Anno 2018
Tommy Wieringa
La morte di Murat Idrissi
Iperborea, 2018
Due ragazze olandesi di origine marocchina sbarcano dal traghetto nel viaggio di ritorno da Tangeri in Spagna che le condurrà a casa e fanno una macabra scoperta: il ragazzo, clandestinamente ospitato nel bagagliaio della loro macchina è morto soffocato. Le discussioni delle due ragazze, rimaste senza soldi e con più di 2400 km. da percorrere per arrivare a Rotterdam fanno capire al lettore il loro malessere. In lotta con il patriarcato dei genitori si sentono olandesi, perché lì sono nate, il paese di origine le sente straniere: ma l'emigrazione è mutata e oggi la strada per l'Europa è disseminata di cadaveri che per terra e per mare cercano di raggiungere l'eldorado.
Patrice Nganang
La stagione delle prugne
66thand2nd, 2018
Il secondo libro della trilogia dedicata dallo scrittore camerunense alla storia del suo paese conosce una angolazione veramente straniante per noi europei: la seconda guerra mondiale vista dalla periferia del mondo , da Edea in cui si parla della guerra al caffè con gli amici. Soprattutto ne parla il circolo poetico di Pouka , provvisto anche di poeti analfabeti, che però si infiammano agli ideali di libertà nella lotta contro i nazisti. Molti i giovani che si arruoleranno per morire nelle sabbie del Sahara contro italiani e tedeschi, entusiasti di andare a dare il loro contributo per una libertà che loro non conosceranno mai.
Hela Ouardi
Gli ultimi giorni di Maometto
editore Enrico Damiani, 2018
L'autrice del testo è una accademica tunisina che con il suo libro ha suscitato polemiche e dibattiti nel mondo islamico.Il perché è da rintracciare nell'aver guardato al profeta in una dimensione storica.Maometto, un uomo, alla fine della sua vita, deluso e minacciato da avversari esterni ed interni alla nuova religione,probabilmente prostrato dalla morte di un suo figlio di pochi mesi, insidiato da intrighi non più in grado di affrontare. La questione della successione, indagata presso fonti antiche sunnite e sciite, e anche non islamiche, senza paraocchi ideologici costituisce sempre un pericolo per una religione che non è riuscita a entrare nella secolarizzazione e nel laicismo .
Kaouther Adimi
La libreria della rue Charras
L'orma, 2018
Un bel testo dedicato da questa autrice al valore dei libri e della memoria nel processo di identità di un popolo.Un ragazzo, Ryad, viene incaricato di svuotare una vecchia libreria della capitale per far posto ad un negozio di ciambelle. Ryad non ne conosce la storia, ma attraverso un vecchio collaboratore della libreria apprende le esperienze di Edmond Charlot che negli anni '30 da vita ad una casa editrice che intendeva pubblicare testi francesi e algerini s, avendo come amici Gide e Saint- Exupery. Tra i primi ad essere pubblicato un giovanissimo Albert Camus. Il locale non è più solo un contenitore di libri polverosi e vecchie e ingiallite foto; attraverso il diario di E.Charlot e le testimonianze della gente del quartiere, rivive tutta una epopea letteraria e con essa anche la storia dell'Algeria dalla colonizzazione all'indipendenza.
Ala al-Aswani Sono corso verso il Nilo Feltrinelli, 2018
A sette anni dagli eventi il più noto scrittore egiziano torna ai giorni brucianti del 2011 e a piazza Tahrir con una serie di personaggi indimenticabili che rappresentano le reazioni di porzioni dI società egiziana di fronte a questi avvenimenti. A differenza dei giovani scrittori ha voluto indagare non solo la passione dei giovani ma anche i comportamenti e le scelte dei poteri forti, disposti a buttare a mare Mubarak pur di non rinunciare ai propri interessi di casta. Mette in campo perciò generali e alti papaveri della sicurezza nazionale, finanzieri e imprenditori ,illustri predicatori islamici passati sul carro dei vincitori e untuosi leccapiedi dei media nazionali tutti tesi a falsificare gli eventi e orientare l'opinione pubblica egiziana.
Yewande Omotoso La signora della porta accanto 66thand2nd, 2018
Due ex-donne in carriera ora anziane e sole, l'una nera e biliosa verso il mondo intero, l'altra bianca di origine ebraica, inconsapevolmente razzista, avendo rimosso le sue origini, vivono, vicine di casa, in un quartiere residenziale di Città del Capo. Costrette a relazionarsi più intimamente e a vivere insieme per problemi riguardanti la casa di una delle due, compiono un viaggio dentro se stesse per rimuovere ostacoli e trovare un briciolo di solidarietà , ripercorrendo gli errori del passato delle proprie vite. Il tutto sullo sfondo di un comitato di quartiere che deve decidere della restituzione di alcuni terreni ai nativi: metafora del problema della riconciliazione in tutto il Sudafrica.
Yasmine El Rashidi Cronaca di un'ultima estate. Un romanzo dell'Egitto Bollati Boringhieri, 2018
Il testo muove da un senso di colpa tra il disimpegno politico e la consapevolezza della carica di denuncia della scrittura e narra gli eventi da una angolazione molto personale. La storia, essenzialmente incatenata a tre estati, dell'84, del '98 e del 2014, tenta di legare gli eventi privati della sua famiglia e alcuni momemti chiave della storia egiziana degli ultimi 30 anni.La parte riguardante la descrizione dei membri della sua famiglia risulta di gran lunga più empatica per il lettore, perché ci fa vedere la storia con gli occhi curiosi di una bambina.L'impegno nell'arte e nella letteratura è per l'autrice un baluardo contro il vuoto umano e culturale che sta avanzando nel Cairo post-rivoluzione.
Alice Zeniter L'arte di perdere Einaudi, 2018
Una giovane scrittrice francese di origine algerina intraprende un romanzo storico, sotto le forme di una saga familiare, che segue dagli anni'30 ad oggi, le vicende del capostipite Ali, di suo figlio Hamid e di Naima, figlia di quest'ultimo. Si seguono le peripezie degli harki, cioé di quegli algerini , provvisti di una cittadinanza francese sia pure di serie b, che per tanti motivi non si trovarono d'accordo con i modi di agire dell'FLN durante la guerra con la Francia e non accettarono il nuovo governo indipendente. Viene rievocata una pagina oscura di storia della Francia, il trattamento disumano loro riservato e il razzismo mai sopito verso gli stranieri, oggi incrementato dal terrorismo
Yasmina Khadra Khalil Sellerio, 2018
Un giovane belga di origine marocchina diventa kamikaze per uscire dalle secche di una esclusione sociale e culturale, in cui versano molti ragazzi del quartiere periferico di Molenbeek a Bruxelles, da cui si sono originati molti terroristi. Ma il meccanismo di esplosione non funziona e dal fallimento parte la narrazione vera e propria, attraverso una crisi di coscienza del protagonista e la concomitanza di eventi che lo turberanno. Sotto forma di romanzo, l'analisi delle vite perdute di questi giovani e i meccanismi di reclutamento di emiri, che insinuandosi nei quartieri problematici, soggiogano i soggetti più fragili con una propaganda esaltante il ruolo di eroi di Dio .
Samir Toumi Lo specchio vuoto Mesogea, 2018
Parafrasando " l'enfer c'est les autres" di sartriana memoria qui l'autore sembra affermare che 'l'enfer c'est les pères ', i padri. Si tratta infatti di un dramma psicologico con tanto di sedute psicoanalitiche di un quarantenne, che svegliandosi non trova più il suo riflesso allo specchio. Schiacciato da una immagine schiacciante del padre, combattente eroe pluridecorato della guerra d'Algeria e da quella del brillante fratello anticonformista, sceglie una vita monotona e priva di slanci. La morte del genitore fa scatenare la crisi, che è quella di tutta una generazione algerina attuale.














Mosè e Bonaventure sono cresciuti insieme nell’orfanotrofio di Loango. Sono amici per la pelle, anche quando Bonaventure fa domande inopportune e a Mosè viene una gran voglia di picchiarlo. A Loango, tra il catechismo con Papà Moupelo e le affettuose cure di Sabine Niangui, non si sta poi così male, ma siamo in un’epoca di grande fermento, la Repubblica popolare del Congo si sta trasformando in un avamposto africano dell’Unione Sovietica, e all’improvviso arriva la Rivoluzione. Niente più catechismo, niente più danze dei pigmei dello Zaire. La vita nell’orfanotrofio adesso viene scandita dai surreali proclami del direttore. Mosè nel frattempo si è conquistato un soprannome, Peperoncino, e decide di fuggire a Pointe-Noire, anche se questo significa abbandonare il suo amico. Lì si imbatte in Mamma Fiat 500 e le sue «ragazze», l’incontro che cambierà il suo destino. Grazie alle avventure di Peperoncino, novello Tom Sawyer in un paese in rapido cambiamento, Alain Mabanckou veste i panni di cantore dell’Africa contemporanea e ne traccia il futuro svelando ai bianchi un passato fatto di comunismo, guerre etniche ed eredità coloniale, senza mai perdere la leggerezza che lo caratterizza. L’opera è stata finalista al Prix Goncourt e al Prix Goncourt des lycéens.
Nigeria, 1996. Quattro fratelli maschi, in scala, dai quindici ai nove anni. Un padre severo trasferito in una città lontana dalla banca per cui lavora. Una madre presa dai due bambini più piccoli e dal suo banco al mercato. Per Ikenna, Boja, Obe e Ben tutto questo vuol dire libertà. La libertà di andare al fiume, pericoloso e proibito, a farsi pescatori di pesci e di occasioni; la libertà di sfidarsi, litigare, misurare i propri limiti. È proprio al fiume che incontrano il pazzo Abulu, un mendicante noto per i suoi vaneggiamenti ridicoli quanto terribili. Ed è su Ikenna, il maggiore, che si abbatte la profezia di Abulu, annunciando un destino spaventoso per tutta la famiglia. I fratelli impareranno presto che quando il male invade la vita è come un fiume grande che ti porta via. Opporsi è inutile; si può solo cercare di raccontare la propria storia con onestà, come fa Ben dando voce anche a chi non c’è più. Il fato, l’infanzia che se ne va, la famiglia: sono i temi dell’esordio di Chigozie Obioma, un romanzo di formazione sospeso tra il mito e l’epica, ma anche concreto e sporco come un gioco nel fango, una storia su ciò che si perde e ciò che del passato resta per sempre con noi.
Nell’Abistan – un impero cosí vasto da coprire buona parte del mondo – 2084 è una data presente ovunque, stampata nel cervello di ognuno, pronunciata in ogni discorso, impressa sui cartelli commemorativi affissi accanto alle vestigia dello Shar, la Grande Guerra santa contro i makuf, i propagandisti della «Grande Miscredenza».
Un dramma dolorosamente attuale che si consuma da molti decenni, una storia tragica dei nostri giorni nella quale Yasmina Khadra con lucidità e commozione riesce a dipingere la realtà del terrorismo, a porre quesiti, a illuminare contrasti e contraddizioni.
Fuggire la povertà, il silenzio e la violenza dei padri, l’assenza totale di una speranza: è questo ciò che cercano di fare Yashin, Hamid, Nabil, Fouad, Khalil e Azzi, sei ragazzini nati e cresciuti a Sidi Moumen, baraccopoli di Casablanca dimenticata da ogni Dio. Un giorno Hamid, il fratello maggiore di Yashin, cade vittima di Abou Zoubeïr, carismatico leader fondamentalista che “conosceva le parole giuste, parole ghiotte che si fissavano nella memoria e, dispiegandosi in essa, fagocitavano i detriti che la intasavano”; è così che la religione giunge a offrire ai sei amici una disciplina, un percorso finalmente tracciato, un’insperata occasione di riscatto sociale, nonostante chiami al martirio. Ispirato a fatti realmente accaduti – il 16 maggio 2003 la notte di Casablanca fu lacerata da quattordici attentati suicidi di matrice islamista –, Il grande salto è raccontato in prima persona da uno Yashin la cui voce aleggia sopra di noi: una voce arresa che ci parla dall’oltretomba – o dal suo paradiso – e spiega cosa significhi dibattersi ogni giorno per succhiare alla vita un sorso di dignità. Binebine attraversa con semplicità, sgomento e compassione l’incomprensibilità di una scelta estrema, consegnandoci una storia dura e necessaria di indottrinamento ed emarginazione; una storia tragica e luminosa, intrisa di polvere e drammi muti che squarcia un cono d’ombra sulle nostre cronache internazionali.