Fouad Laroui - Lo strano caso dei pantaloni di Dassoukine - a cura di Giulia De Martino

 

 

 

 

 Fouad Laroui

 Lo strano caso dei pantaloni di Dassoukine

 Del Vecchio editore, 2021

 traduzione di Cristina Vezzaro

 

 

I successi dei romanzi “La vecchia signora del riad” (2020) e Le tribolazioni dell’ultimo Sijilmassi”(2019) unitamente ai racconti de “L’esteta radicale” (2013) hanno indotto l’editore Del Vecchio a tradurre anche il presente ciclo di racconti, uscito in Francia nel 2012.

I temi presenti ne “Lo strano caso dei pantaloni di Dassoukine” ( il titolo della raccolta proviene dal primo racconto del libro) sono similari agli altri testi dell’autore e ruotano intorno alle questioni identitarie, alla decostruzione di pregiudizi e cliché degli ex-coloni nei confronti dei migranti, soprattutto arabi, alle difficoltà di comunicazione tra culture diverse anche all’interno di coppie multietniche cui è dato particolare risalto con due racconti. Quattro dei racconti si ambientano in Marocco, con alcuni protagonisti già presenti come narratori ne’ “L’esteta radicale”: un gruppo di sfaccendati marocchini seduti al Café de l’Univers di Casablanca, di diverse età ed esperienze, tra un caffè e una bibita raccontano episodi vecchi o recenti, da cui traspare una critica serrata alla politica marocchina.

Ma i primi ad essere rappresentati tronfi, sicuri delle proprie opinioni pregiudizievoli, assolutamente inadatti all’ascolto reale dei paesi africani, votati a ripetere sempre gli stessi errori, sono i diplomatici dell’Unione europea che devono incontrare un giovane politico marocchino: questi è portatore di una richiesta del governo del suo paese per ottenere un grosso quantitativo di grano ad un prezzo molto ragionevole, dato che il Marocco ha passato un periodo di grande siccità che ha rovinato i raccolti.

Il tutto è giocato su dei quiproquo, come quello che ad una soirée a Bruxelles, che precede l’incontro ufficiale, il diplomatico marocchino venga scambiato per un cameriere o che, a causa di un furto di pantaloni e di una frettolosa sostituzione con dei pantalonacci clawneschi, gli unici trovati alle prime ore del mattino in un charity shop, ottenga il grano quasi gratis . Perché? Mentre lui si sbraccia per far bella figura con un pregevole discorso che si era preparato, i signori dell’Unione europea, stufi della solennità impressa al momento dal diplomatico marocchino e ridacchiando sotto i baffi per l’insolita mise del giovane si ricordano “ con grande tempestività che c’era una specie di scorta per le emergenze destinata ai casi disperati, tipo Somalia, Ciad e i Paesi i cui ministri si vestono di stracci. Quintali di cereali gratis!” La questione delle apparenze è un qualcosa su cui l’autore torna sempre in tutte le sue opere.

I due racconti delle coppie in crisi, una formata da una olandese e un marocchino di cultura francese, l’altra da una francese e un nederlandese ( guai a definirlo olandese, l’Olanda è solo una delle province dei Paesi Bassi…) sono malinconicamente disperati: al declinare dell’amore si unisce la difficoltà di non essere stati accettati culturalmente dall’altro e dalla società in cui vivono: l’essere restati sempre e comunque degli estranei. Le difficoltà amorose si risolvono solo per paura della solitudine o della morte e per dei piccoli gesti affettuosi che suppliscono alle parole e che permettono comunque di sentirsi vivi.

Nei racconti marocchini si raggiunge il culmine dell’assurdo, che è la cifra stilistica predominante ne “Lo strano caso dei pantaloni di Dassoukine”: richiamano i ragionamenti logicamente folli di certi personaggi pirandelliani o certe atmosfere alla Gogol, con delle citazioni precise riguardanti la precedente raccolta circa una richiesta burocratica impossibile, a cui i marocchini cercano di adeguarsi con ingegno e filosofia.

Nel racconto “L’invenzione del nuoto a secco” si tratta di un esame di nuoto richiesto insieme alle altre materie per diplomarsi, accolto con un iniziale sgomento da una piccola cittadina che evidentemente una piscina non ce l’ha, e risolto con una grande inventività da una popolazione che da sempre deve affrontare un potere che si presenta spesso con la veste degli abusi burocratici. Oppure in “ Nato da nessuna parte” un cittadino, cui hanno sbagliato tutti i dati anagrafici, che ovviamente non si possono correggere, scopre con terrore che la congiura burocratica è nata all’interno della sua stessa famiglia che ha dichiarato dati falsi per favorire il nonno a mantenere la sua base elettorale in un piccolo villaggio sconosciuto ai più. Estraneo non solo agli ‘altri’ ( vive all’estero) ma anche ai ‘suoi’.

Nel racconto “Smarginatura”, quello del marito marocchino con moglie olandese, l’autore ricorre ad una modalità compositiva che richiama gli scherzi intelligenti dell’Oulipo e gli “Esercizi di stile” di Queneau, creando una scrittura nervosa e concitata per accumulo di frasi smozzicate e disarticolate.

Si respira un’aria filosofica, in modo particolare, negli ultimi due racconti: già in “Khouribga” un giornalista aveva denunciato la pochezza e il vuoto di progettualità della politica marocchina e delle élite imprenditoriali, che danno solo fiato al vento e poggiano sul nulla. Sul finale addirittura alcuni personaggi brindano alla vitalità della loro bella nazione e “al vuoto perfetto al suo centro, un vuoto talmente bello…così opportuno così violento ed efficace che è grazie a lui che il carro dello Stato procede, che le nostre mucche sono ben custodite e che la nostra bandiera si agita al vento, fiera, altera e perfettamente inutile” .

Concludendo, questo testo dove l’autore è tutto immerso in giochi linguistici, in slittamenti semantici e grafici, in una ironia godibilissima è in realtà un libro molto serio, che ci rivela l’orizzonte pessimista del nostro autore. Forse gli nuoce un po’ l’eccesso di intelligenza e di battuta pronta, ma lo conferma autore di punta nell’attraversare contesti culturali e linguistici diversi, alla ricerca impossibile (?) di un ponte, dato che questa molteplicità alberga in ciascun individuo.

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