Tareq Imam - La Maquette del Cairo - recensione di Rosella Clavari

Tareq Imam

La Maquette del Cairo

Emuse, 2025

traduzione dall’arabo di Barbara Benini

 

 

L’autore, esponente del realismo magico, ha riscosso molto successo nel mondo arabo con questo romanzo, incluso nella lista dell’ International Prize for Arabic Fiction.

Nel romanzo si intrecciano il genere favolistico (della tradizione) con quello onirico, surreale, facendone apparentemente un fantasy distopico. Il fatto è che la difficile collocazione del genere deriva proprio dal conflitto tra immaginario e realtà, tra letteratura, arte e vita. La metafora che sottende è sicuramente la complessa e immutabile situazione sociale e politica di una grande città come Il Cairo.

Sono tre i momenti che lo scrittore analizza a partire dal futuro 2045 attraverso il 2011 e il 2020, anno della pandemia, e tutto si sviluppa attorno alla “Cairo Work Gallery” la Galleria d’arte indipendente che promuove le arti marginalizzate; i protagonisti sono Origa , architetto candidato al grant che ha la particolarità di un dito che spara, rimasto un dito infantile; Nud, regista di documentari che vede da sempre nello specchio la sua immagine accanto a quella di un uomo; Biliardo calligrafo e street artist che gira con un gigantesco occhio in mano e poi li perderà entrambi; l’ultimo capitolo che ha per protagonista la fumettista Manga rinchiude nel fumetto l’avventura onirica di una storia di un eterno presente (come fa dire dallo scrittore più volte citato Mansi Agram autore del libro che racconta il destino di ognuno di loro: “tutti i tempi sono il presente”).

Una vicenda a scatole cinesi con suggestioni letterarie evidenti (Alice) nelle diverse dimensioni che assumono i personaggi rispetto alla città, al suo modellino (la maquette) e ai protagonisti tra di loro.

Nel 2045 gli artisti citati ricevono l’incarico di costruire una maquette in scala perfetta della città dell’anno 2015. I drammi dei personaggi (di cui solo in un secondo momento di dichiara la parentela) si moltiplicano alla stregua dei modellini della città continuamente elaborati: l’omicidio da parte di Origa del padre Biliardo che in realtà è il marito di Nud ma non è il vero padre di Origa; Nud lo ha generato con l’uomo nello specchio... Un personaggio importante, che come un burattinaio sembra tenere le fila di tutti gli altri, è “la Miss”, una vecchia bambina senza tempo, incastrata dentro la sedia della sua scrivania, colei che interpella e dà le direttive del progetto agli artisti, una specie di “Grande Fratello”.

L’autore esamina in particolare la rivoluzione del 2011 nella capitale e le sue conseguenze sulla società egiziana “figlia di una mappa che non conosce la parola ‘cambiamento’ né lo accoglie”. L’autore sembra chiedersi se sia l’arte la chiave di interpretazione di questa complessità e della condizione umana, arginando il rischio che l’immaginario si sostituisca al reale.

Tutti e tre i personaggi sono stigmatizzati da una colpa: Origa quella di avere ucciso il padre (cui avrebbe sparato con un semplice movimento di pollice e indice) ; Nud è stata in prigione per avere offeso la morale pubblica con il suo ultimo film; Biliardo sempre in fuga dalla polizia per aver imbrattato i muri della città.

Dobbiamo sapere che Tareq Imam ha cominciato a scrivere questo romanzo più di dieci anni fa nel corso degli eventi che si susseguivano durante la rivoluzione del 2011, operando via via delle modifiche inerenti al cambiamento che si attuava.

Non mancano riflessioni filosofiche nei dialoghi di Nud e della Miss e prevale un confronto tra opposti: identità come unicità irripetibile e assenza di identità, l’originalità cioè e la sua negazione; il tempo che scorre e la sua negazione in un eterno presente, in una eterna, ossessiva ripetizione. Si evince un’amara riflessione nelle parole del più giovane dei protagonisti, Origa, verso la fine del racconto “che senso ha sopravvivere se tutto ciò a cui siamo sopravvissuti è scomparso?”. Un testo che invita a riflettere proprio sulla identità culturale e artistica della grande capitale egiziana.

 

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