Fatima Ouassak - La potenza delle madri - recensione di Rosella Clavari

Fatima Ouassak

La potenza delle madri - per un nuovo soggetto rivoluzionario-

Tangerin editrice, 2026

traduzione di Valeria Gennari

 

 

Fatima Ouassak, nata nel 1976 nella regione del Rif, politologa, saggista e attivista francese di origine marocchina, è divenuta nota per il suo lavoro pionieristico nell’unire la difesa ecologica con le lotte dei quartieri popolari. Ha cofondato il Front de mères, il primo sindacato dei genitori in Francia, nato dalla sua esperienza in prima persona come donna e madre nella periferia di Bagnolet, nella regione dell’ Île-de-France. Ha pensato alle madri (sole a crescere figli come lei) in un quartiere popolare, come ce ne sono tante in tante parti del mondo. In questo saggio, dove in appendice ci sono degli appelli precisi di proposte e lotte da portare avanti, l’autrice mette bene in evidenza i problemi affrontati: la difesa dei figli contro le violenze istituzionali, il razzismo e le discriminazioni di classe, la scuola che non interviene adeguatamente nei casi suddetti a partire da un particolare apparentemente non rilevante come la gestione della mensa. Per la forza e il coraggio nel portare avanti le sue istanze di giustizia e libertà testimoniate in questo libro, Fatima Ouassak ha vinto il premio del pubblico per la saggistica femminista nel 2021.

Fin dalle prime parole introduttive al testo, l’autrice denuncia una situazione: “...abbiamo rifiutato di essere madri arabe, nere o musulmane, siamo madri. Siamo soggetti politici. E portiamo avanti una lotta universale”.

Ci riconosciamo nelle sue parole a nome degli abitanti di tutte le periferie del mondo dove il disagio sociale e il contesto ambientale degradato non permettono una crescita serena dei figli. Il governo francese, nel suo caso, si lancia con fervore soprattutto nell’intimare alle madri immigrate di queste periferie, di controllare i propri figli, di“mantenere l’ordine” ; ma non ci si chiede perché nasce il disordine, da dove, cosa si fa per creare un ambiente migliore in cui far vivere i giovani, nella scuola, nel lavoro, negli spazi aperti. L’autrice ha provato sulla propria pelle il disagio e la discriminazione fin dall’epoca del suo ingresso in clinica per partorire: “ridotta alla mia razza, alla mia classe, al mio corpo” e con approcci discriminatori del personale medico; si troverà dopo la nascita dei figli ad affrontare poi altre situazioni difficili nella scuola. Per esempio nella mensa scolastica la richiesta di una alternativa vegetariana alla carne (distribuita cinque volte a settimana) non viene considerata e addirittura osteggiata dagli altri genitori.

Per quanto riguarda le gite e le visite scolastiche, l’autrice afferma che “le nostre madri non hanno atteso i ministri dell’istruzione con le loro misere gite scolastiche al mini-orto botanico o al lugubre zoo municipale” ma hanno organizzato numerose uscite pedagogiche a Parigi: al Senato, alla Grande Moschea, al Sacro Cuore e, per amore delle scienze, al Palais de la découverte.

Poi volge lo sguardo alle abitazioni - e qui entra in campo la durezza dell’architettura brutalista tipica della periferia - e si adopera anche per la costruzione di nuovi ascensori. È la felicità dei figli, non il ”mantenimento dell’ordine” la prima priorità. E questa felicità si costruisce con il benessere fisico e mentale, con una giusta alimentazione, con il diritto alla bellezza, a un futuro che non sia già scritto per loro. Quando saranno grandi, nella ricerca di un lavoro e di una ascesa sociale, si richiederà loro di rinunciare al proprio ambiente di origine, alla propria religione; nella stessa scuola dell’infanzia il bilinguismo è mal tollerato, se l’arabo è la lingua materna. Naturalmente l’islamofobia ha giocato un ruolo di forte repressione nei confronti di queste aperture culturali che vedono un arricchimento nelle diversità culturali. Esiste inoltre un processo di disinfantilizzazione dei bambini, visti come adulti e futuri criminali, quando nella realtà assistiamo prevalentemente a figli di immigrati uccisi, molestati, sorvegliati . La legge cosiddetta “antibande” del 2010 in Francia ha favorito questi abusi contro i giovani.

- Amo Bagnolet - dichiara la Ouassak, perché lì è cresciuta la sua consapevolezza sociale e politica (da venti anni è impegnata nelle lotte operaie, dell’immigrazione e dei quartieri popolari) “all’inizio la nostra associazione era formata da sette persone, sette amiche, sette sorelle”; è un comune di sinistra; tutto: i nomi delle strade il cinema d’essai , i centri comunitari, il centro di salute dichiarano questa impronta. Ricorda anche eventi particolari come la riunione negli anni ‘80 delle Folli di Place Vendôme, madri i cui figli sono stati vittime di crimini razzisti e nel loro nome richiamano le Folli di Plaza de Majo del 1977. Anche la lotta di Fatima viene da lontano, dalla lotta anticoloniale. Il Front de mères è nato dal fatto che i genitori immigrati si sono trovati soli di fronte all’istituzione scolastica; è nato perché le madri in Francia non esistono politicamente, intrappolate tra l’essere donna ed essere genitore. Rispetto alle organizzazioni politico-sindacali che hanno secoli di storia, le organizzazioni dell’immigrazione e dei quartieri popolari sono molto recenti .

Il futuro dei figli quale sarà? Dopo la scuola li attende la disoccupazione oppure l’indirizzo prevalente di lavoro dato dalla scuola sarà per la donna tata o cuoca insinuando inoltre che i neri in genere sono negati per le scienze. Davanti alla scorta di pregiudizi duri a morire che l’autrice elenca: - gli arabi sono stupratori, le donne col velo sono obbligate a portarlo, i neri non sono entrati nella storia, gli asiatici sono docili - ci si domanda soprattutto se vale la pena cedere la propria dignità alla riuscita professionale; si vuole una vita per i propri figli che non comporti la sottomissione dell’etica all’ascesa sul lavoro, rinunciando alle proprie origini, alla propria religione. I nostri figli- afferma- devono potersi destreggiare tra le loro identità, “solo la loro umanità dovrà essere sacralizzata”.

Ci sono anche polemiche nei confronti del femminismo francese che si è spesso dimostrato diffidente nei confronti dello status di madre. Nell’impegno dimostrato nel seguire la linea ecologista, l’autrice ha potuto verificare che l’ecologia in Francia è un’ecologia di classe dove gli ambiti di interesse e soprattutto la prospettiva sono quelli delle classi medie e alte bianche. Con lucidità e obiettività la Ouassak porta avanti il suo pensiero.

Concludendo, nelle tante periferie d’Europa le pratiche di mutuo soccorso e auto-organizzazione dal basso sono sempre esistite per combattere l’abbandono, il razzismo, la violenza, la paura e i meccanismi di sfruttamento e devastazione urbane e ambientali. Ma Fatima Ouassak ha fatto un passo avanti, creando un ’identità politica e sindacale al Front de mères per un diritto alla felicità dei propri figli e delle generazioni che verranno.

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