'Ala al- Aswani - Ad Alessandria gli alberi camminano - recensione di Giulia De Martino

'Ala al- Aswani

Ad Alessandria gli alberi camminano

Feltrinelli, 2025

traduzione di Elisabetta Bartuli e Cristina Dozio

 

Se con Palazzo Yacoubian, nel 2006, l'autore ci aveva abbozzato una gustosa descrizione della vita degli abitanti di un condominio popolare del Cairo sotto la dittatura di Mubarak, prevedendo i moti rivoluzionari del 2010-11 e anche la successiva involuzione antidemocratica e islamista attuale, con il presente romanzo la scena si sposta ad Alessandria, durante il passaggio dalla rivoluzione democratico-socialista degli anni '60 alla successiva dittatura di Nasser.

Vediamo qui un gruppo di amici che si incontrano spesso nei locali superiori privati del noto e raffinato ristorante della signora Leda, egiziana di origine greca, liberi di parlare, discutere animatamente su diversi punti di vista, fumare e bere, autoproclamandosi con il nomignolo ironico di Caucus (espressione derivante da incontri al vertice di capotribù indiani). Sono legati da relazioni sentimentali, amicizie, parentele che conosciamo in una girandola di situazioni ora drammatiche ora divertenti.

Si tratta di egiziani come l'artista Anas, libero e spregiudicato, che per fare un ritratto vuole conoscere prima più intimamente le persone da ritrarre e non si vergogna di campare, facendo disegni e caricature nei locali, grazie al buon cuore dei clienti; oppure di egiziani di origine greca come Leda, la proprietaria del ristorante Artinos, la cui famiglia proveniva dalla Grecia come anche quella di Tony Kazzam, eccezionale industriale del cioccolato, il cui padre aveva sottratto la famiglia alle persecuzioni dei cristiani da parte ottomana; o egiziani di origine italiana come il raffinatissimo Maitre dell'Artinos, Carlo Sabatini, preda di ossessioni erotiche derivanti dal pessimo matrimonio del padre anziano con una giovanissima moglie che ben presto lo tradisce, ereditando anche, dopo la morte del marito, l'abitudine di ricevere ospiti la sera a casa per un tavolo di giochi d'azzardo.

Anche la francese Chantal, pur non essendo nata in Egitto come gli altri, si sente soprattutto alessandrina e nella plurietnica e multiculturale Alessandria aveva aperto una libreria di libri francesi, ospitando incontri con scrittori e poeti provenienti dalla Francia. A volte la sua malinconia, venata di velata disperazione si tramuta in solenni ubriacature. Ma proprio “andando a letto con il nemico”, nei panni di un baldo ufficiale egiziano, troverà la via per liberarsi dai suoi malesseri interiori. Anche l'avvocato Abbas al Qosi, legale dei fratelli Kazzam, fa parte di questo gruppo e cercherà in ogni modo di esercitare il diritto di difendere i suoi amici, sfruttando tutti i mezzi che ancora concede la dittatura di Nasser.

Come si vede si tratta di una élite sociale che ha amato della città di Alessandria l'aria libera, colta, spregiudicata che vi si respirava, l'allegria musicale e la circolazione dell'arte. Divertente l'inserimento di una canzone di Bob Azzam, cantante noto negli anni '60 anche in Italia, in un miscuglio di arabo, francese e improbabile italiano, simbolo di quella mescolanza internazionale che si respirava allora in Egitto.

Ma le nuvole si stanno addensando su questa specie di belle époque alessandrina: gli errori commessi da Nasser, come la guerra in Yemen, la batosta presa dagli israeliani nella guerra dei 6 giorni, la crisi del canale di Suez, in cui viene meno l'appoggio di potenze occidentali, la conseguente crisi economica e le malcondotte sciagurate nazionalizzazioni capovolgono la rivoluzione socialista in un disperato tentativo di incolpare gli stranieri come spie di un complotto internazionale contro l'Egitto. Lo scopo è quello di mascherare il fallimento della politica nasseriana, ricorrendo a repressione e violenze contro egiziani e stranieri.

Al Caucus si discute spesso se è la povertà la causa della sottomissione degli egiziani, o piuttosto l'abitudine ad essere comandati che li affranca dalla facoltà di pensare: sembrano chiacchiere da benpensanti ma nascondono inquietudini profonde sul destino della democrazia in Egitto, in un percorso iniziato con la cacciata della monarchia e l'opposizione al giogo inglese sul territorio. Le parole dell'autore ci rimandano all'oggi...Infatti questi personaggi non pensano solo al proprio destino, ma alla libertà e ai diritti di tutti, in nome della umanità che ci unisce . Le guerre e le violenze non fanno mai bene a nessuno.

Ben presto nel gruppo si manifestano pressioni, intimidazioni, chiamate da parte della polizia morale che sorveglia i presunti mestatori , anche violenze e torture che rompono il ritmo delle loro frequentazioni e le loro conversazioni. Inascoltato rimane, quale novella Cassandra, il pittore Anas, che intravede il disastro che si avvicina, intuendo che ciò che sta accadendo è più grave di quanto tutti possano supporre. Come la donna di una parabola preislamica (che dà il titolo al libro) che aveva l'abitudine di predire l'arrivo dei nemici per non fare trovare impreparato il suo clan e non fu creduta allorché vaticinò l'avvicinarsi minaccioso di un bosco di alberi - simile alla profezia della foresta di Birnam nel Macbeth shakespeariano - anche Anas fatica a smuovere i suoi amici dalla contemplazione dei propri destini individuali. Per sottolineare questo ruolo di Anas, l'autore gli affida la posizione di osservatore privilegiato che parla in prima persona, mentre gli altri personaggi sono descritti in terza persona.

Ma ci sono anche una serie di personaggi minori che s'intrecciano con le storie di questi personaggi, tra cui vogliamo citare il timido e modesto contabile della fabbrica di cioccolato di Kazzam: socialista della prima ora, innamorato perso di Nasser, ha creduto e seguito le sue parole d'ordine, crede che bisogna aiutare il leader a stanare tutti quelli che marciano contro la rivoluzione. Scrive una lettera al presidente per chiarire alcuni punti che lo tormentano e da semplice compagno di strada gli assicura sempre il suo appoggio. Il presidente non risponde, ma, smascherato per i suoi dubbi, anche il povero contabile cade nella rete delle intimidazioni contro lui e la sua famiglia.

Solitario, Tony Kazzam, quando Nasser decide la nazionalizzazione della sua fabbrica, decide di abbandonare un'Alessandria che non è più quella in cui è nato e vissuto e si reca a Londra, in una sorta di vero e proprio esilio. All’addio della partenza troverà un piccola folla di operai delle sue fabbriche, le loro famiglie e i bambini, cui aveva regalato un centro in cui giocare e divertirsi con delle buone merende di accompagno, e gli amici di quartiere. Non tutti, tra il popolo minuto di Alessandria, hanno paura del governo...

Un romanzo che si preannuncia divertente e gioioso termina quasi in tragedia. La capacità di Al Aswani di ritrarre personaggi a tutto tondo, dimostrata in tutti i suoi romanzi, qui brilla particolarmente avvalorata da una tecnica di montaggio cinematografico che ci trasporta da un personaggio all'altro con un ritmo travolgente. Merito anche della bravura delle due traduttrici.

E' evidente che l'esilio scelto volontariamente, ma imposto dalle circostanze rimanda alla vicenda personale dell'autore, che dal 2018 non è più rientrato in Egitto, dopo il ruolo attivo assunto durante i giorni della 'primavera egiziana', contestato poi dalla successiva involuzione del governo che ha messo in campo puntualmente corruzioni, intimidazioni, repressioni e violenze, come ci insegna anche la vicenda del ricercatore italiano Regeni. Ma non siamo sicuri che lo scrittore voglia dirci che l'Egitto è perduto per sempre, sotto la cenere cova un'umanità che prima o poi salterà di nuovo fuori, come è sempre successo non solo in Egitto, ma ovunque l'ombra della dittatura ha creduto di imbrigliare un popolo intero.

 

Potresti leggere anche...

Informativa Cookie

Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Puoi acconsentire all’utilizzo di tali tecnologie chiudendo questa informativa, proseguendo la navigazione di questa pagina, interagendo con un link o un pulsante al di fuori di questa informativa o continuando a navigare in altro modo.

Cookie Policy