Luca Catalano e Michele De Sanctis - Lumumba, eroe africano - recensione di Giulia De Martino

                                             

Luca Catalano testi - Michele De Sanctis disegni

Lumumba, eroe africano

ed. Becco Giallo, 2025

 

A sessanta anni dal suo tragico assassinio, la casa editrice Becco Giallo si occupa, questa volta, del congolese Lumumba. Becco Giallo, per chi non lo conoscesse, si è specializzato in graphic novel di biografie e di fatti reali che hanno segnato la storia italiana negli ultimi quarant'anni circa, con intenti divulgativi ma mai noiosamente didascalici.

I testi di Lumumba sono stati affidati a Luca Catalano, noto operatore umanitario in Africa centro-occidentale da più di 15 anni, molti dei quali trascorsi proprio nella repubblica democratica del Congo. In alcune interviste, in occasione della presentazione del libro, ha sottolineato il proprio interesse per la storia del Congo e per la figura di Patrice Lumumba, simbolo di lotta e di una visione di futuro per tutto il continente non solo nel suo paese, ma in tutta l'Africa.

Non a caso il sottotitolo del libro è proprio eroe africano, e non solo congolese. Il testo si avvale di una affascinante grafica in bianco e nero, cruda, a volte quasi rabbiosa, espressa con tratti decisi e potenti dovuti a Michele De Sanctis, restauratore di Beni culturali, ma anche collaboratore di pubblicazioni a fumetti.

Il giornalista e scrittore Kapuscinski affermò che Lumumba non fece a tempo a diventare un eroe leggendario come Che Guevara, dato che fu ucciso a soli 35 anni a pochi mesi della sua nomina a Primo Ministro, dopo aver capeggiato il movimento rivoluzionario per l'indipendenza, costringendo il Belgio colonizzatore a cedere il dominio sul paese in quegli anni in cui molti paesi africani raggiunsero la libertà dal giogo coloniale.

Certo non possiamo sapere con certezza, se Lumumba sarebbe stato capace di sottrarsi alla triste fine di molti capi di stato africani passati nel giro di pochi anni da rivoluzionari e liberatori a dittatori feroci e crudeli verso il loro stesso popolo, attirati nella rete dell'Occidente che non aveva nessuna intenzione di cedere beni e risorse dei territori africani a cui si era ormai abituato, tra cui principalmente quelli del ricco sottosuolo. Le nuove classi dirigenti, che per molti anni dovettero barcamenarsi nelle acque infide della guerra fredda, si acquietarono dalle smanie rivoluzionarie - in cambio di finanziamenti e privilegi da utilizzare non per i cittadini, ma per la propria cerchia - creando una corruzione generalizzata deleteria.

Furono fomentate divisioni etniche che diventarono guerre, come quella del Katanga, che offrirono la manovalanza sporca per l'uccisione di Lumumba, dietro cui si celavano le mene di Belgio e Usa, che paventavano un allineamento con l'Urss del governo guidato dal giovane primo ministro. Mobutu, in precedenza amico e collaboratore di Lumumba, fin da giovanissimo, divenuto poi segretario di stato e capo delle forze armate, preparò la trappola, con l'aiuto della CIA. L'ONU intervenne per sedare la situazione di secessione katanghese, ma spesso con nessuna competenza dei luoghi e ignaro della storia e delle tradizioni locali, creò malcontento e opposizioni da parte della popolazione. Di fatto lasciò fare sull'affaire Lumumba...Oggi queste cose si possono affermare perché si è avuto accesso alle fonti: dispacci, telegrammi, comunicazioni, ufficiali e non, del governo belga, della CIA e dell'ONU, tutti riportati all'interno del fumetto.

Lumumba,ucciso e diviso in pezzi in un luogo ignoto, fu poi sciolto nell'acido qualche tempo dopo, per evitare che si facesse della sepoltura un luogo di culto. Un soldato belga presente all'operazione ne conservò un dente che si portò in patria rivelando in seguito la vicenda. Nel giugno 2022 questo misero resto fu restituito dal Belgio e seppellito in patria, divenendo meta di pellegrinaggio da parte di quei cittadini che non vogliono dimenticare.

Il libro comincia dalla cella della prigione in cui è rinchiuso Lumumba; lui sa che sta per essere ucciso e ripensa alla lettera scritta all'amata moglie e compagna di lotta Pauline Opango, che non verrà mai recapitata se non tardivamente. Nel testo vengono continuamente riportate le parole dei suoi scritti e dei discorsi, come quello temerario pronunciato davanti al re Baldovino di Belgio il giorno dell'indipendenza nel '60, diffuso dalle radio in ogni angolo del Congo, anche nelle prigioni, suscitando entusiasmi incontenibili e preoccupazioni negli ambienti politici belgi. O quello della Fondazione del movimento di lotta congolese nel '58, in cui parole chiave come libertà, dignità, istruzione per tutti, pieno possesso delle risorse minerarie e della terra convinsero la maggioranza dei congolesi a prendere le armi contro il Belgio. O ancora quello pronunciato ad Accra, alla prima conferenza panafricana del '58, in cui si attirò il beneplacito di Sékou Touré della Guinea, di Nyerere della Tanzania, di Nasser dell'Egitto, prima che precipitassero nelle successive trasformazioni autoritarie e repressive.

Il testo, dunque, non segue una linea cronologica e passa dall’ assassinio di Lumumba alle scene della vittoria dei congolesi sul Belgio, che pensava che dovessero passare molti anni prima che i congolesi (ma lo pensavano quasi tutti gli occidentali, colonialisti e non, che gli africani fossero incapaci di autogovernarsi) potessero accedere ad una indipendenza guidata comunque dagli ex-padroni. Poi c'è un salto nell'infanzia degli anni '30, in cui il piccolo Patrice assiste alle torture e ai soprusi degli schiavisti, diventa un ribelle nelle scuole per neri in cui non c'era nessuna comprensione per i nativi. Immagini che restano indelebili nella sua memoria. Ci troviamo poi con il giovane Patrice, prima lavoratore alle poste, poi gestore di una birreria, istruito e via via presidente delle associazioni degli evoloués, come venivano chiamati gli indigeni cui veniva permessa una certa carriera che serviva per mantenere alcuni livelli amministrativi: il tutto dopo aver data prova di essersi occidentalizzati e vicini allo stile di vita della madrepatria colonizzatrice. Lumumba parla in ogni dove, discute con i suoi compatrioti dell'impossibilità di continuare in quella situazione di sottomissione. Ci viene mostrato anche l'incontro con il giovane Mobutu con cui condivide lotte e convinzioni, persino un memorabile viaggio in moto nei più sperduti villaggi, che richiama alla memoria quello mitico dei giovani Ernesto Guevara e Alberto Granada descritto nei Diari della motociclettaMa l'amico Mobutu, più tardi, vinto dall'ingordigia di denaro e potere (diventerà il futuro capo di stato del Congo democratico) dimenticherà l'entusiasmo di quei giorni e farà da tramite con i suoi carnefici. Bellissima, nel fumetto, l'inquadratura che mette in campo metà del volto di Lumumba, ormai consegnatosi prigioniero ai katanghesi, dopo che avevano puntato un'arma alla gola di sua moglie Pauline e del figlioletto, e metà del viso di un suo compagno che lo scongiura di non andare: in mezzo, ripresa dall'alto, la barca che lo condurrà al suo destino.

Ma non si pensi alla storia di un eroe tutto d'un pezzo. Lumumba è presentato con tutte le sue fragilità, i suoi dubbi, i momenti di allegria e di presa in giro dei colonizzatori. Sicuramente, nel momento della morte, è certo di essere d'esempio non solo per i suoi compatrioti, ma per tutti coloro che combattono per essere liberi, per avere una vita dignitosa, al riparo da una miserevole povertà, sicuri sul suolo in cui sono nati (il pensiero corre subito alla Palestina...) . La storia, lo sappiamo, non ha dato seguito alle speranze di Lumumba: neocolonialismi economici e diversi nuovi attori dello scenario politico internazionale, come per esempio la Cina, insieme a tanti altri, tengono prigioniera l'Africa: tuttavia essa resiste, spera, s'ingegna e inventa nuove strade per tornare ad essere padrona del proprio destino, grazie anche ad esempi come Lumumba, Sankara e tanti altri, non a caso uccisi tra gli anni '60 e '80 proprio per impedire che ciò accadesse.

Per molti giovani di oggi (e non solo giovani) il nome di Lumumba non dice niente, anche perché si continua a sapere poco dell'Africa (e non sembra proprio che le proposte sullo studio della storia del nostro Ministero della pubblica istruzione servano a correggere tali lacune...) Ma per la generazione degli anni ‘50 (all'università nel '68), in un periodo in cui sembravano aprirsi nuove possibilità nel mondo, Lumumba, Sankara, Cabral, e tanti altri nomi hanno significato qualcosa di più di nomi appena accennati in qualche libro di testo. Per questo riteniamo che questa operazione editoriale divulgativa sia significativa, soprattutto perché si serve di un buon prodotto artistico, atto ad informare avvincendo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Potresti leggere anche...

Informativa Cookie

Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Puoi acconsentire all’utilizzo di tali tecnologie chiudendo questa informativa, proseguendo la navigazione di questa pagina, interagendo con un link o un pulsante al di fuori di questa informativa o continuando a navigare in altro modo.

Cookie Policy