Ivan Vladislavic
L'insieme delle parti
Edizioni Utopia,2025
traduzione di Carmen Concilio
L'autore (classe 1957), sudafricano di Pretoria nato da genitori croati, non è molto conosciuto in Italia, nonostante i premi in patria e a livello internazionale. Forse perché si allontana come stile dalla nuova narrativa post-apartheid (che trascorre dal realismo di protesta alle narrazioni più intimiste del romanzo psicologico), in favore di un linguaggio dotato di una ironia fredda e caricaturale, che taglia pezzi di realtà con l'esattezza di un bisturi. Il testo viene scritto nel 2004, a ridosso della fine dell'apartheid e risente di quel periodo in cui non si sapeva bene come maneggiare la nuova democrazia, come affrontare i problemi di una nazione con tante etnie e lingue diverse, con la paura che forse ( come in effetti è poi accaduto) per le classi più popolari, meno abbienti e meno scolarizzate non sarebbe cambiato proprio nulla. L'atmosfera di giudizio che aleggia nei racconti sembra esprimere l'idea che all' apartheid razziale si sia sostituito o aggiunto quello economico. Del resto il capitalismo impera dappertutto, sembra concludere l'autore.
Il testo si compone di quattro racconti in qualche modo legati tra loro per elementi che riguardano il tempo o lo spazio, formando una specie di romanzo anomalo. Si affacciano in esso svariate prospettive ambientali : le immagini di nuovi complessi edili finti e pretenziosi, circondati da torri e mura di difese come città medievali, che si chiamano Villa Toscana o Cote d'Azur e mimano architetture europee d'Italia e di Francia; un rinomato ristorante tipico, il Bra Zama, arredato da un artista sudafricano, supermoderno e sull'onda del successo che è il protagonista del racconto Curiouser; le distese del veld che circondano Johannesburg, sempre più mangiato dall'espansione urbanistica che cerca di cancellare le vecchie township con complessi più adeguati, facendo ricorso ad una architettura modesta e non sempre di buona qualità, dove continua a vivere la maggioranza dei neri e indiani, che non sono riusciti a fare una adeguata scalata sociale, come l'artista S.Majara di Curiouser; le insegne della modernità come le superstrade, che sembrano complicare piuttosto che agevolare il traffico e i cartelloni pubblicitari, invitanti ad un consumismo sfrenato; ma anche le strade invase da venditori di souvenir per turisti, raffazzonati e spesso confezionati altrove (in Cina?) o trafugati dal patrimonio artistico nazionale.
Il primo racconto Villa Toscana vede protagonista Budlender, un modesto impiegato statale, distaccato ai servizi statistici, con il compito di aiutare, insieme ad una commissione, a riscrivere i questionari del censimento nazionale, visto che quelli messi in atto nel 1996, appena dopo la fine dell'apartheid, erano risultati per niente chiari alla maggioranza della popolazione abituata, da sempre, ai facilissimi conteggi solo su base razziale. Questa attività per l'impiegato è un trionfo data una sua peculiarità di pensiero: egli riesce ad interpretare il reale solo attraverso i numeri, non fa che contare e compilare statistiche di qualsiasi cosa. Anche, quando si innamora, non ricambiato, di una residente di Villa Toscana, da cui si reca più volte per definire meglio il questionario, deluso e infelice si rifugia nelle classificazioni e nelle percentuali. Sembra proprio incarnare lo sgomento di una nazione intera, di fronte al cambiamento della realtà, che ha preso un po' tutti, non solo i razzisti e i conservatori, ma anche coloro che hanno accolto con favore Mandela e il nuovo governo.
Il senso del ridicolo che si intravede nel primo racconto si espande in Salsa Afritudine, che raggiunge effetti di dichiarata comicità. Protagonista, questa volta, è Egan, un ingegnere idraulico, incaricato di controllare fogne e servizi igienici del complesso di Hani View ancora in costruzione. Lui il complesso lo conosceva solo in planimetria, non ci era mai andato di persona e ora si preparava ad ascoltare le lagnanze degli abitanti e a interloquire con i piccoli potentati locali dei comuni periferici. Non riesce ancora a distinguere un nero dall'altro e per farlo escogita di osservarne i vestiti con cui potrebbe distinguerli. Si è preparato alla visita indossando, più o meno furbescamente, una maglietta di Mandiba sotto la giacca.
Una signora lo investe con tutta la sua carica di rabbia e un potente fisico che sembra schiacciarlo: lui si sente imbarazzato, in fondo ha fatto solo il progetto, non è compito suo occuparsi dei gabinetti e degli scarichi, che riguardano le ditte edili e chi deve operare la manutenzione. I maggiorenti locali e qualche impresario edile lo confortano con qualche battuta interrazziale sulla gente nera ignorante e sembrano creare un clima di cordialità che si conclude con un invito, per la sera, alla rosticceria Bra Zama, famosa per la salsa Afritudine. L'ingegnere sembra stupito, ma in fondo è soddisfatto per non essersi mostrato razzista, anche se di fronte ai sontuosi completi degli africani si sente ridicolo con la sua maglietta Mandiba. Tuttavia, a poco a poco, tutto comincia a spaventarlo nel locale: l'arredamento, fatto di maschere mostruose tutte tagliuzzate, la cameriera che li serve, i cibi, per lui insoliti, a parte la salsa che trova buonissima e di cui si serve in abbondanza, i commensali che scivolano, con l'aumento dell'alcol, dall'afrikaner comune alla lingua sotho che lui non conosce. Improvvisamente risente la distanza che lo separa dagli africani, che immagina lo stiano prendendo in giro nella loro lingua. In hotel tutto gli risuona falso ed estraneo e i pugni scaricati sul povero De Niro di Toro scatenato, film che si è apprestato a vedere per rilassarsi, li sente tutti addosso a se stesso.
Il terzo racconto, Curiouser, mette in scena l'unico africano protagonista dei racconti, un artista che ha ormai raggiunto la borghesia dei quartieri bene. Si è fatto strada, rappresentando, nelle sue mostre, soprattutto i genocidi, in particolare quello del Ruanda e si appresta ad affrontare il suo ultimo lavoro, basato su antiche maschere comprate in varie casse da un venditore per un prezzo quasi ridicolo...se le maschere fossero autentiche. Cosa che comincia a girare nel suo cervello, soprattutto dopo alcune osservazioni di un' amica: potrebbero essere vere o confezionate in qualche scantinato da qualche imbroglione? Lui le tagliuzza, le trasforma, assembla pezzi diversi di visi e animali: le cose diventano arte quando l'autore le dispone in un modo diverso dalla funzione originale, sembra rispondersi S.Majara. Già, ma importa molto ai venditori il prezzo che lui ne ricava, anche l'artista così contribuisce a imbrogliare quelli che cercano semplicemente di sbarcare il lunario. Allora tutta l'arte contemporanea è un imbroglio? Non è la strada indicata da Duchamp, aggiungiamo noi, pensando all'esposizione del famoso Orinoir ? Una sensazione vaga di disagio permane nella festa data nella casa dell'artista,in onore soprattutto di colleghi, bianchi critici d'arte o compratori delle sue opere. Che africano è il signor Majara? Da che parte sta? Ma lui segue solo e sempre il suo estro, suggerisce Ivan Vladislavic. Davvero le arti possono salvarci?
Nell'ultimo racconto, Crocodile Lodge, è presente anche un elemento, quello del pugilato, protagonista del romanzo La distanza, edito da Utopia nel '23 e una certa critica ai mezzi di comunicazione digitale. Questo racconto vedremo che ci riporta proprio al titolo del libro L'insieme delle parti, in inglese, The explosed view, in pratica “la vista esplosa”.
In origine, il protagonista del racconto voleva fare il meccanico, poi l'ingegnere, ma da adulto si ritrova a mettere su un’ impresa di cartellonistica, molto redditizia, dato l'alto numero di imprese edili che costruiscono all'impazzata nel nord di Johannesburg. Infatti si specializza in pubblicità di lotti messi a verde, condomini lussuosi, villette a schiera, spazi per uffici e centri commerciali.
Quando era piccolo era stato un fan della rivista americana anni '50 Popular Mechanics che insegnava ad assemblare oggetti di ogni dimensione venduti sparsi nelle loro componenti e corredati di precise istruzioni: una sorta di Ikea ante litteram, che riempiva di soddisfazione chi metteva con ordine i pezzi. Ma perché la vista esplosa? Questo è ciò che appare del suo paese al cartellonista: è possibile rimettere insieme per bene tutti i complicati pezzi che compongono il Sudafrica attuale? E se fosse come per i componenti del digitale? Non si può rimettere insieme ciò che non vediamo e non capiamo. E' il racconto più amaro dei quattro, che finisce oltretutto in malo modo per il protagonista, in preda ad ogni tipo di ansia e paura. Ancora in primo piano il grande timore della vendetta dei neri poveri.
I sudafricani bianchi hanno pensato che con qualche legge nuova, con qualche concessione alloggiativa, con dispositivi amministrativi fosse possibile creare un nuovo Sudafrica, che è sì entrato nel circuito dei paesi a capitalismo avanzato, ma non ha ancora affrontato alla radice i suoi problemi.
E' anche evidente che l'autore non analizza solo il paese, ma anche se stesso.
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