Luca Bianchini
Le ragazze di Tunisi
Mondadori, 2026
La scrittrice Marinette Pendola, nata in Tunisia da genitori siciliani, aveva già affrontato il tema della dolorosa separazione delle famiglie siciliane dalla Tunisia, da quella terra che, fino agli anni '60, avevano considerato come casa loro.
Luca Bianchini, torinese, intreccia anche lui storie del ramo materno della sua famiglia, abitante a Tunisi nel quartiere di Borgel, alle vicende politiche tunisine post-indipendenza, che conducono la quasi totalità dei francesi, degli italiani, ebrei e maltesi a un ritorno nella madrepatria. E' un argomento assai poco conosciuto dagli italiani quello della stabile colonia italiana costituitasi in Tunisia nel corso di circa 100-150 anni e ancor più ignorato quello dell'esodo di ritorno, attraverso il canale di Sicilia, in direzione contraria a quello dei tunisini che s'imbarcano oggi come migranti per l'Italia. Era una piccola patria tunisina che vantava scuole, biblioteche, ospedali, giornali in lingua italiana, chiese e negozi artigianali. Ma come ci erano arrivati i siciliani a stabilirsi in Tunisia e quando? Riportiamo schematicamente le tre fasi in cui tutto ciò era avvenuto.
La prima ondata era stata quella dei fuoriusciti politici nella prima metà dell'800, a causa dei vari moti risorgimentali, cioè di liberali, massoni, mazziniani, carbonari, compreso l'eroe Garibaldi che approdò a Tunisi nel 1836 per sfuggire ad un arresto e vi si trattenne per qualche tempo. C'è da sottolineare che i bey di Tunisi avevano avuto sempre contatti e scambi commerciali con i vari stati italiani della penisola; una emigrazione intellettuale e politicizzata la prima, diversa dalla seconda migrazione avvenuta negli anni post-indipendenza italiana, cui si unirono anche molti genovesi: costituita soprattutto da contadini, pescatori, piccoli artigiani e commercianti, sfavoriti a livello socio-economico dalla unificazione del nostro paese; dal 1881 si crea il Protettorato francese, bisognoso di una manodopera già qualificata per modernizzare la Tunisia, costruire ferrovie e abitati moderni: arrivarono muratori, minatori sardi per le miniere di fosfati, operai per le strade ferrate. La presenza italiana interessò anche Mussolini, alla ricerca di un possedimento vero e proprio , in concorrenza con le altre potenze coloniali europee, ma dovette rivolgersi altrove verso la Libia e il Corno d'Africa, a causa dell'irrigidimento francese e inglese. Rispetto agli italiani (stimati in circa 100.000 unità) che, seppur di malavoglia, si adattarono alla francesizzazione della Tunisia, la presenza fisica francese rimase sempre minoritaria. Nel 1956, dopo la cacciata dei francesi, la vittoria alle prime elezioni democratiche del paese portò al governo Bourghiba che negli anni'60 programmò una legge sulla manodopera per favorire il lavoro dei cittadini tunisini, una arabizzazione delle scuole, la nazionalizzazione delle terre. Le cose non si misero bene per gli stranieri che a poco a poco scelsero di andarsene da quella terra che comunque aveva costituito una sorta di patria.
Gli italiani si erano stabiliti essenzialmente nella capitale, a Bizerte e Sfax ed è in un quartiere periferico di Tunisi (relativamente vicino al Cimitero ebraico-cristiano di Borgel) non così bello e famoso come la Goulette, che si svolge la storia della famiglia Brancata. Il gruppo è composto da un padre, detto Nannuscio, poco più che un bracciante, sempre distante dalla famiglia, per lavoro, ma assente anche quando torna a casa perché ama starsene al caffè a bere e a giocare a carte coi paesani; da una madre, Maria, una donna quasi quarantenne ancora bella ed energica di carattere, vera guida della famiglia, che arrotonda le magre entrate del marito facendo, a casa, la pantalonaia per un commerciante ebreo della medina di cui ha molta stima; da tre ragazze dai 18 ai 14 anni, Anna, Vitina e Pupetta, adolescenti romantiche che vanno a scuola ma si nutrono di sogni, di canzoni, di amori più o meno impossibili. Hanno come mito Claudia Cardinale, la bella siculo-tunisina, che aveva sfondato nel cinema, e al riguardo la maggioranza dei siciliani de La Goulette vantavano di averla avuta come vicina di casa... Il cinema era per le sorelle Brancata l'unico modo per sapere qualcosa sull'amore e sui baci (un po' come per il piccolo Totò di Nuovo Cinema Paradiso) oltre che attraverso le confidenze delle più 'scafate' compagne francesi. Le sorelle, soprattutto la più grande Anna, proveranno a lanciarsi in atti proibiti coi ragazzi francesi e anche con l'intraprendente tunisino Zizou. La famiglia abita in un minuscolo appartamento di una palazzina, al pianoterra, aperto su un cortile fiorito dove è impossibile qualunque privacy, vivendo di fatto, in promiscuità. I vicini dei piani superiori, sempre con gli occhi e le orecchie puntate a captare qualche gossip, sono: la famiglia Vaccaro, la cui figlia Rosetta è la migliore amica di Vitina; la maltese madame Micallef, madre nubile rimasta sola dopo la partenza del figlio; un malinconico vedovo che lancia occhiate languide alla bella madre delle ragazze; gli ultimi arrivati sono i Mahmood, gestori di un negozio, coi loro figli Fatima e Zizou che fraternizzano con le figlie della famiglia Brancata.
Sparsi per la città una quantità poderosa di parenti impiccioni e gelosi, ma alla fin fine simpatici e calorosi: una migrazione che aveva sradicato dalla Sicilia intere generazioni di parenti, fatte di nonni e bisnonni, zii, cugini e nipoti. Visti dal di fuori, si fa fatica, per noi, a distinguerli dai membri delle famiglie tunisine: in primo piano l'onore della famiglia, la difesa delle figlie femmine dai maschi, mariti che si trastullano con altre donne, una religiosità fatta soprattutto di regole, ma sincera. Occupazioni principali sono combinare matrimoni, preparare cibi per le numerose feste, litigare e fare pace, farsi abiti eleganti che metteranno una volta sola. In qualche caso, come per Maria, tenere a bada cognati scapoloni che allungano le mani. Anche se s'invidiano, costituiscono un gruppo solidale che si aiuta nelle avversità. L'idea di una Italia fantasmata li tiene uniti, anche se stanno bene dove stanno. Distanti troviamo le famiglie dei francesi, genitori dei compagni di scuola delle sorelle Brancata: distanti nelle abitazioni, nella mentalità, nella disinvoltura delle loro ragazze. Anna, la più grande, stravede per la sua compagna francese Marinette, ma percepisce l'enorme differenza tra le loro famiglie.
Tuttavia domina una mescolanza alla fine positiva: qualche donna siciliana si fa la croce quando il muezzin chiama alla preghiera, si amano le canzoni francesi e Nilla Pizzi, ma le generazioni più giovani amano soprattutto Mina, che riescono a vedere nell'unica televisione del circondario, posseduta dal fratello latin lover e un po' scapestrato di Maria. Ci sono distanze invalicabili: non ci si sposa con gli arabi tuttavia con loro ci sono delle affinità gastronomiche, si frequentano i loro negozi (una figlia di Maria fa addirittura pratica nel negozio dei Mahmood) si accettano le pratiche religiosi dei musulmani, ma non i matrimoni eccessivamente precoci e le vite vissute dalle donne solo all'interno delle case. Senza però acrimonie o mancanza di rispetto. I cibi e il miscuglio linguistico che ha dato lasciti siciliani al dialetto tunisino e prestiti arabi a quello siculo sono il miglior risultato di questa convivenza: le famiglie che torneranno in Italia smozzicheranno un po' di francese e un po' di dialetto tunisino insieme all'italiano che nel frattempo hanno dovuto imparare meglio. In cucina continueranno a dominare il couscus, le merguez, i fricassé e via dicendo, anche a Torino, dove approderanno i Brancata dopo aver frequentato i campi profughi in Campania e Sicilia. La trama del libro è fatta della quotidianità della vita, ma anche di misteriosi segreti, per noi lettori anche di veri e propri colpi di scena, tradimenti di amicizie, amori solo vagheggiati e baci brucianti che hanno come sfondo il cimitero di Borgel oppure una zona un po' appartata della medina. E' proprio l'incertezza del momento (si parte o no?) che fa scattare atteggiamenti emotivi insoliti e contrastanti.
Il finale. Siamo nel 1961, i partenti, rivestiti dei loro abiti migliori, si fanno una foto ricordo di una parte della loro vita che finisce lì per andare incontro a una patria sostanzialmente poco conosciuta, soprattutto quelli che andranno a stabilirsi nel nord Italia, raggiungendo altri parenti ivi già stanziati (comincia il boom economico degli anni '60).
Luca Bianchini, dopo la morte del padre, un toscano assai diverso dalla parentela sicula della madre, ha scartabellato tra i cimeli di famiglia, tra i ricordi delle zie e della mamma, vecchie lettere, diari, suppellettili che avevano anch'essi varcato il mar Mediterraneo, per comporre un affresco famigliare e sociale vivace, divertente, fatto di nostalgie e sussulti di modernità. Certo le donne della famiglia Brancata sono già il prototipo della donna moderna, che fa tesoro del cosmopolitismo in cui sono vissuti i suoi membri, dell'apertura mentale che hanno dovuto sviluppare per convivere nella diversità. Ricordiamo che il loro rientro avviene in un'Italia ancora arretrata e bigotta, alle soglie di un cambiamento che avverrà più tardi.
L’ autore racconta nelle interviste come abbia voluto vedere di persona i luoghi raccontati dai parenti, visitando una Tunisia certamente oggi molto diversa da quella di allora. Tuttavia dichiara di avere provato una qualche misteriosa affinità, un tuffo al cuore, come se quella storia fosse veramente stata anche la sua...