
Elgas
Maschio nero
traduzione di Alberto Bracci Testasecca
Edizioni e/o, 2025
L’Autore di questo bel romanzo è El Hadji Souleymane Gassama, meglio conosciuto come Elgas, giornalista, saggista e romanziere nato in Senegal (da lungo tempo residente in Francia), una delle voci più autentiche e lucide nel panorama letterario africano contemporaneo.
Dal carattere filosofico ed etno-antropologico, Maschio nero, si presenta come un diario personale, composto da 39 capitoli o annotazioni datate, con un ambito temporale che si estende su un anno intero, tra dicembre 2017 e dicembre 2018. Brillante, ironico, intenso, incisivo, capace di passare dal diario all’analisi, dalla satira sociale al realismo, senza mai indulgere al sentimentalismo o agli slogan e luoghi comuni. Si tratta di un romanzo di formazione, quello che i tedeschi chiamano Bildungsroman. La storia è costruita sul modello dei classici del genere, "I dolori del giovane Werther" di Goethe e "La virilità" di Michel Leiris; tra i suoi riferimenti letterari, filosofici e storici, personalità come Herman Melville, la cui capacità di introspezione è impressionante e i saggi del camerunese Mongo Beti per le sue riflessioni sul colonialismo.
Il protagonista, di cui non conosciamo il nome, è un trentatreenne senegalese, antropologo, che vive in Francia dall’età di quindici anni e sta attraversando una fase cruciale della sua vita. Egli si interroga continuamente sul modo in cui il corpo nero maschile viene percepito e dove l‘Io’ frammentato viene ridotto all’essenziale quando racconta, appunto, i frammenti del corpo, della “razza”, del genere, carichi come sono di stratificazioni storici e culturali, spalancando la porta alle relazioni sentimentali. Il racconto è soprattutto un'esplorazione dei meandri dell'amore e del desiderio.
Il protagonista va a caccia dell'amore, cerca di comprenderlo, di abbandonarsi ad esso, senza mai afferrarlo appieno; spoglia i corpi di Sylvie, Mélodie, Nina... donne che cercano qualcosa anche loro, senza mai trovarlo veramente. Dall’inizio fino alla fine l'amore è rappresentato in tutta la sua complessità: speranza, violenza, rinuncia. Ma il romanzo va oltre la semplice ricerca dell'amore per affrontare temi universali quali, l'alterità, il razzismo, il movimento decoloniale. Elgas tesse abilmente un dialogo costante tra qui e altrove, tra essere e altro, evidenziando le fratture culturali ed esistenziali che abitano il suo protagonista tra due culture, due religioni, due mondi. Con una certa facilità e con un certo divertimento, il nostro eroe si fa strada. Sottilmente inseriti nella narrazione, vengono raccontate, tra le altre cose, le difficoltà di integrazione degli immigrati, le loro umiliazioni, i loro compromessi, le considerazioni sulla razza (in particolare quella nera) e tutta una serie di temi che rendono questo romanzo un panorama di individualismo, solitudine, ricerca e conflitto identitario in un contesto razzializzato.
Il titolo e le rappresentazioni “razziali”, disseminati nel romanzo qua e là, sono più un'inversione di prospettiva, che una rivendicazione razziale. C'è un cliché legato all'uomo nero, in cui già Plinio il Vecchio, classificando la natura e le “razze” umane, vedeva il male, il negativo, la sua animalità. In Maschio nero, l’autore affronta “il male nero” in modo da poter vedere attraverso l'uomo nero, ciò che è infinitamente fragile , infinitamente universale in lui e nell’alterità: la storia colora ancora - e colorerà anche in futuro - molte delle nostre relazioni.
Per quanto riguarda la scrittura, essa sorprende di continuo spiazzando le attese e costringendo chi legge a rinunciare a categorie rassicuranti. L'autore descrive uno studente senegalese diventato un bravo "Tubaab" (bianco), che naviga tra le sue radici e una cultura di adozione che lo permea. Ciò che colpisce è la totale assenza di proverbi o frasi africane nella lingua locale, un distacco radicale dalla tradizione di Ahmadou Kourouma. L'aspetto africanista viene qui cancellato a favore di una narrazione più universale, una scelta deliberata che rafforza la singolarità del romanzo.
Alla ricerca di sé stesso
Il protagonista ha appena conseguito il dottorato in antropologia. Finalmente ce l’ha fatta! Ha trent'anni. E poi? Cosa è cambiato nella sua vita di vagabondaggio, di peregrinazioni? Si accontenta del poco che gli viene dato e che restituisce. Una laurea senza prospettive, una vita che gli scivola via, si affina secondo gli incontri che fa, che sembrano soddisfarlo perfettamente. Forse. In fondo, chi è? Cosa vuole veramente? Cosa pensa della sua vita? Intende cambiare? È un uomo alla ricerca di sé stesso. Alla ricerca di una “roccia a cui aggrapparsi”. Del resto, l’io narrante non sa neppure bene chi sia, continuamente in bilico tra il sentirsi francese o senegalese, intrappolato in una paradossale routine lavorativa che consiste nel fare ricerca su un’ Africa da cui però si sente ormai staccato e di cui non capisce più i codici. Allora inizia un viaggio alla scoperta di sé stesso, attraverso incontri, esperienze e turbamenti sentimentali, che sembrano non finire mai: non appena il libertino decide di mettere testa e cuore a posto, a sparigliare le carte arriva una certa Désirée, ivoriana fascinosa e combattiva. Lo vediamo alle prese con un apprendistato erotico e affettivo e un’improvvisa presa di coscienza, quando questa sorta di Don Giovanni africano rivede la madre per la prima volta dopo molto tempo, in occasione proprio del suo dottorato in antropologia, e lì comincia a nutrire dubbi sulla sua identità, in bilico tra due culture, e sull’amore. Attraverso le pagine e i vagabondaggi di quest'uomo, scopriamo il suo percorso affettivo caotico, le sue esitazioni e la sua incapacità di aprirsi agli altri. "Per quanto ne so, non mi è mai stato insegnato ad amare. Devo dire che le cose non sono cambiate molto." Questa è la frase iniziale del diario anonimo che è Maschio nero.
Il richiamo alle origini
Abbiamo accennato sul fatto che questo romanzo ci invita a riflettere sulle fratture culturali e sociali che hanno segnato “l’uomo di colore in Europa”. La lacerazione del “Maschio nero” tra l'Africa, (simboleggiata dalla figura della madre) con il senso di colpa della rottura con il proprio popolo, e la sua adesione alla cultura del Paese ospitante, costituisce l'altro asse del romanzo. La figura materna è centrale in tutta la narrazione: il lettore la vedrà “fisicamente” solo nelle prime pagine, ma lei continuerà poi a essere presente nelle telefonate e nei pensieri del protagonista. È una figura ingombrante, quasi mitica, spesso incarna il detonatore di una riflessione più ampia su cosa significhi essere uomo, nero, figlio, amante, cittadino in una società europea che proietta sul corpo nero una molteplicità di stereotipi. È un vero percorso di formazione che si intreccia con le tensioni dell’erotismo, dell’amore e della ricerca di sé, dimostrando quanto sia difficile vivere la propria identità senza rinunciare alla libertà del desiderio e alla responsabilità del sentimento. Il richiamo alle origini è oltre che sulle labbra di sua madre, in Senegal, anche su quelle dei suoi amici africani residenti in Francia, come Djitock, un personaggio che gli pungola e gli solletica la coscienza invitandolo a unirsi alle maglie di coloro che si dedicano anima e corpo alla lotta antirazzista, attivisti che lo vogliono tra le loro fila, per affinare la lotta con il suo sguardo intellettuale. Ma impegnarsi in Francia o nel continente? Dov'è il centro che decide il destino dei neri in Africa e di quelli in Europa? Il protagonista non sopporta l’ambiguità del mondo intellettuale africano come Djitock e tutti gli altri attivisti che propongono il richiamo alle origini. Contrariamente alle tesi più consolidate del pensiero decoloniale e postcoloniale, tra litigi fratricidi di lunga data nei rapporti tra scrittori e artisti africani e l'ex potenza coloniale, il personaggio spazza secoli di storia, evidenziando scomuniche, denunciando la confisca di ogni dibattito plurale e la distorsione del processo di decolonizzazione. Sottolinea la natura profonda della ferita: la presenza al cuore stesso delle attuali pretese decoloniali, del sistema coloniale e una perpetua relegazione a una reazione lamentosa. Quindi, un romanzo, ristoratore per affrontare la storia condivisa, senza assoluzione né ossessione, e liberarsi dal peso mortale della ripetizione.
In conclusione, usciamo da Maschio nero con la sensazione di aver letto un romanzo denso e profondo, dove ogni pagina rivela una straordinaria padronanza della parola. Tra struggente introspezione e sguardo critico sulla società contemporanea, Elgas firma un testo potente, che interroga e affascina allo stesso tempo. Il lettore però continua ad interrogarsi sulla vita del protagonista. L'autore ci presenta un uomo con un percorso atipico. Un uomo che si accontenta di approssimazioni. Un uomo che mette in discussione poco o nulla il suo futuro. È davvero così perso come pensa? Lasciamo ai lettori la risposta. È sempre orgoglioso della sua diversità che a volte gli pesa un po’. Intorno a lui, il mondo gira e cerca di andare avanti come meglio può. Si sente autosufficiente, si erge a osservatore. In definitiva, chi è? Anche su questo, i lettori scopriranno il resto.
In ogni modo è un libro da leggere, da assaporare. Soprattutto su cui riflettere.