Laila Lalami
Il Dream Hotel
edizioni tre60, 2026
traduzione di Maddalena Togliani
Questa scrittrice statunitense di origine marocchina, che ha studiato in Marocco, Europa, Usa, pur avendo vinto molti premi letterari non è molto conosciuta in Italia: solo un altro testo, Gli altri americani , è stato tradotto da Ponte alle Grazie nel 2022. Riteniamo che il presente testo la farà apprezzare per i temi attualissimi che tratta, sotto la veste di romanzo di fantascienza distopico e anche un po' thriller, dato che rappresenta un futuro, in realtà, assai vicino: quello degli sviluppi degli algoritmi e delle intelligenze artificiali che già comandano le nostre vite, del bisogno di sicurezza anche a svantaggio della libertà degli individui, della democrazia ridotta ad una maschera di apparenza, che nasconde gli appetiti delle élite di potere economico che ci governano ormai da tempo. Chi ha amato i racconti di Philip Dick, uno dei più grandi scrittori fantascientifici americani, riconoscerà l'atmosfera di Minority report o del Cacciatore di androidi (Blade runner) divenuti film di grande successo. Si aggiunga anche un pizzico de Il Processo di Kafka. Anche se i temi politico-sociali, in comune con gli autori citati, si colorano di riflessioni sull'identità femminile e sulla forza delle donne quando agiscono insieme , in solidarietà.
Protagonista della storia è Sara, americana di origine araba, che di ritorno da un viaggio di lavoro, viene fermata, all'aeroporto di Los Angeles, da una fantomatica Divisione di valutazione di rischio criminale e condotta al Madison, nella cittadina di Ellis, una ex-scuola adattata a centro di detenzione, o meglio di 'trattenimento' per sole donne. Per carità, non è una prigione, le donne sono chiamate residenti o partecipanti al programma, devono solo obbedire alle regole del soggiorno...
Tutto ciò è stato determinato dal fatto che queste donne, come la stessa Sara, si sono affidate al Dreamsaver, una applicazione sottocutanea che garantisce e migliora il sonno di vite sempre più frenetiche, sottovalutando la clausola di cessione al governo del contenuto dei propri sogni, in nome della sicurezza nazionale. Nientedimeno che a Sara viene imputata la probabilità di uccidere a breve...suo marito. Certo una donna che ha da badare al suo lavoro di archiviazione di materiale fotografico, a due gemelli di due anni che richiedono tutta la sua attenzione, al fatto che suo marito si mostra spesso più bravo di lei nell'accudirli, anche perché non fa un lavoro che lo porta in giro per il mondo e ha la tendenza di decidere molte cose della loro vita senza consultarla - in nome dell'amore che le porta - compresa la scelta di avere dei figli subito...insomma qualche pensierino poco educato passa per la testa. Ma da qui a uccidere...Sara è esterrefatta e con la testa in subbuglio. Tuttavia il governo ha deciso di mettere in pratica questo servizio per il bene della nazione. Del resto, aggiungiamo noi, è notizia reale di qualche tempo fa che il Ministro della giustizia britannico ha fatto la proposta (fortunatamente ancora non accolta) di utilizzare l'I.A per prevenire il comportamento criminale fin da bambini.
Il luogo in cui viene condotta Sara in realtà è realizzato proprio come una prigione delle peggiori: stessa mancanza di igiene, cibo pessimo, promiscuità di corpi (nel corso del racconto avverrà infatti una epidemia incontrollabile) diritti eternamente messi in discussione, angherie del personale di custodia, una custodia preventiva che dovrebbe durare 21 giorni, ma che in realtà si prolunga per mesi per pretestuosi motivi burocratici e per avvocati che cambiano in continuazione. Apparentemente le donne collaborano, in cambio di pochi spiccioli, alla struttura, in cucina, nella lavanderia, in ambulatorio, nello spaccio ecc. ma se non lo fanno è una nota di demerito a loro carico che aumenta la permanenza nel centro. Inoltre ci sono sistemi di sorveglianza elettronica che captano movimenti, suoni, discorsi: ogni mattina il resoconto dei loro sogni viene registrato e inviato alla direzione. I sogni sono vagliati dalle intelligenze artificiali e si trasformano in numeri e percentuali. Freud non è più di casa in America, evidentemente... Domina dappertutto diffidenza verso il personale, tutt'altro che obiettivo, ognuno attaccato ai propri pregiudizi nel valutare le trasgressioni e la scarsa socialità tra le detenute (ognuna pensa 'saranno le altre ad aver fatto qualcosa, io sono innocente').
Sara ama suo marito e i figli e non si capacita di stare lì, anche se impara ad apprezzare i minimi momenti di piacere come una doccia calda, un caffè più buono del solito, un raggio di sole che la illumina, i riccioli dei bambini quando vengono a trovarla con il padre in parlatorio, lo sguardo di tenerezza del marito. Sarà l'arrivo di un'altra detenuta, divergente e ribelle, a riscuoterla e a farle cominciare un cammino di libertà. Le detenute, esasperate, adopereranno l'arma dello sciopero, ammesso anche in quel luogo, perché, che diamine, dopotutto gli Usa sono la più grande democrazia del mondo! L'astensione dal lavoro, soprattutto durante il periodo dell'epidemia, farà crollare la facciata di finto benessere e mandare in tilt il sistema. Una finta normalità dei diritti che viene sottolineata nel testo da educate mail indirizzate dalla direzione alle recluse sulla loro situazione, sui problemi dell'istituto e su tutti gli eventi che possono riguardarle, come se fosse un ufficio e loro le impiegate.
Ma non possiamo dire di più sul finale, che non è un happy end come ci si aspetterebbe dopo tutta la carica ansiogena distribuita nel corso della narrazione dalla scrittrice, un finale che ci riporta drammaticamente al nostro presente. L'inghippo che scoprono Sara e le altre è che i loro sogni sono venduti al miglior offerente, allo scopo commerciale di immettere, tramite Dreamserver, bisogni non richiesti: dietro la difesa della nazione dalla criminalità si nascondono le guerre spietate che si fanno i Big Tech,il potere economico di pochi, i nuovi poteri elitari che si spartiscono il mondo. Anche se il lettore, dopo una narrazione ansiogena forse si aspetterebbe un altro finale, tuttavia è con un filo di speranza che termina la storia, concludendo che non ci si libera da soli, bisogna che una intera collettività collabori, anche se la strada è lunga...
E noi? Questi poteri non sanno già cosa compriamo, come ci vestiamo, dove andiamo in viaggio, quali film o canzoni ci piacciono di più, come ci curiamo e chi frequentiamo? Qualsiasi app in cui ci inoltriamo ci rende soggetti non più liberi di decidere pienamente. Qualcuno potrebbe obiettare che queste considerazioni travalicano le intenzioni dell'autrice, molto attenta al concetto di libertà individuale, di recupero del senso di sé, della propria intimità. Ma è proprio questo che è a fondamento di qualsiasi libertà. Forse il testo si rivela un tantino lungo, ma è un libro fenomenale, lucidamente critico, che si legge tutto d'un fiato.