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Chiquinho di Baltasar Lopes - a cura di Rosella Clavari e Giulia De Martino

  • Category: I grandi classici
  • Martedì 24 Luglio 2012 10:21

Capo Verde

Chiquinho-romanzo capoverdiano di Baltasar Lopes

Edizioni lavoro, 2008

traduzione di Vincenzo Barca

 

Parlare di Capo Verde significa parlare di un momento fondamentale della cultura e della letteratura africana. Questa "manciata di isole" gettate nell'Oceano di fronte alla parte occidentale del continente africano  hanno una storia molto singolare che vale la pena rievocare brevemente. Nel XV secolo erano isole disabitate, lentamente popolate dai nuovi scopritori portoghesi  che unendosi alle donne nere provenienti dalle coste africane diedero vita nel tempo a quella popolazione creola tuttora esistente. Creolo significa meticcio e significa anche una lingua propria, inventata, nata dal connubio tra una base africana autoctona e la lingua portoghese dei nuovi arrivati. Creolo significa anche saudade, una parola che esprime una misteriosa molteplicità di sentimenti analizzati in un articolo dal grande poeta Senghor ma sostanzialmente significa quella tenera nostalgia delle proprie radici da cui non ci si allontana mai anche una volta emigrati in altri continenti. Soprattutto la singolarità della cultura capoverdiana consiste in  una dolce disponibilità a farsi plasmare da altre culture senza assoggettarsi ma per continuare a celebrare la bellezza dell'esserci attraverso il canto, la poesia, la musica.

Forse gli italiani sono i più predisposti a entrare in sintonia con tale sensibilità ; questa nostra terra definita una volta come "un'espressione geografica" è stata e lo è tuttora terra di emigrazione ed è circondata dall'acqua per tre parti con la storia prettamente insulare di due nostre terre. Capo Verde è legata principalmente alla sua insularità e all'essere terra di emigrazione : l' acqua su cui scorrere per partire lontano oppure l'acqua che quando manca fa morire con la siccità e la carestia conseguenti.

 Per tornare all'affermazione iniziale, l' opera di Baltasar Lopes " Chiquinho" ha come sottotitolo – romanzo capoverdiano : un nome proprio tenero e familiare accanto alla fierezza di un caposaldo letterario, sì perché in quanto romanzo di formazione ( genere che avrà molta fortuna a partire dagli anni '50) è il primo vero romanzo africano scritto di cui abbiamo testimonianza. Le prime pagine comparvero nel 1935  in Portogallo su un supplemento letterario del "Diario de Lisboa" ; il testo vedrà la luce soltanto nel 1947 per le Edizioni Claridade e ha visto la sua traduzione italiana  nel 2008 grazie all'interessamento degli editori e del traduttore Vincenzo Barca. Ricordiamo la fastosa giornata di presentazione del libro presso il Centro di Studi brasiliani a Roma, un evento eccezionale... "c'era la Capo Verde romana al gran completo a festeggiare l'uscita della traduzione italiana del libro" - ricorda Igaba Scego-" l'orgoglio di un'intera nazione, racchiuso negli occhi di donne e bambini".

Capo Verde dunque è la patria di Chiquinho, vale a dire Francisco Soares protagonista e alter ego del romanzo di Baltasar Lopes. Ricordiamo il carattere autobiografico dell'opera : l'autore nato a San Nicolau nel 1908, morto a Lisbona nel 1989, laureatosi in Legge e filologia romanza a Lisbona,  è stato tra i fondatori della rivista "Claridade", un progetto culturale dei giovani intellettuali di Capo Verde, prima espressione di una rivendicazione intellettuale africana in cui si incontravano l'aspetto ideologico con l'espressione poetica e letteraria. Uno dei giovani protagonisti del romanzo usa questa espressione "sintonizzare Capo Verde con l'Universo" che ci fa riflettere sulla portata di un movimento culturale e politico dell'epoca di grande importanza di cui questo testo si fa veicolo e ci ricorda anche la singolarità di questo paese  che "per la sua posizione geografica è uno stato africano ma per la sua posizione strategica, la sua storia e la sua cultura,  un incrocio di influenze africane, mediterranee ed atlantiche" (Maria R.Turano).

Il romanzo è diviso in tre parti corrispondenti all'infanzia ("Infanzia") , all'adolescenza ("S.Vicente"), alla maturità prima della partenza per l'America ( "Le piogge").  Per quanto riguarda la struttura c'è chi nota una coralità, chi un registro di memoriale biografico ; in realtà il registro narrativo evocativo-biografico del narratore accoglie le irruzioni dialogiche teatrali dei tanti personaggi che compongono il suo mondo; l'oralità si fa viva attraverso i racconti della nonna nha Rosa e di alcuni vecchi saggi rappresentanti della letteratura della memoria. Dunque, mentre l'io narrante racconta, a volte si sospende la narrazione facendo parlare i personaggi stessi, attraverso dialoghi brevi e incisivi ma estremamente caratterizzanti che comprendono anche l'amore per il canto e la musica.

Sono tanti i personaggi che popolano soprattutto la prima parte del romanzo, quella dell'infanzia , il mondo degli affetti, dei giochi, dei racconti fantastici. Immagini che compongono il ritratto di una realtà isolana chiusa e circondata dal mare dove l'acqua ha una doppia valenza benefica-malefica: il sogno di viaggiare per mare per raggiungere l'America o favolosi mondi e la condanna di chi è costretto a rimanere a terra a soffrire la carestia causata dalla siccità.

Il rapporto interlocutorio con la natura, legata ai giochi d'infanzia, trova spazio in fantasiose descrizioni poetiche "dopo aver munto, ci sdraiavamo sui prati a pancia all'aria, a corteggiare il cielo pieno di stelle. In fondo, il mare mugghiava da far paura. Le costellazioni erano mandrie al pascolo. Davamo nomi di vacche conosciute alle stelle più brillanti" oppure la fantasia lascia spazio alla contemplazione estatica non priva di melanconia: "la sera scendeva in un pulviscolo finissimo, che avvolgeva di pace gli uomini e le cose ".

La natura con la potenza e la bellezza dei suoi elementi entra anche nella descrizione degli stati d'animo e del carisma di alcuni personaggi come il saggio Totone Menga-Menga "le parole di Totone sono come la schiuma del mare che picchia contro gli scogli...bianchissima perchè non ha fatto in tempo a sporcarsi con l'immondizia della spiaggia"   " ; "Spuntava dietro al monte Bissau l'enorme palla del sole. Era il grande amico di Totone che veniva a salutarlo...l'amico sole entrava dappertutto, si allargava sulla terra argillosa, si appropriava della casa e dell'anima di Totone".

Ci si rende conto che la prima parte della vita di Chiquinho è stata la più ricca e feconda e grazie ad essa ha potuto costruire la sua giovinezza e maturità, grazie ad essa ha saputo discernere il bene dal male nelle cose e nelle persone. Con pochi incisivi tratti Lopes dà una precisa connotazione psicologica dei vari personaggi che attorniano il protagonista: "Mamma scivolava come un'ombra silenziosa nel traffico della casa. Nonna non si fermava mai, correva da una parte all'altra, come se niente si potesse fare senza il suo controllo e le sue urla. L'unico modo che conosceva di voler bene ai suoi era arrabbiarsi". Altrettanto tangibile il nonno presente nel ritratto e scomparso in mare tanti anni prima: "facevo fatica a credere che il giovanotto del ritratto avesse amato la nonna. Lei doveva essere così dalla nascita, con la faccia rugosa e arrabbiata con il mondo. Mio nonno restava per l'eternità il ragazzo che il ritrattista aveva sorpreso in un porto straniero. Sicuramente la Sirena lo aveva amato. Lui non era morto. Era andato a vivere con la Sirena, godendo del suo amore per sempre" .  Il padre, grande assente, al punto che Alberto M.Sobrero parla di questo romanzo come di una corsa affannosa alla ricerca del padre, è evocato dagli oggetti di casa ( la mobilia americana, il grammofono, i quadri alle pareti) e ricordato per la sua tenerezza e generosità quando tornava dai campi con regalini fatti da pezzetti  di manioca e patate dalla forma buffa; un uomo povero e senza studi ma che teneva in grande considerazione la cultura, i cui simboli erano tre libri custoditi gelosamente nella sua casa: una grammatica portoghese di Benito de Oliveira, un codice civile e un Lunario perpetuo.

La nonna raccontava storie antiche di esseri indemoniati che scoprivano grandi palazzi in una montagna che si schiudeva magicamente oppure storie di pirati più antiche di lei. Dopo la nonna, la più grande narratrice di storie è nha Rosa Calita, una vecchia negra priva di un occhio soprannominata dai ragazzi Camoes, che raccontava di bambini imprigionati,  di vecchie streghe oppure di pastorelli che sposavano la figlia del re e in particolare di una strana coppia, Lobo e Chibinho, opponendo in modo pittoresco la stupidità del primo all'intelligenza del secondo.

Pitra Marguida viene chiamato l'uomo e il pagliaccio di casa  perché faceva capriole agile come un gatto. E' un orfano adottato dalla famiglia di Chiquinho e  dal suo comportamento fiero e ingenuo si può intuire l'infinita gratitudine di essere stato accolto in una famiglia.

Poi c'è il vecchio saggio nho Chic'Ana amico di famiglia che si pentiva di non aver continuato la sua vita di marinaio e coltivava il suo pezzo di terra , tutti i giorni instancabilmente.

Antieroi carichi di umanità come la meravigliosa figura dello zio Joca con la sua confessione e autocritica impietosa: "Sono stato costretto a rintanarmi qui. Una volta provavo il piacere di leggere, avevo l'impressione che il futuro mi appartenesse. Mi piaceva vestire bene. Andavo dietro alle ragazze corteggiandole senza altre intenzioni. Oggi eccomi qui: un ubriacone pieno di figli...magari fossi partito per l'America a lavorare nelle fabbriche di cotone come tuo padre". Intanto trovava il tempo per raccontare a Chiquinho le storie di Carlo Magno, di Biancofiore e di Orlando che muore per il suo onore. Gli voleva bene in un modo differente dalla mamma e della nonna, avvicinandolo di più a lui.   Tra i coetanei Chiquinho descrive Toi Mulato , il più puro di tutti i suoi compagni, il primo della classe, abile e modesto. Quando riceve la menzione  d'onore al termine degli studi, Toi nonostante le felicitazioni e gli evviva degli amici conserva la stessa faccia di sempre, serena e tranquilla.  

Tra le donne, ne compaiono due sofferenti e afflitte: Nha Tudinha che apprende da una lettera la morte del figlio in America e proprio a Chiquinho toccava l'ingrato compito di leggere le lettere dall'America....  Accanto c'è Nha Nené che viveva sola con i figli, al Morrinho. Non si era mai sposata e aveva conosciuto un solo uomo che se n'era andato per mare lasciandola sola con i figli.

Arriva il giorno in cui Chiquinho deve dire addio al suo piccolo mondo: si sarebbe iscritto al liceo, al seminario e parlando di sè in terza persona dice: "Con la bella testa che il Signore gli aveva dato, sarebbe stato un peccato per Chiquinho restare a spaccarsi la schiena sulla vanga". Eppure la nostalgia di quel rapporto intimo vissuto fino allora con la natura a volte lo assale. Dopo aver trascorso cinque anni a studiare al seminario le materie del Liceo, Chiquinho scoprirà man mano che il mondo non si limita all'universo di nha Rosa Calita e alla misteriosa leggenda di Totone Menga-Menga, tuttavia vedremo che il mondo intatto, incontaminato dell'infanzia e quello delle prime esperienze culturali e amorose stabiliranno una loro fluida continuità, potremmo dire anzi che proprio quel patrimonio dell'infanzia fatto di racconti e di sentimenti profondi gli consentirà di non perdere per strada la sua umanità e di poter dire di sé: " ero una materiale duttile, arrendevole a tutte le esperienze. E tutte depositavano in me la loro impronta di saggezza e corruzione".

Dunque il giovane Chiquinho lascia S.Nicolau, i campi in cui era cresciuto, la famiglia, i compagni della sua infanzia per andare a S.Vicente, in un'altra isola del suo arcipelago, per compiere il sesto e settimo anno di Liceo, a S.Vicente" il posto in cui la civiltà del mondo intero sfilava", un posto lontano sì, ma non così lontano dal suo paese.

 A S.Vicente il giovane è allocato a casa di Alzira, una specie di parente, circondato dalla curiosità dei suoi figli, a contatto con nuovi vicini, in un'isola dalle caratteristiche diverse dalla sua S.Nicolau. Rispetto a S.Nicolau, isola di agricoltori che oppongono una strenua resistenza al clima e alla dura sorte, isola primitiva chiusa nel suo folklore e nelle sue tradizioni, S.Vicente è un'isola aperta ai traffici, all'avventura, al mondo; tuttavia negli anni '30, dopo un periodo di florido benessere è in declino economico per la decisione del traffico marittimo internazionale di abbandonare i rifornimenti di carbone dell'arcipelago optando per la nafta di Dakar o di Las Palmas.

Chiquinho dapprima spaesato in questo nuovo ambiente, si apre all'impegno civile grazie anche alla frequentazione di Andrezinho di poco più grande di lui, uno dei figli di Alzira. La mente fertile del nuovo compagno concepisce progetti grandiosi di rinnovamento, nell'amministrazione, nella struttura sociale, nell'arte.   Per Chiquinho è un  momento difficile di passaggio, trova Andrezinho bravo ma anche troppo serioso  al punto che sente di tradirlo nei suoi ideali quando si innamora ricambiato della sorella Nuninha . Così mentre Andrezinho tesse trame sociali e letterarie, lui si perde dietro i caldi baci della sua ragazza, sognando di sposarla e condurla a Caleijao tra le invidie di parenti e amici.  L'amore di cui è preda è di quelli che fanno perdere il senno, l'appetito e la voglia di studiare. Diventa persino poeta e amante delle mornas languide e sentimentali che va componendo l'amico Nonò, il musicista e paroliere del gruppo "le mornas si alternavano con i nuovi samba che i dischi diffondevano per tutto l'arcipelago, nei balli e nelle serenate". La mamma di Chiquinho venuta a sapere dello scarso profitto scolastico del figlio lo invita a riprendersi e tra le righe della lettera leggiamo: "Mamma si è messa in testa che forse sei debole. Ti mandiamo qualche uovo da bere crudo a digiuno, le uova danno sostanza. Prova a mangiare farina di mais con miele" molto simile in questo alle nostri madri mediterranee... Nel frattempo il circolo dei liceali creato da Andrezinho dopo letture e discussioni appassionate arriva alla decisione di produrre un giornale per divulgare tutti i punti del loro programma di rinnovamento. Questa è la parte del romanzo in cui si dipanano le intuizioni, le idee, le letture perfino gli slogan della rivista "Claridade" fondata dall'autore insieme a Manuel Lopes e Jorge Barbosa nel 1936 e che ha rivestito un grande ruolo nell'espressione della Caboverdianidade. Da qui si pongono le basi della successiva letteratura capoverdiana, al di fuori dei modelli portoghesi.  L'aspetto biografico si fa sempre più pregnante e al di là delle polemiche sul ruolo svolto dai claridosos - quanto si siano staccati dalla madrepatria coloniale, quanto politicamente abbiano inciso - è indubbio che questo romanzo, per contenuti e linguaggio, un portoghese intriso di creolità, risulti essere fondante per la letteratura dell'arcipelago. Qui si comincia a dare spazio alla specificità isolana, sospesa fra Europa e Africa, tra attrazione per il mare aperto e l'attaccamento a una terra difficile e ingrata, tra l"assedio atlantico" e il "dramma ancestrale della formazione etnica". Il gruppo dei giovani amici di cui fa parte Chiquinho si lancia entusiasta in progetti di congressi, di analisi delle dure condizioni dei lavoratori, della sorte amara delle ragazzine costrette per fame a prostituirsi nei casini locali o a partire per fare la vita dei francesi a Dakar e dare così un'opportunità di sopravvivenza alla famiglia, delle vedove bianche che non hanno più notizie dei mariti emigrati, a cui restano legate "come ad un palo fradicio".

In loro nasce anche il sogno di fare una federazione del lavoro per tutto l'arcipelago. Ben presto tutte le speranze di nuovi giornali, di una nuova cultura sociale e di una nuova mentalità naufragano nell'inerzia e nella difesa di interessi individuali. E' sintomatica la risposta di Josè Lima da S.Nicolau che scrive a Chiqunho "Questa è gente impossibile. Infaticabili con la zappa, ma non vedono niente oltre al pezzo di terra che stanno lavorando.Non pensano che ognuno per conto suo ha poco peso, ma che tutti insieme, uniti nella stessa volontà, nello stesso imperioso desiderio di pioggia, otterrebbero addirittura che piovesse al tempo e all'ora desiderata..."

Ma la crisi si fa sempre più forte. Commovente la descrizione dell'eccitazione che si impadronisce delle case dei lavoratori della baia quando si sente il grido "Vapore al largo" ; ma le navi restano sempre più in mare aperto ed entrano sempre meno in porto. La speranza appena accesa va sfumando in una delusione rassegnata, tuttavia sempre fiduciosa in Dio che saprà vegliare sulla povera gente. 

Per Chiquinho, sempre innamorato della dolce Nuninha, la vita scorre in mezzo alle gioie e alle difficoltà degli amici: la malattia e la morte di Cacciavite, il più povero del gruppo, la tristezza di Alcides che ha visto partire la piccola Maninha per la depravazione dei cabaret di Dakar, rimpiangendo di non averle dichiarato il suo amore e di avere lasciato che "uno squalo" se la portasse via; l'emozione di Nonò a cui viene chiesto di cantare le sue mornasin un locale durante il Carnevale. A questa festa e al suo svolgersi ora convulso, ora rilassato e languido viene dedicato un intero capitolo nella seconda parte del romanzo.

Ottenuto il diploma, il nostro protagonista deve tornare a S.Nicolau, ormai deluso e sfiduciato per come sono andate le cose nel Circolo: già gli manca l'incrollabile fede e il frenetico attivismo di Andrezinho; ognuno di loro torna alla sua isola con un punto del programma generale da svolgere e davanti a sè un lavoro come maestro, impiegato coloniale, o nell'agricoltura e nel commercio nelle isole .  "Questo ragazzo non è più quello di prima" sentenziano in molti a Caleijao, giovani o vecchi che siano. Lui sogna Nuninha, ha nostalgia dei compagni del Circolo, della intelligenza critica da loro espressa, dei libri condivisi.

La nonna, come al solito, cerca di risolvere la questione, sorvegliando i suoi pasti e offrendogli più cibo, però non appena il signor Mano, padrino della sorellina si azzarda a fargli una paternale,  rivendicando il suo ruolo di compare, reagisce difendendo il nipote " Padre è quello che ti fa e madre è quella che ti partorisce! Mica avete sentito i dolori del parto voi, nho Mano!".

Chiquinho deve scrivere il suo pezzo per il Circolo, un saggio sulla vita sociale a  S.Nicolau . S'insinua un primo solco di incomprensione, un "lui" e "loro" , rispetto ai suoi compaesani, e finisce con l'odiare i ragazzi nullafacenti che passano il tempo a riscaldare le panchine della piazza così come gli anziani che la sera organizzano discussioni di aria fritta, con i commenti e le proposte di sempre. Si sente vicino solo a due vecchi, José Lima, ex-emigrante, tornato a Capo Verde a gestire un negozietto e un pugno di terra, dopo un matrimonio di convenienza, ed Euclides Varanda, impiegato della dogana in pensione, in realtà solitario poeta, preso in giro da tutti per le sue idee.

Chiquinho ama questi due uomini perchè non si sono piegati alla mediocrità e a un orizzonte limitato, hanno frequentato libri, sperimentato altro. Prendono il posto nel suo cuore di Chic'Ana e di Chico Zepa che erano stati gli uomini-mito della sua infanzia con i loro racconti di mare e di avventura.  Lima e Varanda però non parlano di balene e tesori fantastici, loro fanno sentire al giovane ormai più maturo cosa vuol dire non lasciarsi abbattere dall'indifferenza e dalla passiva accettazione del destino. Anche l'amico di sempre, Toi Mulato che ha  trascorso  un'infanzia e un'adolescenza occupandosi di una nonna manesca ed egoista, lo sente vicino a sé per il coraggio e la determinazione con cui è riuscito a ottenere un'imbarcazione: prima su traghetti dell'arcipelago, poi su una vera nave, realizzando il sogno di una vita "Ora aveva la sua nave, una nave vera, che poteva accarezzare, sentendo il mare scorrere sotto la sua chiglia nervosa e il vento fremere sulle sartie".

Chiquinho accetta il posto di maestro a Mano Broz "praticamente a casa del diavolo" con la disapprovazione di suo zio Joca che lo scongiura di partire per l'America  per non finire mediocre come lui, tra donne diverse, schiere di figli da mantenere e tanto alcool per consolarsi. Lui però decide la sua missione per Capo Verde, ma è troppo tardi: la siccità provoca morti e migrazioni interne verso le zone meno colpite e la sua classe si estingue per mancanza di alunni.  Siccità e carestia sono le piaghe con cui tutti i capoverdiani fanno i conti in un modo o nell'altro.

Proprio la morte per fame di Chic'Ana produce in lui uno choc e lo risveglia dal torpore. Bisogna partire per l'America, come suo nonno, come suo padre. Ma partire, per lui, non è più soltanto una necessità dolorosa, da dannato della terra, può trasformarsi in un'occasione di confronto con la terra aldilà del mare, per soddisfare la sete di sapere e di fare esperienze. "Partire per l'America per lavorare le filature di cotone. O su un battello-faro o su una chiatta. Sarebbe stato una bestia da soma a lavorare. Un black portuguese disposto ad ogni mestiere. Ma avrebbe avuto un mondo palpitante intorno. Biblioteche intere di libri da leggere. Conferenze da ascoltare. Immagini da assorbire. Niente avrebbe ostacolato la sua sete di sapere e di migliorarsi". La formazione dell'arcipelago natio è completata, ora tocca al mondo continuare a plasmarlo.

Così si conclude il romanzo di una terra dove si è realizzato un esperimento di meticciato razziale unico, dove il creolo si è manifestato come un'esperienza ancora vitalissima di evoluzione di una lingua romanza a contatto con le lingue bantu degli schiavi importati dalla costa africana. Il traduttore del testo, Vincenzo Barca ha detto a tale riguardo. "la storia ha consegnato a questi popoli la lingua portoghese. Essi ne dispongono sposandola al loro spirito, spirito degli uomini e dei luoghi". La cultura capoverdiana parte da radici africane ed europee ma poi si afferma come prodotto originale e questo romanzo- inserito nella lista delle opere stimate dall'Unesco patrimonio dell'umanità - lo dimostra operando quella mediazione tra oralità e scrittura, tra mondo affettivo e impegno culturale e sociale che ne confermano il valore.