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Yasmina Khadra, L'attentato. Recensione di Giulia De Martino

Chiariamo innanzitutto che si tratta di una riedizione, con la stessa traduzione, del testo pubblicato da Mondadori nel 2007 con il titolo di L’attentatrice: quello di Sellerio riporta il titolo originario dell’autore, uscito in Francia nel 2005. In effetti lo scrittore aveva esposto le proprie rimostranze, individuando nel cambiamento di titolo una sorta di furbizia editoriale che spostava l’attenzione dal fatto che nel testo si tratta di due attentati, uno della giovane kamikaze palestinese,in un ristorante affollato nel centro di Tel Aviv, l’altro del drone israeliano sulla moschea, colma di fedeli, dove sta predicando un imam famoso per le sue posizioni radicali.

Boualem Sansal, 2084 La fine del mondo. Recensione di Giulia De Martino)

Credevamo con il romanzo fantapolitico Sottomissione di Houellebecq, edito da Bompiani nel 2015, di aver avuto un saggio abbastanza eloquente e terrorizzante di un futuro islamista immaginato in un paese europeo quale la Francia. Lo scrittore algerino Boualem Sansal va oltre : si ipotizza la vittoria del Daesh (così leggiamo tra le righe ) su gran parte del mondo e l’instaurazione di una teocrazia totalizzante, superiore perfino a quella immaginata da Orwell, cui l’autore si ispira, nel suo 1984.

Chigozie Obioma, I pescatori. Recensione di Rosella Clavari

Chigozie Obioma è lo scrittore rivelazione di questi ultimi anni, finalista al Man Booker Prize 2015, e considerato dai più l’erede di Chinua Achebe. 

Il romanzo che abbiamo letto con passione e interesse è anche il suo primo romanzo e sarebbe limitante definirlo “di formazione” poiché si rivela ricco di elementi storici, mitici e anche letterari  (con citazioni di Tutuola e Achebe).

Essere ibrido, l’Africa e l’Europa si chiedono con perplessità quale parte di me appartenga all’una o all’altra.
Sono il bambino presentato alla spada di Salomone per un’equa spartizione.
Esule permanente, passo le mie notti a saldare i binari che conducono all’identità.
La scrittura è cera calda che faccio colare nei solchi scavati dai costruttori di compartimenti stagni dei due campi.
Sono la cicatrice spuntata là dove gli uomini, tracciando le frontiere, hanno ferito la terra di Dio.


da “Sognando Maldini “di Fatou Diome