Hemley Boum - Il sogno del pescatore - recensione di Rosella Clavari

Hemley Boum

Il sogno del pescatore

ed. e/o, 2025

traduzione di Alberto Bracci Testasecca

 

L‘autrice, di origjne camerunense e residente nella regione di Parigi, è qui al suo quinto romanzo e ha avuto numerosi riconoscimenti e premi; tra l’altro quest’anno abbiamo avuto il piacere di averla ospite al CaLIBRO festival di Città di Castello.

Il romanzo in questione si snoda in sette capitoli alternando il passato al presente attraverso il percorso esistenziale di tre generazioni dove predomina il passaggio di nome Zacharias, declinato in Zachary o semplicemente Zack nel suo ultimo rappresentante. A dir la verità anche i nomi femminili (Dorothée, Dora) si perpetuano da nonna a madre a figlia con la stessa volontà di custodire la bellezza e l’amore nella memoria. Che cos’è innanzitutto il sogno del pescatore? C’è una tradizione di uomini dediti alla pesca, nelle acque dell’ Oceano, considerato quasi una divinità capace di dare la vita e riprendersela. “Il sogno” è forse la realtà incontaminata del villaggio di Campo, un ideale di purezza, di vita povera ma nutrita dal sogno di un miglioramento che non comporti la distruzione di quella natura meravigliosa che circonda Campo, del suo clima, della sua gente e delle sue tradizioni.

Nell’esergo del romanzo viene citata una canzone di Johnny Clegg & Savuka, del 1982 “Scatterling of Africa”, (Gli spersi dell’Africa) e si riferisce ai dispersi, agli sradicati mettendoci di fronte al dramma di coloro che sono stati privati del loro mondo, in balia del proprio destino. Uno di questi è Zacharias, rimasto orfano di padre a cinque anni; suo padre era un pescatore e, come quei mitologici antichi popoli del mare di cui si narra che trascorrono un breve periodo sulla terra, era stato restituito all’Oceano. La madre si risposò poco dopo affidandolo a uno zio paterno poligamo, con una casa popolata di bambini.

Tornando alla realtà del villaggio di Campo, lì furono rilevati, negli scavi archeologici, resti di 2500 anni a.C.; era stato attraversato e abitato da portoghesi, tedeschi, inglesi, francesi “ossia tutti gli imperialismi in cerca di nuovi territori”; durante le due guerre mondiali diventa zona di aspri combattimenti e infine subisce la corsa sfrenata allo sviluppo seguita all’indipendenza. L’autrice ci conduce attraverso i cambiamenti imposti dall’esterno prima nella vita della coppia Zacharias e Yalana e poi nella fuga verso l’Europa nella vita del giovane Zac. La vita familiare della coppia procede serenamente, lui fa il pescatore, lei vende i prodotti della terra e cresce le due figlie. Nel lavoro il marito subisce dei soprusi, la cooperativa in cui lavora acquista dei pescherecci che pian piano subentrano alle attività dei pescatori come lui, riducendoli alla fame. Profitti economici e politici si intrecciano ai danni dei residenti di Campo - e qui l’autrice si inoltra in una approfondita e interessante analisi socio-politica dei fatti -, al punto che Zacharias, disperato, commetterà un furto di 2.500 CFA, reato per cui verrà recluso due anni nella prigione centrale di Yaoundé. Quando verrà liberato e tornerà a casa non troverà più i soldi che, prudentemente, aveva fatto sotterrare nel campo dalla moglie; lei, confusa e impaurita inventerà la bugia di una rapina e violenza subita per estorcerle i soldi; in realtà i due milioni erano stati usati per tutte le necessità familiari sempre più pressanti ed esose. Zacharias, sconvolto, decide di ricorrere all’aiuto di un santone, Sango Dimali, suo amico di vecchia data per punire a distanza coloro che hanno commesso rapina e violenza nella sua casa. Questo stratagemma, nato da una bugia - ma tutto il male si perpetua attraverso le menzogne subite e compiute - porterà altro sangue e altra morte, purtroppo nella sua stessa famiglia: la seconda figlia morirà affogata per un banale incidente, la madre caccerà via di casa il marito reo di aver fatto ricorso a un santone, Dorothée, la figlia sopravvissuta, rimasta incinta, si allontanerà da casa avviandosi verso Douala, nel miserabile quartiere di New Bell.

Qui inizia un nuovo capitolo dell’esistenza di Dorothée e del piccolo Zacharias, chiamato dalla madre “Piccolo Pa’”, e dagli amici Zack. La loro vita trascorre, finché il figlio è piccolo, nella tenerezza e nella complicità, benché qualcosa non torni: la madre è divenuta una prostituta alcolizzata. Una volta consapevole di ciò, il ragazzo si sottrae a quella vita assentandosi sempre più da casa finché non partirà definitivamente per l’Europa. I suoi amici inseparabili, durante le sue escursioni lontano da casa, sono Achille, del suo quartiere, e Nella di uno status sociale più elevato, alla quale è fortemente legato. Zack, attratto dalla possibilità di guadagnare soldi rapidamente e permettersi la continuità negli studi, con la complicità di Achille organizzerà un furto ai danni di una laida vecchia che possiede una grossa somma di denaro. Il colpo non riuscirà, Achille sarà accusato del tentato furto e Zack sfuggirà alla cattura. Protetto dal colonnello Mango, padre di Nella, che gli farà da tutore, partirà per la Francia e andrà a studiare all’Università di Paris-Nanterre.

Da qui parte la nuova vita di Zack, il racconto della sua prima fidanzata, pur avendo nel cuore il ricordo di Nella: si tratta di Maelle, una meticcia della Martinica, di una facoltosa famiglia di antillani colti e impegnati. Umoristico è il capitolo dove Zack vuole fare bella figura con i genitori di Maelle, dopo aver letto molti scrittori autorevoli tra cui Aimé Césaire e Glissant. E pensare che fino ad allora le Antille e i suoi abitanti erano state per lui qualcosa senza una identità propria...”cosa ne sapevano loro della triste realtà di New Bell in Camerun, della madre di Zack, di Achille, dello loro miseria? della promiscuità e dei sogni abortiti?” E conclude amaramente: “non avevamo lo stesso percorso né la stessa storia” . Questo aspetto fa luce per noi sul rapporto tra africani del continente e della diaspora, nel diverso modo di rapportarsi nei confronti del razzismo. Alla fine i due si lasciano, eppure Maelle, cui era grato per la coscienza razziale che le aveva insegnato, continua a essere nella sua mente un terribile rilevatore di atti razzisti e con lei continua a fare aspre discussioni immaginarie, senza mai avere ragione. Nel frattempo Zack si specializza in psicologia clinica e decide di dedicarsi alla protezione e cura dei bambini devastati da genitori a loro volta con gravi problemi psichici. Il suicidio di un suo giovane paziente emigrato e il ritrovamento per strada di un clochard morto assiderato lo fanno sprofondare nella tristezza con amare considerazioni: “non siamo viaggiatori, siamo esiliati [...] e nell’esilio c’è qualcosa di profondamente disumano, significa essere banditi, mutilati”. L’incontro con la donna della sua vita avviene proprio in un momento di solitudine: lui si trova seduto per terra, nel luogo dove il giorno prima era stato ritrovato morto il clochard. Julienne è una psichiatra e vedendolo in quello stato lo scambia per una persona con disagio mentale, fornendogli il suo aiuto. Sarà lei a tirarlo fuori dal buco nero del suo esilio e ad amarlo, non senza alcune difficoltà di percorso. Zack, un giorno, con il suo computer, digita il nome di Nella e improvvisamente riemerge il passato: lei risponde alla segnalazione e i due amici entrano in contatto. Seguirà un breve rientro di Zack in Camerun, sollecitato da Nella che fornisce notizie sulla madre di lui ormai malata. Quello che troverà Zack sarà un vero colpo di scena con il proscioglimento di molti dubbi e domande e lo lasciamo al lettore che sicuramente avrà seguito fin qui le vicende avvincenti di questa saga familiare.

Concludiamo con una nota sulle donne, le protagoniste morali, nel bene e nel male: a partire da Dorothée, moglie di Zacharias senior, a seguire Yalana moglie di Zacharias jr. e madre di Dorothée la quale darà alla luce Zack e che avrà una vera conversione nella parte finale della sua vita. E a salvare Zack, l’ultimo rappresentante maschile di questa saga, è stato proprio l’amore incondizionato delle donne, di Nella, Maelle, Julienne, della madre.

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