un affiliato alla famiglia. Senza rivelare la loro identità, l’astuto Habib e l’irruente Sosso cominciano le indagini. L’intrico familiare è fitto e complesso, l’onore della famiglia è in pericolo, e le morti intorno questa vicenda cominciano a proliferare. Il villaggio viene scosso proprio in occasione dei festeggiamenti per il Grande Antenato. Tra descrizioni del folklore locale, delle credenze e dei riti magici, Konaté ci guida all’interno delle tradizioni e delle leggi non scritte della cultura africana, e il giallo si apre a molteplici possibilità divenendo una saga familiare che abbraccia l’intero modo di vivere di un popolo alla svolta di un tempo che cambia, sospeso tra tradizione e progresso.
 


 altRepubblica del Congo

Alain Mabanckou, Domani avrò 20 anni

Edizione 66thand2nd, 2011

Traduzione di Alice Volpi

 

Io mi sento figlio di Pointe-Noire. È qui che ho imparato a camminare e a parlare. È qui che ho visto la pioggia cadere per la prima volta, e il posto da cui provieni è quello dove hai preso le prime gocce di pioggia. Così mi ha detto un giorno papà Roger, e penso che avesse ragione.

Possiamo dire subito due cose di Alain Mabanckou. Innanzitutto, che ha una straordinaria capacità di nascondersi dietro i personaggi dei suoi romanzi (lo fa sempre, ed è il segreto di una scrittura intensa, vissuta, partecipata). E, poi, che il suo stile è caratterizzato da una brillante ironia. Sembra un bambino che gioca a nascondino e poi si lascia sfuggire una gioiosa risata, rivelando ai compagni il suo nascondiglio. Ma dietro una voce apparentemente leggera, Mabanckou nasconde un abisso di profondità che ci fa riflettere, mentre ridiamo, sulle cose.

Fine anni Settanta. Questa è la storia di Michael, un bambino di nove anni che cresce nel quartiere Trois-Cents a Pointe-Noire. Vive con mamma Pauline, seconda moglie di papà Roger (il padre adottivo).
I personaggi che ruotano intorno a Michael sono tanti e le storie del loro passato sono bellissime. Suo zio René "dice di essere comunista", ha le immagini di Marx e Engels appese in casa, insieme a quelle di Victor Hugo e del presidente Marien Ngouabi, anche se cambia la macchina ogni sei mesi. Suo padre ascolta tutti i giorni le notizie che arrivano da una radio americana che trasmette in francese.
Michael adora sua madre ma vuole bene anche alla prima moglie del padre, Martine, e ai loro figli: è un bambino fortunato perché ha due mamme e tanti fratelli. E poi, c'è Caroline, la sorella dell'amico Lounès, una bambina "evoluta", che già si comporta come una ragazza più grande. Con lei sogna già un futuro con una casa, dei bambini, una macchina rossa a cinque posti e un cane bianco. Ma c'è ancora tempo per crescere, prima di avere vent'anni.

 


altHisham Matar, Anatomia di una scomparsa

Editore Einaudi, 2011

Traduzione di Monica Pareschi

Il giovane Nuri el-Alfi conosce bene la perdita: ha appena dieci anni quando la morte di sua madre lo lascia solo con un padre impenetrabile. Due anni più tardi, a bordo piscina di un hotel di Alessandria, Nuri vede la splendida Mona - sangue misto, capelli sinuosi, un esile costume da bagno giallo sgargiante - e, nel desiderio acuto e inedito che lo assale, crede di poter colmare il suo vuoto.
Ma la ventiseienne detentrice di tante meraviglie, all'adorazione del dodicenne preferisce il fascino volitivo dell'adulto, suo padre. Non amante, dunque, per Nuri, ma matrigna agognata, e la perdita si rinnova.
Se solo quel padre si facesse da parte, se sparisse, se solo prolungasse uno dei suoi misteriosi viaggi di stato lasciando a lui, che l'aveva vista per primo, qualche ora in solitudine con Mona? 

Hisham Matar è nato a New York da genitori libici. Ha trascorso l'infanzia tra Tripoli e Il Cairo. Dal 1986 vive a Londra. Nessuno al mondo (Einaudi, 2006 e 2008), il suo primo romanzo, è stato tradotto in tredici lingue.  


altEgitto

Mansoura ez eldin, Oltre il paradiso

Edizioni Piemme, 2011

 

Sono passati anni dall’ultima volta che Salma ha messo piede nella casa bianca sulle sponde verdeggianti del Nilo, dov’è nata. Ne è fuggita perché non sopportava più il peso di tutti gli sguardi in cui leggeva solo delusione. Non c’è posto per una ragazza come le altre nella sua famiglia: avrebbe dovuto essere diversa, speciale, eccellere, ma non ci è riuscita. Per questo Salma ha deciso di andarsene, di trasferirsi al Cairo, di iscriversi alla facoltà di giornalismo e di costruire la propria vita da sola. Ben presto, però, si è resa conto che i nodi che la legano a quel luogo non possono essere sciolti fuggendo, non può esserci un futuro per lei se prima non accetta il proprio passato. Così, ha fatto i bagagli ed è tornata nel luogo dove tutto ha avuto inizio.Una volta nella sua vecchia stanza, i ricordi dell’infanzia riaffiorano a uno a uno, e Salma è costretta ad affrontare ciò che più di tutto l’ha spinta ad andarsene: Gamila, la sua migliore amica, quella con cui per anni ha condiviso tutto. Fin da piccole erano inseparabili e diversissime: Salma amava essere al centro dell’attenzione, Gamila, timidissima, preferiva rendersi invisibile dietro le spalle dell’amica. Un giorno, però, tutto è cambiato: Gamila se n’è andata, ha studiato, è diventata una donna indipendente, moderna, è riuscita a liberarsi dal peso del mondo ancestrale e magico di sua madre. Mentre Salma è rimasta sola a impilare i giorni uno sull’altro, senza mai viverli davvero. È diventata un peso e Gamila si è sbarazzata di lei.Ma adesso, nell’ombra lieve della propria stanza di bambina, è arrivato per Salma il momento di perdonare. C’è un modo per farlo: mettere sulla carta ciò che prova, scrivere la sua storia, quella della sua famiglia e liberarsi così del dolore che le ha impedito di vivere. Sarà il potere catartico delle parole a guarirla e a farla essere per la prima volta se stessa.

 

Mansoura ez eldin, è nata in Egitto nel 1976. Lavora come responsabile della sezione letteraria del settimanale culturale più importante del suo paese, Akhbar al-Adab. Dopo aver esordito nel 2001 con una raccolta di racconti, ha pubblicato il suo primo romanzo, Il labirinto di Maryam. Oltre il paradiso, il suo secondo romanzo, ha ottenuto un ottimo successo di pubblico e di critica, è stato selezionato tra i migliori libri in lingua araba dell’anno ed è stato finalista del Prize of Arabic Fiction 2010, il premio più prestigioso del suo paese.


altEgitto

Ala al-Aswani, La rivoluzione egiziana

Edizioni Feltrinelli, 2011

Traduzione di Paola Caridi

È successo tutto all’improvviso. Il 25 gennaio del 2011, gli egiziani, così apparentemente remissivi e faciloni, scendono per strada, si sollevano contro il regime di Mubarak, affrontano la polizia antisommossa, i servizi segreti, i cecchini. Diciotto giorni dura l’epopea della rivoluzione di piazza Tahrir, e alla fine il presidente è costretto a dimettersi. Gli egiziani hanno fatto la rivoluzione, una ribellione costata cara a un’intera generazionedi giovani, che lascia sul terreno oltre mille morti per riportare la democrazia in un paese di antica tradizione liberale. Perché un popolo ritenuto tra i più pacifici si ribella con una sollevazioneche sconvolge, per la sua portata, tutta la regione? Al-Aswani racconta l’Egitto che non abbiamo voluto vedere: l’Egitto della dissidenza. L’Egitto umiliato e oppresso, disperato e senza più dignità. L’Egitto che aveva deciso di fuggire, con i suoi emigranti e i suoi giovani, alla ricerca di un futuro certo e dignitoso. E racconta – poi – come un popolo, raggiunto il fondo, riesca a riscattarsi e a riguadagnare la sua fierezza. È un paese sconosciuto ai più, quello che descrive al-Aswani, da sempre critico severissimo del regime che Hosni Mubarak voleva passare a suo figlio Gamal. Come se l’Egitto fosse un “allevamento di polli”, chiosa con disprezzo l’autore di Palazzo Yacoubian. Eppure ne aveva scritto alla luce del sole, nei numerosi articoli pubblicati dai pochi giornali d’opposizione e raccolti ora in questo libro che spiega quello che è successo prima e durante la rivoluzione del 25 gennaio, e mette in guardia da un futuro senza libertà, perché “l’unica soluzione è la democrazia”.


altSudAfrica

Shubnum Khan, Le radici altrove

Edizioni Nova Delphi, 2011 

 Traduzione di Cecilia Martini

Uscito in anteprima mondiale per Penguin South Africa nel mese di maggio, questo romanzo rappresenta il fulminante esordio di una giovane scrittrice di origini indiane: Shubnum Khan. La narrazione nasce dal confronto fra tre generazioni di donne (una nonna, una madre e una nipote, la piccola Aneesa) che affrontano le difficoltà della vita quotidiana in Sudafrica, ciascuna cercando, coltivando e, a volte, rifiutando le proprie radici indiane. Un avvenimento drammatico spezzerà però il loro delicato equilibrio e le costringerà a misurarsi con i traumi del passato e con il senso della propria identità, sempre in bilico tra due epoche, due paesi e due culture.Uscito in anteprima mondiale per Penguin South Africa nel mese di maggio, questo romanzo rappresenta il fulminante esordio di una giovane scrittrice di origini indiane: Shubnum Khan. La narrazione nasce dal confronto fra tre generazioni di donne (una nonna, una madre e una nipote, la piccola Aneesa) che affrontano le difficoltà della vita quotidiana in Sudafrica, ciascuna cercando, coltivando e, a volte, rifiutando le proprie radici indiane. Un avvenimento drammatico spezzerà però il loro delicato equilibrio e le costringerà a misurarsi con i traumi del passato e con il senso della propria identità, sempre in bilico tra due epoche, due paesi e due culture.


altSudAfrica

Alistair Morgan, Nessun dorma

Edizioni Fandango, 2011

Traduzione di Chiara Brovelli 

Al suo risveglio, John Wraith, 46 anni, giornalista free-lance, non ricorda nulla di quello che è successo. La sua memoria ha perduto temporaneamente la capacità di giudicare la profondità e la proporzione del tempo. Ripetono che passerà, che il dolore si allevierà lentamente, che le ferite si rimargineranno, eppure qualcosa che ha la solidità e l’incandescenza di un ingranaggio è pronto a esplodere dentro il suo corpo come una bomba a orologeria. Nell’incidente stradale in cui è stato coinvolto sono morte Deborah, sua moglie, e la piccola Isabelle, di appena cinque anni. Come piccole schegge impazzite dopo la deflagrazione, la memoria ricuce ogni cosa, e la verità è più nera del baratro che la inghiotte. Errore umano o diabolica volontà? Ipnotico, avvincente, crudele, nevrotico e amorale, “Nessun dorma” è il potente e folgorante studio dell’uomo nella sua più totale nudità.


altEgitto

Youssef Ziedan, Nabateo, lo scriba

Edizioni Neri Pozza, 2011

Traduzione di Daniele Mascitelli

È un caldo giorno di primavera del VII secolo quando nel Borgo a oriente del Delta egiziano, dove vive una piccola comunità cristiana, arrivano i mercanti arabi. Costantinopoli è lontana e, in questa parte dell'Impero, non vi è traccia della strenua lotta di Eraclio I di Bisanzio contro Persiani e Arabi. Dai loro brulli deserti, insieme con la polvere gialla che vaga in ogni angolo e copre tutte le strade, i mercanti arrivano con le loro larghe mantelle rigate di fili luccicanti, i turbanti bianchi avvolti sulle teste, gli occhi truccati con il kohl, alla ricerca di donne in un villaggio abituato a svuotarsi delle risate delle vergini.
Salama, il mercante di una famiglia chiamata «nabatea», poiché discendente dai Nabatei, il popolo dell'antica Petra, è venuto a prendersi Marya, una bella ragazza bianca come il cuore del grano, con occhi limpidi e grandi, ciglia spesse del colore delle notti d'inverno e folti e lunghi capelli. È venuto accompagnato dal fratello minore, noto ai mercanti come «lo Scriba», perché è colui che scrive i contratti commerciali, e come il «Nabateo», sebbene tutti loro siano nabatei. Coi suoi tratti fini e gentili, gli occhi truccati con il kohl, la veste bianca e pulita e il turbante che emana un tenue profumo, il Nabateo, così diverso da Salama che ha la testa piccola e il collo lungo, un leggero strabismo e un naso troppo grande, colpisce al cuore la giovane Marya. Al pensiero di vivere tutta la sua vita con Salama nel deserto e di lasciare sua madre e il Borgo, Marya si rattrista, tuttavia non si ribella al proprio destino. Subito dopo le nozze, parte con la carovana incontro alla sua nuova vita e, durante il duro e faticoso viaggio, apprende le usanze dei mercanti, delle loro tribù, delle loro religioni. Sa che nella Penisola araba è apparso un nuovo Profeta che ha dichiarato guerra agli Ebrei per cacciarli da Yathrib, la futura Madīnat al-Nabī, Medina. Sa che nella famiglia «nabatea» di Salama le religioni sono come gli affluenti del Nilo, numerosissime. Il fratello maggiore del marito è detto hudi, cioè giudìo,  perché si è convertito al giudaismo; Salama è cristiano, ma non praticante; la suocera è pagana, devota della dea Allat; e il Nabateo crede in due divinità Allat e El, Madre e Figlio. Ascolta, infine, rapita, le parole del Nabateo sui cicli della vita, la metempsicosi, la compresenza del principio maschile e femminile in tutti gli esseri umani.
Imponente romanzo storico che ricostruisce magnificamente l'atmosfera delle terre dell'Impero bizantino al sorgere dell'Islam, Nabateo, lo scriba costituisce una splendida conferma del talento di Youssef Ziedan, l'autore di Azazel.

Youssef Ziedan, nato nel 1958, è un rinomato studioso egiziano specializzato in studi arabi e musulmani. Attualmente è direttore del Centro dei manoscritti e del Museo affiliato alla Biblioteca d'Alessandria. Professore universitario di filosofia islamica e sufismo ha scritto numerosi libri accademici noti a livello internazionale e un romanzo, Zil al-Af 'a («Ombra del serpente»), che ha avuto una grande accoglienza di pubblico e critica.  


altSudAfrica

Phaswane Mpe, Benvenuti a Hillbrow

Edizioni Il Sirente, 2011

Unico libro scritto da Mpe, è un viaggio esilarante e sconvolgente con al centro il quartiere multirazziale Hillbrow di Johannesburg, microcosmo di tutto quanto c’è di contraddittorio, affascinante e doloroso nell’anima sudafricana del post-apartheid. È qui che si intrecciano le storie di migranti provenienti dal resto del Sud Africa e da altri stati africani, mentre la città è non solo l’aguzzino dei suoi spesso poveri abitanti, ma anche la generosa produttrice di un continuo spettacolo di vita offerto dal suo tessuto urbano. Qui si incontrano i sogni infranti della giovinezza, la sessualità e i suoi costi imprevedibili, la xenofobia, il suicidio, la violenza onnipotente e la visione africana della vita che non termina con la morte ma continua a scorrere in un regno ancestrale.
Benvenuti a Hillbrow è anche una profonda riflessione sull’arte narrativa: l’atto di raccontare ha un ruolo fondamentale nel corso di tutta la storia, tra i cui personaggi vi sono romanzieri mancati, studenti di letteratura, e poi donne di villaggio che subiscono gli effetti delle crudeli dicerie delle loro comunità, di partenza e di arrivo. Tutto questo fa di questo libro anche una metanarrativa, una storia sull’arte di raccontare.

Phaswane Mpe (1970-2004) é uno dei maggiori talenti letterari del SudAfrica post-apartheid. La sua lucidità nell'affrontare le ansie della società sudafricana  dopo la fine dell'apartheid continua a ispirare lettori che cercano di riflettere sui vecchi e i nuovi problemi del SudAfrica, e il suo stile ha segnato molti scrittori sudafricani di colore. Vero fenomeno letterario nazionale in SudAfrica, Mpe é morto di AIDS a 34 anni.


altMozambico

Mia Couto, Veleni di Dio, medicine del diavolo

Edizioni Voland, 2011

Traduzione di Daniele Petruccioli

Sidónio Rosa, giovane medico portoghese, si trasferisce a Vila Cacimba, in Mozambico, per amore della bella mulatta Deolinda. Ma la ragazza è partita e nessuno sa quando tornerà, nemmeno i suoi genitori. O almeno così dicono. Ma a Vila Cacimba nulla è come appare: il sindaco non è veramente il sindaco, gli eroi sono vigliacchi e i traditori eroi, le case svaniscono inghiottite nella nebbia africana, in “una terra che per sopravvivere deve mentire”. Al confine tra magia e realtà, nell’Africa di Mia Couto la menzogna diventa un’efficace strategia di sopravvivenza e autoconservazione.

“Un poeta capace di fare della storia del suo paese, il Mozambico, una grande metafora: la metafora della speranza e della magia come antagoniste di una realtà sinistra.” (Luis Sepúlveda)

altMozambico
 
Mia Couto, Perle
Edizioni Quarup, 2011
Traduzione di Bruno Persico
 
Un libro scarno e fulminante che nulla nasconde e tutto nomina, rivelando, le storie brevi, fluviali e compresse, esplorano e narrano così le migliaia di vite che compongono la vita di ogni essere umano, il miracolo del concepimento, la seduzione, l'invecchiamento, l'amore il dominio e il possesso, la delusione, il tradimento, ancora più atroce se non ha un volto: "Non c'era davvero un'altra donna? Proprio no. L'unico intruso era il tempo, che aveva fatto crescere e pesare la nostra routine", dirà la protagonista dello splendido "La commiatatrice". Mia Couto esplora, costringendo la forma della sua indagine a un numero sempre minimo possibile di righe - prosa di strepitoso controllo e di infinito rigore, e insieme gravida di lussureggiante fantasia -, gli abissi su cui prendono corpo, si mascherano e si truccano con il perbene le nostre rispettosissime vite. E non è forse un caso che una delle comuni passioni, dell'Autore e nostre, il calcio brasiliano, non abbia in questo libro l'aspetto lindissimo di Leonardo, persona piacevole e portabandiera del jeitinho, ma le sembianze selvagge e in qualche modo ancestrali della più trasgressiva delle sue star, Ronaldinho Gaúcho.