Tra le cinque grazie, concesse dal presidente Mattarella a Natale 2025, c'è quella parziale (11 anni e qualche mese) data al libico AbdelKarim Alla F Hamad, conosciuto come Alaa Faraj, autore ormai trentenne del libro della Sellerio "Perché ero ragazzo". Un processo farsa, fatto di testimonianze contraddittorie ed errori palesi si concluse con la condanna a 30 anni, insieme ad altri, di un giovane appena ventenne, calciatore e studente di ingegneria, con l'addebito anche di strage, per i 49 morti deceduti per asfissia nella stiva dell'imbarcazione. Il presidente Mattarella, mosso anche dall'incredibile percorso culturale, effettuato in carcere da Alaa Faraj e dall'attenzione suscitata dalla vicenda giudiziaria in diversi settori culturali, giuridici e religiosi, ha accolto quanto affermato dalla Corte di Appello di Messina in occasione di una richiesta di una nuova revisione del processo. Si consiglia di ricorrere all'istituto della grazia " per ridurre lo scarto indubbiamente esistente tra il diritto e la pena legalmente applicata e la dimensione morale dell'effettiva colpevolezza". In parole povere si riconosce che giovani scafisti, ingaggiati in modo spiccio per pagarsi il viaggio, talvolta costretti, non possono essere imputati delle morti in mare, presunti od accertati come tali che siano. I trafficanti veri, quelli che ci guadagnano, non viaggiano con le loro vittime: il problema vero è se si vuole risolvere il problema del traffico di esseri umani da parte degli stati che intrattengono rapporti soprattutto con la Libia, come l'Italia, ovviamente in relazione alle risorse petrolifere. Per ulteriori particolari sull'autore, sul suo percorso carcerario e su tutta la vicenda giudiziaria rinviamo alla nostra recensione di "Perché ero ragazzo" . Non è ancora la cancellazione di un crimine non commesso, ma, pur restando in carcere, l'autore potrà usufruire di permessi e attività esterne che lo aiuteranno a riprendersi un pezzo della sua vita.