Carolina Gentili - Giro GiroTondo- La mia esperienza in Etiopia

Riportiamo di seguito la testimonianza di Carolina Gentili (classe 1972), missionaria laica in Etiopia. E’ il Natale dello scorso anno ma lo spirito dell’evento possiamo attualizzarlo attraverso le sue poesie.

GiroGiroTondo – La mia esperienza in Etiopia.

  Ritrovarsi nel 2017 a festeggiare un secondo Natale. Mi sembra strano, ma è tutto vero. Ho partecipato quest’anno al viaggio esperienza nelle missioni etiopi delle Suore francescane missionarie di Cristo, di Rimini, tra dicembre 2024 e gennaio 2025. Ho ancora da svegliarmi, sono rientrata da poche settimane. In Etiopia siamo nel 2017, perché il calendario copto ortodosso cristiano è indietro di 7 anni rispetto al nostro e il nuovo anno etiope si festeggia tra l’11 e il 12 settembre. Ho vissuto la mia prima esperienza in Africa, la mia prima esperienza missionaria, la mia prima esperienza in un paese povero. Mi sono sentita catapultata in una dimensione talmente altra, che la forza dell’impatto, anche con le informazioni recepite prima di partire, non era prevedibile e imparabile. Alla partenza avevo già festeggiato il Natale a Firenze, città di nascita e in cui vivo, il 25 dicembre.

                                                                                                                                   ***

Siamo partiti come pellegrini con la speranza di portare speranza alle popolazioni povere dell’Etiopia. E non so se ci siamo riusciti. So per certo però che ognuno di noi partecipanti ha ricevuto tantissimo. Si pensa di andare a dare, di andare a fare, di andare ad aiutare. A volte ci si nasconde dietro tanto fare, e si scopre che abbiamo ricevuto più di quello che si è dato.”

Il Bene

Chi sono io

a credermi sapiente

se ho difficoltà ad amare?

Vorrei che L’altro

fosse un luogo

in cui i passi nella soglia

sostano in attesa di incontrarlo.

In attesa di ascoltarci

e di impararci.

Senza meglio o peggio.

Ma solo umano o disumano.

Quanti disumani

pieni d’istruzione

e distruzione.

E umani che danno

tutto il loro poco

aprendo le braccia

all’eternità.

L’istruzione di chi

non è consapevole

è importante

ma il bene di più.

Che ama, dà luce

gioia e pace.

Costruisce, cresce

e unisce il cuore di tutti.

Tu sai qual è il bene,

il mio bene, il tuo bene, il nostro bene?

***

 

 

L'Africa ti rimane

L’Africa ti rimane,

come una strada lenta, accidentata,

piena di luoghi profondi, dove il cielo

è ampio, dorato di tramonti e stellato nel buio.

I bambini ti corrono incontro, insieme,

li vedi anche soli camminare, col sorriso, col carretto

con la mucca, già grandi negli occhi, adulti e cupi,

prima del tempo, polverosi, stesse scarpe rotte.

Ti urlano da lontano, caramella! E ridono.

Inconsapevoli del mondo e del ricco implacabile

che viene da fuori.

Ti rimane l’Africa nei suoi momenti caldi,

i canti e i balli, le preghiere che non finiscono,

che andrebbero avanti per ore.

L’odore forte, silente e supremo dell’anima.

Che si erge improvvisa in tutta la sua fierezza e dignità.

Schiacciata dall’ignoranza, dalla mancanza di prospettive.

Ma vivissima degli stessi colori oro che ti restano dentro.

Se sapesse quanto ha da offrire!

E quanto la fierezza della sua anima ha da insegnarci!

E’ attenta, come un leone di fronte al sole, pieno,

che raggia la vita.

***

 

Ciò che di straniero e povero andiamo a incontrare, può essere lo straniero e il povero dentro di noi che non abbiamo probabilmente mai accolto ed accettato”.

Ciò che non è stato amato.

Potrà mai amare?

Forse dovrei dirtelo.

Che non riesco ad amarti.

Forse.

Nel mio dirtelo

ti sentiresti

più amata?

Non riesco a dirtelo.

Che non ti amo.

E’ un mio limite.

Forse.

Un fardello.

***

 

Chissà nel cuore

che pensi, in quell’ombra

che non dici, che fiori

potrebbero germogliare.

Il tuo sguardo è acqua limpida,

ai piedi di un cielo alto,

inconsapevole umiltà,

abbandonata a sé.

E’ febbre questo sole

che scalda fermo.

Mentre la polvere

corre tra le mani e i piedi,

non smetto di pensarti

più viva di me, anima

di bimba eletta, sola,

lasciata in un angolo.

***

 “L’Africa mi ha dato ancor di più la consapevolezza della necessità dell’esperire fisico, corporeo, umano delle cose e delle persone, come strumento di conoscenza, di verità. E oggi che siamo fissi sul cellulare e sui PC, che siamo virtualmente connessi e tecnologicamente evoluti, stiamo perdendo questa sapiente fisicità, umanità concreta. Questo toccare e lasciarsi toccare in modo autentico, semplice ed essenziale”. […] “In Etiopia ho imparato che quando non siamo al massimo delle nostre forze possiamo dare qualcosa a qualcuno. E quando non siamo al massimo delle nostre forze possiamo ricevere tanto da qualcuno che non possiede nulla. Nella semplicità di un sorriso, di uno sguardo, di un gioco. Come è successo a me con i bambini della scuola materna di Wassera”.

 

Giro giro tondo.

Bambini, I vostri occhi mi seguono.

I saltelli, gli abbracci, le cadute.

Gli sguardi, le risa.

Sitota, che significhi Dono,

sei venuta il giorno dopo

a canticchiarmi “Giro giro tondo..”

Ti ricordavi di me.

Che l’avevo cantata con voi.

Volevi ricantarla.

Un nostro momento insieme.

L’amore ci riconosce.

Ora giro frenetica con le lancette

senza appartenere e approdare.

Quel seme semplice cresce,

giro giro tondo con voi,

nel cuore.

 

A Maria, una bambina povera di Wassera

 

La frenesia del nostro nulla.

E l’ immensità dell’Amore.

Al rientro dall’Etiopia.

A Wassera, un cielo di stelle,

un sorriso a 360 gradi.

Poverissima Maria

tu mi hai baciato

mi hai abbracciato.

Torno a casa con questo bacio.

E con il mio vuoto.

La mia povertà d’Amore.

La mia sofferenza ancora,

più vera e acuita.

Tu mi aiuti a vedere meglio

il mio nulla.

Le mie mancanze.

Mi aiuti a tenerti stretta nel cuore

per sperare di essere migliore.

Di volermi più bene e di voler più bene.

Solo il tuo sguardo è una benedizione per il mio cuore.

Non c’è altro. Non ci sono preghiere, parole da dire.

Perché solo la forza del tuo sguardo è una preghiera.

Ho vissuto un secondo Natale,

in Etiopia, per grazia,

nella vera mangiatoia di Gesù.

E con te Maria, una bambina povera

di Wassera.

Grazie, per sempre.

Maganasso 1)

 

 

1) significa "grazie" in amarico etiope.

***

 

Bambini a Wassera

I bambini che ho incontrato

a Wassera, sono bambini.

Bambini come tutti gli altri.

 

Non tutti sorridono

non tutti gioiscono.

Come vien detto.

Anzi.

 

Sono solo più semplici,

e più uniti,

han meno cose.

Ti baciano e ti abbracciano

senza filtri.

 

A Wassera prima delle vacanze di Natale

la festa alla scuola materna.

Stretti e appiccicati

In qualche panca di legno

rotta e ammaccata

350 bambini in una stanza.

 

Noi gli ospiti “vip” bianchi

a guardar la loro recita.

 

Loro Appiccicati per la festa.

Un solo vestito, un solo paio di scarpe,

maglie usate, rotte.

 

Bambini. Bambini come tutti gli altri.

 

Avrei voluto sentirli parlare da dentro.

 

Stanno facendo una nuova aula

per loro. Ed è tantissimo.

Sono abituati a non stare comodi.

A stare con niente.

 

E noi?

I nostri bambini,

musica, sport, inglese,

istruzione, teatro, con tutto.

I genitori sono stressati.

I bambini sono stressati.

 

E loro?

Per terra a mangiar pane

con secchi di succo d’arancia

annacquata per la festa.

A bere negli stessi bicchieri.

 

Non voglio fare distinzioni.

E’ vero, culture diverse.

Bambini già pieni di pesi in Africa.

Bambini già pieni di vizi da noi.

 

E quanti soldi girano nel mondo?

E quanti bimbi non possono essere curati

in tante parti del mondo?

 

Non capisco, ancora non capisco.

 

E’ vero, culture diverse.

E interessi, tanti.

 

C’è chi tira l’acqua al suo mulino

e bambini che tirano carretti a Wassera.

 

Loro sono abituati a non stare comodi.

A stare con niente.

***

 

Nomi in amarico etiope, una scoperta

L'Etiopia è una nazione multiculturale, dove si parlano oltre 80 lingue e 200 dialetti locali. Le principali lingue sono l'amarico, il tigrino e l'oromiffa. L'inglese è anche ampiamente diffuso. In amarico i nomi propri hanno tutti un significato bello, mi sono appuntata i nomi di bambini e persone che ho incontrato durante il viaggio e non solo:

Roman = melograno, fecondità, fede

Zemen = anno pieno

Maranatha = vieni Signore Gesù

Abeba= fiore

Tesfaye= speranza

Werknesh= tu sei oro

Etenesh= tu sei mia sorella

Adenech= tu sei salvezza

Gwadenya Nehi= tu sei amica

Desta= gioia

Berhane= la mia luce

Hiwot= vita

Kidist= benedetto

Konjit= bello

Lulit= perla

Seble= raccolto

Sisay = buon auspicio

Setota= dono

Tadesse=ravvivato

Tamrat= miracolo

 

Scegli uno di questi nomi per te e intanto, adottalo nel tuo cuore, tienilo dentro come un seme, nell'attesa che porti il suo frutto

 

 

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